Strategia anti-ISIS, questione immigrazione e rafforzamento operazione Sophia: i risultati del Consiglio Affari generali del 23 maggio 2016 (28.05.2016)

1. Considerazioni introduttive. – Il 23 maggio 2016 il Consiglio Affari generali si è riunito per discutere di alcuni temi di stringente attualità e importanza per l’Unione Europea e i suoi Stati membri. I punti principali in agenda sono stati tre: la strategia dell’Unione per la Siria e l’Iraq e per reagire efficacemente alla minaccia rappresentata da Da’esh, gli aspetti esterni dell’immigrazione e infine il rafforzamento dell’operazione Sophia – European Union Naval Force Mediterranean (Forza navale mediterranea dell’Unione Europea).

Inoltre, a margine del Consiglio, si è tenuto il 7° meeting ministeriale della Partnership orientale che ha visto impegnati i ministri degli Affari esteri degli Stati membri dell’UE con i loro omologhi di Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Repubblica di Moldova e Ucraina.

È evidente come il quadrante meridionale e mediorientale del Mediterraneo e quello del vicinato orientale continuino a rappresentare una minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità internazionale, regionale e anche europea ed è per questo che l’Unione sta cercando di rafforzare i propri sforzi per contribuire alla risoluzione di questi problemi che già da mesi, in maniera diretta e indiretta, la coinvolgono.

2. Strategia regionale dell’UE per Siria e Iraq e la lotta a Da’esh. – I ministri degli Affari esteri degli Stati membri dell’UE hanno esaminato l’attuazione della strategia regionale dell’Unione per la Siria e l’Iraq adottata dal Consiglio il 16 marzo 2015, nonché l’efficacia delle misure adottate per combattere la minaccia apportata da Da’esh alla pace, alla sicurezza e alla stabilità. La discussione si è incentrata sullo stato di attuazione dei capitoli principali della strategia e sull’impatto degli sforzi umanitari e di stabilizzazione in corso. La discussione ha portato all’adozione di conclusioni relative alle priorità su cui lavorare per raggiungere la pace, la stabilità e la sicurezza nei due paesi e in tutta la regione. Ricordando che l’UE e i suoi Stati membri dall’inizio del conflitto hanno stanziato quasi 6,5 miliardi EUR per affrontarne le cause e le conseguenze, che nel lungo termine la lotta al Da’esh richiede di aggredire alla radice le cause politiche e socio-economiche che hanno facilitato la diffusione e, infine, riaffermando la propria determinazione a difendere i cittadini europei dalla minaccia e dagli attacchi terroristici, le conclusioni hanno riguardato Siria, Iraq e Da’esh.

Per la Siria le conclusioni, tra le tante cose, da una parte esortano il regime siriano a iniziare l’attuazione di una transizione politica vera e propria e dall’altra ribadiscono l’ostilità nei suoi confronti, asserendo che, sotto l’attuale leadership, non potrà mai esserci una pace duratura. Soprattutto, l’UE, in futuro, rafforzerà il suo impegno per il sostegno all’inviato speciale delle Nazioni Unite Staffan de Mistura nel facilitare i negoziati intra-siriani, aumenterà il supporto all’opposizione al governo siriano, incrementerà l’impegno nel coinvolgere gli attori regionali chiave nella piena attuazione della tabella di marcia delle Nazioni Unite, sosterrà gli sforzi della task-force del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria (International Syria Support Group – ISSG) nel rivitalizzare e rafforzare la fine delle ostilità così come il raggiungimento del più ampio cessate il fuoco, incrementerà il suo contributo alla task-force umanitaria dell’ISSG, continuerà a sostenere le azioni della coalizione globale contro Da’esh, rafforzerà il sostegno alla società civile siriana a partire dalle regioni controllate dall’opposizione moderata, intensificherà i preparativi per l’iniziale impegno negli sforzi volti al recupero e al reinserimento al fine di fornire supporto alla stabilizzazione, alla ricostruzione e al ritorno dei rifugiati una volta completata la transizione politica. Infine, l’Unione farà un migliore uso di tutti i suoi strumenti disponibili, in particolare del Fondo fiduciario regionale dell’UE in risposta alla crisi siriana (c.d. Fondo fiduciario MADAD) che ha raggiunto i 730 milioni EUR di finanziamenti.

