Le prospettive ambientali dell’Unione Europea e i riscontri del Report SOER 2015 (01.06.2015)

Durante l’ultimo Consiglio dell’Unione Europea, in materia di Ambiente, tenutosi il 6 marzo, i Ministri dei Paesi membri hanno discusso sui preparativi concernenti la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il Vertice si terrà a Parigi nel mese di dicembre e le ambizioni sulla futura conferenza dell’UNFCCC mirano ad un accordo globale, di natura giuridicamente vincolante,  che possa produrre i suoi effetti a partire dal 2020 e in prospettiva di ridurre, significativamente, le esternalità negative dell’economia dei Paesi membri dell’Unione Europea e del loro sistema produttivo in ragione del quadro energetico UE 2030, adottato durante il Consiglio europeo dell’ottobre 2014. Gli obiettivi da raggiungere riguardo alle fonti di emissione coprono, in sostanza, tutti i settori economici, senza escludere lo sfruttamento agricolo e la silvicoltura. La prospettiva,  giuridicamente vincolante, del rispetto congiunto di tale accordo permetterebbe una riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, differentemente dalla condizione critica del 1990.

La grande economia dei Paesi membri dell’UE, in tal modo, mira ad essere la principale spinta propulsiva, nel contesto internazionale, al fine di promuovere maggiormente la trasparenza e l’adozione di contributi specifici per la lotta contro il cambiamento climatico. L’occasione della Conferenza di Parigi sarà, a tale scopo, il banco di prova dell’Unione Europea, delle grandi economie sul panorama internazionale e dei Paesi in via di sviluppo in merito alla loro credibilità per la tutela ambientale. In tale contesto il 2015 dovrebbe rappresentare l’anno di svolta per l’ambiente e per la diplomazia sui fenomeni climatici, secondo quanto sottolineato dal Ministro dell’Ambiente lettone, Kaspars Gerhards ed in tale traiettoria si proietta l’attuale Semestre di Presidenza lettone.

I Ministri dell’Ambiente, in sede di Consiglio, hanno accolto, inoltre, le indicazioni della Commissione Europea sull’importanza del raggiungimento di un giusto equilibrio tra i vari obiettivi proposti, in particolare, per quanto concerne una più equa accessibilità all’energia, una maggiore sicurezza e protezione nei sistemi energetici, una concreta sostenibilità ed una transizione verso realtà economiche più coscienti delle problematiche relative al clima. Il tema cardine dell’Unione dell’energia, in funzione degli obiettivi ambiziosi del quadro energetico prospettato per il 2030, tiene in notevole considerazione la possibilità di un’economia decarbonizzata, intesa quest’ultima quale azione determinante per la riduzione delle emissioni che incidono sul clima.

In vista della revisione intermedia della strategia Europa 2020, dunque, sono stati presi in considerazione, in sede di Consiglio, gli aspetti dell’analisi annuale della crescita in relazione all’ambiente (Survey Annual Growth), contenente le misure che possono essere adottate dai singoli Stati membri nei loro programmi nazionali di riforma per lo sviluppo sostenibile. È emersa la necessità di rendere concreta un’economia circolare, in grado di assicurare l’efficienza sotto il profilo delle risorse e mantenere, a sua volta, una bassa emissione di carbonio. In tale prospettiva, infatti, si sta evolvendo il Semestre di Presidenza lettone che pone in risalto una lista di possibili sinergie tra l’economia circolare e la strategia per il mercato unico digitale, in riferimento a quanto concerne l’accesso all’informazione ambientale, alle città intelligenti e alla gestione dei rifiuti.

Particolare attenzione viene posta sugli sviluppi che avranno i futuri negoziati sul “programma di sviluppo post- 2015” , previsti in occasione del Vertice dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel mese di settembre; in tale contesto si definirà il nuovo modello globale per lo sviluppo sostenibile e l’eliminazione della povertà, con evidenti ricadute consequenziali sul successivo vertice sui cambiamenti climatici che, come già detto, si terrà a Parigi nel mese di dicembre. Le linee guida della Presidenza lettone del Consiglio dell’Unione Europea per l’agenda post-2015, tuttavia,  seguono i principi finora adottati in materia: il mantenimento dell’equilibrio tra dimensione economica, ambientale e sociale per lo sviluppo sostenibile, sostenere la crescita con la riduzione del degrado ambientale e della pressione sulle risorse naturali, un partenariato globale in grado di intervenire con mezzi adeguati, la gestione di fondi dedicati alla tutela ambientale per il perseguimento della conservazione e ripristino della biodiversità e, infine, il coordinamento e la coerenza a livello comunitario.

