Le iniziative programmatiche per promuove l’uguaglianza di genere (31.07.2014)

Secondo due recenti interventi della Commissione Europea effettuati tra febbraio e aprile 2014 (IP/14/190 e IP/14/222), le disparità tra uomo e donna in Europa stanno diminuendo, ma purtroppo i progressi nel settore continuano ad essere molto lenti. Le disparità persistono ancora a livello di occupazione, di retribuzione e rappresentanza, mentre la piaga della violenza contro le donne continua ad essere un problema senza soluzione. La Commissione ha messo in luce che in media, le donne guadagnano il 16,4% in meno degli uomini, che solo il 27% dei deputati europei sono donne e che una donna europea su tre ha subìto violenza fisica o sessuale dopo i 15 anni. In Europa le donne continuano a lavorare 59 giorni a salario zero; le ultime cifre rese note dalla Commissione europea parlano infatti chiaro: il differenziale retributivo di genere, cioè la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne nell’intera economia, è rimasto quasi immutato negli ultimi anni.
Proprio per questo le politiche dell’Unione si sono concentrate su investimenti nelle infrastrutture per l’infanzia, rendendo possibile un aumento dell’occupazione femminile registrando una crescita dal 58% del 2002 al 63% del 2013. Dal 2010, la proporzione di donne presenti nei consigli di amministrazione è salita dall’11% al 17,8%. Il 2013 è stato anche l’anno in cui maggiormente sono state adottate leggi per contrastare la violenza basata sul genere, con un bilancio di 15,1 milioni di euro per finanziare apposite campagne.
La parità di genere è uno dei capisaldi dell’Unione europea. La parità retributiva è sancita dai trattati sin dal 1957 e trova attuazione nella direttiva 2006/54/CE sulla parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. In una relazione adottata il 9 dicembre 2013 la Commissione ha valutato l’applicazione pratica delle disposizioni sulla parità retributiva nei paesi dell’UE (IP/13/1227) e individuato la principale sfida futura di tutti gli Stati membri su tali temi, quella cioè di saper applicare ed attuare correttamente le norme fissate dalla direttiva 2006/54/CE.
Oltre a monitorare la corretta applicazione della normativa, la Commissione è intervenuta costantemente su tutti i fronti per colmare il divario retributivo. Tra gli interventi della Commissione si annoverano l’iniziativa Equality Pays Off (l’uguaglianza paga) portata avanti nel 2012 e nel 2013, che ha sostenuto i datori di lavoro impegnati a ridurre il divario retributivo di genere con l’organizzazione di seminari e formazione; le raccomandazioni specifiche per Paese formulate ogni anno nel quadro del semestre europeo, che richiamano l’attenzione degli Stati membri sulla necessità di affrontare il problema del divario retributivo; le giornate europee per la parità retributiva, lo scambio di buone prassi, il finanziamento di iniziative degli Stati membri attraverso i Fondi strutturali e le azioni della società civile.
Eppure, nonostante i pesanti investimenti, nel recente intervento della Commissione dell’aprile 2014 si afferma che, proseguendo al ritmo attuale, occorreranno 70 anni per conseguire una vera parità di retribuzione e 20 anni per permettere un aumento fino al 40% delle donne elette ai parlamenti nazionali. Il 7 marzo 2014, la Commissione ha diramato una raccomandazione agli Stati membri, definendo un’ampia gamma di misure che interessano specificamente la trasparenza retributiva, tra le quali: il diritto dei lavoratori di accedere a informazioni sui livelli retributivi (compresi elementi complementari o variabili come bonus e pagamenti in natura), ripartite per genere; presentazioni periodiche di relazioni, da parte dei datori di lavoro, sulle retribuzioni ripartite per genere e suddivise per categoria di dipendenti e posizioni (applicabili solo alle grandi e medie imprese); conduzione di audit salariali nelle grandi aziende (PMI escluse) da mettere a disposizione dei rappresentanti dei lavoratori e delle parti sociali su richiesta; discussione delle questioni inerenti alla parità retributiva, compresi gli audit salariali, nella contrattazione collettiva.
Tra le altre misure proposte figurano: la raccolta di statistiche più precise e aggiornate sul divario retributivo di genere, una definizione precisa del concetto di “lavoro di pari valore” e la promozione di sistemi di valutazione e classificazione del lavoro neutri, il rafforzamento del ruolo delle autorità nazionali per le pari opportunità nella lotta alla discriminazione retributiva di genere, il monitoraggio e l’attuazione del principio della parità delle retribuzioni e attività di sensibilizzazione. Gli Stati membri avranno tempo fino al 31 dicembre 2015 per informare la Commissione sulle iniziative adottate per attuare la raccomandazione, dopodiché la Commissione valuterà i progressi realizzati e l’eventuale necessità di ulteriori provvedimenti. Uno dei principali obiettivi della strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015 prevede infatti l’eliminazione delle disparità salariali tra i sessi non limitandosi alle misure legislative. Sono cinque gli ambiti su cui la strategia vuole fare leva: economia e mercato del lavoro, parità salariale, parità nelle posizioni di responsabilità, lotta contro la violenza di genere e promozione della parità di genere all’esterno dell’UE.
È qui che si inserisce il lavoro del Consiglio dell’Unione: a quasi vent’anni dall’adozione della Dichiarazione di Pechino da parte delle Nazioni Unite nel 1995, il testo politico più rilevante sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e a conclusione di un lungo processo preparatorio internazionale e regionale, la Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione ha stilato un Programma per fornire valutazioni approfondite sull’attuazione dal 2010 del lavoro volto per conseguire gli obiettivi nelle dodici “aree critiche” (Women and Poverty, Education and Training of Women, Women and Health, Violence against Women, Women and Armed Conflict, Women and the Economy, Women in Power and Decision-making, Institutional Mechanisms for the Advancement of Women, Human Rights of Women, Women and the Media, Women and the Environment, The girl child) del PAP (la piattaforma d’azione di Pechino) nel contesto delle priorità e degli obiettivi politici dell’UE, con lo scopo di presentare una situazione aggiornata e indicare i risultati, le lacune e le sfide future per ciascun settore a livello sia europeo che nazionale e che serviranno a definire il programma post-2015. Nel programma si legge come una delle priorità del Consiglio dell’UE sia quella di portare avanti, a livello di partecipazione ministeriale, i negoziati sulla direttiva riguardante il miglioramento dell’equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e per avere impatto sulla Responsabilità Sociale delle Imprese.
Il 16 ottobre 2014 è la data prevista per l’incontro del Consiglio occupazione, politica sociale, salute e consumatori (EPSCO) che si terrà a Lussemburgo mentre, nel quadro più specifico della lotta alla discriminazione di genere, la Presidenza organizzerà una conferenza sulla Piattaforma d’azione di Pechino prevista per il 23 ed il 24 ottobre 2014 a Roma.

Luisa Di Fabio

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