Per l’Iraq, i ministri hanno rimarcato il loro appoggio al programma di riforme proposto dal Primo ministro Haider al-Abadi e rinnovato lo sforzo nel fornire ulteriore supporto tecnico al Governo federale iracheno per migliorare la sicurezza e lo Stato di diritto, la lotta contro la corruzione, il miglioramento dell’erogazione dei servizi ai cittadini iracheni e la creazione di un sistema per accertare la responsabilità degli autori di abusi e crimini. Inoltre, l’UE e i suoi Stati membri forniranno ulteriore sostegno al processo di stabilizzazione, anche in ragione della sua importanza per la questione rifugiati e profughi, di concerto con gli altri attori coinvolti, come il Governo iracheno e le autorità locali, la United Nations Assistance Mission for Iraq (UNAMI) e la coalizione globale, oltre che i pertinenti strumenti di finanziamento per sostenere questo processo. Infine, le conclusioni condannano senza riserve le gravi e reiterate violazioni del diritto internazionale umanitario, di cui le prime vittime sono gli stessi iracheni, in particolare appartenenti a gruppi etnici e religiosi minoritari come i cristiani, gli yazīdī e i turkmeni, e promettono la predisposizione di ulteriori mezzi per aiutare il Governo federale iracheno e il Governo regionale del Kurdistan a fronteggiare la drammatica crisi economico-finanziaria, anche in collaborazione con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale e sollecitando l’elaborazione di progetti di investimento da parte della Banca europea per gli investimenti. Per concludere, i ministri hanno evidenziato il ruolo strategico della cooperazione regionale per la stabilizzazione e la riconciliazione dell’Iraq, in particolare di paesi quali Iran, Giordania, Turchia e paesi del Golfo, i quali sono chiamati a contribuire al processo di riforme del Capo dell’esecutivo iracheno al-Abadi.

Infine, per quanto riguarda il contrasto a Da’esh, l’Unione rafforzerà ulteriormente la sua azione anti-terrorismo attraverso la cooperazione con i paesi del Maghreb e del Medioriente, con la Turchia, i paesi dei Balcani occidentali e le organizzazioni internazionali e regionali (tra cui il Consiglio di cooperazione del Golfo e la Lega araba) per bloccare l’espansione di Da’esh e dei foreign terrorist fighters; rafforzerà il suo contributo alla coalizione globale e sosterrà i paesi della regione nell’attuazione di tutte le rilevanti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; rafforzerà la sua assistenza tecnica ai paesi terzi nello sviluppo delle strategie nazionali per prevenire e contrastare l’estremismo violento; affronterà i rischi chimici, biologici, radiologici, nucleari e esplosivi nella regione; rafforzerà il suo lavoro di deterrenza alla radicalizzazione nel quadro della coalizione globale e in cooperazione con i paesi islamici attraverso la condivisione delle buone pratiche e cercherà collaborazioni sempre più pratiche ed efficaci con gli operatori di internet e dei social media al fine di costruire una contro-narrazione che si opponga a quella che in questi anni è riuscita a effettuare su internet un vero e proprio reclutamento di combattenti, affiliati e simpatizzanti; infine, rafforzerà da un lato la lotta contro i combattenti stranieri, ad es. attraverso un miglioramento dei controlli alle frontiere esterne (in primis tramite il sistema Schengen), e dall’altro i suoi sforzi finalizzati a interrompere il finanziamento ai terroristi accelerando l’attuazione dell’apposito piano d’azione UE e in particolare tramite il congelamento dei beni e delle risorse dei terroristi, la lotta al riciclaggio di denaro e al commercio illecito di petrolio e beni culturali.

