Lo “spettro” dell’opposizione nell’attuazione dell’Agenda europea sulla migrazione

spettro

1. Introduzione
Il 16 maggio scorso la Commissione europea ha riferito in merito ai progressi compiuti negli ultimi mesi (dicembre 2017- maggio 2018) nell’ambito dell’Agenda europea sulla migrazione. Essa ha evidenziato, da un lato, i risultati raggiunti grazie ad un buon coordinamento fra l’Unione e gli Stati membri e, dall’altro, la necessità di ampliare e rafforzare alcuni meccanismi utilizzati per fronteggiare i flussi migratori. Gli strumenti individuati dalla Commissione per fronteggiare la crisi migratoria sono stati: il reinsediamento, la ricollocazione, il partenariato con i Paesi terzi, il rimpatrio e il rafforzamento delle unità e dei mezzi della Guardia costiera e di frontiera europea.

2. I dati sugli arrivi nelle principali rotte dei migranti
Nei primi mesi del 2018, sulla rotta del Mediterraneo centrale si sono rilevate delle riduzioni degli arrivi rispetto al 2017 (-77%). Ciononostante, nelle ultime settimane si è registrato un aumento degli spostamenti, con l’arrivo di 2.072 migranti. Come ha opportunamente sottolineato la Commissione, tale incremento è spesso direttamente correlato al miglioramento delle condizioni metereologiche tipiche dei mesi estivi. Questi, infatti, favorisco gli spostamenti via mare. Pertanto, sarà necessario mantenere alta l’attenzione su tutte le rotte che interessano l’Unione.
Per quanto riguarda il Mediterraneo orientale, dal gennaio 2018 alla prima settimana di maggio è stato riscontrato un nuovo aumento degli arrivi rispetto al 2017. Dai 5.582 arrivi del 2017, infatti, si è passati a 9.349. Fra l’altro, nel 2018 il numero di arrivi irregolari è aumentato di nove volte rispetto al 2017.
Negli ultimi mesi, anche sulle rotte dei Balcani e del Mediterraneo occidentali si sono registrati nuovi arrivi. In merito alla prima, si sono riscontrati spostamenti di migranti attraverso l’Albania, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina. E anche per quanto concerne la rotta del Mediterraneo occidentale si è rilevato un incremento degli arrivi del 22% rispetto allo stesso periodo del 2017.

3. Il sostegno dell’Unione alla gestione della crisi
L’Unione sta cercando di coordinare le attività di controllo delle frontiere e di contenimento dei flussi e di sostenere le attività di identificazione e accoglienza dei singoli Stati membri. In merito alle prime due attività, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha un ruolo centrale. Per la Commissione è necessario che gli Stati aumentino i loro sforzi per garantire all’Agenzia maggiori mezzi e personale per gestire le frontiere dell’Unione. Per tali ragioni, la Commissione ha proposto un aumento di risorse per la gestione dei confini territoriali e marittimi dell’Unione.
In merito alla gestione degli arrivi nei singoli Stati membri, l’Unione sta continuando a sostenere la Grecia e l’Italia nelle attività di identificazione, di accoglienza e di rimpatrio dei migranti. La Grecia continua ad avere problemi soprattutto nelle fasi di accoglienza, ancor più nell’ospitalità di minori non accompagnati, e di rimpatrio. Secondo la Commissione, la bassa efficienza delle autorità greche nella valutazione delle domande di asilo e nella predisposizione dei rimpatri rischiano di determinare nei prossimi mesi ulteriori carenze e sovraffollamenti nel territorio ellenico. Tuttavia, nella relazione in esame, la Commissione accoglie con favore la discussione, nel Parlamento ellenico, di una nuova legge in attuazione della direttiva “accoglienza” (2013/33/UE).
Per quanto riguarda l’Italia, le attività nell’hotspot di Taranto sono state temporaneamente sospese per eseguire dei lavori di manutenzione ma, grazie all’impegno delle autorità italiane, si sta provvedendo all’apertura di tre nuovi hotspot in Calabria e in Sicilia nei prossimi mesi. L’Unione sta sostenendo l’Italia con l’invio sul territorio di 38 esperti nazionali coadiuvati da 54 agenti temporanei, 98 mediatori culturali dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo e 430 esperti europei dell’Agenzia della guardia di frontiera e costiera.

4. Il partenariato con i Paesi africani
Proseguono la cooperazione fra l’Unione e i Paesi africani, specialmente in Etiopia, Guinea e Gambia; il dialogo con la Nigeria per la definizione di un pacchetto sulla migrazione, la gestione delle frontiere, il contrabbando, il reinserimento, la riammissione e la tratta di esseri umani. Proprio su quest’ultimo tema, lo scorso marzo, il Niger ha ospitato una Conferenza ministeriale per promuovere la cooperazione contro tali attività illecite. Nel Corno d’Africa, per migliorare la gestione della migrazione, sono stati formati più di 400 funzionari governativi e circa 150 soggetti governativi e non governativi in materia di diritti dei migranti.

5. Rendere effettivi i rimpatri

Nel 2017 il numero dei rimpatri è aumentato rispetto al 2016. Si è passati, infatti, alle 516.115 decisioni nel 2017 rispetto alle 493.785 del 2016. Il numero delle decisioni di rimpatrio è in costante aumento, specialmente in Germania e Grecia. Anche se ad un aumento di tali decisioni non ha corrisposto ad oggi un incremento nel numero di rimpatri effettivamente attuati. I problemi fondamentali risiederebbe, in primo luogo, nella mancanza di collaborazione dei Paesi terzi interessanti dalla riammissione e, in secondo luogo, nell’inerzia di alcuni Stati membri che non utilizzano tale strumento in modo efficace. Infatti, il tasso di rimpatrio effettivo è diminuito nel 2017, passando dai 34,5% del 2016 ai 29,2%. Per la Commissione UE, l’attività di riammissione rimane ancora oggi una delle principali sfide in materia di immigrazione.

6. Ricollocazione e reinsediamento
Alla fine di marzo, nell’ambito del meccanismo di ricollocazione di crisi, tutti i richiedenti ammissibili sono stati ricollocati dalla Grecia verso altri Stati membri, per un totale di 21.999 migranti; mentre dall’Italia attualmente sono stati trasferiti 12.691 migranti verso altri Paesi membri.
Il programma di reinsediamento dell’UE – attivato nel 2015 – si è finalmente concluso. Il numero totale di persone trasferite, compresi i siriani ai sensi della dichiarazione UE-Turchia, è arrivato a 32.207.

7. Conclusioni
La relazione della Commissione ha evidenziato i progressi compiuti nell’attuazione delle azioni delineate dall’Agenda sulla migrazione. Ma lo “spettro” dell’inerzia, della mancanza di collaborazione e della dis-Unione è ancora percepibile nella valutazione dei progressi da parte dell’Istituzione europea. Quest’ultima, in più occasioni, ha ricordato che i movimenti migratori sono spesso soggetti a improvvise variazioni. «The situation therefore remains fragile and gives no cause for complacency». Cioè non bisogna adagiarsi e compiacersi dei risultati ottenuti (passati e attuali). Quindi, l’Unione dovrà continuare ad impegnarsi per reagire ai picchi stagionali o agli improvvisi cambi di rotte. Ma l’impegno dell’Ente sovranazionale promana dalla volontà dei suoi Stati membri. Spesso, è proprio questo l’elemento che impedisce all’Unione di essere un attore credibile e autorevole.

Annalisa Geraci

Per saperne di più:
COM(2018) 301 final

Dati statistici (ricollocazione, reinsediamento e rimpatri)

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