Il costo della Non – Europa: perfezionare il mercato unico per stimolare la crescita e la competitività (13.10.2014)

Il 24 settembre 2014 presso il Parlamento Europeo con sede a Bruxelles, si è tenuta la riunione della Commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori, organo competente per il coordinamento delle legislazioni nazionali nel settore del mercato interno, per l’Unione doganale, in particolare per la libera circolazione delle merci, per la libertà di stabilimento, nonché per la libera prestazione dei servizi, ad accezione del settore finanziario e postale. La Commissione indicata è altresì competente per l’adozione delle misure volte all’individuazione e all’eliminazione di potenziali ostacoli al funzionamento del mercato interno e si occupa della promozione e della tutela degli interessi economici dei consumatori in tale contesto.

Nel corso della riunione, Zsolt G. Pataki ha presentato la ricerca “The Cost of Non-Europe in the Single Market“, elaborata dall’European Added Value Unit congiuntamente alla Direzione Generale dei Servizi per la Ricerca del Parlamento Europeo, al fine di valutare le possibilità di guadagni mediante un’azione comune a livello dell’UE in aree e settori politici specifici, oltre ad individuare un percorso alternativo per uscire dall’attuale crisi finanziaria e migliorare la strategia Europa 2020.
Il concetto del costo della Non – Europa risale al contributo dato dagli economisti M. Albert e J. Ball con il documento “Per una ripresa dell’economia europea negli anni ottanta”, pubblicato nell’83, e dalla ricerca di P. Cecchini dell’88 “The european challenge 1992:The benefits of a single market”, i quali identificarono e quantificarono i potenziali vantaggi economici derivanti dal completamento di un mercato unico come risposta alla crisi economica che in quel periodo attanagliava l’Europa. Una lettura non recente ma ancora attuale che sembra presagire le attuali vicende economiche nel Vecchio Continente.

La ricerca esposta in Commissione parlamentare si propone di analizzare i costi dei “gaps“, per i cittadini, le imprese e i relativi stakeholders, nel mercato unico, e di individuare le lacune in cui un’ulteriore azione legislativa dell’UE potrebbe essere utile. Su questa base, la ricerca fornisce le stime provvisorie del costo della Non – Europa nel mercato unico e giunge alla conclusione che un’integrazione maggiore di tale mercato potrebbe portare ad un miglioramento cumulato in termini di efficienza pari a 800 miliardi di euro, equivalente al 6% del Pil dell’UE.
Il mercato interno rimane comunque il pilastro del successo economico dell’UE in quanto assicura alle imprese un grande mercato domestico, agevola i miglioramenti sul piano della produttività e incrementa i ritorni d’innovazione. Tuttavia, esso presenta ancora notevoli potenzialità di crescita e la sua ulteriore integrazione può altresì migliorare l’efficienza economica e accelerare il cambiamento tecnologico e la diffusione dell’innovazione.
Tali miglioramenti potrebbero derivare dai seguenti segmenti:

1. Libera circolazione delle merci
Anche se questo mercato è già in una fase relativamente avanzata, il potenziale non sfruttato rimanente della libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea potrebbe incrementare il Pil dell’UE di 1,4-2,1 %. I fattori che impediscono tale integrazione possono essere di natura economica come: barriere naturali, distanze geografiche o linguaggi diversi, barriere non tariffarie artificiali, barriere al commercio e agli investimenti; oppure di natura giuridica come: ritardi o differenze nell’adozione di norme armonizzate da parte degli Stati membri ossia violazioni delle norme del mercato interno, per lo più a causa dell’applicazione errata o incompleta della legislazione comunitaria.

