L’Ecofin fa il punto sull’Unione dei mercati di capitali. Sotto la lente anche la situazione del credito nel sistema bancario europeo (15.07.2017)

I ministri dell’economia e delle finanze degli stati membri dell’UE si sono riuniti lo scorso 11 luglio a Bruxelles per la consueta riunione Ecofin. Il consesso si è focalizzato su alcuni punti dell’agenda europea, alcuni dei quali ne rappresentano i pilastri, quali il dossier relativo all’Unione Bancaria, a pochi giorni dall’insediamento della nuova presidenza estone. Proprio in tale quadro la compagine consiliare  ha discusso alcune delle priorità del programma della nuova presidenza, sulle quali dovranno convergere, fino alla fine dell’anno, gli sforzi dell’azione continentale. Tra di esse va annoverata la questione del bilancio dell’UE, della tassazione, in particolare per quanto riguarda la riforma digitale e la riforma dell’IVA, l’Unione dei mercati dei capitali e, ancora, l’Unione bancaria, oltre al futuro dell’Unione economica e monetaria.

L’Unione dei mercati dei capitali ha catalizzato una porzione cospicua della discussione, in qualità di cardine della più ampia riforma dell’Unione Economica e Monetaria, già delineata nel noto Report dei cinque presidenti del 2015, e tra i principali obiettivi della Commissione Juncker. In particolare, l’Ecofin ha adottato le sue conclusioni in merito al riesame di medio termine sullo stato della dell’Unione svolto dalla Commissione europea. In tal senso, il Consiglio ha espresso un sostanziale supporto alla visione di palazzo Barleymont. I rappresentanti europei hanno individuato in un’Unione dei mercati di capitali pienamente in vigore ed esecutiva entro la fine del 2019, uno strumento di importanza cruciale nella promozione degli investimenti, in una fase, come sottolineato dal  ministro delle finanze estone, Toomas Tõniste, in cui «l’economia europea sembra in costante miglioramento». «La piena attuazione dell’Unione dei mercati di capitali rappresenta una priorità nell’agenda estone – ha dichiarato Tõniste. Al fine di assicurare una crescita sostenibile nel lungo periodo, è essenziale ampliare la gamma di fonti disponibili di finanziamento, soprattutto per imprese giovani ed innovative». Il ministro estone non ha smentito quanto contenuto in modo più dettagliato nel citato documento della Commissione dello scorso 8 giugno sullo stato dell’Unione dei mercati di capitali. L’Unione costituisce uno dei pilastri dell’agenda europea al fine di garantire  un più facile accesso al credito da parte di famiglie ed aziende europee e per dotare il sistema finanziario di una maggiore resilienza agli shock.  Nella comunicazione, la Commissione aggiunge che lo sviluppo dell’Unione dei mercati di capitali si presenta con accresciuto vigore in virtù della perdita del più grande centro finanziario europeo, dopo l’esito del  referendum del giugno 2016 che ha inaugurato il percorso, non privo di difficoltà negoziali, che porterà la Gran Bretagna fuori dall’Unione.

Altro punto oggetto di discussione, ed una delle questioni più urgenti nella tenuta del sistema bancario europeo, è stata quella dei crediti deteriorati, i cosiddetti “non-performing loans”, di prestiti erogati che i debitori non sono più in grado o hanno difficoltà a restituire. Al riguardo il Consiglio, sottolineando la necessità di prevenire il riemergere del problema in futuro, ha auspicato un cambiamento di approccio che, fino ad ora, è rimasto circoscritto a livello nazionale.  Il Consiglio si è soffermato sulla necessità di adottare una riforma del sistema di recupero dei crediti e delle insolvenze, lo sviluppo di un mercato secondario dei prestiti deteriorati, oltre alla supervisione e la ristrutturazione del sistema bancario.

Un credito (mutuo, prestito, finanziamento) è considerato “non-performing” quando trascorrono più di novanta giorni senza che il beneficiario del prestito restituisca gli interessi pattuiti. Da uno studio svolto dal Parlamento europeo, aggiornato al luglio 2017, emerge come il tasso medio dei crediti deteriorati nell’UE, seppur in lenta diminuzione, si è assestato, dati di dicembre 2016, al 5,1%. La quota resta piuttosto alta, soprattutto se la si paragona ad altri contesti, quali quello statunitense o giapponese, dove la percentuale dei “non-performing loans” è, secondo la Banca Mondiale, dell’1,5% a fine 2016. La Commissione ha ripartito gli stati membri in tre categorie in base al livello di crediti deteriorati presente nei rispettivi sistemi bancari. Nel gruppo di dieci paesi nei quali l’insolvenza dei prestiti è più marcata ci sono, tra gli altri, Grecia, Portogallo, Cipro, Spagna e Italia.

Infine, si ritiene utile citare la fotografia sullo stato di avanzamento di alcune iniziative legislative relative all’introduzione di una serie di strumenti finanziari. Tra questi, va citato il regolamento che porterà all’istituzione di una “semplice, trasparente ed una standardizzata cartolarizzazione” (“securitization”) finanziaria. L’atto, presentato dalla Commissione nel settembre 2015, ha l’obiettivo di delineare regole comuni per la cartolarizzazione e di creare uno European framework in questo ambito. Nonostante i prodotti finanziari “cartolarizzati” e l’opacità degli stessi siano state tra le cause dell’immensa bolla speculativa scoppiata negli Stati Uniti nel 2007-2008, la Commissione ritiene che una disciplina trasparente e sicura possa rendere la cartolarizzazione un’opportunità per la diversificazione degli investimenti e delle fonti di finanziamento. L’associazione con sede a Bruxelles Finance Watch ha messo in guardia circa i rischi di un nuovo sviluppo di strumenti finanziari cartolarizzati alla luce della lezione rappresentata dalla recente crisi. Le piccole e medie imprese europee, secondo l’associazione, più che di accesso alla finanza, hanno bisogno di domanda nell’economia reale e di canali di finanziamento che non oltrepassino i consueti canali bancari.

Diego Del Priore

Per saperne di più:

Briefing Parlamento europeo sui crediti deteriorati (luglio 2017)

Briefing Parlamento europeo sulla “securitization” (luglio 2016)

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