Le Conclusioni del Consiglio Affari Esteri del 17 e 18 novembre 2014 (01.12.2014)

Il 17 e il 18 novembre 2014 a Bruxelles si è tenuto l’incontro del Consiglio Affari Esteri in cui la situazione in Ucraina ha avuto grande spazio nei dibattiti e nelle Conclusioni. Oggetto di discussione sono però stati anche altri temi, dall’emergenza ebola, alla questione mediorientale, alla politica di vicinato sino alla politica di difesa e di sicurezza comune. Inoltre, nelle Conclusioni del 21 novembre, è stato dato risalto ai temi del commercio con i Paesi extraeuropei e alla proposta di accordo TTIP.
1.    UCRAINA. Così come già aveva fatto il Consiglio Affari Esteri del 20 ottobre scorso, il principale tema dibattuto dall’Alto Rappresentate per la Politica Estera dell’Unione, Federica Mogherini, dai Ministri degli Esteri e della Difesa e dagli 8 membri rappresentanti della Commissione UE, è stato la questione ucraina. Il primo elemento trattato ha riguardato il Protocollo di Minsk, ritenuto l’unico strumento per la stabilizzazione politica dell’area e per il rispetto dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina. Si ricorda che la situazione in Ucraina ha visto una diminuzione delle operazioni militari, ma il territorio non riesce ancora del tutto a trovare una stabilità in ragione dei continui combattimenti nella zona orientale del Paese e al fatto che ancora vengano registrati movimenti di truppe lungo il confine russo. Anche per queste ragioni, l’Unione Europea continua a ritenere la Federazione Russa responsabile per quanto sta accadendo. Il Consiglio ha chiesto la cessazione delle ostilità da entrambe le parti (che proseguono nonostante gli accordi per il cessate-il-fuoco) ed il ritiro di tutte le forze illegali e straniere, dei mercenari e dei mezzi militari per consentire all’OSCE di monitorare il confine russo-ucraino nel migliore dei modi. In Ucraina, il 26 ottobre scorso, si sono svolte le elezioni che, secondo il Consiglio, hanno rappresentato un chiaro segnale di dove il Paese voglia andare, nel senso cioè del rafforzamento in toto della democrazia. Proprio su questi temi il Consiglio non ha mancato di sottolineare che solo con la formazione di un governo forte sarà possibile per lo Stato ucraino fare e mettere in pratica quelle riforme economiche e politiche (riforme costituzionali, decentralizzazione, riforma del sistema giudiziario, lotta alla corruzione, consolidamento dello stato di diritto e garanzie per le minoranze) che tanto interessano all’Unione per una eventuale candidatura del Paese all’ingresso nell’UE. L’attuazione delle riforme è importante anche per la valutazione della richiesta provvisoria di accordo di associazione tra UE ed Ucraina, in particolare per l’esecuzione del titolo IV di tale accordo che prevede facilitazioni nel campo del mercato e del commercio. Sotto questo profilo sono considerati vitali dal Consiglio le intese commerciali e il dialogo trilaterale con la Russia nel campo dell’energia. Ma le trasformazioni ambite dall’UE sono centrali anche per il processo di unità nazionale. In proposito, l’Unione, attraverso il Consiglio Affari Esteri, fa sapere di considerare le elezioni del 2 novembre (che avrebbero proclamato la Repubblica Popolare di Donetsk) illegali e illegittime perché contrarie ai principi del Protocollo di Minsk. Anche a tal riguardo il Consiglio UE ha richiamato la Russia alla responsabilità di concordare con il governo ucraino le iniziative necessarie per risolvere la situazione nei territori autoproclamatisi illegalmente indipendenti. Sulla scia di quanto segnalato finora, infatti, il Consiglio ha auspicato fortemente un’intensificazione delle trattative trilaterali tra la Russia, l’Ucraina e l’OSCE anche tramite aiuti, non solo finanziari, da parte dell’UE, ritenendo il tema della sicurezza e del rispetto dei confini  essenziali al regolamento della situazione. Il Consiglio non ha mancato di esprimere la propria preoccupazione per la situazione dello stato di diritto e dei diritti umani nella regione della Crimea, soprattutto a causa delle continue intimidazioni subìte dalla popolazione tartara presente nella zona. La persecuzione di tale comunità deve terminare immediatamente per garantire non solo ad essa, ma a tutti i civili e le infrastrutture coinvolti, gli standard che il diritto internazionale umanitario assicura. Tali tutele hanno anche il compito di facilitare la stessa assistenza umanitaria messa in campo dall’UE tramite la Commissione e il lavoro dell’EEAS (European External Action Service). Purtroppo, l’impatto umanitario del conflitto è alto, così come elevato è il numero delle vittime sinora registrate. Per queste ragioni il Consiglio continua ad incoraggiare il governo ucraino a prendere delle decisioni immediate e efficaci.
