Risultati del Consiglio Affari generali del 17-18 novembre 2015 (24.11.2015)

Il 17 e 18 novembre a Bruxelles si è tenuto il Consiglio Affari generali dell’Unione Europea presieduto da Jean Asselborn, Ministro degli Affari esteri ed europei del Lussemburgo e Camille Gira, Segretario di Stato per lo sviluppo sostenibile e le infrastrutture del Lussemburgo.

1. Argomenti dibattuti. – Nella prima giornata i ministri hanno discusso di questioni politiche, istituzionali e relative all’azione esterna di una certa importanza, impostando il lavoro dell’Unione per i prossimi mesi. Il Consiglio ha messo a punto la preparazione del Consiglio europeo del 17-18 dicembre 2015 che si occuperà innanzitutto della lotta contro il terrorismo dopo i fatti tragici di Parigi, l’attuazione delle sue misure in risposta alla crisi dei rifugiati e l’adozione di altre in base alla situazione attuale, l’Unione economica e monetaria e il prosieguo dopo il report dei cinque presidenti, il completamento del mercato unico europeo in tutte le sue dimensioni dopo la comunicazione della Commissione «Upgrading the Single Market: more opportunities for people and business» (COM(2015) 550 final, del 28.10.2015), il referendum del Regno Unito sulla sua permanenza o meno nell’UE e infine lo stato delle relazioni con la Russia e la situazione in Ucraina.
Il Consiglio ha tenuto anche il suo primo dialogo annuale sullo Stato di diritto, istituito nel dicembre 2014 per promuovere e salvaguardare lo Stato di diritto nell’Unione nel quadro dei trattati, e ha ascoltato la presentazione fatta dalla Commissione dei risultati del suo colloquio tenutosi l’1-2 ottobre 2015 sui diritti fondamentali e riguardante la prevenzione e la lotta all’odio antisemita e antislamico. Inoltre ha discusso della tematica dello Stato di diritto nell’era digitale.
La presidenza del Consiglio, poi, ha informato i ministri sullo stato dell’arte del negoziato portato avanti da Commissione, Parlamento europeo e Consiglio relativo a un accordo interistituzionale per un migliore processo legislativo (better regulation) dell’Unione proposto dalla stessa Commissione. A loro volta i ministri hanno fornito alla presidenza i loro pareri e indirizzi in vista della conclusione del negoziato con le altre due istituzioni legislative.
Gli ultimi due punti dibattuti hanno riguardato le prospettive future complessive dell’UE, dal punto di vista soprattutto della pianificazione del lavoro da portare avanti in futuro. Per questo si è discusso del programma di lavoro della Commissione per il 2016 presentato a fine ottobre dall’istituzione guidata dal J.-C. Juncker e della tabella di marcia dell’ultimo mese del semestre di presidenza del Consiglio del Lussemburgo e soprattutto di quella del semestre della presidenza entrante dei Paesi Bassi (gennaio – giugno 2016). Questa vera e propria roadmap ha il compito di programmare il lavoro nei prossimi mesi e per i primi sei del 2016 ed è quanto mai necessaria perché da un lato permette di stabilire un collegamento e una coerenza tra le presidenze che si avvicendano e dall’altro lato consente alle varie formazioni del Consiglio di agire in maniera coordinata e efficace (in questo modo il Consiglio Affari generali è in grado di monitorare l’intero processo).

2. Conclusioni relative alla politica di coesione dell’UE. – Il Consiglio, poi, ha adottato tre conclusioni inerenti la politica di coesione dell’UE. La prima, nel quadro della 21a Conferenza delle Parti sul clima delle Nazioni Unite (COP 21) in programma a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, riguarda il contributo dei Fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020 (FSIE) al sostegno al processo di transizione verso un’economia sempre meno basata sui fossili e sempre più “decarbonizzata” e a basse emissioni. I fondi strutturali che rientrano nella politica di coesione non sono tutti, bensì il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione (FC). Il Consiglio ha ricordato, quindi, gli impegni che l’UE si è assunta in questo ambito, ossia la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra su base nazionale di almeno il 40% entro il 2030 rispetto al 1990, l’aumento dell’efficienza energetica e della quota di energia da fonti rinnovabili di almeno il 27% entro il 2030 e la riduzione delle emissioni dell’80-95% entro il 2050 rispetto al 1990. Ha evidenziato, al contempo, come i FSIE mettano a disposizione nel periodo 2014-2020 45 miliardi EUR per sostenere la transizione dell’economia verso un modello più sostenibile in quanto basato su basse emissioni e un uso più contenuto dei fossili e, più in generale, che più di 110 miliardi EUR sono stanziati per le misure destinate alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici se si considerano tutti gli altri obiettivi tematici dell’Unione che hanno a che fare con la questione ambientale (a queste risorse poi si dovranno sommare quelle provenienti dal cofinanziamento pubblico/privato a livello di singoli Stati membri). Il Consiglio si è anche compiaciuto del fatto che gli Stati membri hanno dimostrato una grande sensibilità su questo tema visto che, tra l’altro, con i loro contributi volontari hanno finanziato il FC e il FESR per più del doppio rispetto all’ammontare del periodo 2007-2013. Tra le altre cose significative i ministri hanno anche sottolineato l’importanza del continuo coinvolgimento delle autorità e degli stakeholders nazionali, regionali e locali nella corretta ed efficace gestione dei FSIE e degli altri programmi e strumenti nazionali e comunitari.

