Il Programma di lavoro 2019 della Commissione Ue al tempo del disincanto europeo (parte seconda)

Le cinque priorità che chiudo il programma della Commissione per il 2019 si incentrano su alcuni temi di stretta attualità, rispetto ai quali l’Unione stenta a trovare una chiara posizione istituzionale.
Gli strumenti di rinforzo all’Unione economica e monetaria, la questione migratoria ed il rafforzamento dello Stato di diritto sono solo alcuni degli argomenti che la Commissione intende affrontare e che, sin d’ora, appaiono di non immediata condivisione, specie se a venire in rilievo sono, ad esempio, la modifica del regolamento Dublino (reg. Ue n. 604/2013) e delle procedure di asilo, come si legge nella Comunicazione del 23 ottobre.
Si tratta, dunque, di un programma forse troppo ambizioso se posto in relazione alla divisività di talune tematiche ed in rapporto al tempo che la Commissione ha davanti a sé, tanto da lasciarne sospettare una forte valenza politica nell’imminenza del giudizio popolare.
Prima di addentrarsi nel merito delle proposte, merita di essere sottolineata la precipua attenzione riservata al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e, più in generale, al tema delle buone leggi, già oggetto dell’accordo interistituzionale Legiferare meglio. In una Comunicazione autonoma (Comunicazione della commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. I principi di sussidiarietà e di proporzionalità: rafforzarne il ruolo nel processo di definizione delle politiche dell’UE, COM(2018) 703 final), pubblicata contestualmente al Programma, vengono infatti delineate le modalità con cui l’Unione intende sviluppare la partecipazione dei parlamenti nazionali e locali ai processi normativi europei, sulla base della Relazione sulla task force per la sussidiarietà e la proporzionalità e per “Fare meno in modo più efficiente” (consultabile in ec.europa.eu/commission/files/report-task-force-subsidiarity-proportionality-and-doing-less-more-efficiently_it) prodotta nel luglio scorso dal Gruppo di lavoro presieduto da Frans Timmermans, primoVice-Presidente Commissione UE.
Passando ora dal livello generale a quello particolare, si prospetta a seguire la seconda sintesi relativa alle priorità (dalla V alla X) fissate dalla Commissione per il 2019, che completano la trattazione del Programma di lavoro (la prima parte è disponibile all’indirizzo www.europeiunite.eu/il-programma-di-lavoro-2019-della-commissione-ue-al-tempo-del-disincanto-europeo/).

V. Unione economica e monetaria più profonda e più equa 
A venti anni dall’adozione della moneta unica, è obbiettivo della Commissione rinforzare l’Unione economica e monetaria, portando a compimento il programma di sostegno alle riforme. Tra queste ultime figurano, in particolare, il completamento dell’Unione bancaria, attraverso il progressivo avvicinamento verso un sistema europeo di assicurazione dei depositi, nonché l’introduzione di un meccanismo comune di ultima istanza per il Fondo di risoluzione unico, che dovrebbe garantire una risoluzione ordinata delle banche in dissesto qualora altre opzioni, come il bail-in, siano esaurite.

VI. Politica commerciale equilibrata e lungimirante davanti alla globalizzazione
La Commissione riparte dal concluso accordo di partenariato economico tra Ue e Giappone (U-Japan Economic Partnership Agreement (EPA)), per consolidare le relazioni commerciali dell’Ue con i paesi terzi, tra cui Singapore e Messico, con i quali, peraltro, gli accordi hanno già raggiunto una fase avanzata.
Quanto invece alla difesa del mercato interno, l’Unione si prefigge di controllare gli investimenti esteri diretti che potrebbero danneggiare gli interessi europei e sbloccare l’iter di approvazione di una disciplina per gli appalti internazionali, che dovrebbero impedire il verificarsi di eventuali discriminazioni a danno delle imprese Ue che operano all’interno di mercati terzi.

