L’adozione della strategia relativa alla Siria alla luce dei recenti sviluppi internazionali (14.04.2017)

La scorsa settimana è stata caratterizzata da importanti evoluzioni riguardanti la crisi siriana.
Lunedì 3 aprile, si è riunito a Lussemburgo il Consiglio europeo affari esteri dove, tra i vari argomenti, è stata centrale la crisi siriana.
Nelle sue conclusioni, il consiglio ha adottato la strategia dell’UE relativa alla Siria, tassello fondamentale dell’azione multilaterale europea nella regione, proseguita con la conferenza internazionale sul futuro della Siria tenutasi a Bruxelles dal 4 al 5 aprile.
Ad aumentare l’attenzione sulla Siria, in queste frenetiche giornate di lavoro diplomatico da parte dell’Unione e dei paesi partner, è stata la notizia del presunto attacco con armi chimiche a Idlib, Siria, il quale ha provocato numerose vittime civili e una forte condanna a livello internazionale, seguita dalla reazione degli Stati Uniti d’America, contro il regime siriano, con un raid missilistico contro la base aerea di Shayrat, in mano alle forze governative Siriane e dalla quale , secondo le fonti di intelligence statunitensi, sarebbe partito l’attacco chimico del 4 aprile.
Una reazione che ha visto gli Stati Uniti dare un segnale al regime di Bashar el Assad e ai suoi alleati, in risposta al superamento della “linea rossa” sulle armi chimiche invocata nel 2013 da Barack Obama.
In un contesto così complesso, l’Unione, per bocca dell’Alto rappresentante Federica Mogherini, ha da una parte denunciato l’impiego di armi chimiche nel conflitto siriano, ma allo stesso tempo, richiamando anche le conclusioni del Consiglio, ha ribadito che non vi è una soluzione militare al conflitto, e che sia necessario continuare il dialogo attraverso gli organismi internazionali, nel rispetto delle risoluzioni, per assicurare la fine del conflitto e una pacifica transizione democratica nell’area.
Strategia dell’UE relativa alla Siria
Nonostante la fine dell’Assedio di Aleppo e i risultati del Vertice di Astana, l’intensità del conflitto in Siria non ha visto altro che una lieve e temporanea riduzione.
I tentativi di istituzione di un cessate il fuoco nell’area sono stati più volte compromessi da ambo le parti in lotta e a seguito della ripresa delle offensive governative verso i principali centri urbani in mano alle forze dell’opposizione al regime.
Attualmente, la situazione in cui versa la Siria è drammatica:
A seguito di sei anni di guerra civile, 13,5 milioni di siriani necessitano di assistenza umanitaria, di questi 6,3 milioni sono sfollati in altre aree del paese per propria volontà o forzati dal regime, mentre 1,5 milioni di persone vivono in stato di assedio nelle principali città, villaggi e periferie in mano alle varie sigle che combattono le autorità di Damasco. Inoltre, il numero di rifugiati ospitati nelle nazioni confinanti è arrivato a 5 milioni ed è destinato ad aumentare.
In tutto ciò il Daesh continua le sue azioni all’interno del paese, contribuendo alla destabilizzazione dell’area.
Il Consiglio, nelle sue conclusioni, ha riconosciuto al regime Siriano la “responsabilità primaria di proteggere la popolazione” invitando il regime di Damasco e i suoi alleati, tra cui la Russia, a intraprendere tutti gli sforzi necessari per assicurare la completa cessazione delle ostilità, porre fine agli assedi e permettere l’accesso umanitario in tutto il paese senza restrizioni.
L’Unione ha condannato i continui, sistematici, diffusi e gravi casi di violazione e abuso dei diritti umani operati da tutte le parti e in particolare dal regime siriano, il quale durante il conflitto ha fatto ricorso a metodi di guerra quali l’assedio delle zone abitate e la riduzione alla fame dei civili nonché i trasferimenti forzati delle popolazioni, che il Consiglio ha ritenuto configurabili come crimini di guerra o contro l’umanità.
