Le politiche ambientali dividono ancora gli Stati membri dell’UE. Passi avanti e passi indietro del Consiglio Ambiente del 5 marzo 2018

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Si sono riuniti a Bruxelles lo scorso 5 marzo i Ministri degli Stati membri dell’Unione europea competenti per le questioni ambientali. Diversi i temi trattati, per i quali il Consiglio Ambiente ha proceduto ad uno scambio di opinioni e ad una valutazione degli strumenti proposti dalla Commissione europea in diversi ambiti. Di seguito i principali risultati della riunione.

1. Economia circolare. Il 16 gennaio 2018 la Commissione ha proposto al Consiglio e al Parlamento europeo un pacchetto di misure composto dalla Strategia europea per l’economia circolare della plastica, da un quadro di monitoraggio per l’economia circolare nella sua generalità e misure per migliorare la legislazione sui prodotti chimici e sui rifiuti prodotti dall’industria chimica.
In breve, la proposta della Commissione sulla Strategia europea per l’economia circolare della plastica mira a modificare i comportamenti delle aziende produttrici di prodotti plastici e dei consumatori, sensibilizzando entrambe le categorie ad un diverso e nuovo utilizzo di detti materiali. Secondo la Commissione europea infatti, tutta la filiera deve essere controllata e modificata, a partire dalla nascita di prodotti fatti con materiali plastici che devono essere riciclabili, passando per il loro utilizzo senza spreco, fino ad arrivare alla raccolta differenziata, ultima parte di un processo – circolare per l’appunto – che darà a quella stessa plastica una nuova vita in una sequenza continua. Tutto ciò dovrà necessariamente essere accompagnato da incentivi finanziari ma soprattutto dall’impegno delle parti coinvolte. I Ministri riuniti hanno sostenuto con favore la proposta della Commissione, in particolare laddove viene prevista la totale, anche se graduale, eliminazione delle plastiche monouso.

Per quanto riguarda invece la legislazione sui prodotti chimici e sui rifiuti prodotti dall’industria chimica, il dibattito in corso continua a rivelarsi molto difficile in quanto la chimica comprende ampi settori della vita delle aziende che forniscono e commercializzano tali prodotti ma riguarda anche la salute dell’ambiente e dei cittadini.

Le conclusioni riguardano per ora la necessità di avere a disposizione informazioni corrette sulla pericolosità di determinate sostanze chimiche per procedere poi ad una adeguata legislazione che sia in grado di comporre i conflitti tra i due settori tutelando la vita delle persone e dell’ambiente in cui vivono.

Per le materia trattate, così come per il Quadro di monitoraggio richiesto dalla Commissione, i Ministri hanno convenuto sulla necessità di coinvolgere anche altre formazioni del Consiglio.

2. Ecoinnovazione e “semestre verde europeo”. «Gli investimenti che migliorano la sostenibilità ambientale hanno il potenziale per aumentare la produttività attraverso l’aumento dell’efficienza delle risorse e la riduzione dei costi di produzione, riducendo nel contempo costi esterni e impatti negativi. Il sostegno alla transizione verso un’economia circolare creerà nuovi posti di lavoro nei servizi innovativi, di manutenzione e riparazione e nella progettazione e realizzazione di nuovi prodotti sostenibili». È questo un estratto delle Conclusioni del Consiglio Ambiente che aiuta a ribadire quanto oramai dovrebbe essere assimilato a tutti i livelli e cioè che la tutela dell’ambiente non deve essere vista come un ostacolo allo sviluppo dell’economia di un luogo (in questo caso dell’Unione europea tutta) ma, al contrario, bisogna pensare che una buona qualità ambientale sia in grado di apportare non solo benefici economici ma anche di innalzare i livelli qualitativi della vita delle persone. Per tale ragione, i Ministri hanno riaffermato il contributo positivo che la politica ambientale offre all’occupazione e alla crescita in Europa, in particolare attraverso misure di economia verde e appalti pubblici verdi. Quanto sostenuto finora si riallaccia perfettamente all’idea lanciata pochi mesi fa dalle istituzioni europee dal nome “Greening the european semester”, rendere cioè “verde” e quindi sostenibili e rispettosi dell’ambiente tutti quei settori che sull’ambiente hanno un impatto potenzialmente negativo: appalti pubblici, investimenti privati, modelli di produzione e consumo. In questo contesto i Ministri riuniti hanno discusso di come le sfide ambientali, lo sviluppo sostenibile e i cambiamenti climatici debbano trovare riscontro nel quadro finanziario pluriennale dell’UE dopo il 2020 e di come le risorse debbano essere adeguate al raggiungimento degli obiettivi che l’Unione stessa si pone. In questo modo, ancora una volta, l’Unione europea ricorda agli Stati membri e ai cittadini europei la trasversalità della politica ambientale dell’UE.

3. Emissioni di CO2. Continua il dibattito sulle emissioni di CO2, in particolare nei settori cosiddetti non-ETS, ovvero quegli ambiti in cui si muovono i cittadini e in cui operano imprese e industrie non energivore. In realtà, in sede di Consiglio, dopo un primo momento in cui sembrava si stesse per raggiungere una posizione di compromesso , la situazione è stata “congelata” in quanto i settori non-ETS riguardano ambiti fondamentali per uno Stato, per le sue imprese e i suoi cittadini e non tutti gli Stati membri e le associazioni di categoria si trovano d’accordo sugli sforzi da sostenere. Per tale ragione, durante l’incontro del 5 marzo scorso, i Ministri hanno semplicemente ascoltato una presentazione della Commissione sulla proposta legislativa relativa alle norme sulle emissioni di CO2 per autovetture e furgoni senza tuttavia giungere a conclusioni.

Luisa Di Fabio

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