Riunione ECOFIN: focus sulla sostenibilità fiscale (11.03.2016)

Il ministro delle finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, nella sua veste di presidente di turno, si è dichiarato soddisfatto circa l’ampio consenso raggiunto sui temi salienti all’ordine del giorno della riunione del Consiglio affari economici e finanziari, svoltasi a Bruxelles lo scorso 8 marzo. Oltre a tematiche da tempo incardinate nell’agenda dell’ECOFIN, come la questione dell’evasione fiscale da parte delle aziende e le fasi di attuazione dell’Unione Bancaria, i rappresentanti europei hanno affrontato il tema sempre vivo della sostenibilità fiscale. Lo spunto è stato fornito dal report della Commissione europea sulla situazione delle finanze pubbliche continentali per l’anno 2015.

Corporate tax avoidance. Nell’ambito del più ampio pacchetto di riforme lanciato dalla Commissione al fine di prevenire l’evasione fiscale delle imprese, il Consiglio ha raggiunto un accordo in merito all’introduzione di una direttiva che avrebbe l’obiettivo di agevolare e promuovere lo scambio di informazioni di natura fiscale relative alle imprese multinazionali. L’atto si inquadra nel processo di attuazione (harmonised implementation) di una serie di raccomandazioni adottate dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel novembre 2015, destinate ad obbligare le multinazionali a rendere disponibili le informazioni di carattere fiscale paese per paese e le autorità fiscali nazionali a scambiare e condividere tali informazioni automaticamente. Il campo di applicazione della direttiva riguarderà le multinazionali con profitti superiori a 750 milioni di euro, che equivalgono a circa il 10-15% delle imprese multinazionali ma che corrispondono, al tempo stesso, al 90% dei profitti totali delle aziende.

Unione Bancaria. Il dibattito in sede ECOFIN ha certificato l’azione indirizzata a monitorare i progressi nell’attuazione dell’Unione Bancaria, riforma avviata nel 2012, la quale implica un ulteriore trasferimento di sovranità degli Stati in materia di vigilanza bancaria e nella risoluzione delle crisi degli istituti creditizi. Dal gennaio 2016, l’istituzione di un gruppo di lavoro “ad hoc” ha risposto alla necessità proprio di assicurare un controllo più stringente su alcuni punti salienti della riforma. In primo luogo, l’attuazione del deposit insurance scheme, una garanzia dei depositi bancari fino a 100.000 euro. Esso costituirebbe, con il single resolution mechanism ed il single supervisory mechanism, il terzo pilastro dell’Unione Bancaria. Come secondo elemento, il working group ha rivolto l’attenzione alla questione delle azioni intese a ridurre i rischi del settore bancario, tra l’altro sottolineata in una recente comunicazione della Commissione. L’Unione Bancaria include i diciannove Stati dell’eurozona, con altri sette Stati membri che hanno manifestato la loro volontà di aderirvi.

Sostenibilità fiscale. Come accennato, la discussione di tale tematica è stata dettata dalla pubblicazione del Financial Sustainability Report 2015 da parte della Commissione europea. Il rapporto ha fotografato la situazione fiscale degli Stati membri, individuando rischi ed elementi di criticità. Nei commenti al report, il Consiglio ha condiviso il riferimento offerto dall’analisi di palazzo Barleymont, relativa ad una strategia europea che tenda a svilupparsi lungo tre direttrici principali: la riduzione del debito pubblico, l’incremento della produttività e dell’occupazione, la riforma del sistema pensionistico e del sistema sanitario. Il rapporto prende proprio in considerazione tali elementi al fine di valutare la situazione fiscale di ciascun paese nel breve, medio e lungo periodo sottolineando i rischi esistenti. Il documento non include i casi di Cipro e Grecia, attualmente soggetti a programmi di assistenza finanziaria specifici. La Commissione ha registrato tra il 2007 ed il 2015 un aumento del 30% del debito pubblico medio, con un picco dell’89% nel 2014. Il trend, in discesa dal 2015, dovrebbe portare ad un debito pubblico medio del 79,5% nel 2024. Per quanto attiene, nello specifico, la governance economica, il Consiglio ha sanzionato i modesti progressi realizzati dagli Stati membri in merito all’attuazione dello European Semester, il processo di monitoraggio annuale delle politiche degli Stati membri. Il Consiglio, al riguardo, ha quantificato in una percentuale del solo 7%, la misura dell’attuazione delle c.d. country-specific recommendations del 2015, mentre più della metà è rimasta lettera morta o parzialmente realizzate.

Diego Del Priore

Per saperne di più:

European Semester

Unione Bancaria

Fiscal Sustainability Report 2015, EU Commission

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