La strategia adriatico-ionica dell’Ue: una proposta concreta per renderla più sicura (28.10.2016)

 

1. Cenni introduttivi. – La strategia dell’Unione europea per la regione adriatico-ionica (EUSAIR) rappresenta un quadro strutturato di cooperazione transnazionale tra i paesi dell’area adriatica e ionica che hanno convenuto di affrontare le sfide comuni al fine di sfruttarne le opportunità e contribuire a raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
La tesi di fondo di questo lavoro è che, per aumentare la sicurezza nella macroregione, sarebbe utile da una parte completare la strategia con l’introduzione di un quinto pilastro sul rafforzamento della regione dal punto di vista della sicurezza, dall’altra parte varare le strategie per la regione dei Carpazi e per il mar Nero attualmente allo studio. In altre parole, ci si propone di dimostrare come queste due misure potrebbero accrescere la protezione della regione adriatico-ionica dalle attività criminali transnazionali e transfrontaliere.
Per questo si darà conto degli aspetti generali relativi a EUSAIR (par. 2), si ricostruiranno le altre tre strategie regionali in un’ottica comparata (par. 3), si espliciterà la proposta attinente alla creazione di un nuovo pilastro, attingendo anche dall’esperienza maturata delle altre strategie macroregionali (par. 4.1) e infine si tratteggeranno le peculiarità delle due eventuali strategie macroregionali di cui si suggerisce l’istituzione (par. 4.2).

2. La strategia adriatico-ionica: generalità. – EUSAIR è stata la terza tra le strategie varate dall’UE dopo quelle per la regione del mar Baltico (EUSBSR) (1) e per la regione del Danubio (EUSDR) (2). A queste ne ha fatto seguito una quarta, la strategia per la regione alpina (EUSALP) (3). EUSAIR è stata lanciata dalla Commissione con una comunicazione del 17 giugno 2014 (4) e il relativo piano d’azione (5) ed è stata approvata dal Consiglio europeo del 23-24 ottobre dello stesso anno (6).
Della strategia fanno parte otto paesi, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia, Stati membri dell’Unione, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia, paesi candidati all’adesione. I macro-obiettivi da raggiungere – c.d. pilastri – sono quattro, ognuno coordinato da una coppia di Stati: (a) crescita blu, gestito da Grecia e Montenegro, orientato alla crescita economica e occupazionale dei paesi coinvolti sfruttando in maniera efficiente il potenziale dell’Adriatico e dello Ionio dal punto di vista soprattutto delle attività marittime come la pesca e l’acquacoltura; (b) collegamenti nella regione, coordinato da Italia e Serbia, finalizzato a creare e migliorare le connessioni infrastrutturali di trasporto e energia e a renderle efficienti e sostenibili; (c) qualità ambientale, gestito da Slovenia e Bosnia-Erzegovina, volto alla tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e delle biodiversità marine, costiere e terrestri; (d) turismo sostenibile, coordinato da Croazia e Albania, consistente nello sviluppo di un turismo responsabile, che coniughi le esigenze degli operatori turistici e delle popolazioni in generale che si aspettano un profitto da questa attività, e quelle dell’ambiente, in quanto il turismo di massa può danneggiare anche in maniera irreversibile gli ecosistemi marini e costieri già messi a dura prova dall’inquinamento e da altri fenomeni nefasti.
Questi quattro pilastri sono stati decisi sulla base delle sfide e dei fattori di rischio che la regione adriatico-ionica è chiamata a fronteggiare: uso sempre più intenso delle aree marine e costiere, turismo non sostenibile, scarsa profondità e natura semichiusa del mare Adriatico, pesca eccessiva, acquacoltura non ecologica, acque reflue non trattate e rifiuti solidi di origine prevalentemente terrestre, scarichi delle attività agricole che causano eutrofizzazione, specie invasive provenienti dalle acque di zavorra delle navi, inquinamento originato dalle esplorazioni per il petrolio e il gas, emissioni del trasporto marittimo e attività costiere, reti di aree protette non ancora completate come NATURA 2000 (7) ed Emerald (8). Essendo questi fenomeni per natura transnazionali e transfrontalieri necessitano di una risposta concertata, coordinata e sinergica tra i vari paesi.