2.    MEDIO ORIENTE. I Ministri degli Esteri riuniti a Bruxelles hanno espresso le loro preoccupazioni anche a riguardo della nuova possibile escalation della violenza nei territori nella West Bank e in Israele, condannando tutti i recenti attacchi terroristici ed esortando le parti coinvolte ad astenersi dal rispondere con la forza per non peggiorare la già esplosiva situazione. Il Consiglio ha infatti auspicato che la riunione tenutasi il 13 novembre ad Amman tra il Re di Giordania Abdullah, il Primo Ministro israeliano Netanyahu e il Segretario di Stato statunitense Kerry porti ai risultati sperati e cioè a passi concreti per placare le tensioni così come stabilito.
L’Unione Europa si è detta però seriamente preoccupata e si è opposta alle recenti dichiarazioni di parte israeliana circa l’espropriazione delle terre vicino Betlemme e circa nuovi piani per la costruzione di ulteriori insediamenti ebraici così da dislocare la popolazione beduina nella West Bank, ma anche circa le continue demolizioni che includono anche progetti finanziati dall’UE e dagli Stati membri. Il Consiglio ha precisato, rivolgendosi ad Israele, che gli insediamenti sono illegali dal punto di vista del diritto internazionale e che così facendo si sposta sempre più lontano il traguardo della creazione di due Stati con un’unica capitale, Gerusalemme. Il Consiglio si è dovuto soffermare anche in questa occasione sulla situazione umanitaria di Gaza auspicando seri cambiamenti politici, economici e dal punto di vista della sicurezza da attuarsi tramite la fine del blocco della Striscia. È rilevante sottolineare che i Ministri riuniti a Bruxelles non vedano come opzione quella del ritorno allo status quo pre-conflitto, ma vorrebbero al contrario incontri bilaterali e accordi che rendano l’autorità palestinese in grado di assumere progressivamente le funzioni governative nella Striscia di Gaza, comprese quelle dell’amministrazione civile e della sicurezza, in quanto solo in questo modo sarà possibile costruire una pace duratura. Il Consiglio ha inoltre ricordato che l’UE è un membro – insieme a USA, Federazione Russa e ONU – del c.d. “Quartet” il quale, insieme ai Paesi della Lega Araba, ha dato vita ad una “road map” per la pace, finalizzata a concludere in modo definitivo il conflitto mediorientale. Il Consiglio ha infine ricordato il prossimo viaggio che l’Alto Rappresentante dell’Unione per la PESC, Mogherini, intraprenderà proprio nella regione. È da evidenziare infine che il Consiglio considera come unica soluzione di pace duratura la creazione di due Stati.
