L’effetto Trump sulle relazioni commerciali UE-USA e gli strumenti di difesa commerciale al centro del Consiglio Affari esteri dell’11 novembre (16.11.2016)

 

I rapporti commerciali con gli Stati Uniti. L’11 novembre, appena due giorni dopo le elezioni statunitensi, si è riunito il Consiglio Affari esteri nella formazione commercio. Com’è noto, le questioni commerciali sono state tra le più discusse nella campagna elettorale degli Stati Uniti e hanno inciso profondamente sul risultato finale. Donald Trump ha infatti messo al centro del confronto con la sua sfidante sia gli accordi OMC sia gli accordi bilaterali e regionali su commercio ed investimenti. Mentre Hillary Clinton si è limitata a dichiarare che non porterà avanti l’agenda commerciale promossa dal Presidente Obama, costituita principalmente dal Partenariato Transpacifico (TPP) e quello Transatlantico (TTIP), Trump si è spinto ben oltre. Nella sua c.d. Dichiarazione di indipendenza dell’economia statunitense, del 28 giugno 2016, ha affermato che la conclusione e l’entrata in vigore del TPP creerebbe un enorme danno per il settore manifatturiero statunitense e ha annunciato la volontà di rinegoziare l’Accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA) con Canada e Messico, in vigore dal ’94, definendolo come “il peggior accordo commerciale di sempre” ed uno dei due lasciti peggiori degli anni dei Clinton. Infatti, fu proprio Bill Clinton a negoziare il NAFTA e, secondo Trump, fu lui a fare pressione affinché la Cina entrasse nell’OMC. L’ingresso della Cina nell’OMC viene visto da Trump come uno dei fattori che avrebbe provocato la crisi manifatturiera statunitense e la perdita di occupazione soprattutto nell’area della c.d. Rust Belt. A questo proposito, egli ha dichiarato che utilizzerà una serie di strumenti per ostacolare la politica commerciale cinese, soprattutto rispetto alle svalutazioni monetarie ed ai forti sussidi all’economia praticati dalla potenza asiatica.
Per quanto fondata su inesattezze ed approssimazioni, la campagna di Trump sulla politica commerciale è stata incredibilmente efficace: nella quasi totalità degli Stati della Rust Belt, tradizionalmente vicini ai Democratici e che avevano appoggiato Obama nelle tornate elettorali precedenti, Trump ha ottenuto la vittoria su Hillary Clinton con un discreto margine di voti.
La vittoria di Trump avrà un impatto importante sulla politica commerciale dell’Unione europea. Il primo macroscopico effetto lo si coglie già nelle conclusioni del Consiglio Affari esteri dove si trova solo uno scarno riferimento al TTIP, l’accordo su commercio ed investimenti con gli Stati Uniti, e si legge che la discussione sul Trattato ricomincerà una volta che la nuova amministrazione si sarà insediata. Peter Žiga, ministro del commercio slovacco che ha presieduto la riunione, ha dichiarato nella conferenza stampa successiva al meeting che l’Unione “non ha mai chiuso la porta al dialogo” e che si aspetta la prosecuzione del negoziato. Ad ogni modo, le speranze di vita del TTIP si sono ridotte drasticamente con l’elezione di Trump proprio quando il superamento dell’impasse sul CETA aveva dato nuovo vigore alla strategia commerciale portata avanti dall’UE.

Strumenti di difesa commerciale ed altre questioni. Oltre ai rapporti commerciali con gli Stati Uniti, il tema più importante discusso dai ministri è stato quello relativo agli strumenti di difesa commerciale dell’UE (Trade defence instruments, TDI).
Con riguardo al primo tema, il Consiglio ha discusso della Comunicazione della Commissione presentata il 18 ottobre scorso con sui si era messa in evidenza la necessità di riformare gli strumenti di difesa commerciale dell’Unione europea (si v. Towards a robust trade policy for the EU in the interest of jobs and growth (COM(2016) 690 final). La Comunicazione era già stata discussa in seno al Consiglio Affari generali del 18 ottobre 2016 e dal Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre. Quest’ultimo aveva sottolineato l’urgenza di trovare un accordo rapido per arrivare ad una riforma dei TDI entro la fine dell’anno.
Con la COM(2016) 690 final la Commissione metteva in evidenza come, nonostante gli sforzi profusi dall’Unione per difendere da pratiche di dumping e sovvenzioni particolari ai settori produttivi europei come quello siderurgico, le armi a difesa dell’industria europea fossero praticamente in esaurimento e pertanto si ribadiva la necessità di dare attuazione alle proposte di riforma avanzate dalla Commissione con una Comunicazione ed un regolamento del 2013 (si v. COM(2013)191 final sulla modernizzazione degli strumenti di difesa commerciale). In sostanza, queste proposte andavano a modificare due dei tre TDI, ossia le misure antidumping ed antisovvenzioni, attraverso modifiche legislative e non, mentre lasciavano inalterato il quadro sulle misure di salvaguardia.
Nella riunione dell’11 novembre, i ministri hanno discusso di due aspetti peculiari relativi ai TDI: l’attuazione delle modifiche proposte nel 2013 alla regola del dazio inferiore che, secondo la Commissione, sta danneggiando gravemente l’industria siderurgica europea in quanto comporta l’applicazione di un dazio antidumping eccessivamente ridotto e comparativamente molto più basso rispetto a quello applicato su prodotti simili da altri Paesi, quali gli Stati Uniti; la seconda questione discussa sui TDI riguarda la proposta della Commissione, presentata il 9 novembre 2016, su una nuova metodologia antidumping ed antisovvenzioni che tenga conto delle distorsioni del mercato e dell’ingerenza dello Stato nell’economia del Paese esportatore. Il Consiglio giudica particolarmente tempestiva la proposta della Commissione soprattutto in vista della scadenza delle disposizioni vigenti in ambito OMC che permettono di considerare la Cina come una non-market economy nei casi antidumping. In sostanza, a prescindere dallo status del Paese in ambito OMC, l’UE valuterà, sulla base dei rapporti tra Stato e mercato esistenti in una determinata economia, se esistono distorsioni incidenti su costi di produzione e prezzi di vendita e, in caso positivo, utilizzerà un diverso metodo di calcolo dei margini di dumping.

Per quanto riguarda le restanti tre questioni, il Consiglio ha anzitutto affrontato il tema del Post-Nairobi Process. Con questa locuzione ci si riferisce alla decima conferenza ministeriale dell’OMC tenutasi nel dicembre 2015 ed alle attività in vista dell’undicesima conferenza ministeriale. Oltre ad aver illustrato al Consiglio le iniziative intraprese per dare seguito ai risultati della conferenza di Nairobi, la Commissione ha dato conto dello stato dell’arte dei negoziati plurilaterali sui servizi (TISA) e sul commercio dei beni ambientali (EGA). La Commissione ha poi illustrato al Consiglio lo stato dei negoziati per la conclusione di accordi di libero scambio con Giappone e Mercosur. Infine, il Consiglio ha adottato una decisione per firmare ed applicare provvisoriamente il protocollo per l’adesione dell’Ecuador all’accordo commerciale tra UE, Colombia e Peru.

Federico Di Dario

Comments are closed.