La Strategia dell’Unione europea per la regione adriatica e ionica (02.09.2014)

Commento

1. In linea con quanto richiesto dal Consiglio europeo del dicembre 2012, la Commissione ha presentato, nel giugno di quest’anno, la strategia macroregionale e il piano d’azione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nella regione adriatica e ionica (Comunicazione relativa alla strategia dell’Unione europea per la regione adriatica e ionica, COM(2014) 357 final del 17 giugno 2014). EUSAIR – è questo l’acronimo attraverso il quale la macroregione sarà conosciuta – ha come obiettivo fondamentale quello di «promuovere una prosperità economica e sociale sostenibile nella regione mediante la crescita e la creazione di posti di lavoro e il miglioramento della sua attrattiva, competitività e connettività, preservando al tempo stesso l’ambiente e assicurandosi che gli ecosistemi costieri e marini restino sani ed equilibrati».

La cooperazione tra i Paesi dell’area è lo strumento attraverso il quale si intende promuovere il raggiungimento dell’indicato obiettivo. Attualmente la strategia riguarda gli otto Paesi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia, Slovenia) che già partecipano all’Iniziativa Adriatico-Ionica (IAI), creata nel 2000 per rafforzare la cooperazione regionale al fine di promuovere la stabilità politica ed economica e, per questa via, anche il processo d’integrazione europea.
Oltre all’esperienza dell’IAI, la nuova strategia può trarre beneficio anche dagli insegnamenti delle due strategie macroregionali già realizzate dall’Unione – quella per la regione del Baltico e quella per la regione del Danubio, adottate rispettivamente nel 2009 e nel 2011 – e della strategia marittima per il Mare Adriatico e il Mare Ionio, adottata nel 2012 per favorire, in particolare, le opportunità di crescita blu per il bacino marino.

2. Nella Comunicazione relativa a EUSAIR, la Commissione mette in rilievo sia le sfide comuni che la regione si trova ad affrontare, ma anche le opportunità che la stessa offre per favorire una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
Per quanto concerne le sfide, la Commissione sottolinea, anzitutto, le forti disparità socioeconomiche presenti tra i Paesi interessati in termini di PIL e di disoccupazione, rilevando la generale incapacità delle imprese dell’area di sfruttare le potenzialità della dimensione transnazionale del commercio, dell’innovazione o della ricerca, specialmente per quanto concerne l’economia blu. In secondo luogo, è il deficit di infrastrutture nei trasporti ad essere evidenziato, in particolare tra i Paesi UE di “prima generazione” e gli altri Stati della regione. Si evidenziano in particolare le carenze che affliggono le connessioni stradali e ferroviarie, la congestione sempre più in crescita del traffico marittimo e il basso livello di sviluppo del trasporto multimodale.
In terzo luogo, per quanto concerne l’energia, è messa in luce l’inadeguatezza delle reti elettriche e la conseguente impossibilità di sviluppare un mercato integrato dell’energia, anche per quanto concerne le fonti di energia rinnovabili. Inoltre, le reti del gas necessitano di investimenti per garantire efficienza e diversificazione.
Un quarto elemento importante, probabilmente centrale, della futura cooperazione macroregionale è individuato nella garanzia di un ambiente sano e sicuro. Qui le sfide che bisogna affrontare sono molteplici, come il documento segnala: salvaguardia degli ecosistemi, turismo sostenibile, lotta all’inquinamento marino, sostenibilità della pesca e acquacoltura ecologica, trattamento delle acque reflue e degli scarichi di attività agricole, riduzione delle emissioni che danneggiano la qualità dell’aria, lotta alla caccia illegale, completamento delle aree protette.
I rischi e i pericoli naturali o di origine umana sono una ulteriore sfida per l’area regionale adriatico-ionica che risulta caratterizzata da una attività sismica di rilievo ed è particolarmente vulnerabile alle conseguenze del cambiamento climatico. La Commissione valuta con estrema problematicità l’assenza di strategie comuni volte ad affrontare questioni come l’innalzamento del mare, le inondazioni, la siccità, l’erosione del suolo, gli incendi boschivi.
Infine, il documento individua tra le sfide anche le questioni amministrative e istituzionali. Si tratta di un aspetto particolarmente significativo in quanto da esso dipende l’attuazione dell’approccio macroregionale. Questo si fonda, in gran parte, sulla capacità di eliminare il rischio per i paesi coinvolti di procedere a differenti velocità nell’allineamento alla legislazione dell’Unione e nell’accesso agli strumenti finanziari. Da ciò la necessità di promuovere la capacità a livello nazionale, regionale e locale per garantire che i soggetti coinvolti siano in grado di cooperare con le loro controparti e di coordinare le loro politiche. In tale ambito, la Commissione non manca di segnalare alcune questioni particolari che possono influire negativamente sulla realizzazione della strategia macroregionale: la corruzione, il crimine organizzato transfrontaliero e le pressioni migratorie.