3.    EBOLA. Il Consiglio UE ha avuto istruzioni dal coordinatore per l’emergenza ebola Christos Staylianides e, insieme al Commissario per la Salute Vytenis Andriukaitis, ha adottato le seguenti conclusioni: l’UE, oltre ad essere seriamente preoccupata per il violento dilagare del contagio in Guinea, Sierra Leone, Liberia e in tutti gli Stati dell’Africa occidentale, riconosce gli sforzi che, a livello regionale, nazionale e internazionale, sono stati messi in campo per combattere il contagio e riconferma il suo impegno nella lotta alla diffusione e al controllo futuro della malattia. L’UE riconosce gli sforzi del personale medico volontario che sta mettendo a repentaglio la propria vita e individua soprattutto la necessità di un coordinamento continuo per contenere l’epidemia e per dare assistenza appropriata ai Paesi che ne necessitano, essendo i sistemi sanitari di questi ultimi collassati da tempo. Dai cenni che il Consiglio fa agli sforzi messi in campo dai Paesi africani e dalle organizzazioni regionali (come l’ECOWAS) nel contenimento del virus ebola, traspare la sensazione di un certo ritardo nei soccorsi e di una certa sottovalutazione della malattia da parte del vicinato africano. Ma dall’altro lato l’UE si dimostra pronta a coordinarsi in modo sempre migliore con l’Unione Africana (che ha riconfermato il suo intervento) e con l’ONU, oltre che con USA, Francia e Regno Unito che hanno messo in campo i loro strumenti nazionali. Il Consiglio ha inoltre ricordato che l’UE si è impegnata a destinare un miliardo di euro per impegni di breve e medio periodo e per aumentare il numero dei medici presenti in Africa occidentale. Mezzi tecnici sono già stati messi a disposizione,  il coordinamento con l’OMS è continuo e, così come già sostenuto nelle conclusioni del Consiglio UE di ottobre, bisogna analizzare ulteriormente l’idea della creazione di un pool di esperti medici provenienti da ogni Stato membro su base volontaria per un dispiegamento immediato. Il Consiglio però chiede per tale personale medico ogni genere di garanzia che assicuri loro che, in caso di contagio, tutti i mezzi tecnici – comprese strutture e procedure di evacuazione – siano pronti e a disposizione.
Il Consiglio ha poi affrontato il tema della proposta di creazione di un’industria farmaceutica a livello europeo con il fine di sostenere la ricerca dei vaccini contro ebola e provvedere a protocolli comuni rivolti agli ospedali, specializzati nell’accogliere e curare pazienti portatori di malattie epidemiche. Anche nel caso di ebola è stato menzionato l’EEAS in quanto uno dei suoi compiti potrebbe riguardare, insieme alla Commissione, la stima dei punti deboli dei sistemi sanitari nazionali africani per colmare così gap politici ed economici.
4.    Altri temi brevemente trattati dal Consiglio hanno riguardato:
a) la regione balcanica e la Bosnia Erzegovina, per la quale il dibattito è stato incentrato sui mezzi per incoraggiare le riforme nel Paese in una prospettiva europea;
b) la Libia, per la cui situazione i Ministri riuniti hanno espresso preoccupazione, auspicando una soluzione politica che assicuri unità, governabilità e pace alla popolazione libica;
c) il budget 2015 per l’Agenzia Europea della Difesa, fissato a 30,5 milioni di euro per il quale seguirà l’adozione formale;
d) le operazioni militari dell’Unione Europea per le quali i Ministri degli Esteri e della Difesa hanno fatto il punto della situazione con il Segretario Generale della NATO, Stoltenberg, parlando anche della situazione del vicinato orientale, in particolare di Ucraina, Siria e Iraq.
5.    POLITICA DI SICUREZZA E DI DIFESA COMUNE (PSDC). I Ministri della Difesa hanno discusso della PSDC in attesa del Consiglio Europeo che si terrà nel giugno 2015. L’incipit è stato votato ai cambiamenti che sono in corso fuori dall’Unione: i conflitti che sempre più mettono a repentaglio la sicurezza e la stabilità di svariate regioni dimostrano la stretta relazione tra sicurezza interna ed esterna dell’UE. Libia, Iraq, Sahel, Ucraina sono chiari esempi di questa preoccupazione. In ragione di ciò, al Consiglio spetta il compito di rendere l’UE nella sua interezza capace di assumere responsabilità a livello internazionale tramite un incremento del proprio ruolo strategico per rispondere collettivamente ai mutamenti in atto. Per questo, in linea con le conclusioni del Consiglio Europeo del dicembre 2013, i Ministri riuniti a Bruxelles hanno chiesto di rafforzare le funzioni della PSDC. Solo in questo modo, infatti, l’UE può presentarsi come importante interlocutrice di grandi partners quali L’ONU, l’Unione Africana, la NATO e l’OSCE, restando però autonoma nelle sue decisioni. Enfasi è stata data al ruolo che la EDTIB (European Defence Technological and Industrial Base Strategy) può avere nel mondo globalizzato, fortificando dall’interno l’UE stessa e permettendole così di lavorare con un ruolo più forte nelle collaborazioni che intrattiene. Ovviamente tutto ciò richiede coordinamento e cooperazione a livello non solo europeo, ma anche dialoghi tra gli Stati membri senza i quali non possono dirsi effettivi gli strumenti politici a disposizione.
