Piano per la cultura, contributo del settore cultura a Europa 2020, politica europea nel settore audiovisivi: le conclusioni del Consiglio istruzione, giovani, cultura e sport del 25 novembre (01.12.2014)

1. Considerazioni introduttive. – Il 25 novembre si è svolta la sessione del Consiglio istruzione, giovani, cultura e sport presieduto da Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e Graziano Delrio, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. I temi trattati hanno riguardato due grandi capitoli: cultura e sport. In questa nota saranno presentate le conclusioni attinenti la tematica della cultura e degli audiovisivi, dedicando una nota specifica a quelle riguardanti lo sport.

2. Piano di lavoro per la cultura. – Per quanto riguarda il settore cultura, significativa è stata l’approvazione del Piano di lavoro per la cultura, strumento strategico che dovrà svilupparsi nel quadriennio 2015-2018, che fissa le priorità per la cooperazione europea del policy-making nel settore culturale. Queste priorità sono quattro: l’accessibilità alla cultura, il patrimonio culturale, economia creativa e innovazione e, infine, la diversità culturale (inclusa la cultura nelle relazioni esterne dell’UE). Queste priorità, poi, dovranno essere attuate dai singoli Stati membri in collaborazione con la Commissione e rientrano in pieno nella Strategia di Europa 2020 per la crescita e l’occupazione. Data l’estensione temporale, il Piano richiederà una fattiva opera di coordinamento tra le Presidenze del Consiglio dell’UE che si succederanno nei vari semestri, tanto è vero che già in questa sessione la Lettonia (futura Presidente di turno a partire dal gennaio 2015) ha presentato le priorità per il suo semestre: difesa delle diversità culturale e accesso alla cultura, incentivazione della creatività culturale, stato di avanzamento della direttiva Audiovisual Media Services.
A proposito dell’importanza di accrescere la cultura complessiva dei cittadini europei, ma anche di rafforzare la diversità culturale e la coscienza dell’identità europea, questione questa su cui tutto il Consiglio si è trovato d’accordo, si sono registrate invece opinioni divergenti per quanto riguarda il trattamento fiscale da applicare ai libri stampati e agli E-books. Infatti, stando alla Direttiva del Consiglio del 28 novembre 2006 relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto [2006/112/CE], i libri stampati sono beni, mentre gli E-books sono servizi e quindi le tariffe da applicare sono diverse. Le conclusioni invitano gli Stati membri e la Commissione a prendere in considerazione la questione del trattamento differenziato dei due supporti. Qui si è verificata la divaricazione tra le delegazioni. Alcune di esse hanno sostenuto la tesi per cui un libro è un libro, indipendentemente dal suo supporto e per questo il trattamento fiscale tra libro cartaceo e E-book dovrebbe essere il medesimo. Altre, invece, hanno affermato che si tratta di una questione fiscale e deve quindi essere affrontata dal Consiglio Ecofin, mentre altri ancora hanno asserito che mettere gli E-books sullo stesso piano dei libri stampati potrebbe aprire le porte a questioni che potrebbero creare altri problemi. In sostanza si rischierebbe di creare un precedente che potrebbe aprire scenari rischiosi in altri settori, non per forza connessi a quelli della cultura. Infine, alcuni Stati membri hanno sottolineato la necessità di lottare contro la pratica della copia illegale e hanno chiesto una rapida ed efficace revisione della legislazione relativa al copyright in modo da assicurare la parità di trattamento dei titolari di diritti e allo stesso tempo rafforzare la competitività delle industrie culturali e creative europee. Per finire, allo scopo di ottenere un consenso generale in seno al Consiglio, la Presidenza ha presentato un testo di compromesso che è stato accettato da tutte le delegazioni degli Stati membri.
All’interno del Piano di lavoro per la cultura una priorità è il patrimonio culturale, materiale e immateriale, considerato bene comune. A tal proposito il Consiglio ha adottato le conclusioni relative alla governance partecipativa del patrimonio culturale, ossia un piano d’azione integrato, promosso dagli Stati membri ma partecipato dalla società civile e dal settore privato che devono essere pienamente coinvolti nell’attuazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle politiche e dei programmi relativi al patrimonio culturale, a tutti i livelli, locale, regionale, nazionale ed europeo. Le conclusioni sottolineano anche l’importante apporto per lo sviluppo del patrimonio culturale fornito dal patrimonio digitale e le potenzialità delle sinergie tra cultura e settore turistico, in particolare il turismo culturale sostenibile, allo scopo di trovare un giusto bilanciamento tra opportunità economiche e benessere delle comunità locali. Infine il Consiglio ha formulato l’invito alla Commissione a proporre e prevedere in futuro l’anno europeo del patrimonio culturale.

