La politica ambientale nel programma del semestre di Presidenza bulgaro

Dal 1° gennaio al giugno 2018, e per la prima volta da quando, nel 2007, è diventata uno Stato sconosciutomembro dell’Unione europea, la Bulgaria assume la presidenza del semestre del Consiglio dell’Unione all’interno del trio composto da Estonia e Austria. Nonostante la Bulgaria sia entrata a far parte dell’Unione un decennio fa, le condizioni non sembrano ancora mature per un suo ingresso né nell’Area Schengen, né nella c.d. eurozona in quanto la Bulgaria resta un Paese molto povero e soprattutto con livelli di corruzione all’interno della amministrazione pubblica molto elevati e con una giustizia ancora molto lenta. Le cause individuate dalla Commissione europea nella sua relazione del novembre 2017 sono un rallentamento nelle riforme, l’instabilità politica e le minacce all’indipendenza del potere giudiziario.

Il programma generale della Bulgaria, ora che ha acquisito la Presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea, si basa su cinque assi prioritari: il futuro dell’Europa e dei giovani; la crescita economica e la sua “convergenza” sociale; la prospettiva europea e la connettività dei Balcani occidentali; la sicurezza e la stabilità in un’Europa forte e unita; l’economia digitale e le competenze per il futuro.

All’interno di tale programma un ruolo fondamentale deve essere svolto dalla politica ambientale dell’UE.

Si ricorda brevemente che l’Unione europea, oltre ad avere una legislazione a protezione, salvaguardia e tutela dell’ambiente all’avanguardia rispetto ad altre realtà mondiali, ha aderito a molteplici iniziative e programmi istituiti in seno alle Nazioni Unite: ci si riferisce in particolar modo all’Agenda ONU 2030 e agli obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, i Sustainable Development Goals, che 193 Paesi hanno sottoscritto e che rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo quali la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, solo per citarne alcuni.

Allo scopo di raggiungere questi obiettivi, ci si aspetta che la legislazione interna all’Unione sia in linea con quanto da essi previsto. E infatti, la Presidenza bulgara ha inserito nel suo programma, come di consueto, una sezione dedicata all’ambiente, tracciando priorità del semestre e delineando le tabelle di marcia.

1. Prima questione sul tavolo delle trattative sarà l’avvio delle discussioni intorno all’adozione di un mini-pacchetto sull’economia circolare che coinvolge una serie di settori strategici per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Si parla cioè di un’attenta Strategia sulle materie plastiche, il cui utilizzo attuale non è più sostenibile, e della corretta gestione delle sostanze chimiche, il cui dibattito ha chiuso il semestre precedente attraverso l’ultimo Consiglio Ambiente del 2017. Sulle sostanze chimiche si è in attesa delle proposte della Commissione europea per la revisione del regolamento REACH e di tutta la legislazione in materia proprio al fine di assicurare un ambiente più salubre possibile ai cittadini europei.

2. Secondo punto che sarà centrale nel semestre di presidenza bulgara dedicato all’ambiente riguarda l’ecoinnovazione, tutte quelle tecniche cioè che sono in grado di garantire soluzioni innovative per la tutela dell’acqua, dell’aria, del suolo e della salute stessa delle persone e dell’ambiente.

3. Anche la presidenza bulgara muoverà verso l’attuazione degli strumenti previsti dall’Accordo di Parigi, in particolare durante la 24esima Conferenza delle Parti (COP24) nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2018. All’interno di tale consesso internazionale, l’Unione europea vorrebbe porsi come guida dal momento in cui è oramai certo che gli Stati Uniti d’America recederanno dall’Accordo del 2015.

4. Infine, la presidenza bulgara ha intenzione, così come si evince dal suo programma di politica ambientale, di proseguire i negoziati con il Parlamento europeo circa le emissioni di CO2 nell’atmosfera provenienti dai settori c.d. NON-ETS  i quali sono oggetto di una proposta di regolamento molto importante che tuttavia divide sia gli Stati membri che le associazioni di categoria. La ragione è che tali settori coinvolgono specificamente cittadini, imprese e industria automobilistica e non è ancora stato tracciato un quadro di costi e benefici. Per questo, la Bulgaria intende trattate il regolamento citato durante tutto il semestre a livello ministeriale al fine di raggiungere una posizione definitiva da poter condividere con il Parlamento europeo.

Trasversali alle priorità fin qui tracciate sono gli strumenti di better-regulation in quanto una migliore regolamentazione dovrà, da un lato, essere in grado di evitare settorialità e vuoti legislativi e, dall’altro, coordinare le legislazioni e i regimi normativi e ridurre o semplificare gli oneri burocratici a carico di amministrazioni pubbliche ma anche di piccole e medie imprese.

Luisa Di Fabio

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