“Lontano dagli occhi lontano dal cuore”. La particolare gestione europea della rotta del Mediterraneo centrale (07.02.2017)

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1. Introduzione              

                                                   
Il 2016 è stato l’anno della riduzione degli arrivi di migranti sulla rotta orientale dell’Unione. Eppure, nello stesso periodo, si è registrato un incremento del numero di arrivi di rifugiati e migranti su un’altra rotta, quella del Mediterraneo centrale. Il 2016, come hanno evidenziato la Commissione europea e l’Alto Rappresentante PESC, nel documento congiunto relativo alla rotta migratoria del mediterraneo centrale (JOIN(2017) 4 final), è stato un anno record: non solo per quanto attiene al numero di arrivi (soprattutto sul territorio italiano), ma anche per l’elevato numero di vite perse in mare (4.500 su 181.000 migranti).
Inoltre, di particolare interesse sono i dati del 2016 sulla nazionalità e sulla tipologia dei migranti che tentano di arrivare in Europa (minori, donne e minori non accompagnati). I numeri forniti dal nostro Ministero dell’interno mostrano dei dati preoccupanti: tra i 181.000 migranti arrivati sulle coste italiane e maltesi, circa 24.000 sono donne e 28.000 i minori. Di questi ultimi, il 91% sono minori non accompagnati. Poi, per quanto riguarda la nazionalità, la maggior parte provengono dalla Nigeria, l’Eritrea, la Guinea, la Costa D’Avorio e il Gambia.
Le ragioni che hanno spinto tale incremento di arrivi di migranti sul versante centrale del Mediterraneo, secondo la Commissione e l’Alto rappresentante PESC, sembrerebbero essere le seguenti:
– l’instabilità della Libia;
– i numerosi conflitti violenti presenti nei territori dell’Africa subsahariana;
– la situazione economica a sud del Deserto del Sahara.
Sulla base delle suddette considerazioni, la Commissione e l’Alto rappresentate PESC, hanno indicato una serie di azioni prioritarie per ridurre i flussi migratori sulla rotta centrale del Mediterraneo. Tali azioni, il 3 febbraio scorso, sono state esaminate poi dai Capi di Stato e di Governo nel Summit a Malta.

2. Le azioni prioritarie

2.1 Ridurre il numero degli attraversamenti e salvare vite in mare

La riduzione degli arrivi e il salvataggio delle vite sono strettamente correlati al rafforzamento, sia in termini di mezzi, di personale e di compiti, delle operazioni Triton e Sophia. Quest’ultima, però, attualmente è autorizzata ad agire nel tratto di alto mare adiacente alla Libia. Per tale ragione, secondo la Commissione, è necessario incrementare la cooperazione dell’Unione con le Autorità libiche, questa collaborazione permetterebbe alle autorità locali di ampliare e migliorare le proprie capacità di coordinamento e di intervento sulle acque territoriali libiche.

2.2 Intensificare la lotta contro gli scafisti e trafficanti

L’azione prioritaria individuata dalla Commissione per contrastare gli “smugglers” comprende il rafforzamento della rete “Seahorse”. Tale strumento di cooperazione ha quale obiettivo il miglioramento della condivisione delle informazioni e degli interventi delle autorità dei Paesi nordafricani.
L’ampliamento delle competenze delle Autorità locali e, il rafforzamento della cooperazione fra queste e le Autorità dei Paesi membri dell’Unione, sono necessarie per creare «a search and rescue area in full conformity with international obbligations».

2.3 Garantire la protezione dei migranti e assistere i rimpatri volontari

Il sostegno e l’assistenza ai migranti sono attività altrettanto fondamentali per ridurre i flussi migratori. Quattro sono i settori di intervento individuati dalla Commissione e dall’Alto rappresentante PESC in tale ambito:
– rafforzare l’assistenza umanitaria collaborando con le organizzazioni internazionali come l’OIM e l’UNHCR;
– sostenere il reintegro nell’economia locale creando opportunità lavorative nelle zone interessate dagli spostamenti interni e dal transito di migranti;
– assistere il rimpatrio volontario per i migranti bloccati in Libia;
– favorire il reinsediamento dei richiedenti protezione internazionale per garantire, ad essi, vie di accesso sicure e controllate.

2.4 Intensificare la cooperazione con l’Egitto, la Tunisia e l’Algeria

Per evitare che si creino nuove rotte, la Commissione e l’Alto rappresentante PESC hanno espresso la necessità di rafforzare la collaborazione con paesi come l’Algeria, l’Egitto e la Tunisia. Questi, dopo essere stati formati ed assistiti dall’Unione, potrebbero coadiuvare o, per meglio dire, sollevare l’Europa stessa da oneri relativi alla protezione internazionale e all’accoglienza di migranti.

2.5 Incrementare i finanziamenti per l’Africa settentrionale

Sul piano finanziario, la Commissione e l’Alto rappresentante PESC hanno espresso la necessità di ampliare i fondi destinati alla gestione dei flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo centrale. Nello specifico, i finanziamenti dovrebbero essere destinati alla formazione e all’equipaggiamento delle autorità libiche, al miglioramento delle condizioni dei centri per migranti e all’assistenza dei rimpatri volontari.
Oltre 50 milioni di euro sono già stati riservati alla Libia per tutte le attività connesse alla gestione dei flussi migratori. Per gli altri paesi, il principale strumento di finanziamento è ancora il Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa. I fondi, infatti, saranno destinati in via prioritaria all’Africa settentrionale per progetti sulla migrazione.

3. Il vertice informale a Malta – questione migratoria

Sulla base del documento congiunto della Commissione e dell’Alto rappresentante PESC, i Capi di Stato e di Governo hanno esaminato e, successivamente, confermato la maggior parte delle azioni avanzate dalla Commissione e dall’Alto rappresentante PESC.
Nella dichiarazione informale dei Capi di Stato e di Governo, il quadro di attività individuate sono, in via generale, indirizzate a: prevenire il traffico degli esseri umani, consolidare e ampliare le competenze delle Autorità e della Guardie costiere locali, migliorare la gestione dei rimpatri assistiti e, infine, rafforzare il partenariato con i Paesi del nord Africa e subsahariani.
Il Consiglio europeo, sostanzialmente, ha accolto un approccio più conveniente per l’Unione e i suoi Paesi membri. Infatti, il piano di azioni sembrerebbe essere indirizzato al perseguimento di una “solidarietà esterna”. Questa, da un lato, solleverebbe in gran parte gli Stati membri dalla gestione interna dei migranti irregolari e richiedenti protezione internazionale e, dall’altro, caricherebbe di responsabilità Paesi che attualmente non riesco a garantire nemmeno una stabilità politica all’interno dei propri territori nazionali (es. Libia). Figuriamoci se questi possono assicurare un’accoglienza e una protezione internazionale valide.
È evidente che per l’Unione, la gestione della migrazione, al di fuori dei suoi confini, sembra essere la scelta più apprezzata dai Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri. Ma, talvolta, l’approccio più comodo non è il più sicuro da perseguire; le problematiche di gestione, di attuazione delle attività non sono poche e, inoltre, prevedono la collaborazione stretta di una moltitudine di attori.

Annalisa Geraci

Per saperne di più:

Joint Communication to the european Parliament, the european Council and the Council “Migration on the central Mediterranean route managing flows, saving lives”

Malta Declaration

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