Infine il Consiglio ha adottato il EU Cyber Defence Policy Framework, che si focalizza sul supporto da dare agli Stati membri nello sviluppare la difesa dei sistemi contro i crimini informatici e che necessita di cooperazione tra ambito civile e militare, settore pubblico e privato e forze di polizia. Il Consiglio ha inoltre adottato il Policy Framework for Systematic and Long-Term Defence Cooperation che dovrà guidare gli Stati membri verso un approccio cooperativo unico tramite la congiunzione delle politiche di difesa nazionali, così come previsto anche dal Piano NATO.
In attesa del prossimo Consiglio Europeo del giugno 2015, i Ministri degli Esteri e della Difesa hanno sottolineato l’importanza della connessione tra la PSDC e le agenzie europee EUROPOL, FRONTEX, CEPOL e anche con l’INTERPOL, per garantire il trinomio freedom/security/justice all’interno dei confini europei.

Il Consiglio ha continuato i suoi lavori affermando che le conclusioni del 17 e del 18 novembre 2014 rappresentano le linee guida per il Consiglio Europeo previsto per il giugno 2015, auspicando che quest’ultimo dia attuazione a tutti i miglioramenti descritti grazie all’effettivo dispiegamento delle potenzialità della PSDC.

Infine, il Consiglio ha adottato alcune conclusioni sul Piano di liberalizzazione dei visti che è in corso di definizione tra l’Unione e tre Paesi dell’Europa orientale, Ucraina, Repubblica di Moldavia e Georgia. Tramite tale dialogo, l’UE sta compiendo dei passi verso obbiettivi di lungo termine per le richieste di visti provenienti dai tre Stati senza però tralasciare il possibile impatto che i flussi migratori provenienti da tali regioni (soprattutto dalla Georgia) possano avere sulla sicurezza e sulla capacità europea di sostenerli.
Per quanto riguarda invece l’Ucraina, il Consiglio ha ricordato la EUAM Ukrain (EU Advisory Mission for Civilian Security Sector Reform Ukraine) che verrà dispiegata il 1° dicembre prossimo con un mandato iniziale di due anni e con lo scopo di assistere le autorità ucraine per riformare il settore della sicurezza civile, dello stato di diritto e del ruolo delle forze di polizia. Il quartier generale sarà posizionato a Kiev ma il personale sarà disarmato e non sono previsti compiti esecutivi. Il Capo della missione è Kálmán Mizsei e per i primi dodici mesi avrà un budget di 13,1 milione di euro.
È del 28 novembre la decisione di potenziare le misure restrittive dell’Unione contro i separatisti che operano nella regione orientale dell’Ucraina. In tutto, saranno soggetti a divieto di ingresso e a congelamento di beni 132 persone fisiche e 28 enti. La disposizione entrerà in vigore in data 29 novembre, quando sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europa.

Luisa Di Fabio

Per saperne di più su:
La proposta di accordo TTIP: il futuro dei rapporti UE – Stati Uniti
Accordo TTIP
Accordo EU-Ucraina
EEAS
L’UE e il processo di pace in Medio Oriente
PSDC
EDTIB
LIBERALIZZAZIONE DEI VISTI

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