Il Programma lettone per il semestre di Presidenza del Consiglio Affari Esteri (16.02.2015)

Gennaio è stato il mese di inizio della nuova Presidenza della Lettonia al Consiglio dell’Unione Europea, e tale resterà fino a giugno 2015. La Presidenza ha stilato il suo programma generale per tutte le materie di discussione del Consiglio. In questa nota verrà esaminato nel dettaglio il programma per la formazione Affari Esteri.

1. Primo punto toccato dal programma per il Semestre di Presidenza della Lettonia ha riguardato la Politica Europea di Vicinato messa in ovvia correlazione con gli attuali conflitti e instabilità ad Est e a Sud dell’Unione che sono causa di grande preoccupazione. Ora più che mai infatti, i paesi vicini hanno bisogno di attenzione e supporto da parte dell’UE: secondo la Lettonia, la politica europea deve basare le sue azioni sui cambiamenti in atto nel campo della sicurezza. Per questo Riga è pronta a dibattiti per la revisione della ENP (European Neighbourhood Policy, la politica europea di vicinato) che deve essere resa più efficiente e sulla quale deve essere posta una sempre maggiore enfasi per quanto riguarda i differenti approcci verso i paesi partner.
1.2. All’interno dell’ampia strategia di vicinato, la Presidenza lettone considera importante il partenariato con l’Est, da rafforzare in una piattaforma inclusiva ma che sappia valorizzare le singole differenze tra paesi anche in accordo con le ambizioni di ciascuno di questi. La Presidenza ha intenzione di consolidare i legami nella cooperazione politica, nell’integrazione economica, nell’ottimizzazione degli scambi, nel miglioramento della mobilità, dei contatti, dell’istruzione e nel coinvolgimento delle società civili. A tal proposito la Presidenza ha ricordato che Riga ospiterà il quarto Summit del Partenariato con i paesi dell’Est nel maggio prossimo. L’incontro servirà proprio a capire a che punto sia lo stato dei lavori e quanto ancora potrà essere fatto. I temi che il summit dovrà affrontare sono la sicurezza e la stabilità della regione sulla base della democrazia, dei diritti umani, della libertà di espressione e dello stato di diritto.
1.3 La Lettonia ha ribadito il suo supporto all’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione, in particolare per l’impegno profuso verso la promozione del dialogo tra UE e Asia Centrale, dialogo che contribuisce a dare visibilità all’Unione in quella regione. Anche qui le aree di intervento e di massima importanza sono il settore energetico, i trasporti, lo sviluppo sostenibile, l’istruzione e lo stato di diritto. Per questo Riga considera di estrema rilevanza la revisione della strategia UE- Asia Centrale. In questo contesto è stato anche ricordato che nel corso del 2015 in Afghanistan ci sarà una riduzione della presenza del personale che contribuisce alla sicurezza internazione e questo dato richiederà un monitoraggio e un’attenzione costanti in ogni ambito di maggiore pericolosità come il terrorismo, la sicurezza dei confini e il traffico di droga. Sotto tale aspetto sono cruciali i programmi regionali di cooperazione (il Programma di Gestione dei Confini nell’Asia Centrale e il Programma di Azione contro gli stupefacenti ne sono due esempi).

2. Nell’ambito degli Affari Esteri, e più propriamente nella Politica di Sicurezza e Difesa Comune, la Presidenza lettone non ha mancato di ricordare quanta importanza abbia la cooperazione con altri attori e organizzazioni: la NATO e le Nazioni Unite rappresentano certamente due partner privilegiati la cui stretta cooperazione con l’UE in capacità di sviluppo, di rapide risposte militari e di complementarietà e coordinazione richiedono una considerazione tutta particolare. Pace e sicurezza internazionale sono parole condivise anche dalla Lettonia in quanto riportare e assicurare stabilità e tranquillità nei confini statali è una priorità che Riga definisce «incalzante». Anche per tale ragione la nuova Presidenza ha lo scopo di lavorare per rendere più efficiente il coordinamento tra capacità civili e militari e per acquisire consapevolezza in riferimento, ad esempio, alla difesa della sicurezza marittima o di quella cibernetica.
Per di più, anche la Lettonia propone maggior attenzione per le possibili opportunità che provengono dal settore dell’industria europea di difesa.
2.2. Quasi come nota a margine del programma lettone per quanto riguarda la PSDC, viene menzionato il terrorismo. Nello specifico sono esposti i nuovi aspetti che lo caratterizzano: i combattenti stranieri, il finanziamento, la radicalizzazione e il reclutamento.