3. In relazione alle opportunità che la regione può offrire, la Commissione si sofferma su quattro aspetti (economia blu, connettività, patrimonio culturale e naturale e biodiversità, turismo) che sostanzialmente costituiscono i pilastri del piano d’azione proposto per la realizzazione progressiva della strategia: crescita blu; collegare la regione (reti di trasporto e energia); qualità ambientale; turismo sostenibile. Ciascuno dei pilastri indicati è affidato al coordinamento di due Paesi coinvolti nella strategia.
Il pilastro “crescita blu”, affidato al coordinamento di Grecia e Montenegro, ha come obiettivo quello di promuovere una crescita marina e marittima innovativa nella regione attraverso lo sviluppo di tecnologie blu, aumentando la redditività e la sostenibilità della pesca e dell’acquacoltura, migliorando la governance e i servizi marini e marittimi.
Italia e Serbia coordinano il pilastro “collegare la regione” il cui obiettivo è quello di migliorare la connettività nei trasporti e nell’energia all’interno della regione e con il resto dell’Europa attuando la cooperazione nei campi del trasporto marittimo (in particolare per quanto concerne la sicurezza e la gestione del traffico marittimo), delle connessioni intermodali con l’entroterra (sviluppando nodi e hub per combinare trasporti marittimi, per ferrovia, stradali, aerei e navigazione interna), delle reti energetiche elettriche e del gas.
Probabilmente quello della “qualità ambientale” è il pilastro più impegnativo. Coordinato da Slovenia e Bosnia-Erzegovina, il pilastro in questione ha come obiettivo quello di contribuire a migliorare le condizioni ambientali degli ecosistemi marini e costieri attraverso la riduzione dell’inquinamento marino, il contenimento dell’impermeabilizzazione del suolo, la riduzione dell’inquinamento dell’aria, fermando la perdita di biodiversità e la degradazione degli ecosistemi.
Infine, il pilastro “turismo sostenibile”, coordinato da Croazia e Albania, ha come obiettivo lo sviluppo del potenziale della regione per un turismo innovativo, sostenibile responsabile e di qualità, in particolare attraverso la diversificazione dei prodotti e dei servizi turistici e il superamento del fenomeno della stagionalità.

