La BCE ed un’indipendenza a rischio: le raccomandazioni del Mediatore europeo

L’articolo 13 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) nell’annoverare le istituzioni dell’Unione include tra di esse anche la Banca centrale europea (BCE) inserendo ufficialmente l’istituto di Francoforte nel quadro istituzionale continentale. Dall’introduzione della moneta unica, la BCE ha assunto un ruolo cruciale nella governance politico-economica dell’UE. Dall’adozione dell’euro la Banca centrale gode infatti del monopolio dell’emissione della moneta che gli stati appartenenti all’eurozona possono solo utilizzare: “issuer” e meri “users”. L’istituto è il titolare della politica monetaria con l’obiettivo primario della stabilità dei prezzi.
Il ruolo nevralgico acquisito dall’istituzione esige conseguentemente di rivolgere un’attenzione rigorosa verso l’effettivo rispetto dei criteri di trasparenza ed indipendenza della BCE che, come sancito dall’articolo 130 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) non può «cercare o prendere istruzioni da nessun’altra istituzione europea, da governi dell’Unione e da qualsiasi altro ente esterno».
Al riguardo, di particolare interesse sono le raccomandazioni formulate di recente dal Mediatore europeo (Ombudsman) in merito al coinvolgimento del presidente della BCE ed i membri dei suoi organi nel “Group of Thirty” (G30). Il G30 si definisce come un “private, nonprofit, international body” composto, tra gli altri, dai più grandi banchieri del mondo. Tra i suoi membri spiccano i nomi dell’ex presidente della BCE Jean Claude Trichet e di quello attuale, Mario Draghi. Altri componenti del Gruppo sono Gerald Corrigan di Goldman Sachs, Jacob A. Frenkel di JPMorgan, Guillermo de la Dehesa Romero del Gruppo Santander, David Walker di Morgan Stanley e Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro americano durante l’amministrazione Clinton. Con sede a Washington e fondato nel 1978 per «incidere sulla struttura presente e futura del sistema finanziario globale attraverso raccomandazioni dirette alle istituzioni, pubbliche o private, preposte a legiferare», il G30 è stato oggetto di diversi studi. «Il gruppo ha tutte le caratteristiche di una lobby», dichiara Eleni Tsingou, della Copenhagen Business School. «Si può dire che la sua attività si divida in due parti. Un lavoro pubblico che si manifesta attraverso la pubblicazione di report, e poi ci sono gli incontri confidenziali tra i suoi membri che, di fatto, lo connota come un club esclusivo».
L’Ombudsman ha riscontrato come la «continuata appartenenza del presidente della BCE al G30 possa minare la fiducia nell’indipendenza dell’istituzione». Ancora, si sottolinea come la «la stretta relazione data dalla membership – in particolare tra il supervisore e coloro che dovrebbero essere sottoposti a supervisione – non è compatibile con l’obbligo di indipendenza cui è tenuta l’istituzione». In virtù di tali riflessioni il Mediatore europeo, nelle sue raccomandazioni finali, ha attribuito alla BCE comportamenti riconducibili a «maladministration», laddove l’istituto di Francoforte ha permesso negli anni il montare della percezione che la sua indipendenza sia compromessa. Si raccomanda dunque che «il presidente della BCE sospenda la sua membership nel G30 per la restante durata del suo mandato» e che il «prossimo presidente della BCE ed i membri dei suoi organi non ne entrino a far parte».

Secondo un’analisi del Corporate Europe Observatory (CEO), con sede a Bruxelles, «l’influenza del G30 pare sia alla base del fallimento dell’iniziativa Basel II, per la regolamentazione del sistema bancario nel 2008. Durante le negoziazioni il Gruppo ha sostenuto uno dei più importanti fruppi di interesse del settore, l’Institute of International Finance, nella promozione di un sistema di gestione del rischio, il VaR, value at risk, che è considerata tra le cause scatenanti la crisi finanziaria. Tesi sostenuta anche dal New York Times che all’inizio del 2009 ha scritto che “il rischio che il sistema VaR ha calcolato non ha incluso quello più grande: il rischio di una catastrofe finanziaria”.  Kenneth Haar, ricercatore del CEO ha fato notare come sia “pericoloso che il presidente della BCE si trovi nella condizione di essere influenzato dagli interessi del settore privato. Il disastro finanziario ha dimostrato in modo lampante che le banche non operano per il bene della società”.

Diego Del Priore

Per saperne di più:

Group of 30

Le raccomandazioni dell’Ombudsman

Posted by Luisa Di Fabio  |  Commenti disabilitati su La BCE ed un’indipendenza a rischio: le raccomandazioni del Mediatore europeo  |  in Ultime news

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