Risultati del Consiglio Istruzione, gioventù, cultura e sport del 30-31 maggio 2016 (07.06.2016)

 

Il 30-31 maggio 2016 si è riunito il Consiglio istruzione, gioventù, cultura, audiovisivi e sport, presieduto da Martin van Rijn, Segretario di Stato per la salute, il welfare e lo sport, Jet Bussemaker, ministro per l’istruzione, la cultura e le scienze, Edith Schippers, ministro per la salute, il welfare e lo sport dei Paesi Bassi. I ministri e i rappresentanti dei governi partecipanti (per l’Italia Dario Franceschini, ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e Giovanni Pugliese, rappresentante permanente) hanno discusso e adottato conclusioni per tutti i singoli settori della formazione in commento, prevedendo anche un collegamento tra queste e le priorità strategiche della Presidenza del Consiglio entrante, ovvero quella della Slovacchia, che il 1° luglio inizierà il suo semestre. In generale, i temi affrontati sono stati quelli del terrorismo e della radicalizzazione violenta del pensiero (e a volte non solo) in alcuni settori che riguardano i giovani più da vicino, l’identità di questi ultimi, così come la promozione dello sport e la lotta al doping.

Nello specifico, le conclusioni sulla gioventù sottolineano l’importanza del lavoro, del volontariato, delle attività culturali e dello sport nel fronteggiare la radicalizzazione in atto in alcuni settori della popolazione giovanile europea, e per questo i ministri invitano gli Stati membri e la Commissione a sviluppare programmi di formazione e istruzione per i giovani lavoratori da utilizzare a livello nazionale, regionale e locale e orientati in tal senso. Inoltre, occorre sfidare le ideologie estremiste violente che hanno appeal sulle fasce junior della popolazione, fornendo in primis alle famiglie delle alternative non aggressive, attraverso supporto e consulenza di vario tipo. A tal riguardo, il Consiglio è stato informato dalla Commissione dei propri propositi per contribuire ad affrontare la problematica della radicalizzazione e dell’estremismo violento tra i giovani, ovvero: l’elaborazione di una guida sulla gestione dei conflitti rivolta sia ai ragazzi che agli educatori, lo sviluppo dell’alfabetizzazione mediatica e la destinazione di ulteriori risorse del programma Erasmus+ alla lotta alla radicalizzazione e all’estremismo.
Altro tema degno di nota, strettamente collegato al precedente, concerne l’adozione e la strutturazione di un approccio integrato per sostenere lo sviluppo di un’identità dei giovani in rapporto all’Europa e al loro sentirsi cittadini europei. La Presidenza olandese ha evidenziato le sfide che negli ultimi anni stanno interessando l’Europa e che provocano reazioni e conseguenze tra gli stessi cittadini europei, anche e soprattutto tra i giovani (interessati da fenomeni specifici): la crescente diversificazione etnica della popolazione europea, la difficoltosa situazione socio-economica che rende complicato l’accesso al mercato del lavoro ai giovani, la messa in discussione della legittimità dell’Europa e la trasmissione da parte dei media di immagini violente dei conflitti internazionali, in alcuni casi alle frontiere europee. Per comprendere meglio questa realtà e stimolare poi il dibattito tra i ministri, la Presidenza ha fatto intervenire il Dr. Stijn Sieckelinck, professore all’Università di Utrecht ed esperto di questioni di radicalizzazione, il quale ha tracciato una panoramica delle cause della radicalizzazione dei giovani e dei suoi possibili rimedi. Tra le motivazioni, ad esempio, si annovera la pressione di una società sempre più polarizzata, in cui le ideologie estreme veicolate da internet esercitano grande fascino tra i più giovani, mentre una misura di contrasto potrebbe essere sviluppare tra i ragazzi modelli informali di comportamento e incentivarli ad espandere e a diversificare le proprie relazioni per trovare una guida, empatia e possibilità di partecipazione alle diverse forme della vita associata. I ministri, accogliendo positivamente l’analisi del professore, hanno anche concordato sul fatto che altre misure da implementare sono: la realizzazione di un autentico approccio integrato finalizzato allo sviluppo di un’identità positiva dei giovani – il che sarà possibile mediante il coinvolgimento attivo della famiglia, degli allenatori sportivi, dei leaders religiosi, dei giovani lavoratori e degli insegnanti, ma anche attraverso lo stanziamento di risorse ad hoc derivanti dai vari programmi e strumenti di finanziamento dell’UE – o ancora di progetti di insegnamento individuali e su misura e di assistenza sociale per i giovani più vulnerabili.