3. Gli aspetti esterni dell’immigrazione. – Il Consiglio ha anche dibattuto dell’enorme questione connessa all’immigrazione e, in particolare, dei suoi aspetti esterni. Basti pensare, come viene rimarcato anche nel documento, che il mondo sta fronteggiando il più vasto spostamento forzato di persone dalla seconda guerra mondiale con più di 60 milioni di rifugiati e sfollati interni. Un tema, quindi, quanto mai prioritario in vista, tra l’altro, del Consiglio europeo di giugno. A tal proposito, tra le conclusioni più significative (riportarle tutte qui sarebbe impossibile), i ministri hanno sottolineato l’urgenza di rafforzare un approccio comune e il bisogno di accelerare il lavoro connesso agli aspetti esterni dell’Agenda europea sulla migrazione (COM(2015) 240 final), al dialogo ad alto livello promosso dall’Alto rappresentante dell’Unione, ai pacchetti di campagna su misura, paese per paese, preparati dai servizi della Commissione e del Servizio europeo per l’azione esterna, al Piano d’azione stabilito a La Valletta l’11-12 novembre 2015, alla Dichiarazione della Conferenza di alto livello sulla rotta del Mediterraneo orientale e dei Balcani occidentali e accolgono con favore la presentazione di proposte innovative da parte di tutti gli Stati membri, tra cui il “Migration Compact” proposto dall’Italia.
Il Consiglio, poi, ha ribadito l’importanza della piena attuazione del Piano d’azione di La Valletta e dei suoi cinque pilastri ossia affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e dello spostamento obbligato, migliorare la cooperazione sulla migrazione legale e la mobilità, rafforzare la protezione dei migranti e dei richiedenti asilo, prevenire e combattere la migrazione irregolare, il traffico dei migranti e la tratta di esseri umani e, infine, collaborare più strettamente per migliorare la cooperazione in materia di rimpatrio, riammissione e reinserimento. Questi obiettivi devono riguardare tutte e tre le regioni africane prese in considerazione dal Piano ossia il Nord Africa, la regione del Sahel e del Lago Ciad e il Corno d’Africa e possono fare affidamento anche sulla rapida approvazione dei progetti per un valore di 751 milioni EUR nel quadro del Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa (istituito anch’esso dal Consiglio europeo di La Valletta). Inoltre i ministri europei hanno sottolineato l’importanza di compiere ulteriori progressi nell’attuazione della dichiarazione UE-Turchia adottata dal Consiglio europeo del 18 marzo di quest’anno, hanno ribadito il pieno appoggio dell’Unione e degli Stati membri agli sforzi meritori del Libano e della Giordania nell’accoglienza dei rifugiati e hanno sottolineato l’importanza di affrontare alla radice le cause della migrazione irregolare e dei trasferimenti forzati anche attraverso la prevenzione e la risoluzione dei conflitti. In quest’ultimo caso, viste le tante e complesse cause alla base dei flussi migratori, saranno fondamentali la costruzione di solide partnership basate sulla fiducia reciproca con i paesi di origine, di transito e di accoglienza e le campagne di informazione e prevenzione nei paesi terzi in materia di rischio di contrabbando e traffico di esseri umani.

4. Rafforzamento dell’operazione Sophia. – Le conclusioni del Consiglio hanno anche portato ad un significativo rafforzamento e ad una estensione della Forza navale mediterranea dell’Unione Europea (European Union Naval Force Mediterranean – EUNAVFOR MED), conosciuta anche come operazione Sophia. Tale missione militare è stata istituita dall’Unione con decisione (PESC) 2015/778 del Consiglio del 18 maggio 2015 in risposta ai tragici naufragi del mese prima nel Mediterraneo. Si ricorda che questa missione è guidata dall’Italia, la sua nave ammiraglia è l’incrociatore portaeromobili – ITS Cavour e la sede operativa è posta a Roma. I ministri, quindi, hanno deciso di estendere il mandato della Forza di un anno e di aggiungere altri due compiti ossia quello di sviluppare la capacità e migliorare la formazione di e la condivisione di informazioni con la Guardia costiera e la Marina della Libia e quello di contribuire all’attuazione dell’embargo sulle armi deciso dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nelle acque internazionali al largo delle coste libiche.

