Il Rapporto 2017 sulla partecipazione del Consiglio regionale dell’Abruzzo ai processi europei

1. Premessa. – La Direzione Affari della Presidenza e legislativi – Servizio Affari istituzionali ed europei del Consiglio regionale dell’Abruzzo ha preparato il Rapporto 2017 sulla partecipazione del Consiglio regionale ai processi europei. Tale attività che il Consiglio porta avanti annualmente si basa sulla partecipazione del Consiglio regionale abruzzese alla fase ascendente e discendente della normativa e delle politiche dell’Unione europea e trova radicamento in una serie composita di norme di natura europea, statale e regionale: la legge n. 234/2012 – Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea); lo Statuto regionale e la legge regionale n. 39/2014 – Disposizioni sulla partecipazione della Regione Abruzzo ai processi normativi dell’Unione Europea e sulle procedure d’esecuzione degli obblighi europei); il principio di sussidiarietà affermato nel diritto dell’Ue all’art. 5 TUE e specificato con i protocolli 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell’Ue e 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità.
Data la lunghezza del rapporto e per non disperderne il contenuto, almeno nei suoi elementi essenziali si è deciso di suddividerlo in due note. Questa è la prima.

2. Indirizzi in materia europea per l’annualità 2017 relativi alla partecipazione della Regione alla formazione e all’attuazione del Diritto Europeo. – Il Rapporto ha ripercorso i vari ambiti di intervento del Consiglio regionale abruzzese nell’anno considerato con riferimento alla normativa sovranazionale. Innanzitutto sono stati richiamati gli indirizzi in materia europea per il 2017 relativi alla partecipazione della Regione alla formazione e all’attuazione del Diritto Ue, che, per quanto riguarda la formazione (fase ascendente) hanno riguardato la tassazione più equa delle imprese, il pilastro europeo dei diritti sociali, l’attuazione dell’agenda europea sulla migrazione, il REFIT Regolamento generale di esenzione per categoria (GBER) 2015. Per quanto riguarda l’attuazione del diritto Ue (fase discendente) sono state diverse le misure adottate per articolare a livello regionale le disposizioni e le politiche sovranazionali. Tanto per citare qualche esempio: l’esame della legislazione regionale in materia di cultura alla luce della COM 262/01 del 19.7.2016 sulla nozione di aiuto di Stato di cui all’articolo 107 TFUE, attraverso il gruppo di lavoro Giunta-Consiglio regionale; adeguare la normativa della legge regionale n. 25/2004 in materia di guide speleologiche alla Direttiva Professioni 2005/36/CE modificata dalla Direttiva 2013/55/CE.

