I risultati del Consiglio Affari generali del 14 settembre 2015 (27.09.2015)

1. Argomenti dibattuti. – Prima dell’approvazione di diverse misure, il Consiglio è stato informato dalla Presidenza lussemburghese del proprio programma di lavoro per il semestre che si concluderà nel dicembre 2015. Ha discusso inoltre di un progetto di ordine del giorno elaborato dal presidente del Consiglio europeo, in cooperazione con la presidenza e la Commissione, in vista della riunione del Consiglio europeo che si terrà il 15-16 Ottobre 2015 nella quale i Capi di Stato e di Governo si concentreranno su temi caldi per tutta l’Unione (tra i quali politica sull’immigrazione, vertice di La Valletta di metà novembre 2015, analisi tecnica del referendum che si terrà nel Regno Unito sulla permanenza o l’uscita dall’UE). Infine il Consiglio ha preso atto di una lettera della Commissione (firmata dal Presidente Juncker e dal vicepresidente Timmermans) indirizzata al Presidente del Parlamento Europeo e al Primo Ministro del Lussemburgo che illustra le sue priorità da inserire nel programma di lavoro della Commissione per il 2016. È una sorta di tappa di avvicinamento al 27 ottobre, quando ci sarà l’adozione ufficiale del programma di lavoro per il prossimo anno. Nella lettera vengono riproposti gli orientamenti politici della Commissione e viene dato particolare rilievo alla cooperazione interistituzionale tra PE, Consiglio e Commissione stessa per attuare finalmente l’agenda ‘Legiferare meglio’, attraverso la quale si intende migliorare e rendere più efficace, efficiente, trasparente e responsabile la procedura di adozione degli atti normativi, soprattutto quelli che comportano il coinvolgimento delle tre istituzioni politiche dell’Unione.

2. Crisi libica e ucraina per gli Affari esteri. – Particolarmente importanti e gravide di conseguenze le decisioni adottate dal Consiglio in riferimento a due situazioni delicate nel contesto internazionale ed europeo, ossia Libia e Ucraina. Nel primo caso il Consiglio ha abrogato la Decisione 2013/320/PESC del Consiglio del 24 giugno 2013 a sostegno delle attività connesse alla sicurezza fisica e alla gestione delle scorte per la riduzione del rischio di traffico illegale di armi leggere e di piccolo calibro e relative munizioni in Libia e nella sua regione. Dopo la caduta del governo Gheddafi (2011) notevoli quantità di armi convenzionali sono rimaste incustodite e sono diventate preda dei gruppi che attualmente si contendono il Paese, nonché di privati cittadini. A questa situazione altamente rischiosa hanno voluto porre rimedio le autorità libiche stipulando un accordo con la Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (Agenzia tedesca per la cooperazione internazionale – GIZ) inerente un programma sul controllo delle armi convenzionali in Libia in cui rientra anche la sicurezza fisica e la gestione delle scorte. Il programma si basa su un budget di 6.600.000 EUR ottenuti dal cofinanziamento dell’UE che contribuisce con 5.000.000 EUR e del Ministero federale degli Affari esteri tedesco che apporta il restante 1.600.000 EUR e la responsabilità della gestione complessiva affidata alla GIZ. Organizzato in quattro fasi (fase di avvio, attuazione totale del programma, attuazione del programma rivisto, consolidamento e consegna alle autorità libiche), la sua durata iniziale avrebbe dovuto essere di 5 anni, ma il Consiglio ne ha appunto decretato la fine prematura dopo averne fatto una valutazione complessiva (fase 3, iniziata nel maggio 2015) e alla luce del rapido e grave deterioramento della situazione politica e di sicurezza del Paese, che peraltro stava mettendo a rischio l’incolumità del personale internazionale impegnato nell’attuazione del programma. Per quanto riguarda la situazione in Ucraina, il Consiglio ha deciso di rinnovare le sanzioni a carico di 149 persone fisiche e 37 entità, consistenti nel congelamento dei beni e nel divieto di viaggi, estendendole fino al 15 marzo 2016. Secondo il Consiglio, tali soggetti, appartenenti alla Repubblica Federale di Novorossiya (nata il 22 maggio 2014 dalla unione delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk), si sarebbero resi responsabili della violazione dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina e di conseguenza del diritto internazionale.

3. Giustizia e Affari interni. – Per quanto riguarda questo ambito, il Consiglio ha approvato la relazione annuale per il 2014 di Eurojust – presentata il 7 maggio 2015 – l’unità di coordinamento giudiziario fondata nel 2002 (in risposta soprattutto agli attentati alle Torri Gemelle dell’anno precedente) e composta da pubblici ministeri, magistrati o funzionari di polizia di pari competenza, indicati da ogni Stato membro in base ai loro ordinamenti giuridici. Previsto dall’art. 85 TFUE, il suo scopo principale è quello di prevenire e combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la criminalità organizzata, oltre a favorire la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri. Tra i vari argomenti affrontati nel report, un ampio spazio è stato dedicato ai crimini che destano più allarme e quindi attenzione da parte di questa agenzia per il periodo 2014-2017, ossia frode, corruzione, reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE, gruppo criminale organizzato mobile, traffico di sostanze stupefacenti, cybercrime, immigrazione clandestina, terrorismo e tratta di esseri umani. Di questi nove ‘crimini prioritari’ ben sei hanno registrato dei casi in aumento dal 2013 al 2014 (a diminuire lievemente sono stati i casi di tratta di esseri umani e di terrorismo, mentre un deciso ridimensionamento è stato dato ai casi di gruppi criminali organizzati mobili). Inoltre il rapporto mette in luce brevemente anche l’incidenza di altri reati non considerati prioritari per il periodo 2014-2017, ossia il riciclaggio di denaro (in aumento), il crimine ambientale (in diminuzione), la pirateria marittima e i reati contro i bambini, con la proposta di costituire un punto di contatto specifico di Eurojust per la loro valutazione. Infine, un altro aspetto importante contenuto nel rapporto 2014 di Eurojust riguarda la Strategia pluriennale 2016-2018 che dovrà portare a termine due importanti processi già iniziati, ossia l’approvazione di un nuovo regolamento che aumenti l’efficacia dell’agenzia e l’istituzione della Procura europea (European Public Prosecutor’s Office – EPPO).