3. Quadro comparato delle strategie macroregionali dell’UE. – È utile ora passare in rassegna ciò che prevedono le altre strategie macroregionali dell’Unione per poi affrontare la tematica della sicurezza in ottica comparata.
La EUSBSR conta otto Stati parti – tutti membri dell’UE – ossia Danimarca, Svezia, Finlandia, Germania, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. Consta di tre pilastri, salvare il mare, accrescere la prosperità, collegare la regione, e quattro azioni orizzontali, pianificazione spaziale, vicinato, capacità politico-istituzionale, clima. Ogni pilastro è composto da diversi settori prioritari di intervento. Quello che qui rileva maggiormente è il rafforzamento della protezione e della sicurezza dalle emergenze, dagli incidenti e dal crimine transfrontaliero, situato nel pilastro “salvare il mare”. La governance della strategia è strutturata su tre livelli, quello politico gestito da Consiglio europeo, Commissione europea e High Level Group; quello di coordinamento, appannaggio dei coordinatori dei settori di intervento, dei coordinatori delle azioni orizzontali e dei Focal Points dei settori di intervento e delle azioni orizzontali; quello operativo, sostanziato dai programmi e dagli strumenti di finanziamento, dai progetti faro e dai leader di questi ultimi. Al vertice ci sono gli Stati membri e i relativi coordinatori nazionali (9).
Della EUSDR fanno parte tredici Stati, di cui otto membri UE, Germania, Austria, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania e Croazia, tre in adesione, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia, e due del vicinato, Repubblica di Moldova e Ucraina. I pilastri sono quattro, collegamenti nella regione (mobilità stradale, aerea, ferroviaria e fluviale, cultura e turismo), protezione dell’ambiente (gestione rischi ambientali, tutela della biodiversità, del paesaggio e della qualità dell’aria e del suolo, ripristino della qualità dell’acqua), aumento della prosperità (sviluppo della società della conoscenza, investimenti nelle competenze, sostegno alla competitività delle imprese) e rafforzamento della regione (sicurezza e lotta alla criminalità, rafforzamento della capacità istituzionale e della cooperazione). Anche in EUSDR i livelli di governance sono tre. Al livello politico ci sono i ministri dei paesi parti, al livello di coordinamento agiscono la Commissione, i coordinatori nazionali e il Danube Strategy Point, il quale è responsabile anche del livello operativo insieme ai coordinatori dei settori prioritari di intervento.
Infine EUSALP, a cui aderiscono sette paesi, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia, membri UE, e Liechtenstein e Svizzera, extra UE (10), ambisce a raggiungere tre macro-obiettivi, cioè crescita sostenibile e innovazione, collegamenti per tutti, sostenibilità e protezione ambientale e indica un obiettivo trasversale, l’individuazione di un modello di governance macroregionale avente lo scopo di migliorare la cooperazione e il coordinamento delle azioni che andranno a sostanziare i pilastri. La governance è strutturata sui tre livelli canonici (11). Quello politico vede la presenza di un’Assemblea generale composta dai rappresentanti degli Stati, delle regioni parti, della Commissione europea e della Convenzione delle Alpi in qualità di membro osservatore. Il livello di coordinamento è organizzato in un doppio livello, nazionale con i coordinatori nazionali (ministero Affari esteri o ufficio della Presidenza del Consiglio) e macroregionale con i coordinatori degli obiettivi e con un Executive Board (formato da rappresentanti degli Stati e delle regioni coinvolti). Infine il livello operativo assegnato ai gruppi d’azione e ai coordinatori degli obiettivi.

