L’Unione dei Mercati di Capitali: il Piano d’Azione della Commissione Europea (28.10.2015)

Lo scorso 30 settembre la Commissione Europea ha presentato il Piano d’Azione relativo a quello che dall’establishment europeo è considerato un salto cruciale nel processo di integrazione continentale: l’Unione dei Mercati di Capitali (UMC). La misura aveva già costituito uno dei tasselli del Report dei Cinque Presidenti del giugno scorso (Completing Europe’s Economic and Monetary Union), il quale aveva tracciato il percorso e le scadenze di massima per una sua attuazione, da completarsi entro il 2019. La Commissione si propone, nel 2017, di valutare i risultati raggiunti in questo percorso di riforma ed eventualmente riconfigurare le priorità. “So che l’Unione dei mercati finanziari può sembrare una cosa astratta ma non lo è. Significa creare le condizioni giuste per assicurare flussi di finanziamenti dai risparmiatori europei verso le imprese”. Queste le parole rilasciate al riguardo da Jonathan Hill, commissario alla stabilità finanziaria, che ha precisato: “Al centro del nostro piano d’azione c’è la volontà di creare un sistema che venga incontro agli interessi finanziari delle nostre imprese, dalle più piccole alle più grandi, nei diversi livelli del loro sviluppo”.
Una Unione dei Mercati di Capitali avrebbe, secondo quanto espresso nel documento della Commissione, il merito di apportare al tessuto economico europeo una serie di benefici in grado di stimolare gli investimenti e creare occupazione. Costruire, dunque, dei canali di finanziamento alternativi a quelli bancari, attraverso l’approvvigionamento diretto sui mercati. Un aspetto questo che incontra un’attenzione senz’altro maggiore negli Stati Uniti, che vengono eretti ad una sorta di modello in termini di ampiezza e profondità nell’integrazione dei mercati di capitali. In particolare, nel documento si fa esplicito riferimento alla possibilità, attraverso una riforma di questa portata, di:
– Fornire maggiore stabilità al sistema finanziario. In virtù dell’UMC, il sistema finanziario europeo, reso più omogeneo e meno frammentato acquisirebbe quella capacità di “resilienza” agli shock finanziari che permetterebbero a cittadini ed imprese di essere meno vulnerabili di fronte a crisi del sistema bancario.
– Approfondire l’integrazione finanziaria ed aumentare la competitività.
– Collegare i progetti di investimento e finanziamento in Europa.
– Sbloccare maggiori investimenti dall’Europa e dal resto del mondo.
Il percorso che porterà al completamento e all’attuazione dell’Unione, secondo le linee della Commissione, seguirà una serie di tappe consistenti nella riduzione di barriere che ancora separano il denaro degli investitori ed i progetti di investimento, fornendo una linea di coerenza ed un salto ulteriore verso la piena realizzazione del principio della libera circolazione dei capitali, uno dei capisaldi tradizionali del Trattato di Roma.
In seguito alle consultazioni svolte dallo stesso esecutivo europeo e registrato il pieno supporto inter-istituzionale – del Consiglio e del Parlamento europeo – verso un approccio graduale, la Commissione vuole porre in essere azioni che si sviluppino nell’ambito di una serie di aree prioritarie che vengono identificate nel testo.
Offrire più opzioni di finanziamento per il business e le piccole e medie imprese (PMI). Su questo fronte la Commissione, nello specifico, si propone di modernizzare la Prospectus Directive – sul cui riesame si sono avviate consultazioni – affinchè le piccole e medie imprese possano avere assistenza e supporto funzionale al reperimento di finanziamenti; lanciare un pacchetto di misure atte a supportare i capitali di rischio ed i finanziamenti nell’Unione Europea; promuovere forme di finanziamento innovative, come il crowd-funding (finanziamento collettivo) ed esplorare  le modalità per istituire un approccio paneuropeo oltre a creare collegamenti più stretti tra le PMI e le fonti di finanziamento.
Assicurare un contesto regolamentare che possa favorire investimenti sostenibili e di lunga durata. Centrale sotto tale aspetto è fornire continuità al lavoro avviato, ad esempio in sede parlamentare, in merito alla legislazione europea sui servizi finanziari, nonché la stessa iniziativa della Commissione sulla Better Regulation, del 19 maggio scorso. Quest’ultima rappresenta una delle priorità politiche della Commissione Juncker e consiste una serie di misure che hanno l’obiettivo di rendere la legislazione europea più aderente e funzionale, anche in termini di una più sua rapida ed efficace revisione, agli obiettivi di medio e lungo termine.  Ancora, viene fatto riferimento alla necessità di correggere la direttiva Solvency II – che ha esteso nel 2003 la disciplina di Basilea II al settore assicurativo – con lo scopo di ottenere una valutazione migliore del rischio negli investimenti.
Aumentare le scelte per gli investitori, singoli ed istituzionali. La Commissione si prefigge entro l’anno di redigere un Libro Verde, al fine di valutare modalità per promuovere la concorrenza nei servizi finanziari ed assicurativi transfrontalieri: l’aumento del ventaglio di scelte è un obiettivo che coinvolge anche i risparmi pensionistici, in merito ai quali si prospetta l’opportunità di costruire un mercato europeo per le pensioni private.
