Tanti i temi e le questioni istituzionali al centro dei dibattiti del Consiglio Affari generali e del Consiglio europeo nel mese di marzo

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Il 20 marzo scorso si è riunito a Bruxelles il Consiglio dell’Unione europea nella formazione Affari generali (CAG). Di seguito i temi oggetto di dibattito.

1. Aggiornamenti sullo Stato di diritto in Polonia e sui negoziati per portare avanti la Brexit. Il CAG ha ascoltato il report della Commissione europea su due delle questioni istituzionali più importanti del momento, ovvero, il recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall’Unione e il dialogo con le autorità polacche sullo Stato di diritto in Polonia.
Michel Barnier, capo negoziatore della Commissione per la Brexit, ha informato il Consiglio, nella sua formazione a 27, sullo stato dei negoziati con il governo May. Tuttavia, se l’accordo di recesso si trova ad un punto molto avanzato, stessa cosa non può dirsi per quanto riguarda la questione irlandese, per la quale non è stato ancora possibile trovare soluzioni di compromesso accettate da tutte le parti in causa.

Per quanto riguarda lo stato di diritto di diritto in Polonia, si ricorda brevemente che lo scorso mese il Consiglio ha ricevuto la proposta motivata della Commissione europea, ex art. 7, par. 1 TUE, contenente la richiesta di constatazione, previa approvazione del Parlamento europeo, dell’esistenza di un evidente rischio di violazione di valori e principi da parte della Polonia, quelli cioè contenuti nell’art. 2 TUE. In questo momento, le autorità polacche e la Commissione europea stanno procedendo ad uno scambio di informazioni e ad un dialogo il più possibile costruttivo proprio per evitare ulteriori peggioramenti della situazione.

2. Tribunale multilaterale per gli investimenti. Il Consiglio ha adottato delle direttive che autorizzano la Commissione a negoziare, a nome dell’UE, una convenzione per l’istituzione di un tribunale multilaterale per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti.
L’obiettivo di creare un siffatto tribunale, che sarà un organismo permanente per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti, è stato delineato nell’ambito del nuovo approccio che l’Unione europea intende avere verso la risoluzione delle controversie; esso prevede di passare da un tradizionale sistema di arbitrato ad un sistema giurisdizionale prevedendo l’applicazione di fondamentali elementi delle giurisdizioni nazionali e internazionali all’arbitrato in modo da rispondere ai dubbi sorti in passato sul rispetto di determinati diritti e valori nelle controversie tra investitori e Stati.
Sulle preoccupazioni in merito alle tutele dei cittadini rispetto ai sistemi di arbitrati tra Stato e investitori si è pronunciata anche l’Assemblea del Consiglio d’Europa approvando, con la risoluzione n. 2151 del 27 gennaio 2017, il rapporto n. 14225 del 5 gennaio 2017 in cui è contenuta la ricostruzione della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo in materia. Da tale ricostruzione si evince, infatti, che gli arbitrati tra Stati e investitori presenti negli accordi internazionali in materia di investimenti, non solo si fanno sempre più frequenti, ma non riescono a garantire in toto il rispetto dei diritti umani, la rule of law, la democrazia e la sovranità degli Stati a causa delle clausole arbitrali contenute negli accordi stessi.
Per le ragioni fin qui esposte, e sulla base del mandato del Consiglio, la Commissione avvierà negoziati con i suoi partner commerciali e di investimento nel quadro della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL).
Fermo restando che le caratteristiche specifiche del TMI (come la composizione, il bilancio, la possibilità di essere assistito da un segretariato, ecc.) dipenderanno dall’esito dei futuri negoziati tra i paesi che aderiranno al nuovo sistema, l’UE intende favorire un sistema basato sui principi della trasparenza, sul fatto che i giudici dovranno essere di ruolo, qualificati e percepire una retribuzione permanente; dovranno esservi garanzie di imparzialità e l’indipendenza; i procedimenti dinanzi al tribunale dovranno essere svolti in modo trasparente; il tribunale dovrà prevedere la possibilità di ricorso contro una decisione; sarà fondamentale l’applicazione effettiva delle decisioni del tribunale; il tribunale dovrà pronunciarsi sulle controversie derivanti da trattati di investimento futuri e già in vigore che i paesi decidono di attribuire alla sua autorità.

