Siria, Stato Islamico, nuova strategia PESC e crisi migratoria: i principali temi del Consiglio Affari Esteri – Bruxelles, 23 maggio (07.06.2016)

I ministri degli esteri dei paesi membri dell’Unione Europea si sono riuniti lo scorso 23 maggio a Bruxelles, nella formazione Affari Esteri del Consiglio. I principali temi sul tavolo sono stati il conflitto siriano e la minaccia rappresentata dallo Stato Islamico, l’elaborazione di una strategia di più ampio respiro in ambito PESC (Politica Estera e di Sicurezza Comune) e le politiche migratorie.
Siria, Iraq e Stato Islamico. I ministri partecipanti hanno ribadito l’impegno dell’UE nella promozione di una soluzione politica durevole in Siria, da raggiungere al termine di una transizione democratica gestita dai siriani sulla base del Geneve Communiqué. Tale documento, elaborato nel giugno 2012 a Ginevra nell’ambito dei vari round negoziali, prevede la costituzione di un governo provvisorio con pieni poteri e con il compito di traghettare il paese verso le elezioni. E’ da sottolineare come dall’approvazione del documento, vani sono stati i tentativi di dare concretezza alla road map. I punti critici intorno ai quali un accordo stenta a prendere forma riguardano soprattutto la rappresentanza della nutrita costellazione di gruppi che costituisce l’opposizione al presidente siriano Bachar al-Assad ed il futuro ruolo proprio dell’attuale presidente. Da un punto di vista umanitario i rappresentanti europei hanno voluto sottolineare nelle conclusioni come l’UE abbia stanziato la cifra di 6,4 miliardi di dollari dall’inizio del conflitto in Siria allo scopo di alleviare le sue conseguenze sulla popolazione civile. Sul piano diplomatico, il Consiglio ha manifestato la volontà di dare nuovo impulso all’azione di supporto verso lo UN Special Envoy, Staffan De Mistura, come membro chiave dell’International Syria Support Group (ISSG), il gruppo di paesi ed organizzazioni internazionali che sono impegnati nella ricerca di una soluzione politica alla crisi. L’ISSG è co-presieduto da Russia e Stati Uniti. Quindi, i ministri UE hanno messo in evidenza la necessità di rafforzare l’azione di sostegno all’High Negotiations Committee (HNC), la delegazione che rappresenta l’opposizione siriana in sede negoziale. Altro elemento che si ritiene cruciale è costituito dal porre in essere un’azione di sinergia con gli attori regionali coinvolti, soprattutto quelli che hanno la possibilità di esercitare un’influenza diretta sulle parti in conflitto, con l’obiettivo di persuaderle a raggiungere una soluzione di compromesso e la cessazione delle ostilità. I rappresentanti europei hanno nell’occasione dichiarato che Bruxelles metterà a disposizione tutti gli strumenti necessari per il miglioramento delle condizioni di vita dei rifugiati causati dalla guerra. Tra questi il più importante è l’EU Regional Trust Fund, il cui budget ad oggi è di 740 milioni di euro, e che ha lo scopo di contenere il diffondersi dell’instabilità nella regione e soprattutto nei paesi vicini al territorio siriano come Giordania, Libano e Turchia. Per quanto concerne il teatro iracheno, si è sottolineato in sede consiliare come l’UE sia ferma sull’obiettivo primario del rispetto dell’integrità territoriale dell’unità politica del paese. E’ stato rinnovato il fermo sostegno al primo ministro iracheno Haider Al-Abadi ed il processo di riforma intrapreso non senza difficoltà dal suo governo. Già ministro delle comunicazioni nel primo governo post- Saddam nel 2003-2004, Al-Abadi ha assunto la carica di primo ministro nel settembre 2014, succedendo ad al-Maliki, dopo le elezioni svoltesi nell’aprile precedente. Tra le riforme proposte da al-Abadi particolarmente significativa è quella relativa alla modifica del sistema di nomina dei ministri. La proposta dell’attuale primo ministro consiste nell’avere ministri “tecnocrati” in luogo di membri dell’esecutivo scelti in funzione della loro estrazione etnica, come previsto attualmente. Preso atto della necessità di finanziare ulteriormente lo sforzo sulla strada delle riforme e della riconciliazione interna, Bruxelles ha reso nota la possibilità di esplorare nuove opportunità di finanziamento, attraverso