Per quanto riguarda il settore dell’istruzione, il Consiglio ha adottato delle conclusioni in cui si evidenzia il carattere ambivalente di internet e dei social media, in quanto, se da una parte questi offrono molti benefici e vantaggi per gli utenti, dall’altra sono fonti di potenziali rischi e pericoli, come il cyber-bullismo o la propaganda incontrollabile ed estesa dei gruppi estremisti che li utilizzano per diffondere odio e violenza. Per questo, secondo i ministri, è necessario uno sviluppo dell’alfabetizzazione mediatica e del pensiero critico diretto soprattutto ai giovani, attraverso l’istruzione e la formazione. Con questi due strumenti, in aggiunta, i ragazzi dovrebbero essere in grado di reagire positivamente al proselitismo, all’indottrinamento, al pensiero estremista e violento e ai discorsi improntati all’odio e al disprezzo verso l’altro. A tal fine, le misure necessarie dovrebbero essere adottate a tutti i livelli, dall’Unione ai singoli Stati membri, e dovrebbero poter fare affidamento su fonti di finanziamento adeguate provenienti in particolare da Erasmus+, Meccanismo per collegare l’Europa, Fondi strutturali e di investimento europei, Horizon 2020, Europa creativa ed Europa per i cittadini.
Altro tema che è stato al centro della discussione e che potrà portare a risultati interessanti e utili nel prossimo futuro ha riguardato la modernizzazione dell’istruzione superiore e, a questo proposito, l’obiettivo del dibattito è stato quello di consentire ai ministri di dare un contributo alla revisione che opererà la Commissione della comunicazione «Sostenere la crescita e l’occupazione – un progetto per la modernizzazione dei sistemi d’istruzione superiore in Europa» (COM(2011) 567). La Presidenza, alla luce dei dati riguardanti il numero dei laureati, non certo positivi, soprattutto se comparati a quelli dei competitors dell’UE, ha illustrato quali sono le tre principali sfide in questo campo per l’Europa, ossia aumentare la rilevanza dell’istruzione superiore per il mercato del lavoro, preparare dei cittadini impegnati e infine cambiare il ruolo e la funzione dei docenti tenendo conto dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni. I ministri, quindi, hanno convenuto sul fatto che i principali aspetti da prendere in considerazione al fine di modernizzare l’istruzione superiore sono, tra gli altri, migliorare i collegamenti tra istruzione e apprendimento formale e non formale, esplorare il potenziale dell’apprendimento digitale, investire in docenti qualificati, aumentare la mobilità internazionale, accrescere la flessibilità dei sistemi di istruzione superiore, migliorare l’accesso a quest’ultima per gli studenti provenienti da contesti svantaggiati. Sul tema, Tibor Navracsics, Commissario all’istruzione, cultura, giovani e sport, presente al meeting, ha aggiunto una considerazione interessante, ossia che le università non dovrebbero essere delle mere “fabbriche di conoscenza”, ma dovrebbero proporsi come istituzioni e centri di sviluppo regionale in grado di attrarre investimenti.