4. Il rafforzamento della regione adriatico-ionica. – Come si accennava, il presente lavoro è teso a dimostrare che la regione adriatico-ionica potrebbe aumentare la propria sicurezza con due misure: l’istituzione di un quinto pilastro ad hoc e il lancio delle strategie dell’UE per le regioni dei Carpazi e del mar Nero. La prima è più facile da realizzare, almeno in via teorica, in quanto dipende in gran parte dalla volontà politica degli attori coinvolti. La seconda invece è legata a volontà esterne da quelle delle parti di EUSAIR. Tuttavia un avvicinamento delle esigenze delle parti coinvolte può esserci partendo dal ruolo ricoperto dalla Commissione europea all’interno del processo di creazione delle strategie regionali. Essa, infatti, oltre ad essere l’istituzione che presenta le strategie, è anche il soggetto principale del coordinamento e del monitoraggio politico dell’elaborazione e dell’attuazione della strategia. Per questo è indispensabile che gli attori di EUSAIR: (a) riconoscano la necessità di completare la strategia con l’aggiunta di un quinto pilastro; (b) attuino a tutti i livelli un’azione sinergica per convincere il legislatore europeo dell’importanza del quinto pilastro sulla sicurezza (12); (c) portino avanti la stessa moral suasion nei confronti del legislatore comunitario per l’istituzione delle strategie regionali dei Carpazi e del mar Nero.

4.1. L’istituzione del pilastro sulla sicurezza. – L’introduzione di un quinto pilastro può avvenire più agevolmente se si opera un raffronto con le altre strategie regionali. In tal senso EUSAIR potrebbe mutuare le buone pratiche provenienti da queste e adattarle alle sue caratteristiche che certo sono diverse rispetto a quelle di un fiume centro-orientale o di un mare nordico. Per quello che attiene la sicurezza, la regione baltica e quella danubiana forniscono delle buone prassi interessanti.
La strategia del Danubio è la più esplicita, dal momento che presenta il pilastro Strengthening the Danube Region, fondato su due settori prioritari di intervento, l’intensificazione della cooperazione e della capacità istituzionale da un lato, e il miglioramento della sicurezza dall’altro (13). È particolarmente interessante quest’ultimo poiché evidenzia alcune criticità della macroregione, caratterizzata da fenomeni come corruzione e criminalità organizzata e raccomanda il rafforzamento dello Stato di diritto al fine di poter condurre efficacemente la lotta contro il contrabbando, la tratta degli esseri umani e il mercato nero transfrontaliero. Le azioni suggerite sono il supporto agli Stati nel campo della cooperazione amministrativa e il miglioramento dell’attuazione delle norme e dell’azione delle autorità giudiziarie, il miglioramento della raccolta e della condivisione delle informazioni sulla criminalità e la predisposizione di una valutazione sulla minaccia del crimine organizzato, il rafforzamento della cooperazione tra Europol e Southeast European Co-operative Initiative – Regional Centre for Combating Trans-border Crime, lo sviluppo di ulteriori sistemi di buona gestione delle frontiere, l’intensificazione del perseguimento dei crimini informatici, la possibilità di estendere l’attuale progetto pilota sugli scambi di informazioni doganali avanzate nella regione, il miglioramento della gestione dell’immigrazione, la prosecuzione dello sminamento nelle aree ancora a rischio, il miglioramento della sicurezza alimentare. A coronamento di tutto ciò, non è secondario evidenziare che la strategia danubiana si lega a quella adriatico-ionica sia per evidenti ragioni di contiguità territoriale, sia perché alcuni paesi sono contemporaneamente membri di entrambi (14).
