Regime europeo di controllo della pesca: il piano d’azione della Francia (08.07.2014)

Il 6 giugno 2014 la Commissione europea ha rilasciato un comunicato stampa con cui ha informato di aver adottato il piano d’azione francese sulla pesca.

Tale piano consente di adeguare il sistema francese di controllo della pesca alle norme europee, definendo una serie di misure volte a migliorare la conformità alle disposizioni del regolamento dell’UE sul regime di controllo della pesca, entrato in vigore nel 2010.

Contesto. Questo piano d’azione è stato elaborato a seguito di un audit della Commissione europea che ha esaminato la conformità del sistema francese di controllo della pesca al regolamento europeo. L’audit ha evidenziato in particolare la complessità amministrativa, l’assenza di una convalida completa e di controlli incrociati dei dati e uno scambio insufficiente di documenti di controllo con altri Stati membri, oltre a individuare problemi in termini di puntualità e precisione nella dichiarazione delle catture. I dati sulle catture sono comunicati dai pescatori, in modo che le autorità di controllo possano monitorare i contingenti di pesca e impedirne così il superamento.

Cos’è un piano d’azione. I piani d’azione sono concepiti per far fronte a problemi organizzativi sistemici: le norme e i sistemi di controllo applicabili nel settore della pesca vengono concordati a livello dell’UE, ma l’attuazione spetta alle autorità e agli ispettori nazionali degli Stati membri. Un sistema di controllo europeo è concepito in modo da garantire che vengano catturati solo i quantitativi di pesce autorizzati, raccogliere i dati necessari per gestire le opportunità di pesca e assicurare che le norme siano applicate in modo uniforme ai pescatori di tutta l’Unione. Il sistema è stabilito nel regolamento UE sul regime di controllo, entrato in vigore il 1° gennaio2010.
In caso di omissione degli Stati membri o di impegno insufficiente nel periodo stabilito dal piano d’azione, la Commissione può avviare un procedimento d’infrazione.
I piani d’azione sono finanziati dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) che dedica ai controlli 690 milioni di euro, quasi il doppio dell’importo precedentemente stanziato, di cui 580 milioni per sostenere lo sviluppo di programmi di controllo, come i piani d’azione.
Sono già stati adottati e messi in atto piani d’azione per Spagna, Malta, Italia e Lettonia e altri tre sono in corso di elaborazione per Portogallo, Bulgaria e Romania.

I piani d’azione già attuati. Nel MEMO/14/404 allegato al comunicato, la commissione ricorda le conquiste ottenute con gli altri piani d’azioni già attuati:

• con il piano d’azione maltese, adottato nel 2011, si sono migliorati i sistemi di controllo per il tonno rosso. Quest’attività di pesca era soggetta a un piano di risanamento, dunque, le azioni del piano hanno migliorato l’osservanza delle norme della Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT) da parte dell’UE, allineando Malta con il piano di risanamento a lungo termine della stessa Commissione per il tonno rosso. Quella di Malta è stata la prima inchiesta amministrativa seguita da un piano d’azione monitorato congiuntamente con la Commissione.
• con il piano d’azione spagnolo, adottato nel 2012, si sono migliorati i problemi individuati nel sistema di registrazione delle catture, in particolare riguardo a ritardi nella raccolta dei dati, alla mancanza di coordinamento fra diverse autorità di controllo e all’affidabilità dei dati. Altre azioni intraprese dalla Spagna comprendono l’imposizione di restrizioni di pesca alle imbarcazioni che hanno ecceduto il contingente, ad esempio nella pesca del nasello.
• con il piano d’azione italiano, adottato nel 2013, si sono migliorati i problemi di monitoraggio, controllo e ispezione delle attività di pesca disciplinate dalla politica comune della pesca (PCP), individuati nel 2010 e nel 2011, che comprendono l’uso di reti da posta illegali, che attualmente sono in fase iniziale di attuazione. Le specie oggetto del controllo sono prevalentemente quelle altamente migratorie e nello specifico sono state intensificate le attività di controllo per la pesca pelagica su larga scala, nell’ambito del piano di risanamento del tonno rosso e dei periodi di divieto alla pesca del pesce spada.
• Con il piano d’azione lettone, adottato nel 2013, si sono migliorati l’assegnazione delle risorse umane e l’allestimento di strutture amministrative, giuridiche e tecniche dedicate all’applicazione della normativa PCP.

I piani in corso di formazione. In Bulgaria e in Romania è in corso un’inchiesta amministrativa in merito a carenze individuate nella pesca del rombo, per capire le cause dei problemi e individuare rimedi concreti da attuare in base a un calendario concordato. In funzione dell’esito dell’inchiesta, in tempo debito si potranno adottare piani d’azione.

Previsione di controlli successivi. Importante è mettere in evidenza che Il regolamento del 2010 sul regime di controllo stipula che gli Stati membri riferiscano alla Commissione ogni cinque anni sulla sua applicazione. Successivamente la Commissione elabora una relazione e la trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio. Gli Stati membri devono quindi inviare alla Commissione la loro prima relazione entro il 1° gennaio 2015 e la prima relazione di valutazione della Commissione dovrà essere elaborata nel corso del 2015.

Normativa europea rilevante. Per gli approfondimenti normativi si rinvia al Regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio del 20 novembre 2009 che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca; vedi anche il Regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio del 29 settembre 2008 che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale.

 

Luca Martelli

 

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