Risultati del Consiglio Giustizia e Affari interni, 8-9 ottobre 2015 (21.10.2015)

Durante l’ultimo Consiglio GAI tenutosi l’8 e il 9 ottobre 2015 sono stati affrontati temi di rilevanza fondamentale ovvero:

  • la politica di rimpatrio;
  • l’aumento dei fondi destinati ad affrontare la crisi dei migranti;
  • la normativa inerente la protezione dei dati personali.

Per quanto riguarda il primo tema le conclusioni del Consiglio, sviluppate in 17 punti, possono essere illustrate più brevemente come segue:

1. Nel ribadire l’importanza di una politica di rimpatrio coerente, credibile ed efficace, il Consiglio si esprime favorevolmente per quanto riguarda il piano di azione dell’UE sul rimpatrio[1] proposto dalla Commissione il 9 settembre 2015 elaborato proprio su richiesta del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno 2015. A tal proposito il Consiglio invita la Commissione a dare rapidamente seguito con misure concrete a quanto contenuto nel piano di azione.
2. È stata osservata la necessità di adottare una politica di rimpatrio efficace e coerente che si avvalga della cooperazione pratica tra gli Stati membri e tra questi ultimi e le agenzie di riferimento (ad es. Frontex). Si invitano pertanto gli Stati membri a richiedere in maniera più sistematica i servizi attualmente offerti da Frontex. A sua volta Frontex dovrebbe intensificare i suoi sforzi al fine di fornire agli Stati membri tutta l’assistenza necessaria.
3. La cooperazione deve realizzarsi anche con i paesi di origine e di transito al fine di portare a termine le operazioni di rimpatrio in maniera efficiente e tempestiva. A breve termine l’Unione Europea esaminerà le sinergie della diplomazia dell’Unione sul terreno, attraverso le sue delegazioni e in particolare i funzionari di collegamento europei per la migrazione (EMLO) attivi fino alla fine del 2015 per Egitto, Marocco, Libano, Niger, Nigeria, Senegal, Pakistan, Serbia, Etiopia, Tunisia, Sudan, Turchia e Giordania.
4. La volontà di rafforzare la cooperazione su tutti i fronti è espressa anche dal parere favorevole del Consiglio riguardo l’intenzione della Commissione di incentivare e guidare un sistema integrato per la gestione dei rimpatri creando sinergie tra la strategia europea integrata per il rimpatrio verso paesi terzi (European Integrated Approach on Return towards Third Countries, EURINT), la rete europea dello strumento di reintegrazione (European Reintegration Instrument Network, ERIN) e la rete europea dei funzionari di collegamento per il rimpatrio (European Return Liaison Officers network, EURLO), nonché i funzionari di collegamento europei per la migrazione (European Migration Liaison Officers, EMLO) i funzionari di collegamento incaricati dell’immigrazione (Immigration Liaison Officers, ILO) e i funzionari di collegamento di Frontex. Essi dovrebbero operare in uno spirito di reciproco sostegno al fine di migliorare l’efficienza del sistema di rimpatrio dell’UE.
5. Al fine di aumentare l’efficacia del sistema di rimpatrio dell’UE occorre stanziare adeguate risorse finanziarie, prestando particolare attenzione al sostegno agli Stati membri esposti a forti pressioni migratorie. Il Fondo Asilo, migrazione e integrazione sosterrà in modo sostanziale le attività di rimpatrio degli Stati membri che prevedono di destinare più di 800 milioni di EUR al rimpatrio nei programmi nazionali per il periodo 2014-2020. I finanziamenti per sostenere la cooperazione in materia di riammissione e reintegrazione dei rimpatriati, anche tra Stati membri e paesi terzi, dovrebbero provenire da tutti gli strumenti appropriati, in particolare il fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e di lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa e i programmi finanziari dell’UE. Il Consiglio accoglie inoltre con favore l’istituzione, da parte della Commissione, dell’apposito strumento per il rafforzamento delle capacità di riammissione nel quadro del Fondo Asilo, migrazione e integrazione. In aggiunta, si dovrebbero assegnare adeguate risorse a Frontex per consentirle di incrementare in modo sostanziale il sostegno in materia di rimpatrio.
