I risultati del Consiglio Affari generali del 12 aprile 2018: politica di coesione post-2020, misure sanzionatorie per Iran e Repubblica Democratica del Congo, assistenza macrofinanziaria alla Georgia e missione PSDC in Somalia

1. Considerazioni iniziali. – Il 12 aprile 2018 si è tenuto a Lussemburgo un’importante sessione del Consiglio Affari generali riguardante la politica di coesione post-2020, tanto più importante visto il perfezionamento della procedura di recesso del Regno Unito dall’Unione europea che avverrà nel 2019, con evidenti ricadute anche sul bilancio della stessa Ue. Il meeting è stato presieduto da TomislavDonchev, vice Primo ministro della Bulgaria. Per l’Italia ha partecipato Claudio De Vincenti, ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno.

Gli interventi dei ministri si sono incentrati su diverse questioni politiche fondamentali, tra cui: (a) le priorità della politica di coesione per il futuro quadro finanziario pluriennale; (b) la tipologia di regioni e territori che dovrebbero esseri coperti dal sostegno finanziario e il livello dei tassi di cofinanziamento; (c) i modi per rendere la futura politica di coesione più efficace e velocizzarne la sua attuazione.

Denso di discussioni e di decisioni anche il capitolo riguardante l’azione esterna dell’Unione, con l’adozione di misure sanzionatorie, l’approvazione di un’assistenza finanziaria per la Georgia e l’apertura di negoziati per la conclusione di un accordo sullo status delle forze di una missione Ue in Somalia.

2. Priorità della politica di coesione post-2020. – Sul punto la discussione ha messo in luce un diverso posizionamento tra i ministri europei, fatto questo non di poco conto, benché fisiologico, visto che dalla scelta delle priorità dipenderà in gran parte anche la ripartizione dei fondi per attuare concretamente la politica di coesione nel prossimo futuro ormai alle porte. Molti Stati membri hanno evidenziato l’assenza di una strategia globale dell’Ue che sostituisca in maniera adeguata la strategia Europa 2020, in fase di chiusura. Per questo alcuni suggerimenti hanno inteso porre enfasi speciale sull’art. 174 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) per individuare in maniera pertinente e giuridicamente fondata gli obiettivi tematici della nuova strategia. Tale norma stabilisce che l’Unione, per promuovere uno sviluppo armonioso al suo interno, sviluppa la sua azione volta a realizzare il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale, puntando in particolare alla riduzione del divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite. Tra queste bisognerebbe dedicare una particolare attenzione alle zone rurali, alle zone interessate da transizione industriale e alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici. Un’altra fonte di ispirazione altrettanto importante nel parere di alcuni ministri potrebbe essere l’Agenda 2030 relativa agli obiettivi di sviluppo sostenibile concordati e approvati in sede ONU. Altri ancora hanno proposto di trasferire gli attuali 11 obiettivi della strategia Europa 2020 nella nuova strategia per il periodo post-2020, mentre taluni hanno sottolineato che la priorità dovrebbe essere data a quegli obiettivi che presentano un valore aggiunto europeo.

Per quanto riguarda i settori prioritari di intervento, diversi Stati membri hanno posto un’enfasi particolare sull’innovazione, i cambiamenti climatici e il potenziamento della crescita economica e occupazionale. Altre aree menzionate sono state la digitalizzazione, la ricerca, la connettività, l’immigrazione, l’inclusione sociale, la lotta contro la povertà e la disoccupazione giovanile, l’istruzione e la formazione, la cooperazione transfrontaliera, i cambiamenti demografici e le riforme strutturali in linea con le raccomandazioni specifiche per ogni Stato membro formulate nell’ambito del Semestre europeo.

Infine, la maggior parte degli Stati membri ha insistito a continuare con la linea della c.d. “concentrazione tematica”, finalizzata a destinare gran parte del sostegno finanziario in quei settori che esprimono il massimo valore aggiunto per l’Ue. Al contempo, alcune posizioni hanno perorato la tesi per cui sarebbe necessario rendere più semplice e flessibile il sistema per mettere gli Stati membri nelle condizioni di rispondere alle loro esigenze specifiche e alle sfide emergenti.

