La drammatica situazione in Siria e la definizione di un piano d’azione diplomatico in materia di clima al centro dell’ultimo Consiglio “Affari Esteri” – 15/02/2016 (23.02.2016)

All’indomani della Security Conference di Monaco nell’ambito della quale erano state discusse e decise misure concrete per un’azione di concerto in Siria che garantisse l’accesso degli aiuti umanitari nonché il rispetto del cessate il fuoco, cinque strutture mediche e due scuole tra Aleppo e Idlib sono state colpite da missili la cui provenienza deve ancora essere chiarita. L’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza comune dell’Unione definisce quanto accaduto “inaccettabile”. Il Consiglio sottolinea l’importanza di dare seguito alle misure concordate a Monaco benché non si possa non constatare come le misure decise in sede di Conferenza sembrano essere distanti dalla reale situazione siriana. Il Consiglio enfatizza, inoltre, il totale supporto alla risoluzione 2254 (2015) delle Nazioni Unite adottata all’unanimità richiamando l’importanza di una sua completa attuazione.

Nell’ambito delle relazioni UE-Bielorussia, il Consiglio ha scelto di non prorogare le misure restrittive nei confronti di 170 individui e tre imprese il cui inserimento in elenco è attualmente sospeso, in ragione del rilascio di diversi prigionieri politici nell’agosto 2015. L’embargo sulle armi e le misure restrittive su coloro i quali sono collegati alle sparizioni di due oppositori politici, un uomo d’affari e un giornalista, saranno invece estese per un periodo di dodici mesi. Il Consiglio è consapevole dell’importanza del ruolo costruttivo rivestito dalla Bielorussia nella regione ma auspica un miglioramento dei canali di comunicazione al fine di sviluppare un’agenda maggiormente positiva e registrare progressi in diversi ambiti tra i quali quello dei diritti umani, in particolare in vista delle elezioni del 2016.

Alla luce della firma dell’Accordo di Associazione, il Consiglio guarda con molto interesse alla situazione in Moldova. In particolare, l’Unione Europea confida nel fatto che la situazione può migliorare attraverso l’attuazione di riforme che nascano da un dialogo costruttivo tra le forze politiche del paese. Le riforme auspicate sono indirizzate ad un miglioramento dei sistemi di governo: dall’efficienza delle amministrazioni pubbliche alla lotta alla corruzione sistemica.

Ampio spazio è stato riservato alla questione climatica e alle azioni diplomatiche dell’Unione Europea volte a promuovere l’attuazione delle misure stabilite dall’accordo globale sui cambiamenti climatici raggiunto nel dicembre 2015 (CoP21). In particolare, il Consiglio ha definito i parametri per un piano d’azione diplomatico in materia di clima per il 2016 da svilupparsi su tre canali principali:

  1. mantenere l’impegno relativo ai cambiamenti climatici come una priorità strategica, in particolare attraverso dialoghi diplomatici, diplomazia pubblica e strumenti di politica estera;
  2. supportare l’implementazione dell’Accordo di Parigi compresa l’effettiva attuazione degli impegni nazionali di riduzione delle emissioni (Intended Nationally Determined Contributions – INDC) nel quadro di uno sviluppo che tenga conto delle basse emissioni e che sia resiliente ai cambiamenti climatici;
  3. incrementare gli sforzi per indirizzare il nesso tra cambiamenti climatici, risorse naturali, prosperità, stabilità e migrazione.

La diplomazia europea del clima dovrà tenere conto delle sinergie esistenti tra gli obiettivi climatici e gli obiettivi di sviluppo sostenibili così come adottati nell’Agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile. Il Consiglio riconosce il ruolo giocato dai cambiamenti climatici nell’ambito dei flussi migratori come fattore di fragilità, insicurezza e scarsità di risorse. Per questo motivo uno degli aspetti chiave della diplomazia europea del clima sarà quello di formulare e implementare strategie di sviluppo nei paesi terzi che tengano conto delle basse emissioni a lungo termine.

Cinquant’anni dopo l’adozione dei Patti Internazionali sui diritti economici, sociali e culturali e sui diritti civili e politici del 1966, l’Unione Europea rinnova il suo appello alla ratifica universale e ribadisce il suo impegno per l’universalità, l’indivisibilità e l’interdipendenza di tutti i diritti umani, ricordando, inoltre, il pieno coinvolgimento sia per quanto riguarda il Quadro Strategico che il Piano d’Azione sui diritti umani e la democrazia 2015-2019. Alla luce del conflitto siriano e delle gravi violazioni dei diritti umani nell’Ucraina dell’est, in Nord Corea e nelle repubbliche dall’Africa centrale, l’Unione Europea promuove un sistema di tutela dei diritti umani, a livello delle Nazioni Unite, maggiormente proattivo ed effettivo. Invita, inoltre, gli Stati ad offrire la loro piena collaborazione al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, rimarcando l’importanza del processo permanente di valutazione del rispetto dei diritti umani.

Tra le priorità delineate in sede di Consiglio vi sono:

  • la stabilizzazione della situazione in Siria, in particolare l’Unione chiede al Consiglio di Sicurezza Onu di riferire delle gravi violazioni dei diritti umani registrate in Siria alla Corte Penale Internazionale;
  • la cooperazione con il Giappone per indirizzare l’attenzione internazionale sulle gravi violazioni perpetrate in Corea del Nord;
  • il rispetto dello stato di diritto in Ucraina, in particolare a seguito dell’annessione della Crimea da parte della Federazione russa;
  • l’impegno internazionale e dello Human Rights Council nei paesi dell’Africa centrale dove si registrano gravi violazioni dei diritti umani fondamentali;
  • la promozione delle libertà di espressione, informazione e opinione nonché dei principi di uguaglianza e non-discriminazione;
  • l’attuazione dell’Agenda 2030 con un approccio basato sul rispetto dei diritti umani al fine di realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development  Goals.

Infine, uno sguardo alla drammatica situazione in Burundi, per la quale l’Unione Europea ribadisce il suo impegno nella protezione della popolazione civile viste anche le scarse prospettive per una soluzione politica nel breve termine. Prende atto delle decisioni adottate in seno al Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana tenutosi il 29 gennaio scorso. Quest’ultima si impegna infatti ad inviare una delegazione in Burundi per incontrare i soggetti coinvolti nei disordini al fine di portare avanti dialoghi costruttivi. Allo stesso modo, l’Unione Europea si impegna a continuare la sua cooperazione con l’Unione Africana per quanto riguarda la ricostruzione della Somalia al fine di portare avanti un processo politico inclusivo, garantire la sicurezza e l’instaurazione dello stato di diritto.

Carla Di Nardo

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