L’Unione Europea di fronte alla crisi umanitaria della Striscia di Gaza (31.07.2014)

A circa una settimana dall’inizio dell’escalation militare tra Hamas ed Israele, il Consiglio Europeo e i deputati del Parlamento Europeo hanno chiesto, nelle Conclusioni sulle Relazioni Esterne della Riunione straordinaria del 16 luglio (EUCO 147/14) e nella risoluzione 2014/2723(RSP) del 17 luglio 2014, la fine immediata dei lanci di razzi su Israele e dell’azione militare israeliana su Gaza. Il testo della risoluzione, approvata con 459 voti favorevoli, 113 contrari e 60 astenuti, ha condannato la progressione di violenza in Medio Oriente ma i parlamentari europei hanno voluto anche lanciare un messaggio agli Stati membri e al Responsabile della politica estera dell’Unione, Catherine Ashton, affinché si faccia di più per sostenere il “cessate il fuoco” e favorire la ripresa dei colloqui di pace diretti tra israeliani e palestinesi. È stato sottolineato dagli eurodeputati che l’uccisione di civili, considerata un crimine di guerra, e la distruzione delle infrastrutture civili non sono in alcun modo giustificabili, e che sia i cittadini israeliani che quelli palestinesi hanno il diritto di vivere in pace e sicurezza. Proprio per questo il Parlamento Europeo ha cercato di incoraggiare i principali attori politici regionali, Egitto e Giordania in primis, a mantenere costante l’impegno affinché la situazione possa essere normalizzata. Pertanto, continua la risoluzione, l’uso dei mezzi non violenti è l’unico modo per procedere con i negoziati, ai quali il Parlamento Europeo vuole che l’UE partecipi in modo più attivo e concreto.
Il 22 luglio scorso è stata la volta del Consiglio Affari Esteri, riunitosi a Bruxelles, a pronunciarsi sulla guerra che sta di nuovo infiammando le sponde orientali del Mediterraneo. Nelle “Conclusioni sul processo di pace in Medio Oriente” (CL 14-138EN) anche il Consiglio dell’UE si è detto preoccupato per quanto sta accadendo a Gaza e non solo (la situazione è resa esplosiva anche in Cisgiordania) ed ha richiesto l’immediata cessazione delle ostilità sulla base dell’accordo per il cessate il fuoco del novembre 2012. I punti principali dell’accordo, annunciato dalla presidenza egiziana in una conferenza stampa al Cairo con l’allora Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton e il Ministro degli esteri egiziano Kamel Amr, prevedevano lo stop di tutte le ostilità da entrambe le parti e l’apertura dei varchi della Striscia di Gaza per facilitare il passaggio delle persone e degli aiuti umanitari. I toni del Consiglio Affari Esteri non sono stati molto differenti da quelli utilizzati dagli europarlamentari anche per quanto riguarda la condanna dell’uccisione deliberata di civili, tra cui molte donne e bambini. Dall’incontro dei Ministri degli esteri è stato riconosciuto allo stesso tempo il diritto di Israele all’autodifesa contro ogni attacco, sottolineando però la necessità di proporzione nella risposta dello Stato ebraico all’offesa, così come previsto dal diritto internazionale. L’escalation delle ostilità sta infatti provocando un veloce deterioramento delle condizioni della popolazione palestinese. Proprio per tale ragione urgente, continua il Consiglio dell’UE, bisogna seguire la risoluzione 1860 (2009) approvata dalle Nazioni Unite per l’apertura delle frontiere, in modo da permettere agli aiuti di entrare nella Striscia. Nella zona opera oltretutto, come ricordato dal Consiglio stesso, l’EUBAM Rafah Mission (European Union Border Assistance Mission at the Rafah Crossing Point), che è stata recentemente riattivata e prorogata fino al 2015, con lo scopo di contribuire ad una soluzione che comprenda ogni aspetto della vita della Striscia di Gaza, in un territorio – il Rafah Crossing Point – che risulta di vitale importanza per l’economia e la viabilità della regione e per ogni sviluppo futuro ed eventuale di uno Stato Palestinese indipendente. Anche per tale ragione le conclusioni del Consiglio Affari Esteri sul processo di pace in Medio Oriente hanno voluto richiamare alcuni punti, tra i quali: l’esigenza di cambiamento nella politica di entrambe le parti del conflitto e l’importanza che riveste, per la leadership palestinese, lo status da poco acquisito alle Nazioni Unite per continuare a battersi per un negoziato concreto.
Tutto ciò appare in linea con quanto annunciato nel Programma della Presidenza del semestre italiano del Consiglio dell’Unione: migliorare il legame tra azione umanitaria e sviluppo, in particolare nel contesto del processo di revisione del quadro d’azione di Hyogo (HFA.2) e di definizione dell’agenda post-sviluppo (OSS/OSM) e della necessità di rafforzare le capacità nazionali di risposta alle emergenze umanitarie; condividere le conoscenze e le buone pratiche nell’ambito dell’Unione Europea, il più importante donatore al mondo di aiuti umanitari; migliorare il coordinamento, la capacità e l’efficacia della risposta umanitaria; garantire che tutti gli Stati e le parti coinvolti in un conflitto armato siano in grado di proteggere i civili in conformità con il diritto umanitario internazionale, nonché su come affrontare e gestire la violenza di genere e la violenza sui bambini.