3. Grande spazio viene dato nel programma lettone al commercio con l’estero, considerato la chiave per stimolare la crescita economica, la competitività e l’occupazione. Leggermente in contrasto con le idee dei burocrati, l’apertura a vasti mercati e i flussi di investimenti sono, per Riga, essenziali per la ripresa economica dell’Unione e in linea con i bisogni dell’industria. Nel campo del commercio internazionale la Presidenza lettone vuole contribuire a: raggiungere accordi multilaterali con la WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio); fare progressi all’interno della DDA (l’Agenda per lo Sviluppo di Doha); mirare all’attuazione per l’Accordo sulle facilitazioni commerciali e sulle decisioni prese a Bali (Trade Facilitation Agreement). Rispetto all’apertura a commerci multilaterali, la Lettonia intende incoraggiare la WTO ad aprire l’accesso ai negoziati non solo ad Algeria, Azerbaigian, Bosnia Erzegovina, Serbia e Kazakistan ma ad andare oltre, favorendo lo sviluppo di tutti gli accordi che sono attualmente sul tavolo (il Trade in Services Agreement, l’Environmental Goods Agreement e la conclusione della Ministerial Declaration on Information Technology Agreement).
In ambito commerciale, massima priorità è riservata ai TTIP e ai negoziati sul Free Trade Agreement con Giappone e Vietnam per la gran quantità di potenziali opportunità per aziende, imprese e per l’economia dell’intera Unione. Per la Lettonia bisogna continuare a dare impulso agli accordi commerciali con Moldavia, Ucraina e Georgia (tramite i Deep and Comprehensive Free Trade Agreements, DCFTAs), con il Canada (tramite il Comprehensive Economic Trade Agreement, CETA) e con Singapore (tramite il Bilateral Trade Agreement).
Come è facile constatare, la Presidenza lettone considera la politica commerciale europea uno strumento essenziale e di cruciale importanza da rafforzare continuamente tenendo conto di diritti e regole già esistenti e lavorando allo stesso tempo, tramite nuove iniziative legislative, per migliorarli e ampliarli.

4. L’ultimo punto del programma della Presidenza lettone per la formazione Affari Esteri è dedicato allo sviluppo, in particolare quello sostenibile, e all’eliminazione della povertà. Temi che, oltre a non essere nulla più di una dichiarazione di intenti, Riga collega al nuovo quadro di lavoro che sarà dato dai Sustainable Development Goals (SDGs) che succederà ai Millennium Development Goals (MDGs): la nuova Presidenza ha infatti intenzione di contribuire ai negoziati internazionali che porteranno al summit del settembre 2015 delle Nazioni Unite. Di questi obiettivi fanno parte la promozione dell’eguaglianza di genere e la legittimazione delle donne; le buone pratiche di governo e lo stato di diritto; i diritti umani; la crescita sostenibile.
La Lettonia vuole lavorare anche alla formazione di una posizione comune dell’Unione per la Terza Conferenza Internazionale sul Finanziamento dello Sviluppo che si terrà nel luglio prossimo.
All’interno del tema dello sviluppo la Presidenza ha considerato anche l’Accordo di Partenariato tra l’UE e il gruppo di paesi africani, caraibici e del Pacifico che scadrà nel 2020. Per questo la Presidenza vuole lavorare insieme alla Commissione per sedimentare le basi delle future relazioni con i paesi menzionati e per continuare a fare dell’Unione Europea un attore globale.
4.2. Infine, nell’agenda per lo sviluppo la Presidenza inscrive anche l’importanza degli aiuti umanitari provenienti dall’UE. In stretta correlazione con la Commissione e il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, la Lettonia ha come ulteriore obiettivo quello di monitorare le situazioni di emergenza umanitaria già esistenti ed emergenti che possono avere tra le cause disastri naturali, guerre o epidemie (si menziona a tal riguardo l’Ebola). Per migliorare l’efficienza degli aiuti umanitari, la nuova Presidenza intende rafforzare il proprio ruolo e prepararsi così al prossimo World Humanitarian Summit del 2016.

Luisa Di Fabio

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