“Ma la gloria non vedo”. Il Libro bianco della Commissione sul futuro dell’Unione e i “quattro di Versailles” (08.03.2017)

 

Il primo marzo la Commissione ha presentato il suo Libro bianco [COM(2017) 2025] contenente “riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025”. Si è già molto discusso, in questi giorni, sul contenuto e le proposte del Libro bianco, sulla mancanza di coraggio della Commissione che, sostanzialmente, ha scelto di non scegliere. Si sono delineati alcuni scenari, peraltro nemmeno troppo analiticamente, sul futuro dell’UE, consegnando di fatto la scelta su quale di essi debba “avverarsi” ai Capi di Stato e di Governo degli Stati membri. Questi si riuniranno il 25 marzo, in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, “uniti nella pace e nell’amicizia”, per richiamare l’espressione utilizzata da Juncker nella presentazione del Libro bianco, divisi su tutto il resto.

La Commissione ha delineato cinque diversi scenari. Nel primo (Carrying On), la situazione rimarrebbe sostanzialmente invariata con l’Unione che procederebbe a piccoli passi verso un rafforzamento del quadro esistente, nella cornice dei Trattati. Il secondo (Nothing but the single Market) è una marcia indietro in cui la “ragion d’essere” dell’Unione tornerebbe ad essere rappresentata unicamente nel mercato unico. Il terzo scenario (Those who want more do more) descrive invece l’ipotesi di integrazione differenziata in cui solo un gruppo di Stati membri intraprende un percorso di maggiore integrazione in determinate materie. Il quarto (Doing less more efficiently) è forse il più nebuloso. Anzitutto, perché non si capisce secondo quale logica “fare di meno” equivalga automaticamente a “fare meglio”, come è stato lucidamente sottolineato da Sergio Fabbrini (La visione confusa del futuro dell’Europa, apparso come editoriale sul Sole 24 Ore il 5 marzo). In secondo luogo, perché non è affatto chiaro cosa voglia dire “fare meno” visto che, nella descrizione dello scenario sulle politiche, vi sono molti cambiamenti che l’Unione dovrebbe affrontare. Si parla, ad esempio, di una sola voce in politica estera o di diversi passi avanti per consolidare l’euro. Il quinto scenario (Doing much
more together) è il più ottimistico e, allo stesso tempo, irrealistico dei cinque poiché assume che tutti i 27 Stati membri procedano verso una profonda integrazione, perdendo quasi completamente la sovranità su politica economica, immigrazione e politica estera.
Le numerose ed autorevoli critiche, mosse da più parti verso il documento della Commissione, non possono non essere pienamente condivise. Il Libro bianco è vago, privo di una reale analisi della crisi identitaria dell’Unione e mostra una carenza di consapevolezza dei reali vincoli giuridici e politici che connotano la fase attuale. Il punto debole più significativo però è costituito dal fatto stesso di proporre diversi scenari così da evitare di sceglierne uno. La Commissione Juncker, che dall’inizio del suo mandato ha fatto di tutto per apparire un’istituzione politica con una propria idea del processo di integrazione, si è alla fine trincerata dietro un documento neutrale, “per tutte le stagioni”, lasciando nelle mani degli Stati membri la scelta sul futuro dell’Unione europea.

Ormai, è divenuta quasi un’abitudine commentare questi documenti programmatici che diventano obsoleti prima ancora di essere pubblicati ed i relativi proclami solenni. Che ne è stato, ad esempio, del Rapporto dei quattro Presidenti sul futuro dell’Unione economica e monetaria del 2012? E del successivo Rapporto dei cinque Presidenti del 2015? E, ancora, delle proposte di istituire, nelle sue varie declinazioni, un Ministro delle finanze europeo? Nulla, o quasi. Questo commento arriva con qualche giorno di ritardo proprio per attendere i risultati dell’incontro tra Merkel, Hollande, Gentiloni e Rajoy a Versailles del 6 marzo che sembra aver già scandito il ritmo e la melodia del meeting del 25 marzo e che ha già ridotto drasticamente le possibilità che alcuni degli scenari delineati dalla Commissione si verifichino. La scelta di una “Europa a più velocità” nella riunione del 6 marzo corrisponde apparentemente allo scenario n. 3 del Libro bianco, definito dalla Commissione “Chi vuole di più fa di più”. In sostanza, rimarrebbe una base comune costituita dal mercato unico, mentre alcuni Stati membri rafforzerebbero la cooperazione in specifiche materie come politica migratoria, Unione economica e monetaria, difesa e politica estera, bilancio dell’Unione. Se, tuttavia, si riflette un momento sulla situazione politica che stanno vivendo i quattro di Versailles, ci si accorge che è molto più probabile il verificarsi del primo scenario del Libro bianco “Carrying On”: con l’avvertenza che la locuzione, resa in italiano “Avanti così”, sarebbe da rendere con un più aderente alla realtà “Sopravvivere” o, addirittura, con un brutale “Tirare a campare”. Hollande è il primo Presidente della Repubblica a non candidarsi per un secondo mandato in Francia, a causa della sua scarsa popolarità. Rajoy guida un governo di minoranza a seguito di una burrascosa vicenda elettorale. La situazione (precaria) di Gentiloni la conosciamo bene. Angela Merkel, la quale pure vede scendere la sua popolarità nei sondaggi in vista delle elezioni, verrà probabilmente ricordata come colei che ha garantito anni di stabilità al suo Paese, esportando instabilità e stagnazione economica nel resto dell’Unione, colei che ha affidato ad Erdogan la sorte di milioni di migranti, colei che non è riuscita a domare gli istinti dei “falchi tedeschi” come Schäuble ed altri suoi compagni di ventura e, soprattutto, come colei che avrebbe potuto dare slancio al progetto di integrazione ma non lo ha fatto. Insomma, lo stato di salute dei governi (che si dichiarano) europeisti è tristemente allarmante, soprattutto se comparata alla popolarità di soggetti ostili rispetto ad un approfondimento dell’integrazione come Victor Orbán o Jarosław Kaczyński. È veramente difficile che queste personalità abbiano la forza di proporre qualcosa di nuovo il 25 marzo. Lo scenario più probabile è quello di una dichiarazione in favore dell’Europa a più velocità, senza una delineazione precisa di cosa essa comporti e del suo processo di attuazione. Si tratterà, in sostanza, di un modo elegante per sospendere tutto in attesa delle elezioni francesi e tedesche. Nel frattempo, l’Unione europea del 2025 si allontana e si fa sempre più sfocata.

Federico Di Dario

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