È necessario sottolineare quanto le politiche ambientali e sul cambiamento climatico abbiano conseguito, nel tempo, effetti concreti e vantaggiosi per i cittadini europei, in particolare, negli ultimi cinque anni. La recente relazione (European Environment – State and Outlook 2015 Report, SOER 2015), pubblicata dall’Agenzia europea dell’ambiente, mette in luce l’importanza dell’approccio coordinato dell’Unione Europea per la tutela ambientale e come tali politiche abbiano prodotto stimoli anche per la crescita e l’occupazione. Nonostante si sottolinei, nel Report, la necessità di un maggior livello di ambizione da parte delle politiche sull’ambiente per uno sviluppo sostenibile nel lungo termine, è possibile affermare  che i cittadini europei godano, negli anni recenti, di un’aria e di un’acqua più pulita.

Grazie alla valutazione periodica sullo stato dell’ambiente europeo, ad opera dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) in collaborazione con la Rete europea d’informazione e di osservazione in materia ambientale (EIONET), è possibile monitorare il miglioramento significativo e le tendenze in atto nel contesto globale. In quest’ottica la relazione SOER 2015 analizza le opportunità che presenta il futuro quinquennio e le aspettative che potrebbero essere raggiunte per il 2050 in materia di sviluppo sostenibile.

Di seguito vengono elencate le voci riguardanti lo stato e le tendenze ambientali nel contesto europeo, sia nel prossimo quinquennio che nel prossimo ventennio, secondo le valutazioni indicative basate sugli indicatori  chiave, utilizzati nelle sessioni informative del SOER, e fornite da esperti di settore:

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Fonte: AEA, 2015, L’ambiente in Europa: Stato e prospettive nel 2015 – Relazione di sintesi, Agenzia europea dell’ambiente, Copenaghen. [1]

Rimane, dunque, l’esigenza di un’azione strategica più integrata attraverso una serie di iniziative; per il 2015, infatti, le politiche ambientali della Commissione Europea hanno posto in  risalto la necessità di misure specifiche nei riguardi di tematiche come l’economia circolare, la biodiversità e gli interventi per il clima. Il Report dell’Agenzia europea dell’ambiente pone l’accento sui progressi delle industrie verdi, avvenuti tra il 2000 ed il 2011 nell’UE, e sul loro aumento del 50%. La Relazione, inoltre, sottolinea gli sforzi fatti nella gestione dei rifiuti e quanto si miri, oggi, a ristabilire un equilibrio attraverso un pacchetto per l’economia circolare al fine di rendere l’economia europea più efficiente e competitiva nell’impiego delle risorse.

Un ulteriore aspetto, preso in esame dal Report, è la questione inerente alla biodiversità e alla perdita di alcuni habitat per la fauna e la flora; su questo argomento la Commissione Europea, infatti, nel corso di quest’anno interverrà con una relazione sullo “Stato dell’ambiente naturale” al fine di rivedere, nel medio termine, la strategia dell’Unione Europea su tale materia, valutando di conseguenza l’attuale legislazione europea sulla conservazione della natura e sulla tutela della sua diversità, affinché si rendano concreti gli obiettivi prefissati per il 2020. A tal fine l’Unione Europea si è impegnata ad assicurare che le attività marittime siano gestite in modo responsabile, visto il ruolo cardine che assumono nel contesto economico degli Stati membri, affinché  venga garantito il ripristino e la protezione degli ecosistemi appartenenti ai suoi mari.

Secondo la relazione SOER 2015 le politiche europee di azione per il clima hanno permesso una diminuzione del19% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai decenni precedenti, seppur la crisi finanziaria del 2008 e le successive difficoltà abbiano potuto contribuire alla riduzione di alcune pressioni ambientali. È possibile sostenere, in base ai dati raccolti dal Report, che gli sforzi effettuati in materia di energie alternative da parte dell’Unione Europea, dovrebbero garantire nel prossimo quinquennio i risultati auspicati, tuttavia, rimanendo insufficienti nel lungo termine per gli obiettivi di riduzione del 80%-95% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.

Nonostante le difficoltà previste per il futuro, una serie di inquinanti atmosferici , come il biossido di zolfo e gli ossidi di azoto, sono diminuiti negli ultimi anni, facendo denotare i miglioramenti apportati  dall’intervento delle politiche ambientali e quanto la normativa sulla qualità dell’aria, introdotta dalle istituzioni europee, abbia inciso sul clima e sul benessere dei cittadini dei Paesi membri. In merito ai risultati raggiunti e in virtù delle aspettative future, verrà proposto un ulteriore pacchetto normativo sulla qualità dell’aria al fine di mantenere alta l’attenzione sull’ambiente e sulla resilienza degli ecosistemi, nonché sul traguardo che l’Europa auspica nel lungo termine.

Fabio D’Apollo

Note
[1] Il grafico indicato è tratto dal Report di sintesi SOER 2015, derivante dall’attività di analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente.

Per saperne di più:
L’ambiente in Europa: Stato e prospettive nel 2015 – Relazione di sintesi – SOER (pdf)
Portale dell’Agenzia europea dell’ambiente
Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse (pdf)
Strategia dell’Unione Europea sulla biodiversità

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