3. Tipo di regioni da coprire e tassi di cofinanziamento. – Un altro capitolo essenziale della politica di coesione affrontato dai ministri ha riguardato la tipologia di regioni da coprire e la soglia dei tassi di cofinanziamento. Questo profilo ha evidentemente a che fare con le modalità di ripartizione della dotazione finanziaria assegnata alla politica di coesione. Diverse delegazioni hanno evidenziato come la loro posizione sul punto dipenda dalla proposta attinente al prossimo quadro finanziario pluriennale che la Commissione europea presenterà a inizio maggio. Riguardo ai beneficiari dei fondi, la maggior parte degli Stati membri ha affermato che tutte le regioni dello spazio unionale devono continuare a beneficiare delle opportunità della politica di coesione, con un focus però sulle regioni meno sviluppate, conformemente agli obiettivi stabiliti dal Trattato. Tuttavia, alcuni Stati membri, mitigando in un certo senso questi indirizzi forse troppo ottimistici vista la possibile evoluzione (o involuzione) del bilancio Ue, hanno fatto notare che questo dipenderà dall’allocazione globale della dotazione finanziaria in favore della politica di coesione. In tal senso sono state orientate alcune opinioni in seno al Consiglio, contrarie alla eventuale proposta di incrementare la soglia per le regioni in transizione, mentre altre hanno ritenuto necessario istituire un meccanismo-tampone rivolto alle regioni che transitano da una categoria all’altra al fine di evitare possibili shock e compromettere i progressi già compiuti.

Con riferimento ai criteri di allocazione delle risorse, tutte le delegazioni hanno ampiamente concordato sul fatto che il PIL pro-capite ha confermato di essere un indicatore di assoluta affidabilità e quindi dovrà essere riconfermato per il prossimo Quadro finanziario pluriennale. Tuttavia, allo stesso tempo, c’è stata anche un’apertura a discutere e individuare uno o più indicatori aggiuntivi, a condizione che il metodo di assegnazione delle risorse rimanga semplice e trasparente.

4. Modi per rendere più efficace la politica di coesione e velocizzarne l’attuazione. – Gli Stati membri hanno evidenziato numerosi fattori che potrebbero aiutare a accelerare l’attuazione della politica di coesione, aumentandone al contempo l’efficacia e la capacità di raggiungere i suoi obiettivi. A tal proposito si è registrato un consenso pressoché generalizzato per una significativa semplificazione delle procedure di attuazione di tale politica. Alcuni ministri europei, nell’esprimere tale convincimento, hanno fatto riferimento ai risultati del lavoro del Gruppo di alto livello sul monitoraggio della semplificazione per i beneficiari dei fondi strutturali e di investimento europei. Altri hanno sottolineato l’importanza di garantire una transizione graduale tra i due periodi di programmazione.

5. Attuazione della politica di coesione post-2020. – Il Consiglio ha anche adottato delle specifiche conclusioni circa l’attuazione della politica di coesione post-2020, strettamente connesse, evidentemente, ai punti precedenti. In esse, si evidenzia come la futura attuazione della politica di coesione dovrebbe fare affidamento il più possibile sulle autorità e le norme nazionali, conformemente ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità contenuti nell’art. 5 del trattato sull’Unione europea (TUE). In tale ottica, la Commissione europea dovrebbe concentrarsi sugli obiettivi e gli aspetti strategici della programmazione, del monitoraggio degli output e dei risultati e garantire, insieme agli Stati membri, sistemi di controllo efficaci e una sana gestione finanziaria. Dall’altro lato, la Commissione dovrebbe individuare modi pertinenti e praticabili per trasferire più responsabilità agli Stati membri riguardo agli aspetti operativi dell’attuazione. Inoltre è stato sottolineato che dovrebbero essere migliorate e potenziate le sinergie tra i fondi strutturali e i programmi Ue in taluni settori e la programmazione dovrebbe essere flessibile per soddisfare le esigenze specifiche degli Stati membri e delle loro regioni. Infine, il Consiglio ha sostenuto il mantenimento degli attuali strumenti territoriali anche nel periodo successivo al 2020, ritenendo che il loro uso debba essere facoltativo, basato su strategie territoriali e notevolmente semplificato.