3. La partecipazione alla formazione del diritto europeo: attività svolte dal Consiglio regionale. – Il Rapporto dà conto dell’attività della IV Commissione permanente del Consiglio regionale in materia di partecipazione alla formazione del diritto europeo e passa in rassegna quattro risoluzioni approvate da tale Commissione (11-14) e il relativo seguito nelle sedi pertinenti. Le risoluzioni esprimono la posizione del Consiglio regionale abruzzese rispetto ad alcune proposte legislative dell’Ue e sono contraddistinte dall’esame del rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e della corretta base giuridica, dalla valutazione di merito e da eventuali osservazioni. La risoluzione 11 del 22 febbraio 2017 riguarda la proposta di direttiva (COM(2016) 821 final) che modifica la direttiva 2006/123/CE (“direttiva servizi”) nella parte relativa alla procedura di notifica alla Commissione europea dei requisiti relativi all’accesso e all’esercizio delle attività dei servizi e modifica altresì il regolamento n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno (IMI). La risoluzione evidenzia la corretta base giuridica e il rispetto del principio di sussidiarietà, ma segnala il mancato rispetto del principio di proporzionalità e formula delle osservazioni con cui chiede alla Commissione europea di chiarire taluni aspetti. Il seguito della proposta di direttiva a livello italiano ha portato all’adozione della risoluzione della 10ª commissione permanente nella seduta del 10 maggio 2017 con cui la Commissione parlamentare ha dato parere contrario, soprattutto rilevando diverse e gravi criticità con riferimento al rispetto del principio di proporzionalità e all’efficienza dell’azione regolatoria nazionale, regionale o locale e ha recepito le risoluzioni dei Consigli regionali di Emilia-Romagna, del 14 febbraio 2017, e dell’Abruzzo, appunto la n. 11/2017. In sede Ue il percorso della proposta è altrettanto difficoltoso, ma la Commissione, non volendo rinunciarvi, l’ha inserita nel programma di lavoro per il 2019 nell’Allegato III sulle proposte prioritarie pendenti.
La risoluzione n. 12/2017 approvata dalla IV Commissione il 9 maggio riguarda la proposta di Direttiva relativa a un test di proporzionalità prima dell’adozione di una nuova regolamentazione delle professioni (COM(2016)822 final). Questa proposta è stata fortemente contrastata dal Consiglio regionale abruzzese, sia con riferimento al (mancato) rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, sia per il suo contenuto che comporterebbe un’eccessiva complessità dei criteri per l’effettuazione del test di proporzionalità, il rischio di abbassamento degli standard qualitativi professionali e un aumento della complessità delle procedure e un aumento degli oneri burocratici ed economici per gli Stati membri. In seguito la proposta è stata approvata con modifiche dal legislatore europeo diventando la Direttiva (UE) 2018/958, pubblicata nella G.U.U.E., L 173 del 9 luglio 2018.
La risoluzione n. 13/2017 è attinente alla proposta di proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali (COM (2017) 251 final). Pur trattandosi di una proclamazione, quindi un atto prettamente di soft law sfornito di vincolatività giuridica, l’oggetto riguarda un ambito tradizionalmente poco sviluppato all’interno dell’ordinamento europeo, quindi potrebbe porre le basi per la costruzione di una Ue più sociale e solidale. La risoluzione regionale attesta la corretta base giuridica e il rispetto del principio di proporzionalità, tuttavia sottolinea che, con riguardo al principio di sussidiarietà, “occorrerà che lo stesso sia garantito dagli atti europei attuativi, legislativi e non, di detto pilastro che, a loro volta, non potranno diventare uno strumento per sottrarre competenze agli Stati o alle Regioni”. Inoltre la Regione Abruzzo ha partecipato alla consultazione pubblica presentando alcune osservazioni generali e osservazioni specifiche riferite a taluni principi che compongono il pilastro. Tra le osservazioni generali, tanto per citare un paio di esempi, si segnala quella per cui l’Ue, nella valutazione della spesa pubblica nazionale, non dovrebbe considerare in modo negativo i disavanzi pubblici degli Stati Membri laddove destinati al sociale e all’incentivazione dell’occupazione; e quella per cui sarebbe necessario perseguire un bilanciamento tra gli obiettivi esclusivamente economici dell’Unione e gli obiettivi più strettamente sociali e occupazionali. Le osservazioni specifiche hanno riguardato i principi 11 sull’assistenza all’infanzia e sostegno ai minori, 18 sull’assistenza a lungo termine e 19 sugli alloggi e l’assistenza ai senzatetto. Infine il pilastro europeo dei diritti sociali è stato proclamato il 17 novembre 2017 dalla Commissione e dai due colegislatori e il suo testo definitivo non prevede né gli emendamenti proposti dalla Regione Abruzzo, né quelli del Comitato delle Regioni.
Infine la risoluzione n. 14/2017 si è occupata della proposta di Regolamento che fissa le condizioni e la procedura con le quali la Commissione europea può richiedere alle imprese e associazioni di imprese di fornire informazioni in relazione al mercato interno e ai settori correlati (COM (2017) 257 final). La risoluzione della IV Commissione consiliare evidenzia il rispetto del principio di sussidiarietà della proposta, ma rileva delle criticità per quanto riguarda la scelta della base giuridica (che potrebbe condurre ad ampliare il raggio d’azione della Commissione europea) e la conformità al principio di proporzionalità. La Regione Abruzzo ha presentato svariate osservazioni, sia a tutela delle prerogative degli Stati membri nei confronti dei poteri della Commissione, sia a protezione delle imprese (soprattutto piccole e micro) che potrebbero essere messe in difficoltà da quelli che sembrano essere a tutti gli effetti degli invasivi poteri ispettivi della Commissione europea sconfinanti, in alcuni casi, in sanzioni pecuniarie e in ricorsi alla Corte di giustizia dell’Ue. Attualmente la proposta è in attesa della votazione in prima lettura da parte del Parlamento europeo e la Commissione l’ha inserita tra le proposte pendenti prioritarie facenti parte del programma di lavoro per il 2019.