6. Si esprime la necessità di aumentare gli standard di esecuzione dei rimpatri in particolare attraverso l’applicazione coerente ed efficiente della direttiva sul ripatrio in vigore dal gennaio 2009[2]. Il Consiglio esorta la Commissione a valutare il funzionamento e l’attuazione della direttiva sul rimpatrio e ad individuare eventuali ostacoli a rimpatri effettivi, anche avvalendosi del meccanismo di valutazione Schengen. Sulla base di tale valutazione, la Commissione è invitata a presentare, se del caso, proposte legislative per ovviare a tali ostacoli. Si dovrebbe fare un uso migliore dei sistemi d’informazione europei esistenti, in particolare del sistema d’informazione Schengen (SIS), del sistema d’informazione visti (VIS) e dell’EURODAC, strumenti importanti volti al miglioramento della raccolta, condivisione e coordinamento delle informazioni tra Stati membri a fini di rimpatrio. Il Consiglio attende con interesse le prossime proposte della Commissione, basate su uno studio di fattibilità, intese a introdurre l’obbligo di inserire nel SIS tutti i divieti d’ingresso e le decisioni di rimpatrio, in particolare al fine di consentirne il reciproco riconoscimento e l’esecuzione, quanto prima possibile nel 2016. In aggiunta, la legislazione riveduta in materia di frontiere intelligenti che sarà presentata prima della fine del 2015 dovrebbe contribuire ad un miglioramento nel settore del rimpatrio mediante la creazione di un registro di tutti gli spostamenti transfrontalieri di cittadini di paesi terzi. Il Consiglio accoglie inoltre con favore le proposte della Commissione riguardanti l’utilizzo dell’EURODAC a fini di rimpatrio. Gli Stati membri renderanno inoltre operativa, entro la fine del 2015, la rete di punti di contatto nazionali per lo scambio di informazioni al fine di agevolare la revoca dei permessi di soggiorno, in particolare per i migranti con precedenti penali.
7. Il Consiglio sottolinea il ruolo centrale delle legislazioni nazionali nel creare le condizioni favorevoli per un’efficace azione di rimpatrio dell’UE. Gli Stati membri possono avvalersi dei finanziamenti disponibili, oltre che degli stanziamenti del Fondo Asilo, migrazione e integrazione, che sono forniti dalla Commissione. Il Consiglio accoglie con favore l’intenzione della Commissione di controllare e valutare, mediante la rete europea sulle migrazioni, se le differenze tra i programmi dei vari Stati membri in materia di rimpatrio volontario e reintegrazione possano condurre a una ricerca dello Stato membro che offre le condizioni di rimpatrio più vantaggiose (“return shopping”).
8. Si invitano la Commissione e gli Stati membri a promuovere il lasciapassare dell’UE, un documento di viaggio standard per l’allontanamento dei cittadini dei paesi terzi che dovrebbe diventare il documento di viaggio comunemente accettato dai paesi terzi a fini di rimpatrio.
9. Chiarisce che la riammissione dei propri cittadini è un obbligo a norma del diritto internazionale consuetudinario e che tutti gli Stati devono attenersi a tale obbligo. Il Consiglio invita la Commissione, in stretta cooperazione con il SEAE, ad avviare rapidamente dialoghi bilaterali per rafforzare la cooperazione pratica con tutti i pertinenti paesi terzi di origine e di transito dei migranti irregolari, basandosi sull’esperienza degli Stati membri dell’UE che hanno realizzato positive operazioni di rimpatrio verso tali paesi terzi. La Commissione e il SEAE dovrebbero informare periodicamente sui risultati di tali incontri e riferire, entro giugno 2016, sui progressi compiuti. Su questa base, il Consiglio invita la Commissione a proporre direttive di negoziato per accordi di riammissione con i pertinenti paesi di origine laddove sia necessario formalizzare le modalità di cooperazione pratica. Parallelamente, il Consiglio invita la Commissione ad assicurare che i negoziati in corso sugli accordi di riammissione siano accelerati e conclusi al più presto. Il Consiglio accoglie con favore l’introduzione del principio “più progressi, più aiuti” come modo per aumentare la pressione da parte dell’UE e degli Stati membri.
10. L’UE deve esaminare la possibilità di sviluppare capacità di accoglienza sicure e sostenibili e di fornire ai rifugiati e alle loro famiglie prospettive durature e procedure adeguate nelle regioni di paesi terzi esposte a pressioni migratorie fino a quando non possano tornare nel loro paese d’origine. Una volta soddisfatte le condizioni stabilite dalla direttiva 2013/32/UE, in particolare il principio di “non-refoulement” (non respingimento) di cui all’articolo 38, gli Stati membri possono considerare le domande di asilo di queste persone inammissibili per motivi inerenti al concetto di paese terzo sicuro a norma dell’articolo 33 di detta direttiva e procedere in seguito rapidamente al rimpatrio assistito. Parallelamente, è opportuno esplorare capacità regionali analoghe ai fini di un rapido rimpatrio di coloro a cui non è attribuibile la qualifica di beneficiario di protezione internazionale.

