Tanti i temi discussi e le conclusioni adottate nel Consiglio Affari generali dell’11 dicembre, l’ultimo della presidenza austriaca

L’11 dicembre si è tenuto l’ultimo Consiglio Affari generali sotto la Presidenza di turno dell’Austria. A presiedere i lavori è stato Gernot Blümel, ministro federale per l’Ue; per l’Italia ha partecipato il ministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

1. Argomenti discussi. – Gli argomenti discussi sono stati diversi e molto importanti, tra cui il primo è stato il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 (QFP). La discussione ha tenuto conto di una relazione sullo stato di avanzamento presentata il 30 novembre dalla presidenza austriaca e accompagnata da un draft Negotiating Box, uno strumento utilizzato per facilitare il negoziato relativo al QFP post-2020. Nello specifico il suo scopo è identificare e confermare le questioni che dovranno essere affrontate nel corso del negoziato e, ove opportuno, facilitare la discussione su opzioni e soluzioni riguardanti singoli temi.
Il Consiglio poi ha ultimato i preparativi per la riunione del Consiglio europeo del 13-14 dicembre discutendo un progetto di conclusioni attinenti a questioni strategiche quali lo stesso QFP, il mercato unico, l’immigrazione e le relazioni esterne con riferimento al vertice con la Lega araba in programma il 24-25 febbraio 2019.
Altro tema su cui i ministri si sono soffermati è stato il rispetto dello Stato di diritto in Polonia e dei valori dell’Ue in Ungheria. Con riferimento alla prima questione, il Consiglio ha tenuto un’audizione ai sensi dell’art. 7, par. 1 TUE che si è aperta con un aggiornamento fornito dalla Commissione europea circa la situazione in Polonia. Il ministro polacco ha presentato la posizione del suo governo e gli altri ministri hanno potuto formulargli alcune domande sui temi sollevati nella proposta motivata della Commissione presentata il 20 dicembre 2017 (COM(2017) 835 final), che peraltro si chiude con una proposta di decisione del Consiglio sulla constatazione dell’esistenza di un evidente rischio di violazione grave dello Stato di diritto da parte della Repubblica di Polonia e con una serie di raccomandazioni a quel Paese per sanare tale situazione. Per ciò che concerne il rispetto dei valori dell’Ue in Ungheria, fissati nell’art. 2 TUE, i membri del Consiglio hanno scambiato i loro punti di vista sulla procedura sanzionatoria ex art. 7, par. 1 TUE. Nell’ambito di tale procedura, l’Ungheria ha presentato al Consiglio un contributo scritto sulle questioni sollevate nella risoluzione del Parlamento europeo del 12 settembre 2018 (P8_TA-PROV(2018)0340) in cui si esprime preoccupazione per svariate criticità che potrebbero configurare una violazione dei valori dell’Ue tra cui, giusto per citare qualche esempio, l’indipendenza della magistratura, la libertà di espressione, la libertà di religione, la libertà di associazione, il diritto alla parità di trattamento, i diritti delle persone appartenenti a minoranze, compresi i rom e gli ebrei, i diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Inoltre, allegata alla risoluzione, c’è una proposta di decisione del Consiglio con cui, dopo aver accertato l’esistenza di un evidente rischio di violazione grave, da parte dell’Ungheria, dei valori sui quali è fondata l’Unione, si raccomanda a quel Paese di adottare alcuni provvedimenti (ancora da stabilire) per tornare ad adeguare la situazione ungherese all’ordinamento unionale.
Inoltre il Consiglio ha approvato il programma del Consiglio per i prossimi 18 mesi (1 gennaio 2019 – 30 giugno 2020) presentato il 30 novembre dal trio delle presidenze entranti, ossia Romania, Finlandia e Croazia, e dall’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (presidente del Consiglio Affari esteri). Il programma del trio si fonda su cinque macro-temi: (a) lavoro, crescita e competitività; (b) protezione dei cittadini; (c) energia e politiche ambientali rivolte al contrasto del cambiamento climatico; (d) libertà, sicurezza e giustizia; (e) ruolo internazionale dell’Unione.
Infine, tra i temi discussi, l’indagine annuale sulla crescita per il 2019 predisposta dalla Commissione (COM(2018) 770 final) e presentata il 21 novembre in cui si delineano le priorità economiche e sociali più urgenti su cui l’Ue e i suoi Stati membri dovrebbero concentrare la loro attenzione nei prossimi mesi. Esse sono l’erogazione di investimenti di alta qualità, la concentrazione degli sforzi su riforme rivolte alla crescita della produttività, all’inclusione e alla qualità istituzionale e, infine, la garanzia della stabilità macroeconomica e di una finanza pubblica sana. In conclusione, l’Ue e gli Stati membri, sono chiamati a intraprendere un’azione politica concertata ed efficace per addivenire a una crescita sostenibile e inclusiva tanto più alla luce della crescente incertezza globale.

