Risultati del Consiglio Affari generali del 19 maggio 2015 (24.05.2015)

Il Consiglio Affari generali del 19 maggio 2015 tenutosi a Bruxelles e presieduto dal Ministro degli Affari esteri lettone Edgars Rinkēvičs ha adottato decisioni in alcuni campi importanti dell’Unione Europea.

1. Aumento del pre-finanziamento dell’Iniziativa per l’Occupazione Giovanile. – Il Consiglio del 19 maggio ha innanzitutto modificato il Regolamento (UE) n. 1304/2013 relativo al Fondo sociale europeo e ha così deciso di aumentare la quota di prefinanziamento iniziale destinata ai programmi operativi che supportano l’Iniziativa a favore dell’Occupazione Giovanile (IOG). In sostanza, andando a modificare l’art. 22 del suddetto regolamento e richiamando l’art. 134, par. 1, lettera b) del Regolamento (UE) n. 1303/2013, ha stabilito che la quota di prefinanziamento iniziale per il 2015 destinata agli Stati membri non sarà più di soli 67 milioni di EUR, bensì di un miliardo di EUR. Questa misura, nelle intenzione dell’Unione europea, dovrebbe permettere agli Stati membri, soprattutto quelli i cui i tassi di disoccupazione giovanile sono più alti, di avere uno strumento più efficace per arrestare questa tendenza e magari invertirla, nella consapevolezza che poco si è potuto fare finora dati gli stringenti vincoli di bilancio a cui sono sottoposti gli Stati membri e la mancanza di fondi a disposizione. Tra l’altro questo fondo si rivolge ai c.d. “NEET”, ossia i giovani che non hanno un’occupazione e né la cercano e che non seguono programmi di istruzione o formazione.

2. Comitato dei Ministri APC-UE: definizione o.d.g. – Il Consiglio, nel contesto delle azioni mirate alla cooperazione allo sviluppo, ha adottato l’ordine del giorno che verrà discusso in occasione della 40a sessione del Consiglio dei Ministri del Gruppo di Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico [1] e dell’UE in programma a Bruxelles il 28-29 maggio 2015. I temi che verranno affrontati saranno i flussi migratori, la cooperazione allo sviluppo e il commercio.

3. Sul regolamento inerente la parità di potere d’acquisto. – Il Consiglio ha anche deciso di non opporsi all’adozione, da parte della Commissione, di un regolamento attuativo del Regolamento (CE) n. 1445/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio che fissa norme comuni per la fornitura delle informazioni di base sulle parità di potere d’acquisto, nonché per il loro calcolo e la loro diffusione. Tale modifica ha apportato degli emendamenti all’allegato II del Regolamento 1445/2007, il quale elenca in manieria dettagliata tutta una serie di beni e servizi organizzati in macro-categorie di spesa (spesa per consumi individuali delle famiglie, spesa per consumi individuali delle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie, spesa per consumi individuali delle amministrazioni pubbliche, spesa per consumi collettivi delle amministrazioni pubbliche, spese per investimenti fissi lordi, variazione delle scorte e acquisizioni meno cessioni di oggetti di valore, saldo delle esportazioni e delle importazioni) e che rappresentano le c.d. “posizioni di base”, ossia il più basso livello di aggregazione di voci nella ripartizione del PIL per il quale vengono calcolate le parità. In sostanza una sorta di paniere su base comunitaria.

4. Accordi di esenzione dal visto con la Colombia e il Perù. – Un’altra decisione particolarmente significativa ha riguardato l’autorizzazione concessa dal Consiglio all’avvio dei negoziati sugli accordi di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata tra l’UE e la Colombia e il Perù. Questa misura fa seguito alla modifica, operata dal Regolamento (UE) n. 509/2014, del Regolamento (CE) 539/2001 (GU L 81 del 21.03.2001, pag. 1), che ha determinato lo spostamento di Colombia e Perù dalla lista dei Paesi i cui cittadini devono essere in possesso di visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri (art. 1, par. 1, Reg. 539/2001) alla lista dei Paesi i cui cittadini sono esentati da tale obbligo per soggiorni la cui durata globale non sia superiore a tre mesi (art. 1, par. 2, Reg. 539/2001). In sostanza i cittadini dei due Paesi latinoamericani saranno liberi di entrare e soggiornare per brevi periodi in uno degli Stati membri dell’UE. Prima di questa decisione, sono stati decisivi due ulteriori passi compiuti in precedenza dall’UE: che anche Colombia e Perù garantissero lo stesso diritto ai cittadini di uno Stato membro dell’UE (in conformità con il principio di reciprocità) e che i due Paesi latinoamericani fossero valutati dalla Commissione europea in merito a parametri riguardanti l’immigrazione clandestina, l’ordine pubblico e la sicurezza, i vantaggi economici, segnatamente in termini di turismo e commercio estero, i diritti umani e le libertà fondamentali nonché tenendo conto delle implicazioni di coerenza regionale e reciprocità. Questa valutazione è stata fatta e le situazioni di Colombia [COM(2014) 665 final] e Perù [COM(2014) 663 final] sono state giudicate positive e idonee ad avviare negoziati in tal senso.

