Lo stato dell’arte in materia di partenariati (11.09.2017)

 

Nel corso dell’estate si è assistito ad un generale calo degli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo Centrale. Nei mesi di luglio e agosto in Italia si sono registrati 15.373 arrivi a fronte dei 44.846 dello stesso periodo del 2016. Per quanto riguarda le morti in mare, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), 2.410 persone sono decedute in mare raggiungendo le coste europee. Nel mese di agosto si sono registrate 19 perdite, tale dato rispetto al passato indicherebbe un’evidente riduzione di decessi.
La Commissione sottolinea come i numerosi sforzi da parte di Italia e Unione Europea, nonché la cooperazione con la Libia per il rafforzamento della sua Guardia Costiera per le attività di contrasto ai traffici di esseri umani, stiano portando i loro frutti in termini di arrivi e morti in mare.
Tuttavia, è bene non sottovalutare la possibilità che nuove rotte inizino ad essere percorse come suggeriscono gli arrivi in Spagna lungo la rotta del Mediterraneo occidentale: nel 2017 infatti 13.826 persone sono giunte in Spagna registrando un incremento del 115% rispetto allo stesso periodo del 2016.
Lo stato dell’arte degli accordi con i Paesi prioritari:
• La cooperazione con il Niger si sta rivelando molto costruttiva, nel 2017, 79 persone sono state arrestate per crimini relativi al traffico di esseri umani e 74 veicoli sono stati sequestrati. I numeri dei ritorni volontari assistiti continuano a salire mentre le rotte continuano ad essere monitorate costantemente anche grazie all’istituzione, da parte delle autorità del Paese, di una piattaforma di scambio delle informazioni. Inoltre, l’Agenzia della Guardia Costiera e di Frontiera Europea ha inviato un funzionario di collegamento a Niamey a supporto delle operazioni.
• La Nigeria rimane il primo Paese per numero di arrivi in Europa e una delle maggiori destinazioni dei rimpatri effettuati dalla Guardia Costiera e di Frontiera Europea. Anche sul piano dei ritorni volontari assistiti, la Nigeria continua a cooperare strettamente con OIM.
Essendo uno dei paesi maggiormente coinvolti nella tratta di donne per sfruttamento sessuale, attraverso il Fondo Europeo per lo Sviluppo e il Fondo Fiduciario Europeo per l’Africa, sono stati destinati 10 milioni di euro per il finanziamento di un progetto dedicato al contrasto del fenomeno che sarà avviato ad ottobre.
• Il Mali è tra i primi dieci paesi di origine dei migranti irregolari e rimane uno dei maggiori paesi di transito. Tuttavia, in tale Paese, il tasso di rimpatri rimane basso; per tale ragione, ulteriori sforzi dovranno essere intrapresi in tal senso.
• Dall’inizio del 2017 al 4 settembre sono arrivati in Italia 5.526 migranti irregolari provenienti dal Senegal. Al fine di facilitare le procedure di identificazione e rimpatrio, tale Paese ha confermato la sua intenzione di inviare un team in Italia. I maggiori risultati si registrano, comunque, nel campo dei ritorni volontari assistiti con 1.764 ritorni nel 2017 di quali 1.058 dal Niger e 671 dalla Libia.
• La cooperazione con l’Etiopia ha condotto a due diversi risultati: da un lato, sono diminuiti gli arrivi di migranti irregolari di nazionalità etiope, dall’altro, il tasso dei rimpatri è il più basso della regione del Corno d’Africa.
Per quanto riguarda l’Asia, uno dei paesi più problematici è il Bangladesh, secondo soltanto alla Nigeria in termini di arrivi irregolari attraverso la rotta del Mediterraneo centrale: si contano 8.747 arrivi in Italia da inizio anno; fra l’altro è anche lo Stato meno collaborativo sul piano dei rimpatri. Si registra, infatti, una generale mancanza di capacità di risposta/reattività nell’identificazione dei migranti irregolari. Un altro Paese poco collaborativo sul piano dei rimpatri risulta essere la Costa D’Avorio: a fronte di un aumento negli arrivi di migranti irregolari ivoriani, il tasso di rimpatri è tra i più bassi (circa il 5%).
Per quanto riguarda il Nord Africa, a luglio è stata stretta la partnership UE-Egitto per il periodo 2017-2020 nell’ambito della quale l’Unione si impegna a supportare l’Egitto nella gestione e prevenzione della migrazione irregolare e del traffico di esseri umani. L’Egitto ha adottato misure di controllo dei suoi confini e ha impedito le partenze dal suo territorio. Tuttavia, un coinvolgimento più strutturato potrebbe aiutare a indirizzare comprensivamente la dinamica intorno alla rotta egiziana e, più importante, a gestire i migranti bloccati nel Paese. Non si è ancora aperto alcun dialogo formale con l’Algeria posta sotto attenzione nell’ambito del quadro di partenariato dell’Ue in quanto potrebbe diventare non solo un Paese di transito – sono già stati inviati dal Governo 3.000 soldati di rinforzo al confine con Niger e Mali – ma anche di origine.
La Libia resta comunque il punto di maggiore imbarco e transito di migranti irregolari ed è per questo un partner chiave nella strategia europea in ambito migratorio. Il supporto finanziario europeo è volto alla riabilitazione delle infrastrutture pubbliche statali (scuole, ospedali, autorità) a Benghazi, Kikla, Sirte, Sebha e Obari. Questo lavoro sul piano dello sviluppo economico e sociale delle comunità si accompagna con quello per la protezione dei migranti e rifugiati. L’UNHCR ha iniziato la distribuzione di risorse non alimentari e il monitoraggio dei centri di detenzione a Benghazi. A ciò si aggiunge un aumento dei rimpatri dalla Libia verso i paesi di origine con l’assistenza dell’OIM. Infine, il 17 luglio il Consiglio Europeo ha esteso il mandato di EUBAM Libia fino al 31 dicembre 2018 prevedendo l’invio di un esperto dell’Agenzia della Guardia Costiera e di Frontiera Europea e un esperto da EUROPOL in modo da incrementare la condivisione di informazioni e lo sviluppo di sinergie.

Carla Di Nardo
Per saperne di più:
Fifth Progress Report on the Partnership Framework with third countries under the European Agenda on Migration

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