Le conclusioni del Consiglio GAI del 20 luglio 2015 (01.08.2015)

Il 20 luglio scorso i Ministri della Giustizia e degli Interni degli Stati membri si sono riuniti a Bruxelles per la riunione del Consiglio dell’Unione Europea nella formazione GAI. Le conclusioni hanno riguardato in particolar modo le problematiche attinenti all’immigrazione, alla situazione afghana dall’inizio della strategia per il paese asiatico e al regolamento che istituisce l’Eurodac.

1. Nonostante nelle ultime settimane il dibattito sia stato incentrato sulle decisioni dell’Eurogruppo, del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione europea sul referendum tenutosi in Grecia e sulle misure e sulle riforme strutturali da attuare nel paese ellenico, gli sbarchi di migranti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente o dalla nuova rotta dei Balcani occidentali non si sono fermati come non sono terminati i naufragi a largo delle coste libiche. Per tale ragione il Consiglio Giustizia e Affari Interni ha ribadito nelle conclusioni del 20 luglio alcuni punti fondamentali per rendere effettivi gli sforzi, seppur non sempre condivisi, richiesti dai paesi delle frontiere meridionali dell’Unione.
Al centro delle Conclusioni è stata la cooperazione che deve fondarsi sul dialogo, sulla titolarità e sulla responsabilità condivisa tra gli Stati membri. Seguendo le linee guida indicate dalla Commissione nell’Agenda europea sulla migrazione e dalle Conclusioni del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno scorsi, il Consiglio GAI intende sostenere una politica attiva e ampia in materia di sicurezza interna e politica estera «per rafforzare la cooperazione con i paesi di origine e di transito al fine di affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e di prevenirla, compresi il traffico e la tratta di esseri umani, la tutela di persone bisognose di protezione internazionale, il rispetto del diritto di chiedere asilo, la garanzia di un rimpatrio e una riammissione efficaci e la massimizzazione dell’impatto di una migrazione e una mobilità ben gestite in termini di sviluppo». A tal fine è necessaria la cooperazione non solo con i paesi di origine e transito ma anche tra i paesi membri dell’Unione. A proposito del dialogo con i paesi terzi, il Consiglio GAI ha richiamato tre momenti importanti: il futuro vertice che si terrà a La Valletta l’11 e il 12 novembre al quale parteciperanno i partner africani; la conferenza ad alto livello che affronterà le sfide urgenti poste dalla rotta dei Balcani occidentali e che Budapest si propone di ospitare; il ruolo svolto dalle delegazioni UE e dalle missioni attivate dagli Stati membri nei paesi “chiave”, oltre alla cooperazione con le più importanti organizzazioni internazionali e regionali.
La politica globale in tema di immigrazione è sentita come un impegno comune e proprio per questo gli strumenti già a disposizione andrebbero integrati nelle politiche dell’Unione Europea. Nelle conclusioni si legge infatti che non dovrebbero esserci discordanze tra i diversi settori quali la politica estera e di sicurezza, la cooperazione allo sviluppo, la giustizia e gli affari interni, i diritti umani, il commercio e l’occupazione. È importante quindi la collaborazione sia con la Commissione che con l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, istituzioni che sono oltretutto invitate a riferire al Consiglio Affari Esteri di ottobre eventuali proposte per l’attuazione dell’Agenda sulla migrazione e delle Conclusioni del Consiglio Europeo.