5. Conferma dell’accordo politico sulla pesca nel Mediterraneo. – Il Consiglio ha confermato l’accordo politico (11841/14) con il Parlamento europeo con cui si modifica il Regolamento (UE) n. 1343/2011 relativo a talune disposizioni per la pesca nella zona di applicazione dall’accordo costituito in seno alla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM). Il testo della nuova versione del regolamento non ha ancora ultimato il suo iter legislativo, ma tutto lascia presagire che PE e Consiglio possano convergere sulla bozza in discussione. Infatti l’11 maggio 2015 il testo è stato approvato dalla Commissione per la pesca del PE, ora se il Consiglio lo approva in prima lettura verrebbe ritrasmesso al PE per la seconda lettura e infine la presentazione al Consiglio per l’approvazione finale ci potrebbe essere già nei prossimi mesi. Questo passaggio del Consiglio (come anche l’attività del PE) è particolarmente importante dato che mira a recepire nel diritto dell’Unione una serie di misure adottate dalla CGPM nel 2011, 2012 e 2013 e che sono vincolanti per le parti contraenti, fra le quali ci sono l’UE stessa e gli Stati membri che si affacciano sul mar Mediterraneo.

6. UE e Trattato di Marrakech. – Il Consiglio ha deciso di chiedere alla Commissione di elaborare e presentare una proposta legislativa al fine di rendere conforme l’ordinamento dell’Unione Europea alle disposizioni previste dal Trattato di Marrakech (adottato il 27 giugno 2013 da una Conferenza diplomatica convocata ad hoc dopo cinque anni di negoziato) per facilitare l’accesso ai testi pubblicati alle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa. Questo passaggio è quanto mai urgente sia per i risultati che intende raggiungere, sia per far si che l’UE ratifichi il trattato dopo averlo firmato il 30 aprile 2014. Da segnalare che tra gli Stati membri dell’UE solo la metà lo ha firmato: Belgio, Cipro, Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia e Regno Unito. Nessuno tra questi lo ha ratificato [2]. Il Consiglio, comunque, ha assicurato il suo impegno per una sua rapida entrata in vigore e la sua celere attuazione.

7. Cambiamenti climatici. – I ministri hanno anche approvato la firma, a nome dell’UE, della Dichiarazione di Lima (8704/15) conclusa tra Danimarca, Francia, Germania, Svezia, Regno Unito, Norvegia ed Etiopia il 10 dicembre 2014 in occasione della 20a Conferenza internazionale sul clima e con la quale, senza ulteriori aggravi finanziari a carico dei contraenti, si intende migliorare la collaborazione politica con l’Etiopia per far progredire la politica climatica internazionale, in particolare attraverso i negoziati della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ed esprimere il sostegno alla cooperazione a lungo termine in vista della realizzazione della Ethiopia’s Climate-Resilient Green Economy Strategy. Ora l’UE, sulla spinta della Commissione e del Consiglio stesso, è intenzionata a concludere l’accordo firmando anch’essa la Dichiarazione. Il tutto va inquadrato sia all’interno della Strategia Europa 2020, sia in vista della nuova programmazione dell’agenda post-2015 relativa al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. Per questo rappresenta un’importante tappa verso la 21a conferenza internazionale sul clima in programma a Parigi dal 30 novembre al 11 dicembre 2015.

8. Trasparenza del Consiglio e della sua attività. – Infine, i ministri hanno adottato la relazione annuale per l’anno 2014 sull’attuazione del Regolamento n. 1049/2001 riguardante l’accesso del pubblico ai documenti ufficiali del Consiglio. Il rapporto fornisce una panoramica della politica di trasparenza del Consiglio e fornisce informazioni sul registro pubblico dei documenti del Consiglio, nonché statistiche relative all’accesso dei cittadini ai documenti. Ad esempio il rapporto indica che nel 2014 si sono registrati quasi 900mila visitatori unici connessi al registro, ossia un incremento del 13,5% rispetto al 2013; oppure che il Consiglio ha dato accesso (in tutto o in parte) a più dell’82% dei documenti richiesti.

Luigi D’Ettorre

[1]. Il Gruppo di Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) è un’organizzazione costituita dall’Accordo di Georgetown del 1975. È composta da 79 Stati africani (48), caraibici (16, ossia tutti tranne Cuba) e della regione dell’Oceano Pacifico (15) firmatari dell’Accordo di Cotonou, noto come Accordo di partenariato ACP-CE, che li lega ora all’Unione europea. Gli obiettivi principali sono a) uno sviluppo sostenibile di tutti gli Stati membri e la loro graduale integrazione nell’economia globale; b) il coordinamento delle attività del Gruppo ACP nel quadro dell’attuazione dell’Accordo di partenariato ACP-CE; c) il consolidamento dell’unità e della solidarietà tra Stati ACP e della comprensione tra i loro popoli; d) la costituzione e il consolidamento della pace e della stabilità in una società libera e democratica.

[2]. http://www.wipo.int/treaties/en/ShowResults.jsp?lang=en&treaty_id=843

 

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