5. Riunione del Partenariato orientale. – Prima del Consiglio, i ministri degli Affari esteri degli Stati membri dell’UE hanno incontrato i loro omologhi di Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Repubblica di Moldova e Ucraina per la 7° riunione ministeriale della Partnership orientale, meeting presieduto dall’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini. I ministri hanno discusso i progressi compiuti nell’attuazione del programma di cooperazione così come dei progressi nel campo delle riforme e hanno evidenziato il contributo fornito da questo strumento per la stabilità della regione. L’Alto rappresentante, infine, ha concluso l’incontro elogiando l’unità di tutti i ministri e il loro impegno per la buona riuscita degli obiettivi del partenariato.

6. Accordi tra UE e paesi terzi. – Nel solco del partenariato orientale, il Consiglio ha anche adottato due decisioni per portare a termine l’accordo di associazione tra l’UE, Georgia e Repubblica di Moldova. Questa decisione porta a conclusione il processo di ratifica dell’accordo che entrerà in vigore il 1° luglio 2016 per entrambi i paesi.
Ma il Consiglio si è occupato anche delle situazioni della Repubblica democratica del Congo (RDC) e del Sudan del Sud. Nel primo caso, ha adottato delle conclusioni con riferimento alle elezioni presidenziali e parlamentari quando mancano pochi mesi alla loro celebrazione. Richiamando la risoluzione 2277 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottata all’unanimità il 30 marzo di quest’anno e la sentenza della Corte costituzionale dell’11 maggio 2016, ha sottolineato la responsabilità delle autorità congolesi, in primis Governo e Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI), nella preparazione e organizzazione delle elezioni nel rispetto delle disposizioni costituzionali pertinenti. In questo senso, queste istituzioni dovranno assicurare la creazione immediata delle condizioni necessarie per lo svolgimento di elezioni libere, trasparenti, inclusive e pacifiche. Non secondario il passaggio delle conclusioni in cui l’UE garantisce il suo sostegno al processo elettorale solo in presenza di un impegno chiaro e serio del governo congolese sia in termini politici che finanziari nell’organizzazione delle elezioni. Per la realizzazione di questo obiettivo e anche quello di garantire il rispetto dei diritti umani e politici, è fondamentale la cooperazione tra tutti gli attori internazionali, nazionali e regionali coinvolti, a partire dalla Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della RDC (MONUSCO), dal lavoro del Rappresentante speciale del Segretario generale dell’ONU Maman Sidikou, della missione di Edem Kodjo, facilitatore dell’Unione Africana e, infine, il lavoro cruciale del Bureau Conjoint des Nations Unies aux Droits de l’Homme en RDC (BCNUDH).
Per quanto riguarda il Sudan del Sud, invece, le conclusioni adottate dal Consiglio si inseriscono nel quadro del processo di pace, riconciliazione e stabilizzazione di cui sono parti costitutive l’accordo per la soluzione del conflitto nel Sudan del Sud dell’agosto 2015 e la formazione del governo di unità nazionale di transizione del 29 aprile 2016. L’UE, quindi, invita il governo di transizione a far progredire rapidamente l’attuazione di tutti gli elementi dell’accordo, compresi la creazione delle istituzioni in esso previste e lo svolgimento delle elezioni durante il periodo di transizione. Inoltre, vista la drammatica situazione umanitaria nel paese, l’Unione chiede al governo di transizione di consentire e garantire la fornitura di aiuti umanitari in maniera sicura e senza ostacoli e che le risorse del paese siano utilizzate in maniera responsabile per la ricostruzione e la ripresa del paese oltre che a beneficio dei cittadini sud-sudanesi. Poi, il Consiglio esorta il Sudan del Sud ad aderire il più rapidamente possibile all’accordo di partenariato di Cotonou tra l’UE e i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) e sostiene il lavoro di tutta una serie di organismi, missioni e meccanismi operanti nel Paese, come la Commission conjointe de suivi et d’évaluation (JMEC), il Meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco e di seguire l’attuazione delle disposizioni transitorie di sicurezza, il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud e, infine, la Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica del Sudan del Sud (MINUSS). Infine, l’UE sottolinea la necessità di attuare efficacemente l’embargo sulle armi che essa ha imposto contro il paese africano.

Luigi D’Ettorre

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