Politica di coesione, strategie macroregionali, misure per la protezione degli interessi finanziari dell’Ue: solo alcuni dei temi al centro del Consiglio Affari generali del 25 aprile 2017 (27.04.2017)

Il 25 aprile 2017 si è tenuto a Lussemburgo la riunione del Consiglio Affari generali che ha affrontato diversi e importanti tempi sia in sede di dibattito che di decisioni prese. La questione centrale è stata la politica di coesione, tant’è vero che la seduta è stata presieduta da Ian Borg, Sottosegretario maltese per la Presidenza e i Fondi dell’Ue e ha visto la partecipazione di Corina Crețu, commissaria europea per la politica regionale e, per quanto riguarda l’Italia, di Claudio De Vincenti, Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno.
Dato che le discussioni e le decisioni hanno riguardato molti aspetti, di seguito saranno riportati quelli più importanti.

1. Politica di coesione e Fondi strutturali e di investimento europei. – Innanzitutto la presidenza ha aggiornato i ministri sullo stato dell’arte della proposta legislativa riguardante la semplificazione delle norme che sovraintendono al funzionamento dei Fondi strutturali e di investimento europei (FSIE). Gli Stati membri in generale sostengono gli aggiustamenti proposti dalla Commissione per agevolare il lavoro delle autorità di gestione e dei beneficiari. Inoltre il Consiglio ha discusso su come possono essere resi più visibili i risultati della politica di coesione e su come quest’ultima può colmare il divario tra Unione europea e cittadini. Tutti i ministri hanno concordato sul fatto che la politica di coesione, se ben comunicata, può convincere i cittadini europei dei vantaggi della politica comune e solidale dell’Ue e, a tal proposito, ha accolto con favore la proposta della Commissione di comunicare meglio la politica di coesione, rimanendo in attesa del suo piano d’azione. A tal fine, però, il Consiglio non è rimasto con le mani in mano, ma ha approvato delle conclusioni con le quali, dopo aver ricordato il contributo fondamentale della politica di coesione, sia in termini quantitativi che qualitativi, al raggiungimento degli obiettivi economici, occupazionali e politici dell’Ue, ha invitato: gli Stati membri a comunicare i vantaggi che l’Europa offre ai cittadini; la Commissione e gli Stati membri, tra cui le autorità di gestione, a migliorare la cooperazione in merito alle loro strategie di comunicazione riguardanti la politica di coesione e i FSIE); la Commissione a disseminare le buone pratiche comunicative che possono illustrare meglio il contributo positivo offerto dalla politica di coesione e dai FSIE sulla vita quotidiana dei cittadini europei; i beneficiari e le autorità di gestione degli Stati membri a comunicare capillarmente e in modo sistematico i risultati, i benefici e l’impatto di lungo periodo della politica di coesione; tutti gli stakeholders a fare migliore uso possibile degli strumenti di comunicazione disponibili (tra cui le nuove tecnologie informatiche). Le conclusioni inoltre hanno insistito molto anche sugli sforzi di semplificazione per ridurre gli oneri amministrativi e burocratici e sulla good governance come elemento imprescindibile per un’attuazione efficiente ed efficace sia della politica di coesione, sia dei FSIE, a maggior ragione in un sistema basato sulla multilevel governance in cui sono coinvolti più livelli e autorità di governo (da quello sopranazionale a quelli regionali e locali). Infine il Consiglio ha ribadito il suo invito alla Commissione di presentare le sue proposte per la politica di coesione post-2020 entro il 2018.

