Riunione dell’ECOFIN dell’8 luglio 2014 (14.07.2014)

L’8 luglio 2014 a Bruxelles si è tenuta la riunione dell’Ecofin, il Consiglio Economia e Finanza dell’UE, nel corso del quale i Ministri dell’economia e delle finanze degli Stati membri hanno convenuto sulla necessità di avviare un concreto piano di riforme strutturali oltre a definire, prioritariamente, gli obiettivi del semestre di presidenza italiano. Nel corso dell’incontro il Presidente di turno, il Ministro Pier Carlo Padoan, ha ribadito come le riforme siano determinanti, soprattutto se lo sforzo è intenso e simultaneo, poiché tutti i Paesi devono progredire nell’agenda delle riforme il cui avanzamento è subordinato ad uno sforzo comune. I Ministri si sono trovati dunque d’accordo nell’ammettere che è estremamente necessario sollecitare la crescita, e l’unico modo per riuscirvi è avviare un piano di riforme strutturali, trovando la spinta e gli incentivi adeguati. Il Ministro Padoan, in particolare, ha puntualizzato come sia possibile, anzi, auspicabile, utilizzare spazi insiti nel Patto di stabilità e crescita, poiché così facendo non si tratterebbe di cambiare le regole, ma di usare nel modo migliore quelle che già ci sono. Unica voce contraria è stata quella di Wolfgang Schäuble, Ministro delle finanze tedesco, il quale ha sottolineato come le riforme strutturali non possono rappresentare una scusa per non continuare nel consolidamento delle finanze pubbliche.
Tra i punti salienti della riunione si segnalano una serie di raccomandazioni formulate dal Consiglio agli Stati membri in ordine alla necessità di revisione e cambio di rotta delle politiche economiche e di bilancio nazionali, finalizzate, come indicato in precedenza, al varo di riforme che conducano agevolmente alla crescita. Pur riconoscendo l’esistenza di segnali che confermano una ripresa della crescita nella zona Euro, in molti Paesi la povertà e la disoccupazione giovanile rimangono ancorati a percentuali allarmanti e non tollerabili. Con le riforme non si deve trascurare il controllo del debito pubblico e del deficit, poiché ad alti livelli degli stessi si accompagna un modesto PIL nominale. Le raccomandazioni formulate sono state indirizzate a 26 dei 28 Stati membri, poiché Cipro e Grecia sono nella fase di aggiustamento macroeconomico.
È stata ripresa inoltre la tematica dell’Unione Bancaria rispetto alla quale i Ministri hanno posto l’accento sulla necessità di revisione del metodo e del calcolo dei contributi che le banche debbono versare ai fondi di risoluzione, istituiti per la gestione ed il trattamento delle crisi bancarie. In particolare la Commissione, intervenendo sul punto, ha annunciato di voler intervenire tempestivamente con l’adozione di atti finalizzati alla revisione e al calcolo dei contributi da distrarsi a favore dei fondi, indicando comunque il termine entro il quale gli Stati dovranno conformarsi alla nuova normativa (31 dicembre 2014).
Punto centrale del dibattito rimane comunque l’obiettivo Europa 2020. Sul punto il Consiglio ha sostenuto la necessità di sollecitare la crescita e l’occupazione. Infatti, non si è mancato di ricordare come la crisi dei mercati finanziari abbia indebolito considerevolmente la crescita e l’occupazione, andando ad incidere significativamente sulla realizzazione degli obiettivi della strategia. Il Consiglio ha previsto l’introduzione di meccanismi di vigilanza finalizzati a monitorare gli obiettivi che si intende perseguire per raggiungere lo scopo di Europa 2020 che, lo ricordiamo, contiene 5 punti principali: istruzione, l’inclusione sociale, innovazione, clima ed energia.
Ulteriore materia affrontata e meritevole di attenzione è l’adozione di una modifica delle norme fiscali dell’UE che impedirà la doppia “non imposizione” dei dividendi distribuiti tra gruppi societari derivanti dalle costruzioni finanziarie ibride. Con la riforma indicata, infatti, lo Stato membro della società madre dovrà astenersi dal sottoporre a imposizione gli utili della società figlia solo nella misura in cui tali utili non siano deducibili per quest’ultima. Frutto di discussioni e intese già raggiunte in precedenza, la nuova pianificazione fiscale modifica la direttiva 2011/96/UE sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi che imponeva agli Stati membri di esentare gli utili che le società madri ricevevano dalle società figlie operanti in altri Stati membri. Con il sistema così tracciato si intendeva assicurare che gli utili non fossero tassati due volte e che i gruppi transfrontalieri non risultassero penalizzati rispetto ai gruppi nazionali.

Daniele Paolanti

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