4. La partecipazione del consiglio regionale alle attività della calre: il coordinamento del gruppo di lavoro “calamità naturali”. – Nell’anno 2017, il Consiglio regionale, nella persona del Presidente, ha partecipato attivamente alle attività e ad alcuni gruppi di lavoro istituiti annualmente nell’ambito della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee regionali europee con poteri legislativi (CALRE), che raggruppa i Parlamenti regionali dell’Unione Europea che dispongono di poteri legislativi (si tratta di 74 regioni facenti parte di 8 Paesi). Nel 2016 è stato istituito dal Presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, il gruppo di lavoro CALRE dedicato al tema delle “Calamità naturali”. Al Gruppo hanno aderito otto Assemblee regionali italiane ed europee: il Parlamento dell’Andalusia, il Parlamento della Vallonia e i Consigli regionali delle Regioni Veneto, Puglia, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Molise.La finalità perseguita dal gruppo di lavoro è stata quella di individuare, riguardo al tema delle calamità naturali, le problematiche ancora aperte, analizzare gli strumenti che l’Unione Europea mette a disposizione degli Stati e quindi delle Regioni e sottoporre alle Istituzioni europee le istanze regionali di intervento dell’UE sia sotto il profilo della prevenzione che sotto quello del ristoro dei danni. Il gruppo è composto da esperti provenienti dalle Università di Teramo, Chieti e Pescara, da due istituti di ricerca, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Gran Sasso Science Institute, dalla Giunta e dal Consiglio regionale dell’Abruzzo. Il Gruppo degli esperti ha supportato costantemente il Gruppo di lavoro CALRE in attività quali l’individuazione delle tipologie di calamità naturali maggiormente frequenti nel territorio dell’Unione Europea e tra queste quelle che richiedono una maggiore attenzione e possibili strategie di prevenzione e reazione a tali fenomeni. È seguita la ricognizione e l’analisi della normativa europea di riferimento con particolare riguardo agli strumenti messi a disposizione 47 dall’Unione Europea per far fronte alle calamità naturali e all’analisi di quanto previsto dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato rispetto alle forme di sostegno erogabili al mondo delle imprese nei casi in cui si verificano tali fenomeni. E’ stato altresì esaminato il modello statunitense in materia di calamità naturali e disaster law. Contemporaneamente è stato somministrato alle diverse Assemblee regionali europee partecipanti un questionario mirato all’acquisizione di informazioni in merito alle competenze regionali in materia, ai rischi maggiori dei territori di riferimento, alle problematiche riscontrate, alle migliori pratiche, ad eventuali proposte da sottoporre alle Istituzioni europee.
La riflessione condotta dal gruppo di lavoro hanno consentito una prima individuazione delle esigenze e dei possibili interventi che l’Unione europea potrebbe mettere in campo in tema di calamità naturali, che sono di seguito elencati:
1.Necessità di introdurre un metodo univoco per l’analisi del rischio;
2. Prevedere misure contro i cambiamenti climatici;
3. Legiferare sulla prevenzione dei rischi (in particolare sulla prevenzione di alcuni tipi rischi quali quelli di incendi e terremoti);
4. Legiferare sul contenimento del consumo del suolo;
5. Armonizzare e rendere sistematica la normativa europea in materia di disastri naturali;
6. Incrementare il Fondo di solidarietà e semplificare le procedure per l’accesso allo stesso;
7. Riconsiderare e integrare l’articolo 50 del Regolamento UE 651/2014, sugli aiuti in esenzione per i danni causati da calamità naturali;
8. Investire sulla ricerca in materia di calamità naturali e sull’informazione dei cittadini nonchè sulla formazione di figure professionali esperte in materia;
9. Valutare la possibilità di introdurre un Fondo per la fase del predisastro sul modello dell’esperienza statunitense;
10. Orientare, con azioni concrete, sia i Fondi strutturali e di investimento che i Fondi diretti ad affrontare anche le questioni connesse alle calamità naturali.
Infine, è stato redatto un documento finale che è stato presentato dal Presidente del Consiglio regionale all’Assemblea plenaria della CALRE svoltasi presso il Parlamento dell’Andalusia a Siviglia il 9 e 10 novembre 2017.

Luigi D’Ettorre – Alessandra Di Giuseppe

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