Le questioni istituzionali nel programma di 18 mesi del trio (22.07.2014)

Con il recente rinnovo del Parlamento europeo e la nomina di una nuova Commissione il quadro delle istituzioni più propriamente politiche dell’Unione europea si può dire completo. Questo permetterà di iniziare il lavoro di attuazione della parte del programma del Consiglio dei prossimi 18 mesi per quanto riguarda la formazione degli affari generali e nello specifico gli aspetti istituzionali.

1. La prima preoccupazione espressa dal trio, com’è noto guidato nei prossimi sei mesi di Presidenza dall’Italia, è creare un clima migliore intorno alle istituzioni dell’UE e in generale verso l’idea stessa di Europa unita. Un’Europa definita dallo stesso trio “migliore”, ossia, tradotto in termini pragmatici, più vicina ai cittadini, più inclusiva, maggiormente trasparente e più efficace nel migliorare crescita, competitività e solidarietà, nel rispetto e in conformità coi principi di sussidiarietà, proporzionalità e responsabilità. Questo vuol dire migliorare la cooperazione e l’efficienza di e tra tutte le istituzioni dell’UE e dei suoi organi ausiliari consultivi: il Parlamento europeo, la Commissione, il Consiglio europeo, il Consiglio dell’UE, la Corte di giustizia dell’UE la BCE, la Corte dei conti, la Banca europea per gli investimenti e i vari comitati.

2. Altro punto centrale è rappresentato dall’impegno delle tre Presidenze sul fronte della garanzia e del rispetto dei diritti umani, con il preciso compito, a tal proposito, di perfezionare l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritto dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), trattato costituito in seno al Consiglio d’Europa nel 1950. Vale la pena ricordare che la tutela dei diritti umani è uno dei valori fondanti e comuni dell’Unione così come sancito dall’art. 2 del Trattato sull’Unione europea (TUE). Inoltre l’Unione ha già un proprio sistema di riconoscimento e tutela dei diritti umani, ossia la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 2000, rivista nel 2007, alla quale il Trattato di Lisbona ha riconosciuto lo stesso valore giuridico dei Trattati(art. 6, par. 1, TUE). La disposizione appena ricordata fa altresì riferimento alla CEDU affermando che “l’Unione aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” (par. 2) e che “i diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali” (par. 3).

La definitiva adesione dell’UE alla CEDU permetterebbe di rafforzare il sistema delle tutele dei diritti umani dei cittadini degli Stati membri, prevedendo un doppio grado di controllo sulle normative e le prassi statali (sia da parte della Corte di giustizia dell’UE del Lussemburgo, sia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo), ma di certo non sarebbe scevra da potenziali problemi, tecnici e politici. I più importanti sono la rappresentanza dell’UE negli organi di controllo della CEDU, i rapporti l’UE e gli Stati membri coinvolti in ricorsi per violazioni, la posizione degli Stati membri che non abbiano ratificato alcuni protocolli alla CEDU. A tal proposito occorre far riferimento al Protocollo n. 8 al Trattato di Lisbona relativo all’art. 6, par. 2, TUE sull’adesione dell’Unione alla CEDU che indica gli obiettivi da perseguire.

3. Il Consiglio si premurerà di avviare una riforma organica della Corte di giustizia dell’UE (ad esempio prevedendo la costituzione di nuovi Tribunali specializzati – attualmente esiste solo quello della funzione pubblica dell’Unione europea – da affiancare alla Corte, “vittima del proprio successo” perché sempre più adita dai soggetti abilitati. A tal fine, la creazione del Tribunale (importante organo della Corte di giustizia dell’UE) è stata una misura importante e necessaria, ma non ancora sufficiente a risolvere i problemi di ingolfamento della Corte.

4. Infine il Consiglio, in collaborazione con il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), cercherà di giocare un ruolo importante nella costruzione di una Unione europea sempre più riconosciuta e riconoscibile come player globale, soprattutto sotto il profilo di area e attore di pace, stabilità e risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Luigi D’Ettorre

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