2. Le strategie macroregionali dell’Ue. – Il secondo grosso tema affrontato dal Consiglio ha riguardato le strategie macroregionali dell’Ue e anche in questo caso i ministri hanno adottato delle conclusioni specifiche. Il Consiglio ha puntato molto sulla questione della governance, in quanto da essa in gran parte dipende la buona riuscita delle strategie e per tale motivo ha invitato i paesi partecipanti e le loro regioni a: mantenere un forte impegno politico comune con un alto senso della titolarità per la loro attuazione; migliorare il coordinamento e la cooperazione in vista di una più efficace attuazione; costruire la necessaria capacità amministrativa per assicurare che l’impegno politico si traduca in un’attuazione efficace; potenziare gli attuatori chiave e aumentare la titolarità dei ministeri coinvolti; mobilitare regioni, città, agenzie e istituzioni come università, imprese e società civile incoraggiandole a costituire delle reti tra loro, a cooperare e a partecipare all’attuazione e allo sviluppo delle strategie macroregionali. Inoltre le conclusioni hanno ricordato a tutti gli attori coinvolti di tenere sempre presente gli obiettivi e i risultati da raggiungere e, inoltre, hanno ribadito l’importanza di fare un uso ottimale di tutte le fonti di finanziamento, nazionali ed europee, anche perché, in ossequio alla c.d. “regola dei tre no”, continuerà ad essere impossibile ottenere finanziamenti aggiuntivi a quelli già esistenti. A tal proposito i ministri hanno invitato: i paesi partecipanti alle strategie e le loro regioni a garantire un migliore allineamento dei FSIE, dello Strumento di assistenza preadesione (IPA) e dello Strumento europeo di vicinato (ENI) con gli obiettivi delle strategie macroregionali; la Commissione a assicurare la partecipazione di queste strategie ai fondi a gestione diretta; gli Stati membri e le loro regioni e la Commissione a rafforzare i legami tra le strategie macroregionali e le fonti di finanziamento Ue, rinforzare la coerenza tra gli obiettivi e le priorità macroregionali e quelli definiti a livello nazionale e regionale; incoraggiare scambi tra coordinatori macroregionali e operatori di programmi in un adeguato sistema di multilevel governance, utilizzando tra l’altro le capacità del programma INTERACT.

3. Questioni estere. – Per quanto riguarda gli affari esteri, il Consiglio ha innanzitutto adottato delle conclusioni sulla base della relazione speciale n. 32/2016 della Corte dei conti europea circa l’assistenza dell’Ue all’Ucraina. La Corte ha tracciato un quadro sostanzialmente negativo circa l’appoggio che Bruxelles sta garantendo a Kiev da marzo 2014, cioè da quando i moti di piazza hanno messo fine alla presidenza del filo-russo Viktor Janukovyč inaugurando la stagione dell’europeista Petro Poroshenko. La principale conclusione della Corte è che complessivamente «l’assistenza dell’Ue all’Ucraina è stata parzialmente efficace nel sostenere la trasformazione del paese in uno Stato ben governato nei settori della gestione delle finanze pubbliche, della lotta alla corruzione e del funzionamento del settore del gas» (par. 74) e ha formulato cinque raccomandazioni per migliorarla, anche perché in tre anni sono stati accordati svariati miliardi di euro di prestiti e aiuti finanziari. Le raccomandazioni sono rivolte alla Commissione, la quale dovrebbe: (a) insieme al Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) consolidare il dialogo politico sulle questioni relative alla gestione delle finanze pubbliche; (b) fare tesoro dell’esperienza maturata in Ucraina per migliorare l’impostazione dei futuri aiuti e la loro erogazione; (c) rafforzare il monitoraggio delle modalità di attuazione dell’assistenza Ue, soprattutto in determinati ambiti e porre maggiormente l’accento sull’obbligo di rendiconto de beneficiari; (d) subordinare, in collaborazione con le organizzazioni della società civile, l’erogazione di ulteriori aiuti europei all’efficace attuazione delle riforme essenziali in materia di gestione delle finanze pubbliche e di lotta alla corruzione; (e) adottare tempestivamente misure volte a migliorare l’efficacia dell’assistenza dell’Ue all’Ucraina nel settore del gas e il monitoraggio della relativa cooperazione strategica. Alla luce di questi risultati non certo esaltanti, il Consiglio ha ricordato che il sostegno dell’Unione all’Ucraina deve essere attentamente progettato e portato avanti utilizzando il giusto mix di strumenti e d’ora in poi dovrà essere strettamente connesso a tappe di riforme predefinite, a parametri di riferimento e a rigorosi criteri di valutazione.

Il secondo tema affrontato per gli affari esteri è stato quello della cooperazione Ue-Tagikistan. Il Consiglio ha approvato la posizione dell’Unione in vista della riunione del Consiglio di cooperazione Ue-Tagikistan che si terrà a Bruxelles il 15 maggio. In quella sede le parti valuteranno i progressi realizzati a partire dal quinto Consiglio di cooperazione (febbraio 2016), discuteranno gli sviluppi politici, economici e socioeconomici in Tagikistan e riesamineranno gli aspetti chiave dell’attuazione della strategia Ue-Asia centrale. Su di un piano generale l’Unione si compiace dei progressi compiuti nella cooperazione in tale ambito e della stretta cooperazione del Tagikistan con l’Ue e gli altri attori internazionali nel processo di riforma, ma al contempo invita il paese ex-sovietico ad attuare un’agenda di riforma politica per ristabilire un grado di apertura dello spazio politico e invertire le restrizioni relative alle ONG e alla loro attività.