3. Consiglio europeo. Il 22 e 23 marzo scorso si è riunito il Consiglio europeo che ha affrontato diversi temi che vengono riportati di seguito.
a) Mercato unico. Prima della fine dell’attuale ciclo legislativo, secondo i Capi di Stato e di Governo, occorre portare a termine la strategia per un mercato unico (compreso quello digitale) tramite l’unione dei mercati dei capitali e dell’energia.
b) Commercio. Proprio mentre il Presidente statunitense Trump minacciava l’imposizione di tariffe settoriali sull’importazione di alluminio e acciaio nei confronti di importatori – tra cui anche l’Unione europea -, il Consiglio europeo ribadiva la necessità di un sistema commerciale multilaterale, imperniato sull’OMC, aperto ma disciplinato da regole, libero ma equo. È infatti convinzione delle istituzioni dell’Unione che un siffatto mercato possa contribuire alla crescita e alla creazione di nuove opportunità occupazionali. In tal senso è da considerare lo sforzo che l’UE sta facendo per portare a termine accordi di libero scambio con il Giappone, il Messico e il c.d. Mercosur.
c) Semestre europeo. Il Consiglio europeo ha approvato gli ambiti strategici prioritari individuati nell’analisi annuale della crescita e ha invitato gli Stati membri a inserirli nei prossimi programmi nazionali di riforma per la stabilità e la convergenza; è stato anche approvato il progetto di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro.
In merito a ciò, si ricorda brevemente che il 7 marzo 2018 la Commissione europea ha pubblicato la sua analisi annuale della situazione economica e sociale negli Stati membri nella quale sono stati analizzati la situazione di ciascuno Stato membro, le relative raccomandazioni per migliorare la situazione e i possibili squilibri. Preme ricordare brevemente che la Grecia non è oggetto dei report in quanto Stato soggetto ad un programma di sostegno per la stabilità.
Nel report della Commissione europea si legge che, se da un lato la crescita economica procede spedita e si accompagna ad un miglioramento dal punto di vista occupazionale e sociale, dall’altro, non tutti in maniera uguale stanno beneficiando dell’attuale momento di espansione economica. Le debolezze strutturali di determinate zone geografiche dell’Unione frenano la convergenza e la crescita.
Per la prima volta, nelle relazioni Stato per Stato viene posto l’accento sugli aspetti sociali dell’Unione europea grazie all’attenzione data al Pilastro europeo dei diritti sociali. Un obiettivo specifico è dedicato quest’anno all’analisi delle sfide relative alle competenze e al funzionamento delle reti di sicurezza sociale a livello nazionale. I dati del Quadro di valutazione (strumento per valutare i progressi compiuti all’interno del Pilastro) vengono anche utilizzati per dare contezza dell’occupazione e delle prestazioni sociali.
La Commissione ha anche adottato il programma di lavoro per il 2018 riguardante il programma di sostegno alle riforme strutturali (SRSP) che ha lo scopo di dare sostegno agli Stati membri per attuare riforme, in particolare quelle prioritarie contenute nelle raccomandazioni specifiche per paese. Nel 2018, saranno supportati oltre 140 progetti in 24 Stati membri.
Nello specifico delle relazioni, la Commissione ha avviato revisioni approfondite per 12 Stati membri al fine analizzare se si siano verificati squilibri macroeconomici e valutare la gravità di tali squilibri. La Commissione ha concluso che 11 dei 12 Stati membri esaminati si trovano ad affrontare squilibri e che in tre casi (Croazia, Cipro e Italia) questi sono da ritenersi eccessivi. Bulgaria, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia stanno vivendo squilibri economici. Per la Bulgaria, la Francia e il Portogallo si tratta tuttavia di un miglioramento rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda la dimensione dei diritti, si legge che il semestre europeo è stato arricchito dal pilastro europeo dei diritti sociali. Le relazioni sui paesi utilizzano anche i dati raccolti tramite il Quadro di valutazione sociale per tenere traccia dell’occupazione e delle prestazioni sociali. Tra le aree di particolare preoccupazione figurano il persistente divario occupazionale di genere, l’elevata segmentazione del mercato del lavoro e il rischio di povertà lavorativa, la scarsa riduzione della povertà, la stagnazione dei salari e un dialogo sociale inefficace.
Il prossimo passo per gli Stati membri sarà quello di presentare le priorità di politica economica e sociale nei propri programmi di riforma nazionali e programmi di stabilità e convergenza entro la metà di aprile, tenendo conto anche delle priorità dell’indagine annuale sulla crescita 2018 e delle raccomandazioni specifiche per la zona euro.
d) Aspetti sociali. Il Consiglio europeo ha ribadito la necessità di portare avanti quanto delineato nel “Pilastro europeo dei diritti sociali” che, nonostante sia presente nei dibattiti europei da diverso tempo e sia stato proclamato nel novembre del 2017, non è stato ancora concretizzato sia per ragioni politiche, che per ragioni che riguardano la sostanza di un siffatto pilastro, un documento cioè che presenta molti limiti realizzativi e si traduce in mere enunciazioni di principio.
e) Altre questioni. Il Consiglio europeo ha condannato fermamente gli eventi accaduti a Salisbury, nel Regno Unito, concordando con il Governo May sulle responsabilità russe per quanto riguarda l’avvelenamento di un ex agente segreto russo e di sua figlia sul suolo inglese.
Infine, i Capi di Stato e di Governo riuniti hanno condannato tutte le azioni illegali di cui la Turchia si sta rendendo responsabile nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo in materia di sfruttamento ed esplorazione delle risorse naturali, diritto di ogni Stato sovrano, ribadendo solidarietà a Cipro e alla Grecia. Per tali ragioni ha chiesto alla Turchia di cessare immediatamente le proprie azioni e di normalizzare le relazioni con tutti gli Stati dell’Unione, in particolare con Cipro, esprimendo tuttavia preoccupazione per la detenzione nelle carceri Turche di militari greci.

Luisa Di Fabio

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