la Banca Europea degli Investimenti (BEI) ed altre istituzioni finanziarie internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale (BM). Uno dei fattori che minaccia l’integrità territoriale dell’Iraq, della Siria e che sembra, nel medio periodo, condurre ad una riconfigurazione delle frontiere del Medio Oriente stabilite dagli accordi Sykes-Picot del 1916, è l’ascesa ed il consolidamento dello Stato Islamico (IS). L’azione di contrasto dell’UE, in linea con altri stati ed organizzazioni internazionali, si sviluppa lungo tre direttrici. In primo luogo, l’UE sostiene l’azione militare della Global Coalition, la coalizione di paesi annunciata dal presidente statunitense Barack Obama il 10 settembre 2014. In secondo luogo, in una prospettiva di lungo termine, lo scopo è quello di sradicare le cause alla radice dell’estremismo, soffocare le linee di finanziamento allo Stato Islamico e ad altre organizzazioni terroristiche così come contrastare il fenomeno dei “foreign fighters”. In ultimo, si ritiene cruciale il rafforzamento della cooperazione in attività di “counter-terrorism” con altri paesi chiave come i paesi del Medio Oriente e del Nord-Africa, dei Balcani occidentali, la Turchia e le organizzazioni regionali interessate, quali il Gulf Cooperation Council (GCC).
PESC. Il dibattito su questo punto ha avuto ad oggetto la EU Global Strategy on Foreign and Security Policy. Nel giugno 2014, i capi di stato e di governo dell’UE hanno chiesto all’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Federica Mogherini, di elaborare una strategia che possa costituire la bussola dell’azione europea a livello globale, in un mondo che pone sfide mutevoli alla proiezione esterna dell’Europa. La Global Strategy è sviluppata in stretto coordinamento con i paesi membri e le istituzioni europee e si avvale delle analisi e dei commenti di diversi autorevoli think tank ed istituti specializzate in affari internazionali.
Politica migratoria. Altro importante tema al centro della riunione è stato quello, ormai ricorrente, della politica migratoria con particolare riferimento alla sua dimensione esterna. A riguardo, i ministri europei hanno manifestato la necessità incrementare gli sforzi per la realizzazione di quanto previsto sotto tale aspetto da documenti chiave in materia, come la European Agenda on Migration, il La Valletta Action Plan, la Declaration of the High-level Conference on the Eastern Mediterranean – Western Balkans Route. Il Consiglio ha dichiarato poi di accettare con particolare favore proposte da Stati membri, come ad esempio il “Migration Compact” presentato dal governo italiano. Nell’ambito di un approccio olistico, la cooperazione con regioni e stati terzi forma una componente di importanza capitale in materia di rimpatri e riammissioni. Il consesso europeo ha sottolineato l’urgenza di dare attuazione a quegli accordi di riammissione già siglati con paesi terzi. Tra essi è stato specificamente richiamato l’accordo dello scorso 18 marzo concluso con la Turchia. Secondo l’accordo i migranti e i profughi sulla rotta balcanica, siriani compresi, saranno rimandati in Turchia se non presenteranno domanda d’asilo presso le autorità greche. Per ogni profugo siriano che viene rimandato in Turchia dalle isole greche un altro siriano verrà trasferito dalla Turchia all’Unione europea attraverso dei canali umanitari. In merito alla rotta del Mediterraneo Centrale, Bruxelles ha rinnovato, anche qui, l’importanza degli accori con i paesi terzi. In particolare, è stato posto l’accento sul sostegno europeo al neo-istituito, non senza difficoltà, Governo di Accordo Nazionale in Libia presieduto da al-Serraj. Un sostegno che coinvolge anche la cooperazione in materia di gestione di flussi migratori. Infine, nel rilevare la portata storica degli attuali fenomeni migratori, i rappresentanti europei hanno fatto cenno all’ormai prossimo World Humanitarian Summit che si terrà a settembre. L’evento costituirà, insieme al contestuale incontro di alto livello che si svolgerà presso l’Assemblea Generale dell’ONU, un foro di dibattito privilegiato per affrontare i nuovi scenari di crisi.

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