4. Il deficit eccessivo del Regno Unito. – I ministri, sulla base della disposizione contenuta nell’art. 4, par. 2 del Regolamento 1177/2011 del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1467/97 per l’accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi, hanno deciso di notificare al Consiglio europeo che il Regno Unito non ha predisposto quelle misure necessarie per rientrare nei limiti del 3% del rapporto deficit/PIL, non dando peraltro attuazione a una raccomandazione del 2009 nell’ambito della procedura per i disavanzi pubblici eccessivi.

5. Aiuti a Bulgaria e Grecia causa calamità naturali. – Il Consiglio ha deciso di sbloccare più di 16 milioni EUR del Fondo di solidarietà dell’Unione Europea (FSUE) per fornire assistenza finanziaria a Bulgaria (6.38 milioni EUR) e Grecia (9.90 milioni EUR), colpite rispettivamente da gravi eventi atmosferici durante l’ultimo inverno (gennaio-febbraio 2015) e da due disastrose inondazioni nel febbraio 2015. Il FSUE è stato istituito a seguito delle gravi inondazioni che hanno devastato l’Europa centrale nell’estate del 2002 con lo scopo di rispondere alle grandi calamità naturali, contribuendo ad un rapido ritorno alle normali condizioni di vita nelle regioni sinistrate, al ripristino delle infrastrutture, alla fornitura di alloggi temporanei, alla protezione delle infrastrutture di prevenzione e alla ripulitura delle zone colpite. Questo aiuto dell’Unione non è integrale e sostitutivo, ma complementare agli sforzi del Paese interessato, andando a coprire una parte delle spese utilizzate per far fronte ai danni causati dall’evento catastrofico. Da allora è stato utilizzato 67 volte in risposta a diversi tipi di catastrofi, tra cui inondazioni, incendi forestali, terremoti, tempeste e siccità, erogando oltre 3.7 miliardi EUR a favore di 24 Paesi europei.
Il Consiglio, inoltre, ha ricordato che per ‘grave catastrofe’ si intende che i danni stimati devono essere superiori ai 3 miliardi EUR (sulla base dei prezzi del 2011), o pari allo 0,6% del reddito nazionale lordo (RNL) del Paese, o infine l’1.5% del RNL della regione interessata.

6. Azioni per la salute degli animali. – Il Consiglio ha confermato l’accordo politico raggiunto il 1° giugno con il PE in merito alla proposta di regolamento in materia di diritto alla salute degli animali formulata nel 2013 dalla Commissione [COM(2013) 260 final]. La proposta della Commissione e la successiva azione congiunta di PE e Consiglio sono volte a raggiungere risultati a beneficio di allevatori, consumatori, commercianti e autorità veterinarie e sono state elaborate per razionalizzare e coordinare i circa 400 atti normativi vigenti, al fine di rendere la legislazione del settore più chiara, trasparente, comprensibile ed efficace. Il regolamento dovrebbe essere adottato entro la fine del 2015 e diventerà applicabile dopo cinque anni dalla sua entrata in vigore. L’obiettivo generale è garantire standard elevati di salute pubblica e animale e tutelare i prodotti ottenuti dal settore animale in vista del consumo e del commercio.

7. Accordo UE-Venezuela sulla pesca. – Il Consiglio ha adottato una decisione che approva la dichiarazione del 30 gennaio 2015 relativa alla concessione della possibilità di pesca nelle acque dell’UE ai pescherecci battenti bandiera della Repubblica bolivariana del Venezuela nella zona economica esclusiva (ZEE) al largo delle coste della Guyana francese (dal punto di vista amministrativo è un dipartimento d’oltremare della Francia). Quindi le navi da pesca venezuelane sono state autorizzate a operare nella ZEE della Guyana per diversi decenni.
Questa decisione del Consiglio è particolarmente importante anche perché va a sanare un quadro normativo e una situazione pregressi sanzionati dalla Corte di Giustizia dell’UE in una sentenza del 26 novembre 2014 (cause riunite C-103/12 e C-165/12, Parlamento Europeo e Commissione v. Consiglio). Infatti tra UE e Venezuela già era in vigore un accordo che consentiva alle navi battenti bandiera venezuelana di pescare nella ZEE della Guyana francese (decisione 2012/19/UE del Consiglio del 16 dicembre 2011), ma esso era scaturito da una decisione unilaterale del Consiglio in difetto di base giuridica, come appunto comprovato dalla Corte di Giustizia che infatti l’ha annullata. Il Consiglio quindi è tornato sui suoi passi e, seguendo la sentenza della Corte, ha approvato questa nuova decisione che ha un solido fondamento giuridico nell’art. 43, par. 2 del TFUE.

Luigi D’Ettorre

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