Nel campo della cultura e degli audiovisivi, il Consiglio ha adottato le conclusioni sul ruolo fondamentale svolto da Europeana per l’accesso digitale, la visibilità e la fruizione del patrimonio culturale europeo, affrontandone anche gli aspetti connessi alla mission, al finanziamento e alla governance. Le proposte contenute nelle conclusioni sono finalizzate a rafforzare Europeana come progetto di innovazione culturale e digitale (aumentando l’impegno degli Stati membri e assicurandone la sostenibilità finanziaria), a ricentrare le sue attività intorno a quelle che forniscono un più chiaro valore aggiunto europeo e a migliorare la piattaforma presentando i contenuti in un modo diversificato e più attraente. Per gli aspetti finanziari, si ricorda che questo strumento è finanziato sia dall’UE, con il Meccanismo per collegare l’Europa, sia dagli Stati membri che forniscono i propri contributi su base volontaria, ma, nonostante ciò, questo modello si è rivelato incapace di garantire la copertura del fabbisogno dello strumento in maniera sostenibile. Preso atto di questa difficoltà, quindi, il Consiglio invita la Commissione a passare da un finanziamento basato sulle sovvenzioni, ad uno che contempli una combinazione di sovvenzioni e approvvigionamento/procacciamento. Le prime possono contribuire a sostenere progetti specifici, mentre i secondi possono finanziare integralmente e salvaguardare la funzionalità della piattaforma.

Altre questioni hanno riguardato, ad esempio, la proposta accolta con favore dal Consiglio, che la Commissione avanzerà a breve, di fare del 2018 l’Anno europeo del patrimonio culturale, con lo scopo di accrescere la consapevolezza e promuovere l’istruzione sul patrimonio culturale, come anche la sua centralità nell’integrazione e nell’inclusione sociale. Peraltro la data è quanto mai significativa, visto che ricorrerà il centenario della fine della Prima Guerra mondiale.

Con riferimento allo sport, il Consiglio ha adottato delle conclusioni sul miglioramento dell’integrità, della trasparenza e della good governance nei maggiori eventi sportivi, da perseguire attuando misure quali la garanzia di procedure trasparenti e democratiche durante tutte le fasi dei maggiori eventi sportivi (es. informando e coinvolgendo il pubblico), l’uso di criteri trasparenti per il sostegno pubblico delle organizzazioni coinvolte (es. richiedendo l’attuazione dei principi basici della buona governance, della democrazia e della trasparenza delle procedure utilizzate da queste organizzazioni), richiedendo a tutte le parti interessate in qualità di partner nel grande evento sportivo di rispettare le norme internazionali riconosciute e partecipare a iniziative internazionali (es. Global Compact delle Nazioni Unite o i Principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e i diritti umani), infine usando principi trasparenti come base per fornire sostegno pubblico agli eventi sportivi più importanti con riferimento a questioni d’integrità nel campo dei diritti umani (tra cui i diritti dei bambini e dei lavoratori e la parità di genere, così come la prevenzione di tutte le forme di discriminazione e delle minacce all’integrità e alla correttezza dello sport, quali doping, violenza e combine).
Fondamentale, da questo punto di vista, è il ruolo dei governi nel miglioramento della governance nel settore sportivo. I ministri, hanno ribadito i molti benefici che la pratica dello sport ha a diversi livelli, ma hanno anche riconosciuto i problemi che affliggono il settore, come la corruzione, il doping, le combine, la violenza e il traffico di esseri umani, che ne minano la credibilità e compromettono la fiducia del pubblico verso i suoi valori. Per questo gli stessi hanno convenuto su alcuni orientamenti che gli Stati membri dovrebbero sempre tenere in considerazione, come: il diritto dei governi di controllare le federazioni sportive e in che modo esse utilizzano i finanziamenti pubblici, la responsabilità in capo alle autorità pubbliche nello stabilire il quadro legale e i criteri cui le federazioni sportive devono attenersi; l’obbligo delle organizzazioni sportive di gestire i loro rispettivi sport in linea con i principi fondamentali della buona governance (sostenibilità finanziaria, responsabilità, trasparenza, effettiva gestione e titolarità); la necessità di coordinare l’azione dei vari Stati membri nell’affrontare minacce e sfide transnazionali come doping, corruzione e combine; il bisogno di rafforzare il dialogo strutturato con e tra i vari movimenti sportivi. Per concludere, la Commissione ha accolto con favore le iniziative e le misure già prese e attuate dagli Stati membri e intende proporne altre complementari come l’ulteriore sviluppo degli impegni pubblici relativi alla good governance, approfittare della Settimana europea dello sport (10-17 settembre 2016) per promuovere l’integrità dello sport e utilizzare Erasmus+ per supportare progetti sulla buona governance, sul doping e sulla questione delle combine.

Luigi D’Ettorre

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