2. Servizi
Il perfezionamento del mercato unico europeo dei servizi potrebbe aumentare il Pil di lungo periodo di 2,6% fino ad un massimo del 5%.
Molto è già stato realizzato, ma gli Stati membri devono ancora completare le riforme e migliorare l’implementazione delle regole di mercato interno in certi ambiti per non perdere guadagni in termini di produttività.
In particolare:
– la piena implementazione della direttiva Servizi del dicembre 2006, che regolamenta la libertà di stabilimento dei prestatori di servizi nonché la libera circolazione dei servizi, garantendo nel contempo un livello di qualità elevato dei servizi, migliorerebbe notevolmente il funzionamento del mercato interno, in particolare a vantaggio dei paesi di medie e piccole dimensioni e dei consumatori.
– Ci sono deficit nell’integrazione delle infrastrutture delle industrie di rete in particolare nei settori dell’elettricità e del gas, dei trasporti di merce marittimi, aerei e su rotaia, oltre a quello delle comunicazioni elettroniche. In special modo, per quanto riguarda l’elettricità, occorrono investimenti significativi per modernizzare l’infrastruttura energetica europea, rendere possibili i flussi di energia sul mercato interno e permettere all’industria dell’UE di beneficiare di una maggior sicurezza delle forniture a prezzi più bassi. Per quanto riguarda invece il gas, le reti di diffusione dell’UE sono incompiute e vi è un problema grave per quanto riguarda l’approvvigionamento.
– Le riforme normative sui mercati finanziari, una politica monetaria oculata e la nuova struttura di supervisione assicurata dall’Unione bancaria sono riuscite a ripristinare la stabilità finanziaria. Ma la scarsa propensione agli investimenti da parte delle banche rende difficile per le imprese accedere al credito bancario, soprattutto per le piccole e medie imprese negli Stati membri in cui la crisi ha avuto effetti particolarmente duri. La nuova programmazione considera la possibilità di fornire risorse a strumenti finanziari istituiti a livello unionale, oltre a quelli tradizionali disposti a livello nazionale, regionale, transazionale o transfrontaliero, anche se ci si attende che l’accesso ai finanziamenti risulterà ancora problematico.
– Vi sono differenze notevoli tra gli Stati membri per quanto concerne l’acquisizione di competenze e l’efficacia dei sistemi di formazione professionale, dovute maggiormente alla disoccupazione nei paesi colpiti dalla crisi. Per colmare tali inefficienze occorrono maggiori investimenti in istruzione e formazione, oltre a migliorare la mobilità transfrontaliera con il coinvolgimento attivo delle industrie e delle PMI.

3. Appalti pubblici e concessioni
Il settore europeo degli appalti pubblici è il più aperto al mondo eppure le imprese dell’UE trovano difficoltà ad inserirsi nei mercati degli appalti pubblici all’estero.
La rimozione delle inefficienze negli appalti del settore pubblico, creati dagli ostacoli agli scambi, porterebbe ad un notevole risparmio nella spesa pubblica. Tali inefficienze sono dovute a lacune nella legislazione di tale settore. Le principali problematiche riguardano:
– l’ambito di applicazione. Si ha una mancanza di chiarezza per quanto riguarda la portata e la copertura di alcuni regolamenti e procedure rendendo anche difficile per le amministrazioni aggiudicatrici identificare le regole che sono loro applicabili a casi specifici;
– le procedure. Oltre ai costi onerosi per la partecipazione ai bandi, alcune parti interessate hanno lamentato un numero sproporzionato di documenti amministrativi necessari per la partecipazione che varia in base alle disposizioni messe in atto dai paesi membri, nonché l’inflessibilità di alcune procedure;
– l’incertezza e non chiarezza sugli appalti strategici. Il trattamento degli obiettivi strategici in materia di appalti pubblici è lasciato alla discrezione di ciascuno Stato membro. Una possibile conseguenza è che le aziende possono essere scoraggiate nel fare un’offerta per progetti in altri paesi a causa di una mancanza di conoscenza della normativa sugli appalti. Tale condizione può portare a confrontarsi in un mercato prevalentemente nazionale piuttosto che in un mercato a livello europeo;
– l’accesso al mercato degli appalti. Il problema generale che impedisce al mercato degli appalti pubblici dell’UE di funzionare come un mercato unico sono le barriere geografiche, normative e linguistiche. La mancanza di esperienza e conoscenza linguistica, a volte assente, sono considerati i motivi principali per il basso volume di affari transfrontalieri. Per aumentare l’accesso delle PMI occorrerebbe una legislazione europea che specifichi quale quota di mercato degli appalti pubblici dovrebbe essere riservata a tali imprese;
– la governance. Le differenze nella capacità di governance, nei modelli di governance e nei livelli di competenza negli appalti pubblici nei vari Stati membri comporta l’incoerenza nell’applicazione, controllo e monitoraggio della legislazione ad hoc in tutta l’UE. Pertanto, una possibile soluzione al problema potrebbe essere quella di obbligare gli Stati membri ad avere un’autorità di appalto pubblico specializzato che è responsabile per le funzioni citate, con la conseguente riduzione dei costi.