L’UE ha ribadito che continuerà a prendere in considerazione ulteriori misure restrittive nei confronti della Siria fintantoché la repressione continuerà ribadendo ricorda che non può esservi una pace duratura in Siria sotto l’attuale regime.
La crisi in corso in Siria, per il Consiglio, colpisce direttamente l’Unione e in un’ottica di risposta a tale crisi l’unione ha accolto la comunicazione congiunta dell’alto rappresentante e della Commissione per l’adozione di uno specifico quadro strategico che concentri gli sforzi dell’Unione su settori nella quale questa possa apportare un valore aggiunto rispetto alle iniziative portate avanti dai singoli Stati membri.
Gli obiettivi strategici dell’UE in Siria si concentrano su sei settori fondamentali:
a) Porre fine alla guerra attraverso un’autentica transizione politica, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2254 (2015) , negoziata dalle parti in conflitto sotto l’egida dell’inviato speciale dell’ONU per la Siria e con il sostegno dei principali attori internazionali e regionali.
b) Promuovere una transizione efficace e inclusiva in Siria, in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e il comunicato di Ginevra, sostenendo il rafforzamento dell’opposizione politica.
c) Salvare vite umane affrontando le esigenze umanitarie della fascia più vulnerabile della popolazione siriana in tutto il paese in modo tempestivo, efficace, efficiente e basato su principi umanitari.
d) Promuovere la democrazia, i diritti umani e la libertà di espressione, rafforzando le organizzazioni della società civile siriana.
e) Promuovere l’attribuzione delle responsabilità per i crimini di guerra al fine di agevolare un processo di riconciliazione nazionale e una giustizia di transizione.
f) Sostenere la resilienza della popolazione siriana e della società siriana.
Il Consiglio nelle sue conclusioni ha inoltre ribadito la propria disponibilità a contribuire alla ricostruzione della Siria soltanto in seguito all’avvio di una transizione politica negoziata dalle tutte le parti siriane in conflitto sulla base della risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza dell’ONU e del comunicato di Ginevra del 2012.
Tale impegno è stato riconfermato anche nel corso della conferenza di Bruxelles del 4 e 5 aprile, dove si è giunti ad un accordo per impegnare una cifra di 6 miliardi di dollari (Di cui 1,3 miliardi di dollari da parte dell’Unione) per gli aiuti umanitari, negoziata dall’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune del Unione, Federica Mogherini assieme a Germania, Regno Unito, Norvegia, Kuwait e Qatar.
Una cifra importante ma che secondo quanto affermato dal Sottosegretario Onu agli aiuti umanitari, Stephen O’Brien, è frutto della riconferma degli impegni già assunti in altre sedi dai “donatori” e carente di altri due miliardi rispetto gli 8 previsti dalle Nazioni Unite per far fronte all’emergenza umanitaria in Siria.
Nonostante l’evoluzione nello scenario siriano che hanno visto gli Stati Uniti intervenire militarmente per porre un freno al regime di Damasco, l’Unione, pur invocando la cosiddetta “responsabilità di proteggere” nei confronti del regime, continua la propria azione multilaterale per arrivare a una soluzione politica del conflitto.
Tuttavia, il nodo da sciogliere e che sarà la principale sfida della diplomazia europea e non solo, è quella della destituzione dell’attuale regime e della transizione democratica nel paese, lacerato e diviso e costantemente minacciato dalle milizie jihadiste che rischiano di minare qualsiasi processo di pace.
Processo che comunque non potrà partire senza l’assenso dei principali attori internazionali coinvolti nell’area quali Russia, Iran e Turchia, i quali giocano in Siria una partita atta a preservare i propri interessi nazionali a prescindere dal numero di morti e dalle sistematiche violazioni dei diritti umani nel paese.

Fabio Sulli

Per saperne di più:
Testo della Strategia per la Siria
Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

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