La disoccupazione di lungo periodo e l’adeguatezza dei sistemi pensionistici europei: un focus sugli orientamenti di politica sociale dell’Unione Europea (08.10.2015)

In occasione del Consiglio EPSCO del 5 ottobre 2015, il rilancio del dialogo sociale e l’attenzione verso un’Europa più solidale ha trovato spazio tra i Ministri, i quali hanno sottolineato l’importanza della convergenza sociale affinché si possa davvero integrare l’Unione Economica e Monetaria, così come descritto nel Report dei cinque Presidenti delle istituzioni europee (Completing Europe’s Economic and Monetary Union), in cui si desidera uno sviluppo su più livelli, in particolare, sul piano economico, fiscale, finanziario e politico. In questa prospettiva il Consiglio EPSCO ha discusso le modalità per approfondire la dimensione sociale della governance europea e ha approvato la Relazione del “Comitato per la protezione sociale” sulle riforme di politica sociale; report con cui vengono esaminati i settori dell’inclusione sociale, come quello delle pensioni, della salute, e dell’assistenza a lungo termine.

L’attenzione è rivolta, particolarmente, ai disoccupati di lungo periodo e su questo argomento il Consiglio EPSCO ha discuso su una raccomandazione, proposta dalla Commissione Europea riguardante l’integrazione dei lavoratori esclusi dal mercato del lavoro. Nel dettaglio, la proposta della Commissione adottata dal Consiglio Epsco ha come obiettivo quello di fornire orientamenti agli Stati membri dell’UE per sviluppare il confronto delle esperienze nazionali e poter concretamente intervenire a vantaggio delle persone disoccupate, al fine di farle rientrare nel mercato del lavoro. Attualmente il tasso di disoccupazione, in Europa, varia da 1,5% in Austria a 19,5% in Grecia, coinvolgendo il 5% della popolazione e attestandosi sui 12,1 milioni di persone, dei quali il 62% sono rimasti senza lavoro da almeno due anni consecutivi.

Nonostante il rilancio dell’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile ed il Piano di investimenti per l’Europa, fortemente voluto dalla Commissione Juncker per intensificare il numero di posti di lavoro e migliorare la ripresa economica, la disoccupazione di lunga durata potrebbe impedire il riassorbimento di alcuni lavoratori nel sistema produttivo. In merito alla problematica descritta, che agisce in modo trasversale rispetto al continente europeo, si interverrà sul piano individuale di ciascun lavoratore disoccupato da più di 12 mesi con un esame ed un piano personalizzato per l’integrazione nel posto di lavoro prima di superare i 18 mesi di disoccupazione.

Il Consiglio mira, in particolare, a realizzare il nuovo approccio di politica economica, attraverso gli investimenti, riforme strutturali e una maggiore responsabilità fiscale, trasmettendo agli Stati membri gli orientamenti integrati per il 2015. Gli orientamenti per le politiche occupazionali si soffermano, soprattutto, sull’aumento di manodopera nel contesto continentale, una migliore offerta di lavoro attuata con il miglioramento del mercato dell’offerta e, infine, la promozione dell’inclusione sociale e delle pari opportunità.

Tre fasi principali compongono la proposta della Commissione sulla disoccupazione di lungo periodo, approvata dal Consiglio EPSCO: a) la prima fase consiste nell’incoraggiamento per i disoccupati di lungo termine ad iscriversi presso agenzie che forniscono servizi di collocamento: b) la necessità di supportare ciascun disoccupato con una valutazione individuale delle esigenze del lavoratore e delle sue potenzialità; c) infine, garantire un accordo per l’intervento d’integrazione nel posto di lavoro ai disoccupati iscritti, entro i primi diciotto mesi dalla perdita del loro precedente lavoro. Tale accordo dovrebbe riguardare anche ulteriori servizi integrativi, come il tutoraggio nelle fasi di transizione, un reale supporto nella ricerca di lavoro, corsi di aggiornamento, aiuti per l’alloggio e i servizi primari e, soprattutto, il riadattamento alle attività produttive, inquadrando nell’accordo i diritti e le responsabilità derivanti per il lavoratore.

La proposta adottata dal Consiglio introduce la possibilità per i datori di lavoro di raggiungere, con maggior coinvolgimento attivo, partenariati con le istituzioni pubbliche per migliorare i servizi a vantaggio dei lavoratori e intervenire con incentivi finanziari ad hoc. Tuttavia, poiché solo un terzo degli Stati membri dell’UE riesce a coinvolgere i datori di lavoro nel sistema di coordinamento dei servizi sociali e di collocamento, l’Unione Europea sostiene gli Stati membri attraverso l’utilizzo del Fondo sociale europeo e il 10% di esso è destinato a sostenere i disoccupati di lungo periodo, in particolare per il periodo 2014-2020.

