I risultati della riunione del Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori dell’11 dicembre 2014 (23.12.2014)

Il Consiglio EPSCO dell’11 dicembre 2014 è stato presieduto da Giuliano Poletti, il Ministro italiano per Occupazione e politica sociale. Si è trattato di un Consiglio complesso con un ordine del giorno denso che ha visto ed affrontato anche dossier difficili e bloccati da molte tempo.

OCCUPAZIONE GIOVANILE
Il Consiglio, in una composizione atipica che ha visto la presenza anche dei Ministri dell’Istruzione del trio di presidenza (Italia, Lettonia e Lussemburgo), ha rappresentato – in un momento in cui ancora i dati sul mercato del lavoro europeo segnalano le forti difficoltà di determinati segmenti nell’accesso al mondo del lavoro – un rafforzamento dello scambio di opinioni su come investire nei giovani, nella loro istruzione e nel rafforzamento delle loro competenze. Particolare riferimento è stato fatto alla cd. Garanzia Giovani, il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile che ha previsto un cospicuo finanziamento per i Paesi Membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%, da investire in politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impegnati in un’attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo (Neet – Not in Education, Employment or Training). Il Presidente del Consiglio, Giuliano Poletti, ha insistito sulla necessità di migliorare le sinergie tra le politiche dell’istruzione e dell’occupazione per combattere la disoccupazione giovanile e, a tal fine, proprio per facilitare questo approccio integrato, la Presidenza italiana ha organizzato, per la prima volta, un incontro back-to-back EPSCO e Consiglio istruzione. Il Ministro si è detto lieto per la presenza alla riunione del Commissario Navracsics e dei Ministri dell’Istruzione del trio al fine di discutere i modi migliori per aiutare i giovani europei a investire nella loro istruzione e nelle loro competenze. L’occupazione giovanile resta, quindi, tra le priorità dell’agenda politica europea confermando la necessità di nuovi investimenti, sia a livello nazionale che a livello UE, per sostenere la ripresa economica e l’occupazione, favorendo l’integrazione dei giovani disoccupati nel mercato del lavoro.

EURES
Tra i risultati più importanti della riunione si segnala il raggiungimento di un orientamento generale sulla riforma del regolamento dell’European Employment Services (EURES), la rete di cooperazione che vede tra i suoi partner i servizi pubblici per l’impiego, sindacati ed organizzazioni dei datori di lavoro, coordinata dalla Commissione europea. La rete ha come obiettivo quello di facilitare la libera circolazione dei lavoratori all’interno dello Spazio economico europeo, ma occorreva rispettare, come sottolineato dallo stesso Poletti, “l’invito a trasformare il portale EURES in un vero strumento di collocamento e di reclutamento europeo e sono contento che un tale passo ambizioso è stato preso sotto la Presidenza italiana”. Il testo finale del Consiglio ha seguito la proposta della Commissione di aprire la rete anche ai partner privati, ma vincolando le Agenzie per il Lavoro a fornire tutti i servizi di base previsti dal regolamento. Gli Stati membri dovranno quindi istituire una comune procedura di ammissione alla rete Eures, pur mantenendo una certa flessibilità per adattarsi a propri sistemi nazionali dei “servizi competenti” all’impiego, mentre i servizi pubblici già partners della rete manterranno uno status privilegiato in linea con il loro ruolo e gli obblighi nazionali loro derivanti, ma non saranno più i soli a svolgere queste funzioni nell’ambito della rete. Inoltre è prevista una revisione della dorsale informativa con l’obiettivo di creare un sistema automatizzato per il matching offerta/domanda di lavoro, basato sulla interoperabilità delle classificazioni nazionali con la classificazione europea delle abilità/competenze, qualifiche e occupazioni (ESCO). Il compromesso finale ha incluso quindi un nuovo atto di esecuzione per l’adozione e aggiornamento di un elenco selettivo di abilità/competenze e professioni per l’uso della rete EURES, dando carattere formale all’adozione dell’elenco. Apprendistati e tirocini saranno inclusi nel campo di applicazione del regolamento, ma limitatamente a quelli inseriti fuori dai programmi di studio e formazione scolastica o professionale o quelli finanziati pubblicamente, come parte delle politiche attive del mercato del lavoro dello Stato membro. Il testo finale ha previsto la deroga per una anno alla procedura di ammissione per i partners già esistenti per assicurare una transizione graduale dal vecchio al nuovo quadro legislativo (il Parlamento europeo non ha ancora formulato la sua posizione in prima lettura).

EQUILIBRIO DI GENERE NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE DI SOCIETÀ
Il Consiglio, invece, non è stato in grado di raggiungere un orientamento generale sulla direttiva per migliorare l’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione di società sebbene qualche passo in avanti sia stato fatto ai fini del raggiungimento di un compromesso in tal senso. La proposta di direttiva infatti, stabilirebbe, un obiettivo quantitativo vincolante fissando al 40% entro il 2020 (entro il 2018 nel caso di imprese pubbliche), la percentuale di donne tra i membri senza incarichi esecutivi di consigli di amministrazione di società quotate in borsa. A tal fine le società sarebbero obbligate ad impegnarsi nel raggiungimento di tale obiettivo introducendo, tra l’altro, norme procedurali per la selezione e la nomina con criteri neutrali per garantire assunzioni eque, insieme a misure di trasparenza. La direttiva è volta ad affrontare la questione della sotto-rappresentanza femminile ai livelli più elevati del processo decisionale economico, fissando un obiettivo quantitativo. Le donne rappresentano, infatti, il 60 % circa dei nuovi laureati nell’UE, tuttavia esse sono fortemente sotto-rappresentate nelle posizioni direttive e di vertice nel settore economico. Sebbene lentamente, la situazione mostra segni di miglioramento, anche grazie alle misure prese a livello nazionale e all’intensificarsi del dialogo pubblico sulla questione. Nella prospettiva di favorire un compromesso tra le diverse posizioni in campo, la presidenza ha introdotto una clausola di flessibilità (articolo 4b) concepita in linea con il principio di sussidiarietà, che consentirebbe agli Stati membri di perseguire gli obiettivi della direttiva scegliendo di sospendere gli obblighi procedurali, a condizione che si siano già prese misure altrettanto efficaci o progressi siano stati raggiunti per avvicinarsi agli obiettivi fissati dalla direttiva. La strada da fare, però, sembra ancora lunga anche e nonostante il parziale compromesso raggiunto.

ALTRE QUESTIONI
Il Consiglio ha invece approvato all’unanimità il testo delle Conclusioni consiliari sulla revisione dell’attuazione della Piattaforma d’azione di Pechino da parte degli Stati membri e delle Istituzioni dell’UE. A venti anni dalla adozione della Dichiarazione e relativa Piattaforma di Pechino, il programma per l’emancipazione femminile approvato nel 1995 in occasione della Quarta Conferenza mondiale sulle donne, il bilancio è sembrato positivo ed in continua evoluzione.
Il Consiglio si è occupato, altresì, della proposta di direttiva sulle condizioni di lavoro nel settore marittimo raggiungendo un orientamento generale per una protezione più uniforme dei diritti sindacali dei marittimi, compreso il diritto all’informazione e alla consultazione, avvicinando le tutele offerte a tali lavoratori a quelle dei lavoratori su terra. La direttiva, infatti, introduce una maggiore flessibilità nel modo in cui cinque direttive sul diritto del lavoro (‘insolvenza’, ‘comitati aziendali europei’, ‘informazioni e consultazione’, ‘licenziamenti collettivi’, ‘trasferimento di imprese’) vengono applicate ai marittimi.

Ilaria Del Biondo

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