Il Riesame della Politica di Vicinato: la Comunicazione della Commissione e dell’Alto Rappresentante (01.12.2015)

La Commissione e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Comune hanno pubblicato una comunicazione congiunta avente ad oggetto un riesame della Politica Europea di Vicinato (ENP). Tale aggiornamento dello strumento europeo – lanciato nel 2004 al fine di promuovere la stabilità, la sicurezza e la prosperità economica nei paesi della cintura alla frontiera esterna dell’Unione – prende le mosse dalla convergenza di una serie di elementi di criticità, la cui analisi ha acuito il suo carattere di urgenza in seguito agli attacchi di Parigi del 13 novembre.
Negli ultimi dodici anni, se da un lato un gruppo di attori locali ha posto in essere riforme verso l’istituzione di uno stato di diritto e giustizia sociale, dall’altra una serie di fattori hanno chiamato in causa l’interdipendenza tra l’Unione ed i suoi vicini. Ci si riferisce all’incremento senza precedenti dei flussi migratori verso il continente, i conflitti regionali, le violazioni sistematiche di diritti umani, le sfide all’integrità ed al rispetto del diritto internazionale e la parallela crescita di fenomeni di matrice terrorista ed estremista.
Tale scenario di progressivo mutamento ha indotto ad un riesame della Politica di Vicinato ed alla ricerca di un nuovo approccio continentale verso gli elementi emersi in questi anni. Le linee della nuova strategia, contenute nella comunicazione, sono il risultato di una consultazione con una serie di stakeholders strategici che, oltre agli stessi stati membri e le istituzioni europee, hanno incluso think tank, organizzazioni internazionali, soggetti della società civile e del mondo economico nonchè partner provenienti dalla sfera accademica.
Tra le parole chiave del rinnovato strumento e le priorità enunciate nel documento congiunto, un ruolo preminente è riservato alla stabilizzazione. Un obiettivo, ed una stessa concezione, che deve prescindere dall’esclusiva sfera della sicurezza. Il nuovo approccio europeo su questo fronte, si dice, dovrebbe indirizzare i suoi sforzi alla prevenzione dei conflitti ed alla rimozione di quelle cause che sono alla base dell’instabilità: lotta alla povertà, alle disuguaglianze, alla corruzione e ad un percepito senso di ingiustizia. Altro concetto nevralgico della nuova Politica di Vicinato è quello della differenziazione. In questo ambito, la consultazione ha fatto emergere senza dubbio la necessità, laddove le circostanze e le volontà politiche dei paesi alla frontiera orientale e meridionale lo riscontrino, di approfondire e rafforzare la relazione sulle basi già esistenti. E’ il caso della Georgia, la Moldavia e l’Ucraina che hanno scelto la strada di una più intima associazione politica ed integrazione economica con l’UE; per la sponda meridionale il Marocco e la Tunisia possono essere inclusi in tale categoria. Tuttavia, il documento mette in luce la necessità, laddove al contrario vi siano circostanze differenti e volontà politiche meno univoche, di studiare modelli di partenariato alternativi e, appunto, differenziati, che coinvolgano attori della società civile, del mondo economico e sociale. Gli stessi report che certificano i progressi dei vari paesi nel campo delle riforme e della good governance non risponderanno più ad un unico modello per i vari paesi. Il nuovo approccio richiede una nuova condotta di valutazione che tenga conto di obiettivi specifici elaborati d’accordo con i paesi partner. Per quei paesi che preferiscano focalizzare la relazione su un numero più limitato di priorità, il quadro verrà adeguato a tale esigenza.
Il nuovo approccio della ENP coinvolge diversi settori, perlopiù già al centro della politica europea fin dal 2004. La consultazione ha confermato il ruolo preminente dell’area relativa alla good governance, alla promozione dello stato di diritto, dei diritti umani e dei principi democratici. Al riguardo, la ENP ambisce a reiterare i suoi sforzi verso la promozione di sistemi giudiziari imparziali ed indipendenti dall’influenza politica a garanzia di un accesso alla giustizia su base paritaria. Le riforme di carattere amministrativo, inoltre, devono essere accompagnate da un’attenzione rinforzata verso un approccio inclusivo di vari soggetti appartenenti alla società civile, partner governativi e cittadini su temi relativi alla protezione dei diritti umani ed alla promozione della democrazia. Un cenno di riguardo è riservato all’uguaglianza di genere. Su tale versante, uno sforzo di monitoraggio specifico sarà dedicato all’attuazione del EU Gender Action Plan 2016-2020.
Altro settore, centrale nella promozione della stabilità, è quello dello sviluppo economico e sociale nei paesi destinatari della politica di vicinato. Stabilità fiscale, sostegno nell’adozione di riforme strutturale per stimolare la competitività, l’inclusione sociale e la crescita costituiscono politiche funzionali alla creazione di sistemi macroeconomici resilienti agli shock esterni. L’azione dell’UE si svilupperebbe – oltre a garantire la continuità delle operazioni di assistenza macro-finanziaria – attraverso il coordinamento con istituzioni finanziarie internazionali quali la Banca Mondiale, la Banca Europea degli Investimenti, la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo ed il Fondo Monetario Internazionale.