VII. Spazio di giustizia e diritti fondamentali
La sicurezza è un tema che la Commissione intende riprendere ed ulteriormente approfondire nelle sue triplici proiezioni di: sicurezza di accesso transfrontaliero ai dati personali e finanziari per le autorità penali, con un ampliamento della competenza della Procura europea; sicurezza dei sistemi europei di informazione per la gestione della migrazione, della sicurezza e delle frontiere, con l’approvazione della proposta sull’interoperabilità; infine, sicurezza degli informatori che segnalino eventuali violazioni del diritto unionale.
Nel settore dei diritti fondamentali, invece, l’Ue vuole procedere al consolidamento del quadro dello Stato di diritto approvato nel 2014 (Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. Un nuovo quadro dell’UE per rafforzare lo Stato di diritto, COM/2014/0158 final), tanto più a fronte della procedura ex art. 7 T.U.E. attivata avverso l’Ungheria e della risoluzione per “evidente rischio di violazione grave” dei valori europei di cui all’art. 2 T.U.E. approvata nei confronti della Polonia.

VIII. Verso una nuova politica migratoria
Come nel precedente, anche nel Programma di lavoro 2019 la ricerca di una convergenza per un sistema europeo comune di asilo (CEAS), fondato sui principi di responsabilità e solidarietà, riveste importanza prioritaria. Esso presenta una natura normativa composita, oltreché un contenuto differenziato per livello di attuazione di ciascun atto.
Ad oggi, la politica migratoria Ue si compone di sette proposte: la riforma del sistema di Dublino; il rafforzamento del regolamento Eurodac; la sostituzione della direttiva sulle qualifiche con un regolamento; la modifica della direttiva sulle condizioni di accoglienza; la creazione di un quadro permanente UE per il reinsediamento; l’istituzione di un’Agenzia UE per l’asilo; infine, la sostituzione della direttiva sulle procedure di asilo con un regolamento.
Se le prime cinque sono ormai nella fase di approvazione, le ultime due, invece, appaiono ancora lontane dalla prospettiva di un accordo.
A detto quadro si vanno ad aggiungere le proposte in tema di contrasto alla migrazione irregolare, tra cui una riforma della direttiva rimpatri l’istituzione di un corpo permanente di 10.000 guardie di frontiera dell’Ue entro il 2020, allo scopo di rafforzare l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Infine, l’approvazione di una Nuova Carta blu UE dovrebbe attirare nell’Unione lavoratori altamente qualificati e migliorare la competitività dell’UE.
IX. Un ruolo più incisivo a livello mondiale
Sono due le coordinate su cui la Commissione propone di incentrare un’azione di accrescimento del ruolo dell’Ue nel mondo: il miglioramento del processo decisionale unionale nei settori di politica estera e sicurezza comune, sul versante interno; quindi, l’attuazione della Strategia globale europea (Eugs) in materia di politica estera e sicurezza, in paesi come India, America latina e Asia centrale, su quello esterno.
In disparte, poi, il perseguimento dell’obbiettivo di mobilitare 44 milioni di euro in investimenti sostenibili entro il 2020, l’Ue si impegna ad adottare un parere ai sensi dell’art. 49,I T.U.E. in merito alla richiesta avanzata nel 2016 dalla Bosnia-Erzegovina di divenire paese candidato all’adesione.

X. Un’unione di cambiamento democratico
L’avvicinamento tra le istituzioni europee ed i cittadini è stato al centro dei lavori della Commissione Juncker già a partire dal suo insediamento. Le consultazioni pubbliche, in particolare, sono state utili indicatori per la Commissione rispetto alle questioni su cui fosse maggiormente necessario intervenire.
Tuttavia, l’imminenza delle elezioni spinge l’Ue a concentrarsi sulle garanzie per l’esercizio di un voto libero e consapevole, anche se l’organizzazione delle elezioni e il controllo del loro svolgimento rientrano nella competenza degli Stati membri. Tra gli obbiettivi del Programma figura dunque la ricerca di un’ampia condivisione rispetto alle iniziative legislative tese a porre i processi democratici al riparo dal rischio di manipolazioni di paesi terzi o soggetti privati.
Si tratta di un pacchetto che prevede, tra gli altri, l’adozione di orientamenti specifici sul trattamento dei dati personali in ambito elettorale e la previsione di apposite sanzioni per i partiti politici europei che violino la protezione dei dati al fine di condizionare l’esito della tornata; quindi, la formulazione di raccomandazioni sulle best practises contro i pericoli derivanti dalla disinformazione e dagli attacchi informatici.

Marta Ferrara

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