Le priorità dell’ultimo Consiglio EPSCO del Semestre lettone: inclusione sociale, parità di genere e sistema sanitario (31.07.2015)

In occasione dell’ultimo Consiglio EPSCO del 18 e 19 giugno 2015, l’attenzione si è rivolta, in particolare, su uno degli aspetti che riguardano l’occupazione e la politica sociale: la corporate social responsability e le aspettative dell’Unione Europea in materia. I Ministri che hanno partecipato, infatti, hanno discusso dei miglioramenti raggiunti e delle sfide che restano in attesa di realizzazione.

La questione cardine rimane l’inclusione e la coesione sociale, che è vista come l’elemento sostanziale delle politiche attive del semestre di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, sia per quanto concerne la Presidenza lettone sia per la futura Presidenza lussemburghese. Per mantenere la stabilità dell’eurozona la questione sociale, oggi, assume grande rilievo politico e l’attuazione della CSR rappresenta la chiave per le vicende occupazionali che affliggono ancora gli Stati membri a causa della crisi economica internazionale, tuttora in corso.

Nell’arco del semestre lettone si è avuta, da parte del Consiglio, una valutazione positiva per l’ampia analisi sociale e le consultazioni  con tutte le parti interessate in materia di CSR e l’indagine ha confermato la necessità di sviluppare la crescita attraverso tre pilastri: l’aumento degli investimenti, l’accelerazione nelle riforme strutturali e il risanamento di bilancio. Se da un lato l’obiettivo rimane promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro, incentivare la partecipazione al mercato del lavoro attraverso sostegni al reddito e apprendistato di qualità, dall’altro la sfida della sostenibilità e il conseguente aumento dell’età pensionabile, nel contesto degli Stati membri, rimane una questione di carattere fondamentale per il successivo semestre europeo. Il Consiglio ha, inoltre, approvato un orientamento generale per l’occupazione nel contesto europeo; gli orientamenti integrati, per il 2015, riflettono il nuovo approccio delle politiche economiche, basato sugli investimenti e sulla responsabilità fiscale.

Le linee fondamentali di tale orientamento sono riassunte in quattro interventi strutturali di politica economica, a cui l’Unione Europea auspica per i prossimi anni. In primis, l’aumento della domanda di lavoro dovrà agevolare un’occupazione di qualità e ridurre gli ostacoli che le imprese incontrano nell’assunzione di nuovi lavoratori.  Gli oneri fiscali, inoltre, verrebbero posti su altre fonti di tassazione, meno pregiudizievoli per la crescita e il lavoro, preservando le entrate per una protezione sociale adeguata alle esigenze future.

Il secondo aspetto, che caratterizza l’orientamento generale del Consiglio, riguarda il miglioramento dell’offerta di lavoro, delle abilità e delle competenze dei lavoratori. Gli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali, dovranno promuovere la produttività del lavoro attraverso una più adeguata dotazione di conoscenze e abilità. L’obiettivo, infatti, sarebbe diminuire le carenze strutturali nella formazione per ridurre il numero di giovani che abbandonano la scuola.

Il terzo aspetto, per alcuni versi più complesso, si riferisce alla segmentazione che c’è all’interno del mercato del lavoro e per cui l’Unione Europea dovrebbe intervenire riducendo tale fenomeno. Il lavoro non dichiarato, in particolare, è in cima alla lista delle negatività e le istituzioni dovranno impegnarsi per garantire un’occupazione che possa offrire un’adeguato livello di protezione sociale sia per gli occupati che per i cittadini in cerca di occupazione.

Per quanto concerne l’ultimo aspetto, invece, assume rilevanza la promozione dell’inclusione sociale e delle pari opportunità . Il punto di svolta dovrebbe essere, in riferimento a questo argomento, una modernizzazione dei sistemi di protezione sociale e mettere in atto, così, efficaci misure antidiscriminatorie attraverso consistenti investimenti nel capitale umano.

Molta attenzione è rivolta, da parte del Consiglio, al grave problema dell’insufficiente rappresentanza delle donne nell’ambito dei consigli di amministrazione e, dunque, nei più alti livelli dei processi decisionali che riguardano l’economia. A tale scopo, è stata presentata una proposta per una direttiva che introduca una soglia specifica affinché si mantenga un giusto equilibrio di genere nei ruoli apicali dell’economia. L’obiettivo sarebbe quello di raggiungere, entro il 2020, la soglia del 40% di rappresentanza femminile nell’ambito dei consigli di amministrazione di aziende private, mentre per le imprese pubbliche entro il 2018. In seno alla Presidenza lettone, tuttavia, queste date sono state prorogate di un anno per raggiungere l’obiettivo delle quote prefissate ed è stata, inoltre, aggiunta una clausola di flessibilità, per ogni Stato membro, affinché  possa scegliere la metodologia con cui realizzare il risultato auspicato.

Il Consiglio ha discusso anche in merito ad una proposta di direttiva per attuare il principio di parità di trattamento tra le persone, indipendentemente dall’appartenenza ad una religione o convinzione personale, disabilità o orientamento sessuale. Nello specifico, la Presidenza lettone, ha chiarito il campo di applicazione della proposta sulla parità di trattamento, concentrandosi sulle questioni inerenti alla protezione sociale e all’istruzione e ponendo l’obiettivo di chiarire, il più possibile, quale sia l’ambito di competenza degli Stati membri dell’UE in merito al finanziamento e all’organizzazione in materia.

