Le politiche migratorie dell’UE al centro della seduta del Consiglio Affari Esteri – Lussemburgo, 20 aprile (24.04.2015)

A Lussemburgo, una sessione congiunta dei ministri degli esteri e quelli degli interni si è resa necessaria in seguito all’ennesima tragedia di migranti consumatasi nel Mediterraneo – si teme la morte di novecento persone dopo il rovesciamento di un barcone partito dalle coste libiche – che chiama in causa la capacità dell’Unione Europea di porre in essere politiche coordinate ed efficaci nel settore delle politiche migratorie. Federica Mogherini, Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, ha ribadito, a margine della sessione, la necessità di “agire in fretta e tutti insieme” e di porre in essere “una reazione decisa ai tragici eventi degli ultimi giorni”.
Le questioni legate ai flussi migratori nel Mediterraneo, dunque, hanno calamitato l’andamento dei lavori su binari obbligati. Al riguardo, l’attenzione dei partecipanti è stata dirottata su tre elementi. In primo luogo, la lotta al traffico di esseri umani. Quindi, per favorire il salvataggio di vite umane nel Mediterraneo, maggiore sarà il supporto fornito a Frontex, anche attraverso maggiori fondi e ad un ampliamento delle operazioni, oltre al rafforzamento di Triton e Poseidon. Proprio “Triton”, la missione posta in essere nel quadro dell’azione dell’agenzia Frontex è stata il bersaglio, soprattutto dopo gli ultimi eventi, di aspre critiche da parte di associazioni e organizzazioni non governative come Human Rights Watch ed Amnesty International. Tali critiche hanno fatto leva sul carattere difensivo, più che meramente umanitario, delle finalità delle operazioni europee. Infine, terzo elemento, si è ammessa la necessità di una responsabilità maggiormente condivisa in riferimento al reinsediamento dei rifugiati. La Commissione, a tal proposito, ha annunciato la volontà di predisporre un progetto europeo di nuovo insediamento alle persone che necessitano di protezione. E’ stato sottolineato inoltre il ruolo centrale della diplomazia nell’agire sulle cause prime e le radici dei fenomeni migratori: la povertà, i conflitti e le violazioni dei diritti umani. Direttamente legato al capitolo immigrazione è la situazione in Libia, quale principale paese di partenza verso l’Europa e teatro di una situazione interna magmatica. I ministri degli esteri nell’occasione hanno discusso circa un potenziale sviluppo del binario di supporto alla Libia, dopo un auspicato accordo su un governo di unità nazionale.
Il Consiglio ha poi affrontato la situazione nello Yemen. I partecipanti hanno espresso il carattere prioritario di una soluzione politica dinanzi ad un’escalation di violenza preoccupante, che pone seri rischi per la stabilità della regione. Il dialogo e la conciliazione nazionale sono le parole chiave la cui promozione costituisce uno degli obiettivi dell’Unione. In funzione di ciò, l’azione europea si focalizza sulla necessità di aprire un dialogo ed un’opera di ricomposizione dei conflitti interni, resa più complicata dalla natura composita degli attori coinvolti. Al riguardo si ritiene cruciale la predisposizione di strumenti da parte delle Nazioni Unite, già evidenti nelle risoluzioni 2201 e 2216 del 2015, rispetto alle quali l’UE auspica la rapida attuazione da parte dei soggetti in conflitto. Si apprezzano gli sforzi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, funzionali ai negoziati per la formazione di un Governo di unità nazionale, unica via, secondo Bruxelles, verso la cessazione della violenza ed il mantenimento della stabilità regionale. I ministri degli esteri hanno rinnovato il loro impegno nella lotta al terrorismo nel paese, a gruppi quali Al Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP), che potrebbero trarre beneficio dal caos politico. Ed hanno posto, infine, l’accento sulla dimensione umanitaria, auspicando uno sforzo coordinato ed “UN-led” nelle operazioni in tale ambito.
Il Consiglio ha svolto poi un approfondito dibattito sulle relazioni tra l’Unione Europea e gli stati dell’America Latina ed i Caraibi. In questo quadro, si è voluta sottolineare la natura strategica dei rapporti con alleati chiave nella ricerca di soluzioni condivise nell’ambito di un approccio multilaterale alla sfide globali.
I ministri degli esteri dell’Unione hanno infine adottato il Sahel Regional Action Plan 2015-2020, che fornisce il quadro di applicazione della European Union Strategy for Security and Development in the Sahel. Il miglioramento della sicurezza nella regione resta uno degli obiettivi principali dell’Unione Europea. Funzionale a questo fine vengono individuate un’insieme di strumenti e di azioni quali, ancora, la lotta al terrorismo, il radicalismo, il contrasto ai traffici illeciti. Attraverso il Piano, il Consiglio ha rinnovato il suo impegno a sostegno, in una fase cruciale per i paesi della regione, di uno sviluppo socio-economico e politico sostenibile ed inclusivo, alla protezione dei diritti umani, la governance democratica e lo stato di diritto.
                                                                                                                       

Diego Del Priore

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Operazione Triton

Mare Nostrum

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