Con riferimento alla strategia baltica, la dimensione della sicurezza è sempre stata presente, anche se ha mutato di forma nel corso degli anni. Difatti inizialmente l’azione per contrastare i fenomeni criminali rappresentava un vero e proprio pilastro dell’EUSBSR, To Make the Baltic Sea Region a Safe and Secure Place. La Comunicazione della Commissione che ha varato ufficialmente la strategia inseriva la criminalità transfrontaliera tra le principali problematiche relative alla sicurezza, favorita da alcuni fattori quali posizione geografica, differenti condizioni socioeconomiche, squilibrio nei prezzi dei prodotti soggetti ad accisa, apertura e facilità di accesso al suo interno (15). Al contempo il piano d’azione inseriva all’interno del pilastro il settore di intervento relativo alla diminuzione del volume e dei danni provocati dalla criminalità transfrontaliera e individuava nel traffico illecito di sostanze stupefacenti e sigarette e nella tratta degli esseri umani le principali criticità. Come misure di contrasto venivano identificate azioni come il miglioramento della cooperazione tra le polizie doganali e di frontiera, l’adozione di misure preventive contro la tratta degli esseri umani e il riavvicinamento delle politiche di contrasto e la lotta contro la frode e il contrabbando di prodotti soggetti ad accisa (16). In linea con questi orientamenti sono stati elaborati e attuati dei progetti-faro (flagship projects) come la realizzazione di centri comuni di cooperazione doganale e di polizia o la messa a disposizione di risorse congiunte per il distacco di ufficiali di collegamento in paesi terzi. Quanto contenuto nel documento della Commissione e nel relativo piano d’azione nella loro originaria versione (2009), oltre che quanto già attuato concretamente con i progetti-faro, costituiscono delle good practices che la regione adriatico-ionica potrebbe replicare. Nel 2013 la revisione del piano d’azione ha eliminato il pilastro relativo alla sicurezza, facendo passare i pilastri da quattro a tre. Tuttavia gli sforzi per rendere la macroregione un posto più sicuro non sono stati accantonati, in quanto la sicurezza è stata inserita tra le Priority Areas con la denominazione di PA Crime – Fighting cross-border crime (coordinato da Finlandia e Lituania). La lotta alla criminalità transfrontaliera nell’area baltica è condotta anche sfruttando gli strumenti di cooperazione come la Baltic Sea Task Force on Organised and Crime (BSTF) e la Baltic Sea Region Border Control Cooperation (BSRBCC). Per sostanziare questo settore prioritario di intervento si sollecita l’attuazione della strategia regionale pluriennale della Task Force di cui prima e della lotta alla tratta degli essere umani. Ogni azione può essere perseguita con successo tramite precisi progetti-faro: la prima con la creazione di una struttura di cooperazione congiunta delle autorità che nella regione baltica sono deputate al contrasto della criminalità e dei reati ad essa connessi e con la lotta contro la produzione e lo spaccio di droghe; la seconda, ad esempio, con l’adozione di misure preventive contro la tratta di esseri umani destinata allo sfruttamento del lavoro mediante un miglioramento della conoscenza e del partenariato e fornendo sostegno e protezione alle vittime e ai gruppi a rischio mediante azioni transnazionali (17).