6. Misure sanzionatorie a carico dell’Iran e della Repubblica Democratica del Congo. – La seduta del Consiglio è stata anche l’occasione per adottare ulteriori misure restrittive nei confronti di individui e entità giuridiche appartenenti all’Iran e alla Repubblica Democratica del Congo (RDC), sulla base anche del peggioramento della situazione deteriorata dal punto di vista del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in questi due paesi. Per questo il Consiglio ha esteso fino al 13 aprile 2019 il divieto di viaggi e il congelamento dei beni di 82 persone e di una entità iraniani e il divieto di esportare in Iran le attrezzature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna e le apparecchiature per il monitoraggio delle telecomunicazioni. Per quanto riguarda la RDC, il Consiglio ha modificato le motivazioni relative a due persone sottoposte a misure restrittive in considerazione della grave situazione umanitaria nel paese africano. Le sanzioni in oggetto consistono nel congelamento dei beni e nel divieto di viaggi per 16 persone.

7. Missione Ue in Somalia. – Il Consiglio ha autorizzato l’apertura dei negoziati con la Somalia per la conclusione di un accordo sullo statuto di una delle due missioni civili di politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’Unione europea dispiegate sul territorio del martoriato paese africano, ossia la European Union Capacity Building Mission in Somalia (EUCAP Somalia) che fu lanciata nel 2012 sotto il nome di EUCAP Nestor. La missione ha il compito di rafforzare la capacità di attuare e far rispettare il diritto civile marittimo della Somalia, per esempio rafforzando la capacità del governo somalo di effettuare ispezioni nel settore della pesca, di contrastare il contrabbando e di lottare contro la pirateria, sostenendo le autorità somale nello sviluppo della legislazione necessaria e nel rafforzamento della giustizia penale in questo settore, oltre a fornire attrezzature e formazione.

8. Assistenza macrofinanziaria alla Georgia. – Il 29 settembre 2017 la Commissione aveva presentato al legislatore europeo, ai sensi dell’art. 212, par. 2 TFUE, la proposta di elargire un’assistenza finanziaria alla Georgia, paese terzo rientrante nella politica europea di vicinato e nel partenariato orientale. Il Parlamento europeo il 14 marzo 2018 ha adottato in prima lettura la proposta della Commissione e il Consiglio è stato invitato a confermare la posizione del PE. Infatti i ministri hanno confermato l’orientamento della Commissione e del PE e hanno deciso di accordare alla Georgia un’assistenza macrofinanziaria di 45 milioni EUR, di cui 35 milioni sotto forma di prestiti e i restanti 10 sotto forma di sovvenzioni. Ovviamente queste misure di sostegno sono sottoposte al principio della condizionalità, per cui il paese euro-asiatico dovrà sostenere un’agenda di riforme strutturali e una politica di stabilizzazione economica, tanto più urgente viste la fragilità e la vulnerabilità della sua economia caratterizzata soprattutto da un alto debito pubblico detenuto da soggetti esteri. Questo aiuto, che dovrà coprire i prossimi due anni e mezzo (a partire dal primo giorno successivo all’entrata in vigore del relativo Memorandum of Understanding) dovrà essere gestito con il coordinamento e la supervisione della Commissione europea in maniera coerente con gli accordi o le intese concluse tra Tbilisi e Fondo Monetario Internazionale e con i principi fondamentali e gli obiettivi delle riforme economiche stabiliti con l’accordo di associazione tra Unione europea e Georgia.

Con questa sono tre  le operazioni di assistenza macrofinanziaria dell’Ue a favore della Georgia da quando nell’agosto del 2008 è rimasta invischiata nel conflitto militare con la Federazione Russa.

Luigi D’Ettorre

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