La seconda conclusione relativa alla politica di coesione dell’UE riguarda il punto della situazione sulla cooperazione territoriale europea realizzata in gran parte attraverso il programma di finanziamento Interreg a 25 anni dalla sua istituzione e il contributo al suo rafforzamento da parte dei FSIE. Le conclusioni del Consiglio, dopo aver richiamato una serie di iniziative e atti ufficiali adottati da Commissione, Consiglio stesso, INTERACT, Eurobarometro e Comitato delle Regioni per celebrare il 25° anno di questo strumento e rilanciarne la visibilità, hanno ricordato il ruolo positivo di Interreg nella cooperazione transfrontaliera, transnazionale ed intraeuropea, nella realizzazione delle strategie macroregionali dell’UE esistenti e future, nell’integrazione delle regioni ultra-periferiche e delle zone scarsamente popolate dei Paesi nordici, nel contributo al sostegno di programmi di partenariato e cooperazione con i Paesi terzi come lo strumento di preadesione (Instrument for Pre-accession Assistance – IPA) e lo strumento europeo di vicinato (European Neighbourhood Instrument – ENI). Il Consiglio poi ha invitato la Commissione, gli Stati membri e tutti gli altri attori coinvolti a garantire adeguate visibilità, comunicazione e sensibilizzazione in merito agli obiettivi e i risultati dei programmi Interreg e a rafforzare le sinergie con gli altri programmi della politica di coesione. Inoltre Interreg è in grado di giocare un ruolo assolutamente non secondario nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla strategia Europa 2020. Infine le conclusioni hanno ribadito il forte sostegno al nuovo concetto basato sull’orientamento al risultato, hanno sottolineato che gli Stati membri, con il sostegno della Commissione, dovrebbero raccogliere dati nazionali, transfrontalieri e transnazionali per contribuire al rafforzamento e all’efficacia di questo nuovo approccio e, per concludere, hanno invitato gli Stati membri e la Commissione a valutare come il concetto di orientamento ai risultati può essere meglio attuato e calibrato sulle specificità degli obiettivi europei di cooperazione territoriale.

La terza conclusione sulla politica di coesione dell’UE ha riguardato il tema della semplificazione dei Fondi strutturali e di investimento europei (FSIE) richiesta in particolare dagli Stati membri, dalle piccole e medie imprese e da altri stakeholders coinvolti nell’attuazione e nella gestione dei Fondi, preoccupati per la complessità e la scarsa chiarezza delle norme e delle procedure e talvolta per la loro instabilità e sovrapposizione o ancora per la loro incoerenza con altri strumenti, politiche e fondi gestiti direttamente dall’UE. Il Consiglio ha sottolineato che la semplificazione, unita alla certezza e alla chiarezza dell’interpretazione delle norme che disciplinano l’utilizzo dei FSIE, è più che mai necessaria per fornire un contributo efficace ed efficiente per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, per la strategia per la creazione di posti di lavoro e crescita economica e per avvicinare la politica ai cittadini europei. Inoltre è centrale per una sana gestione finanziaria e l’attuazione di un approccio orientato al risultato. Il Consiglio ha sottolineato che la politica di coesione e i FSIE si basano su una gestione e una responsabilità condivise e che la semplificazione può essere ottenuta e può fornire i relativi vantaggi se intrapresa come una sfida congiunta della Commissione, degli Stati membri e di tutti i soggetti coinvolti nella gestione e nel controllo dei processi connessi, invitando a partecipare anche le piccole e medie imprese e altri gruppi di beneficiari. Le conclusioni ricordano il ruolo centrale nella semplificazione dei FSIE sia della Commissione, nell’assicurare la tempestiva, coordinata, chiara e stabile interpretazione dei regolamenti, sia della Corte dei conti, nella rilevazione dei processi e delle procedure ridondanti, suggerendo al contempo le soluzioni più efficaci sulla base delle buone pratiche, e a tal proposito ha suggerito che la Corte sia consultata sulle proposte di semplificazione prima della loro entrata in vigore per garantire che vi sia una comprensione chiara e comune sotto tutti i punti di vista. Infine le conclusioni invitano la Commissione, gli Stati membri e tutti gli organismi coinvolti nella gestione e nel controllo dei FSIE a cooperare strettamente per: (a) eseguire una diagnosi congiunta e condivisa delle principali fonti di complessità, di eccessivi costi amministrativi e di oneri, tra cui un eccesso di regolamentazione a livello europeo, nazionale e regionale, anche nel contesto dei programmi di cooperazione territoriale europea (Interreg); (b) individuare e proporre alcune misure di semplificazione concrete per il periodo di programmazione in corso che potrebbero essere rapidamente approvate nell’ambito del quadro normativo esistente allo scopo di fornire un valore aggiunto immediato senza minare la stabilità delle norme generali e le strategie dei programmi; (c) rivedere la legislazione e gli atti non legislativi esistenti nella prospettiva di individuare soluzioni di semplificazione per il periodo di programmazione successivo al 2020 con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e i costi a carico dei beneficiari; d) condividere le esperienze e le migliori pratiche al fine di sostenere con successo l’attuazione delle misure di semplificazione concordate a tutti i livelli.

Luigi D’Ettorre

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