4.2. Le future strategie regionali per completare il fianco orientale dell’UE. – Le due strategie di cui si propongono l’istituzione, sia per i loro obiettivi specifici, sia per contribuire a rafforzare la sicurezza della regione adriatico-ionica, in quanto “chiuderebbero” il fianco orientale dell’Unione europea, sono la strategia dell’UE per la regione dei Carpazi e la strategia dell’UE per la regione del mar Nero. Sono attualmente allo studio dell’Unione e degli Stati che eventualmente ne farebbero parte, anche se presentano diversi gradi di sviluppo: quella dei Carpazi è a uno stadio primordiale, visto che sono stati predisposti solamente dei working papers, mentre quella del mar Nero è in una fase più avanzata dato che è stato avviato il processo di approvazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio (18).
La strategia per i Carpazi riguarderebbe cinque Stati membri dell’UE, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria, e due Stati terzi, Serbia e Ucraina (19). La cooperazione tra questi paesi non è all’anno zero, in quanto esistono già degli strumenti multilaterali come la Convenzione quadro sulla protezione e lo sviluppo sostenibile dei Carpazi (20) e l’Euroregione dei Carpazi (21). Per quanto concerne la Convenzione, fissando come suoi obiettivi il miglioramento della qualità della vita, il rafforzamento delle economie e delle comunità locali e la conservazione dei valori naturali e del patrimonio culturale (art. 2, par. 1), prefigura già quelli che potrebbero essere i tre pilastri della futura strategia dell’UE. Inoltre prevede un quadro per la cooperazione e il coordinamento delle politiche in campi particolarmente importanti quali la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica e paesaggistica, la pianificazione spaziale, la gestione sostenibile e integrata dei bacini idrici e fluviali, l’agricoltura e la silvicoltura sostenibili, il trasporto e le infrastrutture sostenibili, il turismo sostenibile, l’energia e l’industria, il patrimonio culturale e le conoscenze tradizionali, la valutazione ambientale, il sistema di informazione, il monitoraggio e l’allerta precoce nel settore ambientale, e, per concludere, la sensibilizzazione, l’istruzione e la partecipazione pubblica (articoli dal 4 al 13). Con riferimento all’Euroregione, essa considera la strategia macroregionale dell’UE come il più ambizioso dei suoi esiti che, per essere concretizzato, abbisogna dapprima di un’efficace attività di lobbying e di una rappresentanza congiunta in sede europea e poi di adeguati sostegni e finanziamenti (22). L’obiettivo generale è facilitare la cooperazione delle parti nei settori della scienza, della cultura, dell’istruzione, del commercio, del turismo e dell’economia, mentre le priorità operative riguardano l’innalzamento della competitività e della dinamicità dell’economia, la tutela dell’ambiente, il miglioramento dei collegamenti, il sostegno al settore della ricerca, delle nuove tecnologie e dell’innovazione, la tutela e la promozione del patrimonio culturale, storico e naturalistico, e, infine, il potenziamento della cooperazione transfrontaliera volta al miglioramento della capacità istituzionale, della pubblica amministrazione, del settore sanitario, dell’occupazione e dei servizi sociali. Nella priorità sui collegamenti c’è un sotto-obiettivo che afferisce proprio al tema della sicurezza. Per la precisione si parla di un miglioramento complessivo nella sicurezza, nella gestione delle frontiere e nelle procedure doganali e dei visti (23). Gli elementi emersi dall’analisi della Convenzione e dell’Euroregione possono essere utilmente trasfusi in una futura strategia dell’UE per la regione dei Carpazi, anche per ciò che concerne gli aspetti della sicurezza.
Per quanto riguarda la strategia dell’UE per la regione del mar Nero (24) la sua elaborazione è resa problematica soprattutto dai conflitti e dalle instabilità geopolitiche (25). Tuttavia la cooperazione nell’area è risalente e a livello europeo è stata sancita dalla Sinergia del mar Nero varata dalla Commissione nel 2007 (26) in cui, tra le altre cose, si elencavano le principali aree di cooperazione: democrazia, rispetto dei diritti umani e buon governo, gestione della circolazione di persone e merci e miglioramento della sicurezza, conflitti “congelati”, energia, trasporti, ambiente, politica marittima, pesca, commercio, reti nei settori della ricerca e dell’istruzione, scienza e tecnologia, occupazione e affari sociali e infine sviluppo regionale. I paesi coinvolti sono dieci, Grecia, Bulgaria e Romania (membri UE), Turchia (candidata all’adesione), Moldova, Ucraina, Georgia, Armenia e Azerbaigian (Partenariato orientale) e Russia (partner strategico).
Successivamente l’UE ha compiuto un ulteriore passo per l’istituzione di una vera e propria strategia e, in tal senso, significativa è stata la risoluzione del Parlamento europeo del 2011 la quale ha invitato «la Commissione e il Servizio europeo di azione esterna (SEAE) ad elaborare una strategia per la regione del Mar Nero» al fine di «rafforzare la coerenza e la visibilità dell’azione dell’UE nella regione». Il PE ha sottolineato che la strategia per il Mar Nero deve «rientrare pienamente in una più ampia visione di politica estera e di sicurezza dell’Unione europea» (28). La risoluzione, infine, esplicitava i tre settori prioritari di cooperazione, ossia sicurezza e buon governo, energia, trasporto e ambiente, e infine economia, sviluppo sociale e umano. Tutto ciò è particolarmente importante per l’argomento che qui rileva e che avalla la tesi per cui l’UE, almeno su di un piano formale, è pronta ad accrescere la sicurezza di quel quadrante e che, se dovesse riuscirci, a beneficiarne sarebbe la stessa regione adriatico-ionica in termini di sicurezza e protezione.