2. Le conclusioni sull’Afghanistan hanno approvato la prima relazione annuale sulla strategia dell’Unione Europea per il paese negli anni 2014-2016 (FAC). Il contesto nel quale tale strategia è stata elaborata non è però affatto stabilizzato, né pare destinato ad una stabilizzazione veloce dell’area. Tale caratteristica è però dovuta al fatto che l’Afghanistan non ha mai conosciuto prima d’ora la transizione verso la democrazia. Anche in questo caso, ciò che ha assorbito la maggior parte delle energie, è stato il negoziato per le elezioni presidenziali. Infatti, l’insediamento del governo di unità nazionale nel settembre 2014 ha segnato sì il primo trasferimento democratico di poteri nella storia dell’Afghanistan, ma la formazione di questo governo è stato il risultato di un difficile processo politico che ha visto la fusione di un’ampia gamma di interessi politici, etnici e tribali. L’UE e gli Stati membri hanno appoggiato le elezioni e il controllo dei risultati elettorali necessari ad affrontare una serie di annose sfide politiche, economiche e di sicurezza. La strategia “Realizing Self-Reliance” (verso l’autosufficienza) delineata dal presidente Ghani alla conferenza di Londra del dicembre 2014 prevede un programma di riforma globale affinché il governo di unità nazionale affronti gli obiettivi e le finalità della strategia dell’UE. La conferma del programma di riforma da parte del governo di unità nazionale, in vista della riunione di alti funzionari prevista a Kabul alla fine del 2015, dovrebbe costituire la base del sostegno internazionale coordinato e finalizzato allo sviluppo di uno stato afghano più efficiente e, in ultima analisi, sostenibile. I ritardi politici hanno ovviamente peggiorato una già precaria situazione economica dovuta alla stagnazione, al calo delle entrate e alla conseguente crisi delle finanze pubbliche. Nonostante le riforme enunciate dal governo e gli aiuti internazionali, le prospettive di crescita per il 2015 restano deboli e la riduzione delle entrate aumenta il rischio di ulteriori crisi delle finanze pubbliche. La produzione di oppio ha continuato ad espandersi, complicando ulteriormente la situazione della sicurezza nelle aree rurali, con maggiori collegamenti tra criminalità legata alla droga, signori della guerra locali e ribelli. Le forze di sicurezza e di difesa nazionali afghane hanno tenuto testa alla transizione, ma hanno incontrato grandi difficoltà dopo il ritiro della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF) mentre stavano ancora tentando di sviluppare una strategia più sostenibile. Nel frattempo, il ritiro delle truppe internazionali ha portato ad un aumento del numero di civili afghani bersaglio di gruppi di insorti, cosicché il numero di vittime civili nel 2014 ha raggiunto livelli senza precedenti.
All’interno di tale quadro si sviluppa la strategia dell’Unione Europea che ha prestabilito quattro obiettivi: a) promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità regionale, attraverso un processo di pace inclusivo, l’attenuazione delle minacce della droga, del traffico e della criminalità organizzata, la lotta all’immigrazione illegale e il sostegno allo sviluppo di un servizio di polizia civile professionale e responsabile; b) rafforzare la democrazia e renderla funzionante e integrata a livello nazionale, provinciale e distrettuale grazie al controllo democratico, a elezioni inclusive e trasparenti e al potenziamento delle capacità delle istituzioni chiave della governance; c) incoraggiare lo sviluppo economico e umano, anche attraverso la creazione di un quadro economico trasparente che stimoli gli investimenti, aumenti le entrate, assegni finanziamenti, rafforzi la resilienza e migliori l’accesso ai servizi sanitari e all’istruzione, in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione; d) rafforzare lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani promuovendone il rispetto specialmente attraverso la piena attuazione di misure normative di protezione per i diritti delle donne e delle bambine, sostenendo la maggiore uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e contribuendo allo sviluppo di un quadro globale per rafforzare e riformare il settore giudiziario.
Ogni obiettivo prevede un grande lavoro sottostante che comprende lo sviluppo della resilienza nelle istituzioni; la sensibilizzazione delle autorità alla pace; il sostegno alla transizione pacifica da parte di tutti gli Stati della regione; l’educazione al rispetto dei diritti umani; il rafforzamento del ruolo e delle competenze delle forze di sicurezza afghane; la condanna dei ribelli che perpetrano attentati. L’Unione Europea sta inoltre valutando la possibilità di un quadro di finanziamenti provenienti dalla Banca Europea degli Investimenti. Sono infatti le stesse conclusioni del Consiglio ad ammettere che «la prima revisione annuale della strategia per l’Afghanistan ha purtroppo messo in luce che la situazione del paese sta subendo dei peggioramenti in vari settori. L’indagine del 2014 sulle condizioni di vita in Afghanistan ha riscontrato un peggioramento relativamente all’indicatore degli OSM sulla parità di genere nelle opportunità nel campo dell’istruzione, vale a dire che meno bambine hanno frequentato la scuola primaria rispetto al 2011-12. Il sostegno internazionale ha portato a miglioramenti nella salute della popolazione e a progressi verso gli obiettivi di sviluppo del millennio, in particolare nel settore della salute materna e dei bambini. Tuttavia, permangono ineguaglianze territoriali e sociali nella determinazione dell’accesso ai servizi sanitari». Infine, il Consiglio ha accolto positivamente l’avvio, il 30 giugno, del piano d’azione nazionale per l’attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza. La risoluzione, adottata in realtà nel 2000, “non verrà mai implementata con successo, finché le violenze sessuali non cesseranno”, ha affermato il Segretario Generale Ban Ki-moon. L’UE vuole sostenere, dal punto di vista finanziario e diplomatico, il governo e la società civile nell’attuazione.

3. Proprio il 20 luglio 2015 ha avuto inizio l’applicazione del Regolamento (UE) n. 603/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce l’Eurodac per il confronto delle impronte digitali e per l’efficace applicazione del regolamento (UE) n. 604/2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide e per le richieste di confronto con i dati Eurodac presentate dalle autorità di contrasto degli Stati membri e da Europol. Tale regolamento modifica il precedente reg. (UE) n. 1077/2011 che istituiva un’agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Inoltre, il nuovo regolamento prevede determinate condizioni per l’accesso ai dati di Eurodac da parte delle autorità nazionali per il contrasto e la lotta al terrorismo o per altri reati gravi; prevede anche disposizioni sulla responsabilità in materia di trattamento, trasmissione e sicurezza dei dati e sul divieto di trasferirli a Paesi terzi, organizzazioni internazionali o soggetti di diritto privato; prevede disposizioni sulle modalità di effettuazione dei confronti e di trasmissione dei risultati, sui diritti dell’interessato, sulla vigilanza delle autorità nazionali di controllo e del garante europeo della protezione dei dati.

Luisa Di Fabio

Per saperne di più:

Regolamento (UE) n° 603/2013 del parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013

Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013

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