4. Di particolare interesse nella Comunicazione della Commissione risulta la parte relativa alla governance e alla attuazione della strategia macroregionale. In effetti, su questi aspetti la Commissione ha messo a frutto, proprio in relazione a EUSAIR, le riflessioni contenute nella sua precedente Comunicazione sulla governance delle strategie macroregionali del 20 maggio 2014 (COM(2014) 284 final) individuando tre esigenze principali: rafforzamento della leadership politica; processo decisionale efficace; buona organizzazione. Ciò in quanto – a parere della Commissione – una buona governance non necessita di nuove strutture o nuovi fondi, bensì dipende dalle modalità e dai ruoli nell’attuazione della strategia e nel finanziamento delle azioni congiunte.
Nello specifico la Commissione sottolinea, anzitutto, l’importanza del coordinamento tra i Paesi partecipanti a livello ministeriale. I ministeri pertinenti dei due Paesi cui è affidato il coordinamento di ciascun pilastro dovranno esprimere due coordinatori che lavoreranno a stretto contatto con le loro controparti per lo sviluppo e l’attuazione del piano d’azione. In tale contesto, si riserva alla Commissione un ruolo di facilitatore con il compito di fornire principalmente il punto di vista dell’Unione, aiutata in tale compito dal gruppo ad alto livello sulle strategie macroregionali.
Per quanto concerne una buona attuazione della strategia, la Commissione punta su diversi elementi tra i quali certamente vanno messi in rilievo: la necessità di un supporto politico a livello ministeriale cui affidare la direzione complessiva della strategia (è a tale livello che viene individuato il centro di responsabilità, soprattutto per quanto concerne l’allineamento delle politiche e dei finanziamenti, oltre a fornire legittimazione e risorse per il processo decisionale a livello tecnico); il sostegno da parte dei coordinatori dei pilastri, in particolare per quanto concerne l’uso dell’assistenza istituzionale e per lo sviluppo di capacità del programma di cooperazione transnazionale adriatico-ionico 2014-2020; il coinvolgimento di tutte le parti interessate: autorità nazionali, regionali e locali, parlamentari (regionali, nazionali ed europei), attori economici e sociali, società civile, università, organizzazioni non governative.
Sul piano degli investimenti, la strategia dovrà essere attuata mobilitando e allineando i fondi nazionali e europei ai pilastri e ai temi che articolano gli stessi. L’approvazione della strategia comporta tale impegno da parte dei paesi partecipanti. La mobilitazione e l’allineamento delle risorse riguarda certamente i fondi strutturali, i fondi di investimento europei e lo strumento di assistenza preadesione 2014-2020. Tuttavia, considerate le tematiche pertinenti ai pilastri risorse possono essere rese disponibili anche da altri strumenti e programmi quali Orizzonte 2020, il meccanismo per collegare l’Europa, il programma LIFE, il programma COSME per le PMI.
Infine, per quanto riguarda l’attuazione del Piano d’azione, va segnalato il ruolo dei coordinatori dei pilastri come valutatori dei progressi verso gli obiettivi programmati. Accanto a ciò un forum annuale dei Paesi partecipanti farà il punto della situazione sui risultati raggiunti, le modifiche necessarie e l’eventuale individuazione di nuovi approcci.

5. Meritano di essere segnalati, infine, i collegamenti con le politiche UE e con altre iniziative che la Comunicazione richiama, in quanto danno il senso dell’ampia sinergia che la Commissione ritiene necessaria per garantire una buona performance della strategia.
Per quanto riguarda le politiche UE l’obiettivo che, anzitutto, si pone alla strategia è di rafforzare le politiche pertinenti per la regione, colmando le lacune e affrontando le difficoltà soprattutto per quanto concerne la realizzazione del mercato unico e l’ambiente. È evidente che per quanto concerne questi aspetti viene in rilievo una significativa legislazione dell’Unione che dovrà essere esaminata e valutata proprio al fine di promuovere un maggiore rispetto degli obblighi dalla stessa previsti. Accanto a ciò si pone in evidenza il fatto che l’attuazione coerente dal punto di vista territoriale delle politiche UE necessita di un approccio integrato che connetta le politiche e i programmi UE, in particolare le strategie per la biodiversità e per l’adattamento al cambiamento climatico e i programmi quadro per ricerca e sviluppo.
In relazione ad altre iniziative, il documento richiama, anzitutto, la necessità di un coordinamento con la strategia per la regione del Danubio e con la strategia per la regione alpina, quest’ultima ancora in fase di programmazione. Oltre a ciò viene posta in rilievo la necessità di una stretta collaborazione con altri organismi intergovernativi che operano rispetto alla regione quali la già richiamata Iniziativa Adriatico-Ionica, il Consiglio di Cooperazione Regionale (RCC) e l’Iniziativa Centroeuropea (InCE), nonché il coordinamento con i programmi e le iniziative relative al Mediterraneo (Unione per il Mediterraneo, Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo) e con i regimi normativi esistenti (in particolare la Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e del litorale del Mediterraneo).

6 Il quadro delineato dovrebbe consentire – è questo l’intento della Commissione – un rilancio della regione sotto diversi profili, non ultimi quelli della crescita e dell’occupazione. Da ciò l’invito al Consiglio ad approvare la strategia. Su questo aspetto, vale la pena di segnalare, per concludere, l’impegno della Presidenza italiana del Consiglio UE ad ottenere l’approvazione finale del Consiglio europeo per la strategia e il piano d’azione per la regione adriatico-ionica nel secondo semestre 2014.

Marina D’Orsogna, Pietro Gargiulo

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