2. Temi approvati. – Diverse e importanti anche le deliberazioni e le conclusioni approvate dal Consiglio. Innanzitutto esso ha adottato un decisione di esecuzione relativa agli accordi sulla risposta integrata dell’Ue alle crisi politiche, risposta istituita dallo stesso Consiglio il 25 giugno 2013 per sostenere un processo decisionale rapido e coordinato a livello Ue e tra gli Stati membri al fine di affrontare più efficacemente le crisi più gravi, connesse in particolare agli attacchi terroristici e alle calamità naturali o provocate dall’uomo. Tale strumento è essenziale per l’attuazione della clausola di solidarietà prevista dall’art. 222 TFUE. La prima volta – che è stato attivato risale al 30 ottobre 2015 per fronteggiare meglio la crisi migratoria che investì l’Europa e in particolare Italia e Grecia – offre alla presidenza del Consiglio una serie di strumenti progettati per facilitare la condivisione delle informazioni, il processo decisionale congiunto e il coordinamento della risposta al più alto livello politico quali: una tavola rotonda informale; la relazione sull’analisi e la consapevolezza situazionale integrata (preparato dalla Commissione e dal Servizio europeo per l’azione esterna); la piattaforma online sulla Integrated Political Crisis Response; il punto di contatto centrale IPCR 24/7 (attivo cioè 24 ore su 24, 7 giorni su 7).
Inoltre il Consiglio, a distanza di due anni, ha adottato delle conclusioni riguardanti un mercato interno esteso omogeneo e le relazioni dell’Unione con i paesi dell’Europa occidentale non appartenenti all’Ue, cioè Islanda, Lichtenstein, Norvegia, Andorra, Monaco e Repubblica di San Marino e finalizzate a garantire il pieno rispetto delle quattro libertà previste dal mercato interno, così come degli obblighi e dei diritti dei cittadini e delle imprese. Nelle conclusioni si evidenziano i punti di contatto e il grado di cooperazione esistenti tra Ue e questi Paesi, alcuni dei quali partner strategici e sempre più stretti tramite i relativi accordi inerenti lo spazio economico europeo. Per ogni Paese, inoltre, sono richiamate le specificità che sostanziano la cooperazione. Ad esempio per quanto riguarda l’Islanda si ricorda l’accordo commerciale entrato in vigore il 1 ° maggio 2018 sulle preferenze commerciali supplementari nei prodotti agricoli di base e trasformati e sulla protezione delle indicazioni geografiche per i prodotti agricoli e alimentari. Sul Liechtenstein viene ricordato lo scambio automatico di informazioni sulla tassazione come “early adopter” del Common Reporting Standard, un contributo importante agli enormi cambiamenti globali nella trasparenza fiscale negli ultimi anni. Della Norvegia si sottolinea, tra le altre cose, la forte cooperazione nei settori della PESC e della politica di sicurezza e difesa comune, con l’impegno di intensificarla ulteriormente. Infine, il Consiglio si è compiaciuto della cooperazione costruttiva, trasparente e aperta con Andorra, Monaco e San Marino volta a garantire l’applicazione di tutti i principi e i criteri del codice di condotta in materia di tassazione delle imprese, che non è uno strumento giuridicamente vincolante, ma rappresenta un impegno politico degli Stati membri da un lato a riesaminare, modificare o abolire le misure fiscali in vigore che costituiscono una concorrenza fiscale dannosa (processo di smantellamento), dall’altro lato a astenersi dall’introdurne di nuove in futuro (processo di mantenimento dello status quo).
Infine, degna di rilievo, la decisione del Consiglio di stanziare, per il periodo 2019-2023, circa 1,1 miliardo EUR dello strumento di flessibilità per rafforzare i programmi chiave per la competitività dell’Ue e per finanziare misure di bilancio immediate per affrontare le continue sfide della migrazione, degli afflussi di rifugiati e delle minacce alla sicurezza. Di questa somma quasi 180 milioni EUR saranno destinati alla competitività per la crescita e i posti di lavoro e quasi un miliardo per la sicurezza e la cittadinanza.

Luigi D’Ettorre

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