Una sfera nella quale rafforzamento e differenziazione dovrebbero costituire il duplice binario della nuova azione è il capitolo degli accordi commerciali. Accordi sull’istituzione di una Deep and Comprehensive Free Trade Area (DCFTA) sono stati conclusi, nel quadro dei rispettivi Accordi di Associazione, con Ucraina, Georgia e Moldavia, che hanno aderito ad un modello di stretta integrazione economica con l’Unione Europea. Marocco e Tunisia sono i paesi della sponda Sud del Mediterraneo che stanno negoziando accordi dello stesso tenore. Nel documento, in particolare, si fa riferimento all’opportunità che il vicinato meridionale venga strutturato intorno ad un approccio differenziato ed asimmetrico fondato sulla definizione di reciproche priorità. In tal senso l’UE favorirà le riforme interne necessarie all’attuazione degli accordi economici sopra citati. Un percorso alternativo è previsto per quei paesi che non hanno l’aspirazione a seguire percorsi di partnership basati su tale modello. Un percorso fondato sull’adeguamento alle specifiche necessità e sulla flessibilità, altro concetto di capitale importanza nel nuovo approccio. Sempre sul fronte economico, un focus di riguardo è stato posto, in sede di consultazione, sulle azioni a sostegno dell’occupazione, soprattutto dei giovani. In merito al settore dei trasporti, si sottolinea l’esigenza di collegare il sistema dei trasporti dei partner orientali al Trans-European Transport Network (TEN-T), e di identificare, per la Partnership meridionale, delle reti sub-regionali suscettibili di integrazione alla rete europea. Un rinnovato sforzo nel settore della sicurezza da parte della politica di vicinato porterà ad un ampliamento e ad un rafforzamento della cooperazione in settori quali la lotta al terrorismo. Dietro tale paradigma si inseriscono interventi relativi alla prevenzione del radicalismo ed e dell’estremismo nonchè il contrasto ai canali finanziari del terrorismo. Sotto tale aspetto si fa richiamo al coinvolgimento, che torna come elemento trasversale della politica europea, della società civile, quali il Radicalisation Awareness Network, inaugurato nel 2011. Politiche inerenti il contrasto alla disuguaglianza di genere, all’inefficacia dei sistemi giudiziari, alla disoccupazione giovanile e all’analfabetismo faranno egualmente parte di una più ampia strategia volta alla rimozione di quei fattori che possono favorire l’estremismo. L’Unione manifesta inoltre la volontà politica di estendere il suo raggio d’azione, attraverso un’assistenza mirata, a quei paesi che evidenzino necessità di riforma dei rispettivi sistemi di sicurezza civile e militare.
La questione dei flussi migratori ed il più ampio settore della mobilità verso l’Europa hanno catalizzato inevitabilmente una forma di attenzione privilegiata. In tale ambito, oltre al contrasto all’immigrazione irregolare, una particolare enfasi è riservata alla ricerca di strumenti per favorire una migrazione altamente qualificata dai Paesi partner. In tale ambito, ad esempio, la Commissione ha reso nota la volontà di presentare, nel marzo 2016, una revisione della EU Blue Card Directive, proprio allo scopo di promuovere anche un’immigrazione “specializzata”, anche attraverso la predisposizione di strumenti in grado di promuovere la mobilità di estrazione accademica ed universitaria. Ancora, merita una citazione la prospettiva della creazione di un fondo, lo Startback, volto a finanziarie la “circolazione dei cervelli”. In particolare, tale fondo sarà indirizzato a favorire il ritorno dei migranti nei loro paesi di origine che potrebbero così contribuire, anche in virtù delle conoscenze acquisite in Europa, allo sviluppo locale. Sul tema dell’immigrazione irregolare vengono citati nel documento una serie di iniziative e strumenti – la European Agenda on Migration, la High-Level Conference on the Eastern Mediterranean Route, il Summit di La Valletta – che sono in parte già segnali di un rinnovato approccio nella ENP.
Infine, in merito alle esperienze di cooperazione fino ad ora avviate, la Eastern Partnership, lo strumento lanciato nel 2009, si è dimostrato, si dice nel testo, un prezioso forum di cooperazione che ha coinvolto proficuamente vari settori: dall’energia ai trasporti, dall’istruzione all’ambiente. In relazione alla politica verso i partner meridionali, allo stesso modo, viene valorizzato il ruolo dell’Unione per il Mediterraneo (UfM). La Commissione e l’Alto Rappresentante manifestano su questo versante l’intenzione di rafforzare tale strumento, attraverso l’attribuzione all’UfM di un ruolo di riferimento nello sviluppo della cooperazione regionale.

Diego Del Priore

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