Summit europeo sull’occupazione a Milano (14.10.2014)

Dopo eventi simili a Berlino e Parigi, si è tenuta l’8 ottobre la Youth Employment Conference di Milano. Al vertice hanno partecipato il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e il Presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso. La riunione plenaria dei capi di Stato e di Governo di 15 Stati membri dell’UE, è stata anticipata da un incontro dei ministri del lavoro allargato ai rappresentanti delle Parti sociali (BusinessEurope, CEEP, EAPME, ETUC, EUROCHAMBRES) e delle Organizzazioni internazionali (BEI, OIL, OCSE).

Il vertice ha rappresentato, come sottolineato dallo stesso Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, un “passo importante per fare il punto dei progressi compiuti e discutere sulla strada da percorrere sul tema dell’occupazione”. Nonostante tutti gli sforzi, la disoccupazione totale rimane intorno al 12% nel Area Euro e l’11% nell’Unione nel suo insieme e più di un giovane europeo su cinque (uno su due in alcuni paesi) non riesce a trovare un’occupazione erodendo le basi per la crescita futura.
Tre le ricette, non nuove a dir la verità, proposte nel summit: la detassazione del lavoro attraverso l’abbassamento del cuneo fiscale – che nell’area dell’euro è tra i più alti al mondo – flessibilità e riforma del mercato del lavoro e il superamento del divario tra i cd. “insiders” e “outsiders”, ossia tra coloro che sono protetti e i lavoratori con posti di lavoro temporanei e poco garantiti, soprattutto donne, giovani e lavoratori migranti non qualificati.
Sempre più evidenti sono, infatti, gli effetti – in particolare sui giovani europei – delle crescenti difficoltà di accesso nel mercato del lavoro; si rischia una lost generation e di spianare la strada a una lunga stagnazione economica: “senza una forza lavoro qualificata – ha concluso Van Rompuy – il posto dell’Europa nel mondo di domani è a rischio (…) Dobbiamo lavorare su due livelli per una maggiore crescita economica; creare posti di lavoro e colmare il divario di investimento” che ci allontana dalle altre economia avanzate.
D’altronde il vertice milanese si era annunciato complesso e la settimana di avvicinamento era stata particolarmente intensa per molte cancellerie europee. La Francia aveva annunciato lo sforamento del tetto al 3% del deficit/Pil, l’Italia ne aveva ribadito il rispetto ma reclamando per il futuro maggiore libertà di manovra, senza gli strappi clamorosi alla francese, ma chiedendo di rimandare gli obiettivi di pareggio strutturale. Non a caso, Hollande ha sottolineato fin dall’arrivo al summit che ,“la crescita e la creazione di posti di lavoro sono la priorità di tutti gli europei, siamo tutti coinvolti. Occorre insistere con il piano di investimenti europeo”, quello annunciato da Jean Claude Juncker per 300 miliardi, e “regolare meglio il ritmo delle politiche di bilancio”; perché “non avremo mai bilanci sostenibili se non c’è la crescita e migliori entrate, tagliare solamente non ha senso”.
Unica novità significativa di questo summit è stato il riferimento della Cancelliera tedesca Angela Merkel alla possibilità di modificare l’attuale meccanismo di utilizzo dei fondi Ue e del cofinanziamento degli interventi da parte dei singoli Stati membri. Una disponibilità quasi inaspettata e subito evidenziata da Primo Ministro italiano che ha definito le parole di Merkel “molto importanti” soprattutto considerando il meccanismo corrente di cofinanziamento che per l’Italia rischia di rappresentare motivo di sforamento del Patto di stabilità.
Sebbene non dichiarato, il vero protagonista del summit, infatti, sembra essere stato l’ex sindaco di Firenze o meglio il la tensione tra riforme strutturali nazionali e contesto europeo, che in Italia ha significato Jobs Act. A farla da padrona è intervenuta, infatti, la riforma del mercato del lavoro italiano, su cui il governo del premier Renzi – che presiedeva il vertice – ha chiesto ed ottenuto la fiducia al Senato in una seduta convulsa e più che vivace proprio nella stessa giornata dell’incontro europeo. D’altronde quello di Milano è stato un summit fortemente voluto dal premier, che lo ha preparato nel semestre italiano di presidenza europea con l’intento di mostrare la credibilità dell’Italia nella sua volontà di riforme. Dopo aver troppe volte promesso, ha detto il premier, – e raramente mantenuto negli ultimi trent’anni – “chi vuole cambiare le cose deve fare le riforme, e l’Italia deve cominciare da se stessa, guardandosi allo specchio”, lanciando, però, anche una scommessa ad un cambio di passo dell’Europa stessa.
Opinione rafforzata dallo stesso Presidente francese, in occasione della conferenza stampa finale, che ha ribadito la necessità per quei “Paesi che si impegnano per le riforme strutturali” di trovare “un ambiente europeo favorevole”. Nel pomeriggio, parlando all’assemblea, sempre Hollande, ha infatti spiegato che le riforme nei paesi Ue vanno fatte seguendo tre principi: l’ingresso dei disoccupati nella vita attiva, l’ammodernamento del mercato del lavoro, il taglio del costo del lavoro.
Ma gli endorsments al governo italiano non sono venuti solo dalla Francia, lo stesso presidente uscente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ha lodato l’Italia e l’approvazione è arrivata anche dalla leader dei cd. “paesi rigoristi”, Angela Merkel, che ha riconosciuto riferendosi al Jobs Act, le importanti iniziative che “l’Italia sta adottando per combattere la disoccupazione”.
Un summit che come faceva presupporre la vigilia ha presentato luci ed ombre e non troppe novità e che si è concluso con una conferenza stampa – alla quale hanno partecipato oltre al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Presidente della Repubblica francese Francois Hollande, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e il Presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso – a ribadire la necessità di riforme per non correre il rischio, citando Van Rompuy, di “perdere un’intera generazione” messa in ginocchio dalla disoccupazione e dalla crisi.
Parte di quella generazione che all’alba dello stesso giorno del summit faceva ritrovare tanti manichini con la scritta “siamo tutti disoccupati” e – sempre l’8 ottobre e sempre a Milano – scendeva in piazza, sfiorando la zona rossa del MiCo per “contestare la politica recessiva della Ue, che impone austerity e rigore finanziario”.

Ilaria Del Biondo

Comments are closed.