Mercato interno, industria, ricerca e spazio: le conclusioni del Consiglio Competitività (05.06.2017)

Il 29 e 30 Maggio, il Consiglio Competitività si è riunito per discutere numerose questioni relative al mercato interno e all’industria, alla strategia spaziale e alla ricerca e l’innovazione.
1. Mercato interno e industria. Riforma del sistema di omologazione e vigilanza del mercato delle autovetture. L’attenzione del Consiglio si è rivolta alla riforma del sistema di omologazione e vigilanza del mercato dei veicoli a motore, portando all’approvazione di un progetto di regolamento. Il perfezionamento della normativa si è reso necessario alla luce della debolezza del sistema realizzato a partire dalla Direttiva quadro sull’omologazione dei veicoli a motore e della contestuale esigenza di costruire un’impalcatura normativa più sicura, più chiara e maggiormente sostenibile, in grado di garantire un elevato livello di sicurezza, salute e protezione ambientale. L’obiettivo è quello di conciliare la libera circolazione dei veicoli a motore e dei rimorchi nel mercato interno con la promozione dello sviluppo sostenibile, attraverso l’adattamento dell’attuale sistema alle nuove tecnologie presenti sul mercato. La revisione della disciplina era già nel programma di lavoro dell’Unione; tuttavia le recenti irregolarità relative all’uso di impianti di manipolazione illegale da parte di alcuni costruttori di automobili – vedasi il caso Volkswagen – hanno determinato un’accelerazione dei tempi nell’attuazione di disposizioni in materia di omologazione e controllo.
Gli Stati Membri hanno convenuto sulla necessità di dare attuazione uniforme alla disciplina, pertanto le innovazioni principali ineriscono il miglioramento dei servizi tecnici di controllo e la riduzione delle valutazioni discrezionali da parte delle autorità di omologazione e dei servizi tecnici nazionali. Si prevede, infatti, il rafforzamento della posizione dei servizi tecnici nei confronti dei costruttori attraverso la previsione del diritto/dovere di effettuare ispezioni senza preavviso negli stabilimenti e di condurre prove fisiche o di laboratorio. È stato inoltre stabilito di intensificare la vigilanza del mercato per controllare la conformità delle auto già disponibili sul mercato e facilitare l’individuazione dei casi di non conformità, attraverso l’introduzione di verifiche a campione sui veicoli. Ogni Paese sarà tenuto, pertanto, ad effettuare un numero minimo di controllo sulle auto – 1 ogni 50 000 veicoli nuovi immatricolati – con spese a carico dello Stato stesso. A garanzia della qualità e dell’indipendenza del sistema di omologazione, anche la Commissione sarà chiamata a svolgere controlli, attraverso l’esecuzione di ispezioni sui veicoli per verificare la conformità ai parametri normativi e consentire il risanamento tempestivo delle irregolarità.
“Pacchetto servizi”: prestazione di servizi e mobilità dei professionisti. Il 10 Gennaio scorso, la Commissione ha lanciato quattro iniziative tese a potenziare il mercato unico dei servizi, in particolare semplificando le procedure di adempimento delle formalità amministrative per i prestatori di servizi e aiutando gli Stati membri a individuare le prescrizioni eccessivamente onerose od obsolete per i professionisti che operano a livello nazionale o transfrontaliero. Il Consiglio Competitività si è pertanto occupato dell’implementazione del cosiddetto “Pacchetto servizi”, esprimendo la sua approvazione su due progetti di direttiva relative alla procedura di notifica nel settore dei servizi e all’introduzione di un test della proporzionalità prima dell’adozione di una nuova regolamentazione delle professioni.
Il primo progetto di direttiva – nel tentativo di risolvere i problemi legati all’attuazione della cosiddetta Direttiva Bolkestein – impone agli Stati membri l’obbligo di notificare alla Commissione qualsiasi modifica dei regimi di autorizzazione che rientrano nel campo di applicazione della direttiva. Attraverso il controllo preventivo della disciplina autorizzatoria, la Commissione intende prevenire l’introduzione di regimi di autorizzazione o requisiti discriminatori, garantendo, da un lato, la piena libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi e, dall’altro, un certo grado di omogeneità delle disposizioni nazionali relative ai servizi contemplati dalla direttiva Bolkestein.