3. Cultura e Europa 2020. – I ministri degli Stati membri hanno dibattuto sul contributo che i settori culturale e creativo, compreso il tema del patrimonio culturale, possono dare a raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020, nel contesto, peraltro, della revisione e dell’aggiornamento di medio termine. A tal proposito hanno messo in evidenza come la cultura riesca a generare circa il 4% del PIL dell’UE e a contribuire in maniera concreta alla crescita attraverso l’innovazione, l’economia digitale, l’occupazione, le politiche industriali e l’efficienza delle risorse. Quindi, in via generale, si è riconosciuta una notevole importanza al settore delle cultura nell’approssimare i traguardi per il 2020. Tuttavia, diversi Stati membri hanno messo in evidenza che la strategia Europa 2020 è incentrata su degli obiettivi quantitativi estremamente precisi e misurabili, regolarmente monitorati e valutati dalla Commissione e difficilmente applicabili a un settore immateriale per definizione come quello della cultura e dell’arte. Molti ministri, comunque, hanno sottolineato il fatto che bisogna investire in questo settore poiché esso offre un vantaggio competitivo sul resto del mondo, che non può vantare un patrimonio culturale, artistico e storico come quello europeo. In tal senso va inquadrata la richiesta di alcune delegazioni di accelerare la digitalizzazione del patrimonio culturale, per rendere quest’ultimo ancora più appetibile e fruibile, ad esempio facendo un migliore uso di Europeana. Infine, alcuni ministri, anche per garantire una leale ed equa competizione nei settori culturali e creativi dell’Europa, hanno manifestato l’esigenza di proteggere i diritti di proprietà intellettuale, partendo dall’aggiornamento del quadro normativo di riferimento e dalla lotta alla pirateria on-line.

4. La politica audiovisiva europea. – Il Consiglio, infine, ha adottato le conclusioni sulla politica audiovisiva europea nell’era digitale, affrontando in particolare il nuovo contesto ambientale per gli affari, l’accesso ai finanziamenti, il finanziamento pubblico, l’alfabetizzazione mediatica e cinematografica e il patrimonio digitale. Queste, comunque, potranno essere concretamente operative (con tutte le ricadute positive sulla fruizione di contenuti digitali per i cittadini europei) nel momento in cui nell’UE sarà costituito un mercato unico digitale. Allo scopo di raggiungere questo obiettivo, le conclusioni sono motivate sulla base del rispetto di tre principi fondamentali che soddisfino la domanda proveniente dai cittadini, dai creatori di contenuti e dai titolari dei diritti, ossia: facilitare la fornitura di contenuti di alta qualità, soddisfare la domanda del pubblico e assicurare pari condizioni per tutti i fornitori di servizi di media e audiovisivi.
A tal proposito il Consiglio richiama due testi che dovrebbero orientare l’azione dell’UE in questo settore: il Libro verde su un mondo dell’audiovisivo completamente convergente (aprile 2013) e la Comunicazione sul cinema europeo nell’era digitale fatta dalla Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni (maggio 2014). Proprio perché gli Stati membri, il Consiglio e l’UE in generale tutelano in maniera stringente i servizi audiovisivi, come un importante business europeo e anche come patrimonio di diversità e specificità, essi finora sono rimasti fuori dal negoziato TTIP tra USA e UE e ne rimarranno esclusi anche nel futuro, a partire dal prossimo round previsto per gennaio 2015. In questa direzione si è espresso anche il nuovo Presidente della Commissione Juncker che ha affermato perentoriamente che non sarà sacrificata la cultura europea sull’altare del libero scambio.

Luigi D’Ettorre

PER APPROFONDIMENTI

1. Europeana

2. Council conclusions on European Audiovisual Policy in the Digital Era

3. Libro verde su un mondo dell’audiovisivo completamente convergente

4. Comunicazione sul cinema europeo nell’era digitale

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