La posizione dell’UE di fronte all’accordo di Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTPI) (23.09.2014)

Il 17 settembre la Direzione generale del commercio della Commissione europea ha diramato un comunicato con cui avverte gli stakeholders europei, in particolare gli imprenditori delle PMI, che è aperta una consultazione pubblica sul Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti. La consultazione durerà fino al 15 dicembre 2014.

Questo strumento è funzionale ad una ulteriore operazione di integrazione delle economie e dei sistemi produttivi statunitense ed europeo e per la creazione di un’area di libero scambio e di liberalizzazione di merci e servizi delle due Parti. È stato avviato ufficialmente nel novembre del 2011 ma ha ricevuto una decisiva accelerata il 14 giugno 2013 quando il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di dare alla Commissione europea il “semaforo verde” per iniziare i negoziati sul commercio e gli investimenti con gli USA. Le indicazioni dell’UE, a cui i negoziatori devono attenersi, sono enucleate in un documento (consultabile tra gli allegati a questa nota) che in realtà contiene informazioni classificate come “riservate”, in quanto la loro rivelazione potrebbe danneggiare gli interessi dell’Unione europea o uno o più suoi Stati membri. Per parte UE, l’accordo deve essere fondato sui comuni principi legati alla democrazia, alla difesa e promozione dei diritti umani, alle libertà fondamentali dell’individuo e allo Stato di diritto e ha come obiettivi: a) l’aumento del commercio e degli investimenti tra UE e USA per sfruttare il potenziale ancora inespresso di un effettivo libero mercato tra i due players, in grado di generare delle nuove opportunità economiche per la creazione di posti di lavoro e la crescita complessiva dell’economia attraverso un maggiore e un migliore accesso al mercato; b) uno sviluppo sostenibile ed ecologicamente orientato come cornice generale all’interno della quale sostanziare il rispetto degli accordi internazionali sul lavoro e la tutela ambientale e la garanzia del rispetto dei diritti dei consumatori e dei lavoratori; c) il contestuale rispetto del patrimonio e delle diversità culturali e linguistiche.

Quello che si evince chiaramente dal documento è che gli obiettivi sono raggiungibili attraverso un’ulteriore applicazione dei principi liberistici alle economie delle due Parti, coerentemente con le norme e con gli obblighi stabiliti dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Infatti l’accordo evidenzia subito che il suo fine è la liberalizzazione reciproca degli scambi di beni e servizi come di tutte le questioni correlate al commercio che vada addirittura oltre gli impegni previsti dalla stessa OMC e che gli obblighi da esso previsti sono vincolanti per tutti i livelli di governo delle due Parti contraenti. L’accordo è composto da tre elementi chiave da negoziare in parallelo e a loro volta da singole parti che li sostanziano:
1. l’accesso al mercato: a) scambi di merci; b) scambi di servizi e libertà di stabilimento; c) protezione degli investimenti; d) appalti pubblici.

2. questioni normative e divieto di dazi doganali e barriere tariffarie: a) misure sanitari e fitosanitarie; b) regolamenti tecnici, norme e procedure di valutazione della conformità; c) coerenza normativa; d) disposizioni settoriali.

3. norme e regolamenti: a) diritti di proprietà intellettuale; b) commercio e sviluppo sostenibile; c) dogane e facilitazione degli scambi; d) accordi commerciali settoriali; e) concorrenza e commercio; f) commercio e scambio di energia e materie prime; g) disposizioni inerenti le PMI; h) movimenti di capitali e pagamenti; i) trasparenza.

Tornando alla consultazione pubblica, in premessa al questionario l’UE afferma che l’accordo di partenariato ha come obiettivo quello di promuovere le economie di UE e USA, rendendo più facile la vendita dei prodotti e dei servizi nel mercato statunitense (in particolare per le piccole e medie imprese), mantenendo nel contempo l’attuale elevato livello di protezione per i lavoratori, i consumatori e l’ambiente. Per le imprese europee ciò potrebbe significare l’eliminazione dei dazi doganali che i clienti (o potenziali clienti) pagano sui prodotti che esportano negli Stati Uniti. Lo stesso ragionamento vale per i prodotti che saranno importati dagli USA. Con il partenariato sarà facilitato l’adempimento dei requisiti sanitari, di sicurezza e altri requisiti amministrativi negli USA, e anche i fornitori statunitensi avranno meno difficoltà a conformarsi a quelli europei. In sostanza, si procederà a una semplificazione burocratica, che permetterà un risparmio di risorse e un incremento di efficienza per il sistema economico. Nel complesso, si stima che il TTIP potrebbe far crescere le esportazioni di beni e servizi dell’UE verso gli Stati Uniti del 28%, per un valore complessivo di circa 187 miliardi di euro. Se sul versante delle imprese potrebbe registrarsi un discreto entusiasmo, è opportuno fare attenzione alla reazione delle organizzazioni europee dei lavoratori, sia di quelle nazionali maggiormente rappresentative sia di quelle sovranazionali. I lavoratori dipendenti, soprattutto delle PMI, potrebbero andare incontro a fenomeni altamente penalizzanti come un nuovo dumping sociale, dopo quello adombrato dalla c.d. “direttiva Bolkestein” di qualche anno fa e tutta interna all’UE, o il peggioramento complessivo delle loro condizioni di lavoro in termini di salario e normative in tema di sicurezza sul lavoro per fronteggiare un altro fronte di competizione globale dopo quello dei Paesi BRICS.

Luigi D’Ettorre

ALLEGATI PER APPROFONDIMENTI:

Consultazione pubblica con questionario per le imprese

Portale ufficiale della Commissione europea sul TTIP

Portale con materiale e approfondimenti sul TTIP

Doc. ufficiale su direttive UE per il negoziato con gli USA

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