Il secondo progetto, invece, tenta di superare le difficoltà di mobilità dei professionisti dovute all’eccessiva disomogeneità di regolamentazione delle professioni in ambito europeo. Ciascuno Stato Membro ha, infatti, la possibilità di decidere autonomamente se e come regolamentare i servizi professionali e ciò crea significative barriere di accesso al mercato unico. Per superare tali barriere, il progetto di direttiva ha previsto l’introduzione di un test di proporzionalità, di cui gli Stati Membri devono avvalersi prima dell’adozione o della modifica delle regolamentazioni nazionali delle professioni. Gli Stati continuano a mantenere la competenza a regolamentare l’esercizio di una professione, tuttavia essa sarà filtrata attraverso una serie di criteri omogenei di proporzionalità stabiliti dall’Unione per tutti gli Stati membri.
2. Politica industriale. In merito alla politica industriale dell’Unione, il Consiglio ha concluso che digitalizzazione, nuovi modelli imprenditoriali, investimenti nelle competenze e migliore accesso ai finanziamenti sono fondamentali per garantire la competitività industriale dell’Europa nell’economia mondiale. Nel corso del dibattito, ha anche sottolineato che il settore industriale mantiene un ruolo strategico nel perseguimento degli obiettivi di crescita, occupazione e innovazione ispirati ai principi della sostenibilità e dell’inclusività. Sulla base di queste considerazioni e dell’enunciazione dei principi che devono ispirare la crescita, il Consiglio ha infine chiesto alla Commissione di presentare una strategia di politica industriale per il futuro, entro la riunione del Consiglio europeo della primavera 2018.
3. Ricerca e Innovazione. In linea con l’orientamento del Comitato per lo Spazio europeo della ricerca e dell’innovazione (CSER), il Consiglio ha confermato la necessità di ispirare i sistemi di monitoraggio e di redazione delle relazioni sui risultati in tema di innovazione e ricerca ai principi di efficienza, proporzionalità e valutazione d’impatto. L’obiettivo è quello di ridurre gli oneri amministrativi che gravano sugli Stati membri e sui paesi associati a Orizzonte 2020, attraverso una serie di accorgimenti quali ad esempio il ricorso alle banche dati per evitare la duplicazione delle richieste di informazione rivolte agli Stati, una più coerente modulazione delle scadenze e della frequenza di redazione delle relazioni e una più chiara formulazione delle richieste per rendere i dati immediatamente disponibili e utilizzabili. Il Consiglio ha poi dibattuto sull’importanza del finanziamento pubblico nell’ambito della ricerca e dell’innovazione, concludendo che essi rappresentano settori fondamentali per la crescita del mercato. È peraltro importante assicurare un coordinamento tra tutti gli istituti che si occupano di ricerca, assicurando un elevato livello di eccellenza scientifica e la condivisione delle innovazioni tecnologiche.
4. Politica dello spazio. In merito alla strategia spaziale per l’Europa, il Consiglio ha confermato l’importanza strategica del settore nel quadro delle politiche industriali altamente specializzate. Nelle conclusioni adottate, il Consiglio si è dimostrato soddisfatto dei risultati finora raggiunti ed ha auspicato un sempre maggiore coordinamento tra le attività dell’Unione, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dei singoli Stati Membri, al fine di garantire il successo del settore spaziale europeo a livello mondiale. Tuttavia, il Consiglio ha anche constatato che il potenziale dei dati spaziali non è ancora stato sfruttato pienamente e che il suddetto settore deve essere collegato in modo più efficiente agli altri ambiti politici ed economici europei. Già la Commissione – nella Comunicazione sulla strategia spaziale per l’Europa dell’ottobre 2016 – aveva rimarcato l’esigenza di ottimizzare i benefici che lo spazio apporta alla società e all’economia dell’UE. I dati e le informazioni spaziali sono infatti fondamentali per il perseguimento di numerosi obiettivi di carattere sociale ed economico quali la protezione dell’ambiente, la sicurezza dei trasporti, l’agricoltura di precisione, il controllo degli stock ittici, la sorveglianza delle rotte di navigazione, il rilevamento delle fuoriuscite di petrolio e la pianificazione urbana e regionale. Per questo occorre, da un lato, potenziare i programmi spaziali dell’Unione (Galileo, Copernico e Egnos) e, dall’altro, rilanciare la domanda tra gli utilizzatori pubblici e privati, agevolare l’accesso e l’utilizzo dei dati spaziali e promuovere lo sviluppo e l’utilizzo di applicazioni innovative.

Silvia Di Pietro

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