Il 25 luglio la Commissione Europea ha stanziato 5 milioni di euro addizionali per fronteggiare la crisi umanitaria a Gaza. Il nuovo finanziamento dovrebbe consentire alle organizzazioni umanitarie di fornire acqua potabile, servizi medici di emergenza, kit per l’igiene e razioni di cibo. Kristalina Georgieva, Commissaria europea per la cooperazione internazionale, si è dichiarata infatti «inorridita per la perdita di vite umane e per il numero di feriti tra i civili di Gaza. È inconcepibile – ha aggiunto – che gli ospedali e le scuole, dove cercano rifugio bambini terrorizzati, donne, malati e anziani siano diventati obiettivi militari. La conseguenza terribile è che negli ultimi due giorni i bambini sono stati uccisi al ritmo di uno l’ora». Per Georgieva è poi «intollerabile che i locali delle Nazioni Unite siano soggette ad attacchi».
Dall’inizio dell’anno ad oggi gli aiuti umanitari della Commissione a Gaza sono stati di 23,5 milioni di euro.
Il realtà dopo pochi giorni dall’approvazione della risoluzione del Parlamento Europeo e dalle conclusioni del Consiglio Affari Esteri, la situazione risulta peggiorata dall’incendio, dovuto ad un bombardamento, dell’unica centrale elettrica rimasta attiva a Gaza da quando erano cominciati i raid israeliani e che alimentava, seppure per sole tre ore al giorno, molte abitazioni. Si susseguono oltretutto notizie della concessione di una tregua umanitaria, puntualmente smentite sia da Hamas che da Israele che al contrario afferma, tramite il suo Primo Ministro Netanyahu, che i bombardamenti saranno intensificati. D’altronde, anche Hamas conferma di avere le possibilità di combattere ad oltranza. Nel frattempo la conta delle vittime: da parte palestinese i morti superano il numero di 1.100, da quella israeliana 60 per lo più militari. Numeri destinati al rialzo in un momento in cui si è levata anche la voce dell’attuale Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, che ha chiesto a tutti i fedeli musulmani di armare i palestinesi.
Un duro attacco contro la politica estera dell’Unione è stato lanciato dal capogruppo dei Socialisti e Democratici, Gianni Pittella che, in una nota congiunta con il vice Victor Boştinaru, si chiede: «Che cosa stiamo aspettando? L’Ue deve comportarsi come un attore politico serio chiedendo un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza. Il mandato di Lady Ashton non è ancora scaduto, – ricordano Pittella e Boştinaru – l’Alto rappresentante deve assumersi le sue responsabilità al riguardo» perché «non ci sono scuse per la mancanza di iniziativa dell’Ue nel processo di pace nella Striscia di Gaza». Ed in effetti la portavoce della Ashton, Maja Kocijančič, interrogata dai giornalisti sulla vicenda si è limitata a rispondere che l’UE «reitera la condanna per la perdita di vite civili e in particolare la morte di 17 palestinesi che cercavano rifugio nella scuola sotto attacco», chiedendo «un’inchiesta» sull’accaduto. La Kocijančič ha poi assicurato che l’Europa «sta avendo un ruolo attivo nella crisi» e che Ashton «è in contatto con Kerry e altri partner regionali».
Condanne ad entrambe le parti del conflitto provengono non solo da S&D ma anche dal Gruppo Verde/Alleanza libera Europa che, in una nota congiunta dei copresidenti Rebecca Harms e Philippe Lamberts, ha disapprovato «i bombardamenti di ospedali, scuole, e altre aree civili» che hanno causato «un numero impressionante di morti tra donne e bambini palestinesi» auspicando una de-escalation. Per i Verdi «non ci può essere alcuna giustificazione per la violenza sproporzionata e continua contro i civili», e per questo le Forze di Difesa israeliane «devono immediatamente e pienamente rispettare il diritto umanitario internazionale».
I Verdi hanno inoltre «accolto con favore» l’imminente istituzione di una commissione d’inchiesta dell’ONU sull’offensiva di terra israeliana contro Gaza, iniziativa nata in risposta ad una richiesta palestinese al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Dei 47 membri del Consiglio, 29 hanno appoggiato la richiesta, gli Usa hanno votato contro e in 17, tra cui l’Italia, si sono astenuti.
In realtà, come si sente da più voci esperte, la nuova guerra tra Hamas ed Israele non sembra altro che l’ennesimo tentativo di mantenere lo status quo tra le parti. Ed intanto la popolazione civile ne paga le conseguenze.

Luisa Di Fabio

Per saperne di più:
http://www.unisdr.org/we/coordinate/hfa
http://ec.europa.eu/europeaid/how/public-consultations/documents/1206_consultation_post-2015_development_it.pdf
http://www.eubam-rafah.eu/node/2300

 

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