L’ECOFIN continua la sua lotta all’evasione fiscale e discute sull’introduzione della “Tobin Tax” (18.10.2016)

L’11 ottobre scorso si è svolta a Lussemburgo l’ultima riunione del Consiglio Economia e Finanza dell’UE (ECOFIN). In questa sede sono state adottate delle decisioni importanti in materia di cambiamenti climatici, in particolar modo per ciò che riguarda gli aspetti finanziari, e in materia di trasparenza fiscale e di misure anti frode. Inoltre, come di consueto, il Consiglio continua a monitorare il processo di attuazione dell’Unione bancaria, considerando anche la possibilità di implementare delle riforme ad hoc per il sistema bancario nel suo complesso e ad assicurare il buon funzionamento del Semestre europeo.

Degna di nota, è la discussione al margine della riunione mossa da parte della Commissione Europea, sull’adozione della proposta per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (financial transaction tax (FTT)). Tale proposta (COM/2013/71), che trova ragione d’essere nell’art. 113 del TFUE, nasce dalla necessità di armonizzare i sistemi di tassazione degli strumenti finanziari scambiati sui mercati dei diversi Stati membri, attraverso un’imposta sulle transazioni finanziarie. Nella fattispecie, si vorrebbe introdurre una tassa comune su ogni transazione effettuata in 10 Stati membri, quali Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna.
In origine si può far risalire una simile manovra alla tassa ipotizzata dall’economista James Tobin agli inizi degli anni ’70, subito dopo il crollo del regime di cambio fisso di Bretton Woods. Tobin voleva applicare una tassa alla speculazione in valuta, in modo da contenere le fluttuazioni dei cambi al momento dell’abbandono della parità ed evitare possibili crisi valutarie. Il ricavato dell’operazione sarebbe stato messo a disposizione dei paesi più poveri. Con il passare del tempo, la Tobin Tax si è trasformata cambiando ambito di applicazione e diventando una sorta di metodo per “fare cassa”. È il caso, ad esempio, dell’Italia: dal 2013, con la legge n. 228/2012, in Italia è entrata in vigore la tassa dello 0.1% sui passaggi di proprietà degli strumenti finanziari applicata a tutti i soggetti acquirenti, a prescindere dalla nazionalità degli stessi. Tale impostazione provoca una serie di problematiche: i) l’esenzione dall’applicazione della tassa sulle transazioni intra-day (acquisto e vendita contestuale a fine giornata senza passaggio di proprietà), non disincentiva minimamente la speculazione sul mercato e non migliora la stabilità dello stesso; ii) chi finanzia le imprese quotate, acquisendone la proprietà, non viene avvantaggiato rispetto ad uno speculatore, anzi sono essi stessi ad essere sottoposti all’imposta; iii) gli investitori esteri hanno l’incentivo a spostare i propri capitali verso mercati non sottoposti a tale tributo.
La proposta della Commissione cerca di superare questi limiti, pensando ad una tassa minima dello 0.1% applicabile a tutti gli strumenti finanziari, compresi i derivati per i quali l’aliquota si riduce allo 0.01%, scambiati su tutti i mercati, compresi gli OTC (over-the-counter), intra-day e non, in tutti gli Stati interessati. Oltre ad armonizzare i sistemi fiscali, la proposta mira ad assicurare il buon funzionamento e la stabilità del mercato. Ormai da mesi il Consiglio, dopo l’approvazione della procedura della cooperazione rafforzata (art. 20 TUE), discute attivamente sull’introduzione della FTT e prevede di giungere ad un accordo entro la fine dell’anno. Le resistenze da parte di alcuni Stati riguardano principalmente i timori di un’eventuale immobilizzazione dei mercati e della perdita di entrate fiscali sul capital gain. Esistono, inoltre, delle perplessità sull’inclusione dei titoli di debito statali nella disciplina della FTT.

Altre tematiche
Cambiamenti climatici

Il Consiglio ha adottato le conclusioni sulla posizione dell’UE in merito ai cambiamenti climatici, in vista della 22ª conferenza delle parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 22), che si terrà a Marrakech dal 7 al 18 novembre 2016. Le conclusioni costituiscono il mandato dell’UE per la conferenza di Marrakech, che discuterà l’attuazione del nuovo accordo globale sul clima raggiunto alla COP 21 di Parigi nel dicembre 2015. Peter Kažimír, ministro delle finanze slovacco e presidente in carica del Consiglio, ha dichiarato: “I cambiamenti climatici costituiscono indubbiamente una sfida molto grave a livello mondiale, e un’azione celere resta una priorità assoluta per l’UE”.
La discussione si è concentrata principalmente sugli aspetti economici e finanziari delle sfide climatiche e ambientali future. In linea con quanto previsto dagli accordi di Parigi, l’UE si impegnerà a contribuire all’obiettivo sottoscritto dai paesi sviluppati di mobilitare congiuntamente 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 e fino al 2025 per le azioni di mitigazione e adattamento, ricorrendo a numerose fonti di finanziamento, sia pubbliche che private. Inoltre, è stata sottolineata l’importanza di procedere con un aumento graduale delle risorse a sostegno dei paesi in via di sviluppo, più vulnerabili rispetto ai cambiamenti climatici.

Tassazione

Il Consiglio ha adottato conclusioni in risposta alla comunicazione della Commissione (COM/2016/0451) in materia di trasparenza fiscale a seguito delle rivelazioni, nell’aprile 2016, sui Panama Papers. Si sottolinea la necessità di prevenire l’occultamento dei fondi su vasta scala, che ostacola la lotta all’evasione fiscale, il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. L’evasione fiscale e l’elusione fiscale riducono gli introiti nei bilanci pubblici per miliardi di euro ogni anno, falsano la concorrenza tra le imprese e danneggiano le PMI, motore dell’economia europea. Nella sua comunicazione, la Commissione raccomanda l’adozione di un approccio coordinato per prevenire gli abusi fiscali, sia a livello di UE che a livello internazionale. Nonostante i progressi compiuti a livello di UE, restano delle lacune, e si prevedono ulteriori azioni volte a: i) prevenire il riciclaggio di denaro; ii) migliorare lo scambio di informazioni sulla proprietà effettiva; iii) promuovere norme di buona governance fiscale in tutto il mondo.
Il Consiglio ha inoltre approvato un accordo fiscale con Monaco, che offre alle amministrazioni fiscali un migliore accesso transfrontaliero alle informazioni sui conti finanziari dei rispettivi soggetti residenti.

Unione bancaria

Tema ormai al centro delle riunioni dell’ECOFIN, il monitoraggio sullo stato di avanzamento dei lavori per l’attuazione dell’Unione bancaria è stato inserito tra gli ordini del giorno da trattare. La Commissione ha fornito come di consueto un breve aggiornamento sulla realizzazione dell’unione bancaria.

Al 27 settembre 2016:

  • 20 Stati membri, tra cui tutti i 19 attuali membri dell’unione bancaria hanno ratificato l’accordo intergovernativo (IGA) sul Single Resolution Fund (SRF);
  • in linea con quanto previsto dell’IGA, il trasferimento delle somme destinate al SRF per il 2015 è stato completato;
  • 14 dei 19 Stati dell’Unione hanno accordato le somme necessarie per il prestito ponte al SRF;
  • 27 dei 28 Stati membri hanno recepito la direttiva bank recovery and resolution directive (BRRD);
  • 27 dei 28 Stati membri hanno recepito appieno la direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (directive on deposit guarantee schemes (DGS)).

Cristiana Fiorelli

Per saperne di più

Proposta della Commissione sulla tassa sulle transazioni finanziarie

Conclusioni sul clima

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