Il ruolo dell’azione esterna nella crisi dei rifugiati (14.09.2015)

Il 9 settembre 2015 è stata pubblicata una comunicazione dell’alto rappresentante per la politica estera e la politica di sicurezza (JOIN(2015) 40 final), diretta al Parlamento Europeo ed al Consiglio, che affronta il tema della crisi dei rifugiati nella prospettiva dell’azione esterna dell’UE. Il documento sottolinea anzitutto l’assoluta eccezionalità della situazione attuale sotto il profilo statistico: il numero dei migranti è cresciuto notevolmente specialmente lungo le rotte centro-mediterranea, mediterranea orientale e dei Balcani occidentali. Benché la composizione dei migranti risulti essere mista, vi è una crescita considerevole di coloro che ricercano protezione internazionale specialmente da Siria, Iraq, Afghanistan e dall’Africa sub-sahariana. Si evidenzia inoltre che, secondo i dati dell’UNHCR, nel 2014 è stata raggiunta la cifra di oltre 59 milioni di rifugiati e profughi, la più alta dalla seconda guerra mondiale, l’85% dei quali vive in paesi in via di sviluppo. Proprio per questo, si afferma, la crisi dei rifugiati, al momento, «non è soltanto e non principalmente un problema europeo». Passando alle considerazioni di carattere politico, si individuano diversi obiettivi che devono essere perseguiti con assoluta urgenza: oltre a proseguire le operazioni di salvataggio nel mediterraneo, assicurare l’accesso all’asilo e fornire assistenza umanitaria, si evidenzia la necessità di affrontare le “radici della crisi” ossia i conflitti, la violenza, le violazioni dei diritti umani, la povertà. Per questo, oltre agli obiettivi volti ad alleviare le conseguenze dell’attuale crisi, occorre sviluppare una strategia di lungo termine per rimuovere le cause fondamentali alla base della crisi dei rifugiati. Il documento descrive il contributo dell’azione esterna dell’Unione in questo contesto sulla base delle aree geografiche.

Per quanto riguarda la Siria, si menzionano le iniziative diplomatiche volte a stabilizzare l’area, la strategia regionale sviluppata dalla Commissione ed il Fondo regionale, di recente costituzione, per affrontare la crisi siriana. Oltre a supportare progetti per assistere i paesi vicini alle zone di conflitto, che ospitano un enorme numero di rifugiati (Libano, Giordania e Turchia), è stato varato un meccanismo di risoluzione rapida delle crisi transfrontaliere. In Iraq, il numero di persone che ricercano protezione internazionale è ancora basso rispetto alla Siria e, per il momento, anche l’assistenza finanziaria dell’UE è stata decisamente limitata. In merito alla Turchia, il paese con il maggior numero di rifugiati, l’UE ha dato avvio ad un dialogo per assistere i rifugiati, per supportare il controllo delle frontiere, la lotta al crimine organizzato ed il traffico di migranti. L’assistenza finanziaria alla Turchia, oltre ad essere evidentemente connessa al fondo di assistenza pre-adesione (IPA) che verrà incrementato per il periodo 2014-2016, consisterà anche del nuovo programma di gestione delle migrazioni dedicato alla regione dei Balcani occidentali. Questo programma si concentrerà su tre aspetti: identificazione dei migranti, scambio di informazioni e meccanismi per facilitare soluzioni di rimpatrio. Per i paesi dei Balcani occidentali, la Commissione sta inoltre considerando l’ipotesi di affiancare allo strumento di pre-adesione, forme di assistenza specifica per migliorare la gestione della crisi con particolare riguardo all’asilo, al visto, alla protezione di categorie vulnerabili di migranti etc. Passando invece all’analisi della situazione africana, l’UE è impegnata attraverso aiuti umanitari, strategie regionali, programmi di assistenza. In Libia, l’Unione sostiene l’azione diplomatica delle Nazioni Unite per cercare un accordo tra le parti in conflitto al fine di formare un governo di unità nazionale, oltre a prestare assistenza umanitaria ai migranti bloccati nel paese. Nella regione del Sahel, l’Unione sostiene progetti per lo sviluppo del Niger, la principale via di transito per l’arrivo in Libia, ed in Mali sta partecipando al lento processo di stabilizzazione dell’area, cercando di risolvere definitivamente il conflitto tra le autorità centrali del paese ed i gruppi ribelli del nord. In Nigeria, l’UE è impegnata nel dialogo con le autorità governative ed ha adottato, nel maggio 2015, l’Agenda comune su migrazione e mobilità. Il documento dell’alto rappresentante sottolinea inoltre gli sforzi che l’UE sta compiendo nella Repubblica Centrafricana, in Somalia, in Eritrea e nel Sud Sudan. Viene poi dato conto degli sviluppi positivi del Khartoum Process ossia l’iniziativa guidata da cinque membri dell’UE assieme a Egitto, Eritrea, Etiopia, Sud Sudan e Sudan lanciata principalmente al fine di portare avanti progetti e prestare assistenza tecnica e finanziaria per combattere il traffico di esseri umani.
L’Unione europea sta cercando di cooperare anche con gli attori internazionali come l’Agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e quella per i rifugiati (UNHCR). La comunicazione lascia infine spazio a due importanti questioni: l’effettività della politica di rimpatrio e di riammissione; la lotta al crimine organizzato ed al traffico dei migranti. Per quanto riguarda il primo profilo, in aggiunta all’attuazione degli accordi esistenti ed alla necessità di concludere nuovi accordi che facilitino i processi di rimpatrio e riammissione, il nuovo piano d’azione della Commissione in materia sarà la cornice strategica su cui si muoverà l’Unione. Sotto il secondo aspetto, è stato varato il piano d’azione contro il traffico dei migranti che si basa sull’identificazione e distruzione delle imbarcazioni, la sottrazione dei profitti alle reti di trafficanti, il miglioramento della cooperazione internazionale e con i paesi terzi anche attraverso nuove strategie nazionali e regionali, il rafforzamento di un sistema di prevenzione del traffico dei migranti, l’assistenza dei migranti vulnerabili ed il miglioramento del sistema di rimpatrio. Il documento si conclude rimarcando il ruolo che l’azione esterna dell’Unione sta avendo e può avere nel contribuire a risolvere la crisi dei rifugiati, in particolare agendo attraverso la cooperazione ed il dialogo con i paesi terzi. Per questo vi saranno due importanti appuntamenti nel breve periodo: il Summit di Valletta, che si terrà a Novembre 2015, dove l’attenzione sarà rivolta soprattutto ai temi legati alle cause delle migrazioni specialmente riguardo al continente africano; un incontro di vertice, da tenersi nell’autunno 2015, che affronterà le questioni più urgenti che riguardano le rotte mediterranea orientale e dei Balcani occidentali.

Federico Di Dario

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