Inoltre il Consiglio ha concordato e adottato la posizione dell’Unione in vista dell’incontro ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo (UfM) che avrà luogo a La Valletta il 27 aprile e che avrà tra i suoi obiettivi principali il rafforzamento della cooperazione regionale per garantire una gestione sostenibile e integrata delle acque nella regione. Per questo i ministri europei hanno ricordato che essendo l’acqua una risorsa naturale limitata richiede politiche e regolamenti mirati per garantire la sua disponibilità, qualità e gestione sostenibile e, dato che l’impatto dei cambiamenti climatici aumenta le pressioni sulle risorse idriche esistenti, in particolare nella regione mediterranea, l’Unione si impegnerà ad attuare l’agenda del 2030 per lo sviluppo sostenibile che fornisce un quadro di azione per la sostenibilità anche nel settore dell’acqua.

Infine il Consiglio ha rinnovato le misure restrittive contro Myanmar fino al 30 aprile 2018, in vigore dal 1996 e finalizzate a promuovere i progressi verso la democratizzazione. Le sanzioni sono state decise e poi costantemente prorogate per colpire il regime militare e coloro che attivamente frustrano il processo di riconciliazione nazionale, il rispetto dei diritti umani e la democrazia.

4. Italia e IVA. – Il Consiglio, a seguito della proposta formulata dalla Commissione il 7 aprile, ha adottato una decisione che autorizza l’Italia nel periodo che va dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2020 a continuare ad applicare una misura che derogherà dai requisiti di pagamento e fatturazione previsti dalla direttiva 2006/112/CE sull’IVA riguardante la fornitura di beni e servizi alle autorità pubbliche, ampliando ulteriormente la portata di tale deroga alle forniture effettuate dalle società controllate da autorità pubbliche centrali e locali e da quelle società quotate in Borsa inserite in un apposito elenco. Questa decisione è volta a confermare e a rafforzare quelle misure volte a prevenire la frode dell’IVA. Nel dettaglio, in deroga all’art. 206 della direttiva in parola, l’Italia è autorizzata a prevedere che l’IVA esigibile per la fornitura di beni e servizi alle autorità pubbliche, alle società controllate dalle autorità pubbliche (ex art. 2359 del Codice civile) e alle società quotate in borsa incluse nell’indice FTSE MIB, debba essere versata dal beneficiario a un conto bancario separato e bloccato dall’ente responsabile dell’amministrazione fiscale. Inoltre, in deroga all’art. 206 della direttiva, l’Italia è autorizzata a richiedere che le fatture rilasciate in relazione alle forniture di beni e servizi alle precedenti entità debbano includere un’osservazione speciale circa l’obbligo di versare l’IVA su tale conto bancario separato e bloccato

5. Direttiva per tutelare gli interessi finanziari dell’Ue. – Il Consiglio ha adottato una nuova Direttiva sulla protezione degli interessi finanziari dell’Unione, la c.d. Direttiva PIF, a cui non saranno vincolati il Regno Unito e la Danimarca. La direttiva prevede definizioni comuni per una serie di reati lesivi del bilancio unionale che comprendono, tra gli altri, casi di frode, corruzione attiva e passiva, appropriazione indebita di fondi, riciclaggio di denaro e anche i casi gravi di frode transfrontaliera dell’IVA se dovessero superare una soglia di 10 milioni EUR. La direttiva infine, forse alla luce di alcune situazioni presenti in taluni Stati membri, prevede norme minime relative ai periodi di prescrizione, entro i quali i casi attinenti possibili reati di questo tipo debbano essere indagati e perseguiti, anche con la detenzione quando necessario. In questo modo il Consiglio conta di migliorare l’azione penale e la sanzione dei reati contro le finanze dell’Ue e di facilitare il recupero dei fondi europei inutilizzati.

Luigi D’Ettorre

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