Luigi D’Ettorre

NOTE

(1) Comunicazione della Commissione COM(2009) 248 definitivo del 10.6.2009 e piano d’azione SEC(2009) 712;

(2) Comunicazione della Commissione COM(2010) 715 definitivo dell’8.12.2010 e piano d’azione SEC(2010) 1489;

(3) Comunicazione della Commissione COM(2015) 366 final del 28.7.2015 e piano d’azione SWD(2015) 147 final;

(4) Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa alla Strategia dell’Unione europea per la regione adriatica e ionica (COM(2014) 357 final);

(5) Commission Staff Working Document, Action Plan – Accompanying the document communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions concerning the European Union Strategy for the Adriatic and Ionian Region (SWD(2014) 190 final);

(6) Per gli aspetti generali di EUSAIR si vedano P. GARGIULO, Le macroregioni nel contesto delle politiche dell’Unione Europea: le specificità della strategia macroregionale adriatico ionica (EUSAIR), in A. CICCARELLI – T. FORCELLESE (a cura di), L’Europa del XXI secolo. Il futuro dell’Unione Europea tra convergenze politico-istituzionali e integrazione socio-economica, Editoriale Scientifica, Napoli, 2015, pp. 225-237; A. MORGESE, La strategia macroregionale adriatico-ionica, in IPRES, Rapporto Puglia 2015, Bari, 2015, pp. 265 ss.; AA.VV., La Strategia dell’Unione Europea per la regione adriatico-ionica: le fatiche della costruzione di un processo, Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI) – Osservatorio Balcani e Caucaso, dicembre 2015 disponibile al seguente indirizzo: http://www.balcanicaucaso.org/Progetti/La-Strategia-dell-Unione-Europea-per-la-regione-adriatico-ionica-le-fatiche-della-costruzione-di-un-processo-168252; B. CUGUSI, Macro-regional dynamics in the Mediterranean area(s): The case of the Adriatic Ionian Macro-region, Working paper nr.6, EU Border Regions, January 2013. Per quanto riguarda la dimensione internazionale e geopolitica si veda A. STOCCHIERO (a cura di), La strategia dell’Unione europea per la regione adriatico-ionica e la politica estera italiana, relazione Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI) – Istituto Ricerche Informazioni Difesa (ISTRID), marzo 2014;

(7) È una rete di siti di interesse comunitario (SIC) e di zone di protezione speciale (ZPS) – queste ultime create dalla direttiva 79/409/CEE, c.d. “direttiva Uccelli” – istituita dall’Unione europea attraverso la direttiva 92/43/CEE (c.d. “direttiva Habitat”);

(8) Rete ecologica istituita sotto l’egida del Consiglio d’Europa, operativa dal 1998 e costituita da Areas of Special Conservation Interest (ASCIs). Il quadro normativo di riferimento è dato dalla Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (o semplicemente Convenzione di Berna), firmata nel 1979 e entrata in vigore nel 1982. Per approfondimenti si rinvia al portale ufficiale dell’iniziativa: http://www.coe.int/en/web/bern-convention/emerald-network-reference-portal;

(9) Sul punto si veda il Working Document, Roles and responsibilities of the implementing stakeholders of the EUSBSR and a flagship project concept, January 2013, consultabile all’indirizzo web http://www.balticsea-region-strategy.eu/governance;

(10) Austria, Slovenia, Liechtenstein e Svizzera partecipano integralmente, la Francia con le regioni Provence-Alpes-Côte d’Azur, Rhône-Alpes e Franche-Comté, la Germania con i Länder Baden-Württemberg e Baviera e l’Italia con Lombardia, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Province autonome di Bolzano e Trento, Valle d’Aosta e Piemonte;

(11) Sul punto si veda il piano d’azione SWD(2015) 147 final, 28.7.2015, pp. 47 ss.;

(12) Di tale azione di lobbying ne è un esempio la costituzione di gruppi interregionali presso il Comitato delle regioni per promuovere le strategie regionali e poi coagulare delle maggioranze per approvarle nei vari passaggi dell’iter legislativo. Ad esempio il gruppo interregionale adriatico-ionico presso il Comitato delle regioni ha collaborato attivamente con la Commissione durante la fase di consultazione degli stakeholders;