Accrescere le capacità di concedere prestiti da parte del sistema bancario. Per ridare slancio ai canali di finanziamento bancari, che restano comunque centrali nell’UMC, la Commissione propone di ridare vigore allo strumento delle cartolarizzazioni (securitizations), in modo semplice, trasparente ed uniforme.
Abbattere le barriere transfrontaliere e sviluppare mercati di capitali per i 28 stati membri. I settori di intervento coinvolgono in tale ambito sia gli ostacoli alla libera circolazione di capitali che ancora permangono al livello nazionale – come le legislazioni in materia fiscale e sulle cartolarizzazioni – sia quelle derivanti da una struttura di mercato frammentata. Proprio con l’obiettivo di superare le barriere di informazione che sussistono tra gli investitori e le possibilità di investimento o finanziamento, la Commissione adotterà una serie di iniziative. Tra di esse, l’individuazione di best practices, attraverso un lavoro più efficace con l’Enterprise Europe Network, per l’assistenza alle PMI che potrebbero beneficiare di fondi alternativi di finanziamento; la prospettiva di sviluppare un sistema di informazione paneuropeo che possa mettere in contatto le PMI con gli investitori e gli opportuni finanziamenti.
In qualità di attori “centrali nel guidare la crescita dell’economia”, una particolare attenzione è dedicata alle PMI, ed in modo particolare al finanziamento della loro fase iniziale. Sotto questo punto di vista la Commissione sottolinea l’importanza progressivamente acquisita in diversi stati, del “crowdfunding”, il finanziamento collettivo, come canale complementare a quello del prestito bancario. Prendendo atto delle lacune che allo stato attuale caratterizzano la regolamentazione del crowdfunding a livello europeo, la Commissione ha istituito un Crowdfunding Stakeholder Forum, al fine di sostenere le politiche di sviluppo relative a questa forma di finanziamento. L’obiettivo di Bruxelles è quello di pubblicare presto un rapporto che dia una valutazione, i margini di sviluppo e l’impatto delle normative nazionali su questa modalità di finanziamento in rapida crescita.
Mantenendo ben salda la “ratio” di istituire canali di finanziamento complementari a quelli messi a disposizione dal sistema bancario, la Commissione pone in luce, in tale direzione, il ruolo potenziale del “venture capital”, dei fondi con capitale di rischio. Secondo l’istituzione di palazzo Berlaymont, i fondi europei di capitali di rischio restano relativamente ridotti, soprattutto nel finanziare la fase iniziale e di espansione delle “start up”. Al riguardo, la Commissione si pone l’obiettivo di elaborare una serie di misure in grado di promuovere i venture capital nell’UE, anche attraverso la revisione dello European Venture Capital Fund (EuVECA) e dello European Social Entrepreneurship Fund (EuSEF), due strumenti già predisposti in passato ma disponibili solamente agli operatori con assets al di sotto di 500 milioni di euro.
Un focus di riguardo è riservato agli investimenti di lungo termine. Si registra, su questo binario, l’adozione dello European Long Term Investment Fund (ELTIF), che entrerà in vigore dal dicembre 2015. L’ELTIF avrà la funzione di creare un veicolo importante di finanziamento europeo per i progetti a lungo-termine, come quelli relativi alle infrastrutture, energia, comunicazione, ed in generale per progetti di investimento sostenibili da un punto di vista ambientale. Viene inoltre ribadita l’importanza capitale del Piano Juncker, l’Investment Plan che mobiliterà 315 miliardi di euro soprattutto in infrastrutture ed innovazione, oltre a permetterà una più ampia varietà di opzioni di finanziamento e di distribuzione del rischio. Nell’ambito del Piano Juncker, e per ciò che concerne la condivisione delle informazioni, viene ricordato il ruolo che ricoprirà l’Investment Project Portal, la piattaforma che consentirà ai promotori di progetti, appunto, di condividere le loro idee con potenziali investitori.
Come già accennato, le banche mantengono le loro importanti prerogative nell’emissione di credito anche nell’ambito dell’UMC. Tuttavia, la Commissione manifesta nel Piano la volontà di esplorare possibilità di sviluppo delle cosiddette credit unions, delle cooperative di credito, dei network di reciproco finanziamento disponibili soprattutto per le aziende più piccole, in grado di ridurre il rischio e di facilitare lo scambio di know-how. Per ciò che concerne, invece, il settore bancario, uno degli strumenti più importanti dell’UMC è quello delle cartolarizzazioni che, nelle intenzioni – ed in virtù delle dure lezioni impartite dalla crisi dei sub-prime del 2007-2008 – dovranno essere prodotti finanziari in grado di diversificare le modalità di finanziamento e ridurre i rischi in modo “simple, transparent and standardised”.
Per l’attuazione progressiva degli elementi che comporranno l’Unione dei Mercati di Capitali e per fornire assistenza tecnica agli stati, la Commissione si avvarrà del servizio dello Structural Reform Support Service, istituito nel giugno 2015. Il Servizio, presieduto dal vice-presidente della Commissione, il lettone Valdis Dombrovskis, nasce, come esplicitamente dichiarato dall’establishment europeo, sulle esperienze di gestione europea della crisi greca e quella cipriota.

Diego Del Priore
Per saperne di più:

Report dei Cinque Presidenti

Prospectus Directive
European Long Term Investment Fund (ELTIF)

Structural Reform Support Service

Iniziativa Commissione sulla Better Regulation

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