Le conclusioni adottate dal Consiglio, in particolare, hanno preso in considerazione la differenza che sussiste nel sistema pensionistico in base al genere di appartenenza, invitando, così, la Commissione Europea ad intervenire per l’individuazione delle cause e degli effetti di tale divario. Inoltre, l’attenzione del Consiglio si è rivolta verso lo sviluppo, in tempi brevi, di un indicatore in grado di misurare specificatamente il fenomeno e poter, così, intervenire sulle cause con precise indicazioni agli Stati membri, essendo il sistema pensionistico una questione di competenza nazionale nella maggior parte dei casi.

Lo scopo è poter compiere consistenti progressi verso una piena parità di genere nel contesto europeo e poter garantire un’effettiva indipendenza economica, a prescindere dal genere di appartenenza e ridurre il divario nelle pensioni, attualmente giunto al 38,5%, così come dimostrato dalle ricerche sul campo effettuate dal Comitato per la protezione sociale e dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.

Il 19 giugno 2015 a Roma, inoltre, si è tenuta la presentazione del rapporto ESDE per l’anno 2014; Il report in questione viene annualmente pubblicato dalla Commissione Europea per valutare il trend del mercato del lavoro e gli sviluppi sociali nell’Unione Europea. Se dalle ultime indagini effettuate risulta quanto siano necessari cambiamenti strutturali ed equilibrati, per agevolare il lavoro femminile e quello dei lavoratori più anziani, solo con il sostegno di misure politiche atte ad intervenire, in fase di recessione, è possibile un nuovo sviluppo. La crescita futura dell’occupazione, dunque, è strettamente legata ad un’ampia cooperazione affinché si possano ridurre le disuguaglianze e prevenire l’esclusione di alcune fasce sociali dal mondo del lavoro.

Dall’analisi sull’occupazione e gli sviluppi sociali emerge quanto l’influenza negativa della recessione incida sulla qualità del lavoro e, nello specifico, quanto abbia aumentato la presenza di lavoro part-time involontario, determinando un forte mutamento del sistema economico. Tuttavia, gli Stati membri sono intenti a realizzare, gradualmente, un modello sociale in grado di sostenere realmente il mercato del lavoro, attraverso investimenti per lo sviluppo dell’occupazione e per la custodia dei bambini, a vantaggio delle madri lavoratrici.

Il report ESDE si sofferma sull’importanza di ripartire, in Europa, dalla valorizzazione del capitale umano, tramite una rinnovata responsabilità di tutti gli attori sociali e con nuovi investimenti in formazione, per ripensare le relazioni industriali. L’obiettivo, dunque, è migliorare la produttività dei sistemi nazionali evitando, però, la polarizzazione dei nuovi posti di lavoro, così come accaduto finora, per cui le politiche sociali hanno avvantaggiato le fasce più alte e più basse, con la progressiva erosione del ceto medio.

Un ulteriore argomento, affrontato con particolare interesse dal Consiglio EPSCO, ha riguardato due progetti di regolamento in atto, i quali dovrebbero modernizzare le norme dell’Unione Europea in merito ai dispositivi medici. Essi fanno riferimento ad una vasta gamma di prodotti medico-diagnostici e l’obiettivo primario è rafforzare la sicurezza al momento della loro immissione sul mercato. Ciò dovrebbe avvenire attraverso una maggiore trasparenza sui dispositivi resi operativi e, soprattutto, tramite una loro precisa tracciabilità nel sistema sanitario, tramite un’identificazione unica (UDI).

La necessità di nuove norme in materia deriva dalla presenza di dispositivi sempre più sofisticati, per i quali la legislazione deve assicurare l’origine e l’utilizzo, permettendo di risalire ai produttori e verificare la loro efficacia attraverso prove cliniche.  Quest’ultime, secondo la normativa proposta, dovrebbero rafforzare il ruolo degli organismi notificati, i quali sono tenuti a certificare i dispositivi ad alto e medio rischio e a valutarne la sicurezza, effettuando ispezioni senza preavviso negli stabilimenti di produzione.

Riguardo all’accordo sull’appalto congiunto dei vaccini pandemici, invece, con l’ultimo Consiglio EPSCO è stato raggiunto il numero di 21 Stati firmatari, al fine di poter garantire in futuro quantità sufficienti di farmaci e vaccini, ad un prezzo vantaggioso, nell’ipotesi di una minaccia sanitaria transfrontaliera. È stata concordata, infatti, tra il Consiglio ed il Parlamento europeo, una base giuridica per una procedura d’appalto congiunta in materia e, finora, i Paesi che hanno aderito sono: Danimarca, Lituania, Ungheria, Irlanda, Italia, Romania, Lussemburgo, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Grecia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Regno Unito.

Fabio D’Apollo

Per saperne di più:
Istituto europeo per l’uguaglianza di genere
Report della Commissione Europea sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa per l’anno 2014 (pdf)
Proposta della Presidenza riguardo al regolamento relativo ai dispositivi medici (pdf)
Proposta della Presidenza riguardo al regolamento relativo ai dispositivi medico-diagnostici in vitro (pdf)

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