4. Mercato unico digitale
Il buon funzionamento del mercato unico digitale è sempre più importante al fine di promuovere l’innovazione, la crescita e l’occupazione. I servizi di mercato e quelli governativi sviluppati nel mercato unico digitale stanno evolvendo dalle piattaforme elettroniche a quelle mobili, sono sempre più presenti e offrono accesso a informazioni e contenuti in qualsiasi momento, luogo e da qualsiasi dispositivo. Quest’evoluzione necessita di un quadro normativo che contribuisca allo sviluppo del cloud computing, a una connettività dei dati mobili senza confini e a un accesso semplificato alle informazioni e ai contenuti, pur tutelando la vita privata, i dati personali, la sicurezza informatica e la neutralità della rete.
Il costo diretto stimato della Non – Europa associato alle lacune legislative che possono inficiare sull’attività di tale mercato, in particolare nel settore del commercio elettronico, si aggira tra i 36 e i 75 miliardi di euro l’anno. Un numero crescente di studi stimano che un mercato unico digitale più completo potrebbe aumentare il Pil di lungo periodo del 4%.
In settori politici specifici l’adozione del cloud computing, ad esempio, potrebbe permettere all’80% delle organizzazioni di conseguire riduzioni dei costi tra il 10% e il 20%. Altri vantaggi includono una più forte mobilità del lavoro, maggiore produttività, maggiore formazione, nonché nuove opportunità imprenditoriali e nuovi mercati. Le fasce di popolazione vulnerabili come persone anziane, con scarsa mobilità, isolate in zone rurali e con un potere d’acquisto modesto, possono trarre particolari benefici dal mercato unico digitale, e ciò consentirà all’UE di affrontare meglio le sfide demografiche attuali.
Ulteriori e significativi benefici che si otterrebbero da un mercato unico digitale perfettamente funzionante potrebbero essere, ad esempio, una maggiore efficienza e costi ridotti delle transizioni nei settori tradizionali; cambiamenti strutturali nell’economia; maggiore produttività delle industrie che operano nell’ambito dei servizi di conoscenza.

5. Acquis dei consumatori
Osservando infine gli acquis dei consumatori dell’UE, il danno che si stima essere a loro provocato da un mercato unico incompleto è di 58 miliardi di euro l’anno.
Da uno studio commissionato per analizzare i costi per i cittadini, le imprese e le altre parti interessate delle lacune nella legislazione europea dei consumatori emergono diverse carenze in grado di influenzare negativamente i consumatori e le imprese nel mercato unico dell’UE. Tra le principali possiamo citare:
– l’attuazione frammentaria del diritto dell’UE da parte di ciascuno Stato membro;
– la mancata comprensione delle nuove tecnologie nella legislazione dell’UE (in particolare nello spazio digitale), la quale può portare una tutela dei consumatori non uniforme e limita la consistenza e la coerenza delle disposizioni legislative negli stessi settori, o canali di vendita nei diversi stati membri;
– la portata limitata della legislazione sui consumatori dell’UE in alcuni settori (ad esempio i servizi finanziari al dettaglio) e l’assenza del mercato unico in altri (ad esempio il gioco d’azzardo), considerati come voci di costo significativi.

Iannetti Sebastiana

 

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