(13) Cfr. piano d’azione, SEC(2010) 1489, pp. 75 ss.;

(14) Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia e Slovenia;

(15) COM(2009) 248 definitivo del 10.6.2009, p. 9;

(16) Cfr. SEC(2009) 712, pp. 66-67;

(17) Cfr. SEC (2009) 712/2, February 2013 version, pp. 63-68;

(18) Cfr. Directorate General for Internal Policies, Policy Department B: Structural and Cohesion Policies – Regional Development, New role of macro-regions in European Territorial Cooperation, European Parliament, Brussels, 2015, p. 73;

(19) Sul punto si veda B. TESCASIU, Toward a macro-regional strategy for the Carpathians, Series V: Economic Sciences, Vol. 8 (57) No. 1, 2015. Per quanto riguarda gli aspetti legati maggiormente alla cooperazione transfrontaliera cfr. A.-C. POPOVICIU (editor), Cross-Border Cooperation: Models of Good Practice in Carpathian Region, C.H. Beck Publishing House, Bucharest, 2014, copia elettronica disponibile all’indirizzo: http://ssrn.com/abstract=2523478. Per una lettura statistica, datata ma con alcuni aspetti ancora utili cfr. Z. GÁL – S. RÁCZ, Introduction – The Carpathians: a European macroregion, in Z. GÁL – S. RÁCZ (edited by), Socio-Economic Analysis of the Carpathian Area, Discussion Papers 2008 – Special Issue, pp. 9-20;

(20) Firmata nel maggio 2003 e entrata in vigore nel gennaio 2006, è attualmente l’unico meccanismo di governance multilivello che copre l’intera area dei Carpazi e, insieme alla Convenzione delle Alpi, è l’unico trattato sub-regionale al mondo finalizzato alla protezione e allo sviluppo sostenibile di un’area montana. I suoi organi sono la Conferenza delle parti, in cui sono rappresentati tutti i paesi membri a livello ministeriale, il Comitato di attuazione della Convenzione, i Gruppi di lavoro, un Segretariato e l’iniziativa Carpathian Network of Protected Areas (CNPA). Per approfondimenti si veda il portale ufficiale: http://www.carpathianconvention.org/;

(21) Associazione internazionale fondata il 14 febbraio 1993 dai ministri degli Affari esteri di Polonia, Ucraina e Ungheria a cui si sono aggiunti successivamente la Romania e la Slovacchia e formata dai rappresentanti delle amministrazioni regionali e locali;

(22) Carpathian Euroregion & Authors, The Carpathian Euroregion Strategy 2020 & Beyond, 2015, pp. 53 ss.;

(23) Ivi, pp. 19-20;

(24) Sul tema si vedano F. GARCÉS DE LOS FAYOS, The EU’s Black Sea policy: Where do we stand?, Directorate-General for External Policies of the Union – Policy Department, European Union, 2013; K. HENDERSON – C. WEAVER (edited by), The Black Sea Region and EU Policy. The Challenge of Divergent Agendas, Routledge, London, 2010; A. POP – D. MANOLELI, Towards a European strategy in the black sea area: The territorial cooperation, Strategy and Policy Studies (SPOS), No. 2007, 4; Z. RITTER, EU Engagement in the Black Sea Region: Challenges and Opportunities for the EU, Working Paper, Stiftung Wissenschaft und Politik – German Institut for International and Security Affairs, Berlin, 2006;

(25) Si pensi ai c.d. “conflitti congelati” riguardanti Transnistria, Ossezia del Sud, Abkhazia, Nagorno Karabakh, fino al recente caso ucraino con il referendum sull’autodeterminazione della Crimea e con lo status speciale delle province orientali di Donetsk e Lugansk;

(26) Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, Sinergia del mar Nero – Una nuova iniziativa di cooperazione regionale, COM(2007) 160 def., dell’11.04.2007;

(27) Risoluzione del Parlamento europeo del 20 gennaio 2011 su una strategia dell’Unione europea per il Mar Nero (2010/2087(INI)), P7_TA(2011)0025;

(28) I passaggi sono presenti nei paragrafi 1 e 2 della risoluzione.

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