In merito ai lavoratori licenziati in Germania, Belgio e Italia, inoltre, il Consiglio ha adottato la decisione di mobilitare 14,6 milioni di euro del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per sostenere il reddito delle famiglie. Nella fattispecie 6,96 milioni di euro serviranno per coprire i redditi di 2.881 famiglie tedesche, a causa della contrazione finanziaria di due grandi aziende operanti nel settore degli autoveicoli; 6,27 milioni di euro sarà mobilitata per 5.111 lavoratori belgi operanti per 12 rispettive aziende nel campo dei veicoli a motore e rimorchi; e, infine, circa un milione e mezzo di euro per coprire 1.249 esuberi nel settore del trasporto aereo, derivanti dal piano industriale dell’azienda (Alitalia) a seguito di cambiamenti strutturali e dell’evoluzione del commercio globale. A tale scopo si tiene presente il ruolo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione che nasce con l’intento di supportare i lavoratori licenziati nella ricerca di nuovi posti di lavoro, nello sviluppo di loro nuove competenze e nell’orientamento individuale per la riqualificazione professionale.

Durante la riunione del Consiglio EPSCO, del 5 ottobre, è stata adottata anche la relazione riguardante le misure in grado di poter garantire al lavoratore il raggiungimento dell’età pensionabile. Ciò che preoccupa è se le generazioni future potranno, effettivamente, godere di pensioni adeguate in base ai sistemi pensionistici presenti in Europa. La Relazione sull’adeguatezza delle pensioni, sottolinea gli orientamenti che le politiche europee devono perseguire per tutelare coloro che non sono in grado di rimanere nel mercato del lavoro tanto da maturare diritti pensionistici ai fini legali. Attualmente, gli anziani che vivono nell’Unione Europea godono di un tenore di vita simile a quello delle giovani generazioni. Infatti il reddito medio di un soggetto con più di 65 anni è pari al 93% dei redditi medi percepiti da persone collocate in fasce più giovani, con età inferiore ai 65 anni. Tuttavia, le riforme pensionistiche dei vari Paesi membri dell’UE dovranno garantire il diritto alla pensione, senza intaccare la stabilità delle finanze pubbliche e ciò potrà accadere solo dando la possibilità ai lavoratori svantaggiati di continuare a svolgere un lavoro sino all’età pensionabile, così come affermato dal Commissario per l’occupazione e gli affari sociali, Marianne Thyssen.

In merito a tali circostanze, le conclusioni adottate dal Consiglio EPSCO vertono sulla necessità di accelerare le riforme strutturali dei Paesi membri, aumentando l’età pensionabile, per assicurare la sostenibilità finanziaria della generazione futura. A tal fine la spesa per il sistema pensionistico statale, sino al 2060, non dovrà aumentare rispetto a quella attuale, evitando così il possibile trade-off tra sostenibilità finanziaria e adeguatezza delle pensioni. Inoltre, in molti Paesi dell’Unione Europea la futura protezione sociale dipenderà in misura sempre maggiore dalle risorse private, ovvero dalle pensioni integrative individuali che andranno a compensare il potere d’acquisto di quelle statali. Affinché si possa attuare la cooperazione degli Stati Membri su tali questioni, è necessario lo scambio di informazioni per un crescente confronto con il Comitato per la protezione sociale, l’OCSE e la Banca Mondiale, al fine di individuare le politiche più idonee, atte al funzionamento dei sistemi pensionistici in prospettiva futura; valutando anche le esperienze di altri Paesi non appartenenti all’Unione Europea, ma che hanno problematiche simili.

Il Report sull’adeguatezza delle pensioni descrive anche le differenze di genere che intercorrono tra le pensioni, infatti, le donne sarebbero più esposte al rischio povertà, in quanto percepiscono pensioni inferiori rispetto a quelle degli uomini, a causa spesso di retribuzioni più basse e ad una vita lavorativa più breve, pur vivendo in media più a lungo degli uomini. L’analisi del Report mette in evidenza la necessità per ciascun lavoratore di maturare una carriera lavorativa di almeno 40 anni di contribuzione e su tale materia occorrerà il confronto con le parti sociali, specie per quanto riguarda i lavoratori più anziani, che dovranno rimanere nel mondo del lavoro, nonostante il progressivo innalzamento dell’età pensionabile.

Fabio D’Apollo
Per saperne di più:
Fondo Sociale Europeo
Relazione sulle attività del Fondo Europeo di adeguamento alla globalizzazione nel 2013 e 2014
Relazione 2015 sull’adeguatezza delle pensioni nell’Unione Europea
Eurostat – Statistiche sulla sottoccupazione e sulle forze di lavoro aggiuntive

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