Per quanto concerne il secondo punto, ovvero l’aumento dei fondi destinati alla crisi migratoria per la seconda volta quest’anno il Consiglio aumenta il bilancio dell’UE per misure connesse alla migrazione. Mediante una procedura accelerata, il Consiglio ha accettato il progetto di bilancio rettificativo n. 7 per il 2015, che rafforza il sostegno dell’UE nel quadro dell’agenda europea sulla migrazione di 401,3 milioni di EUR in impegni e 57 milioni di EUR in pagamenti. Tale aumento comprende:
• 300 milioni di EUR in impegni per lo strumento europeo di vicinato per fornire assistenza ai paesi terzi che ospitano rifugiati dalla Siria attraverso il fondo fiduciario Madad
• 100 milioni di EUR in impegni per finanziare gli aiuti di emergenza a titolo del Fondo Asilo, migrazione e integrazione e del Fondo Sicurezza interna
• 55,7 milioni di EUR in pagamenti per aiuti umanitari
Il progetto di bilancio rettificativo n. 7/2015 finanzia inoltre la creazione di 120 nuovi posti nelle tre agenzie dell’UE che operano nei settori legati alla migrazione: Frontex (+60), Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (+30) ed Europol (+30). Ciò comporta costi aggiuntivi di 1,3 milioni di EUR in impegni e pagamenti nel 2015.
Il Consiglio ha inoltre approvato una proposta della Commissione intesa a trasferire 175 milioni di EUR in impegni e 14,3 milioni di EUR in pagamenti per rafforzare l’assistenza umanitaria a titolo della rubrica 4 (Ruolo mondiale dell’Europa). Obiettivo del trasferimento è coprire i bisogni più urgenti della popolazione in Siria, degli sfollati in Iraq e nei paesi che ospitano e per i quali transitano i rifugiati: Turchia, Libano, Giordania e Balcani occidentali.

La questione sulla protezione dei dati nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale è stata discussa il 9 ottobre. In particolare il Consiglio ha concordato la sua posizione negoziale sul progetto di direttiva concernente la protezione dei dati. Ciò consentirà al Consiglio di avviare i colloqui con il Parlamento Europeo. Con tale progetto di direttiva si intendono perseguire i seguenti obiettivi:

  • Innanzitutto rivolgendosi non solo al trattamento transfrontaliero dei dati bensì anche a quello effettuato dalle autorità giudiziarie e di polizia nazionali, lo scopo prioritario è quello di uniformare la normativa dei 28 Stati membri accrescendo così la fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie e di polizia all’interno dell’UE e favorendo la cooperazione tra le stesse.
  • Si auspica inoltre un livello di tutela equivalente in tutti gli Stati membri dei diritti e delle libertà delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o di esecuzione di sanzioni penali o salvaguardia contro e prevenzione di minacce alla sicurezza pubblica.
  • Si intende prevenire eventuali disparità che potrebbero, infatti, ostacolare la libera circolazione dei dati tra le autorità competenti.
    Il progetto di direttiva prevede inoltre la designazione di un’autorità di controllo che agisca in totale indipendenza in ciascuno Stato membro. Ad essa spetterebbe il compito di sorvegliare l’applicazione delle disposizioni adottate ai sensi della presente direttiva e contribuire alla loro coerente applicazione in tutta l’Unione. A tal fine le autorità di controllo di ciascuno Stato dovrebbero cooperare tra loro e con la Commissione. È prevista inoltre la possibilità che tali compiti siano assolti da un’autorità di controllo precedentemente istituita ai sensi del regolamento EU/XXX.

[1]: Per il piano di azione dell’Unione Europea sul rimpatrio elaborato dalla Commissione
[2]: Tale direttiva introduce norme e procedure comuni applicabili nei paesi dell’UE per l’allontanamento dal loro territorio di cittadini non comunitari il cui soggiorno è irregolare. La direttiva fissa disposizioni per porre fine ai soggiorni irregolari, per trattenere i cittadini non comunitari in attesa del loro allontanamento, nonché garanzie procedurali.

 

Carla Di Nardo

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