I nuovi contributi dell’UE per l’Alleanza Mondiale contro il cambiamento climatico e i riscontri del Report Trends and projections in Europe 2015 in vista della COP 21-UNFCCC (16.11.2015)

Dopo i tragici e sanguinosi eventi che hanno colpito la città di Parigi a causa degli attentati terroristici, con un comunicato stampa del Governo francese, si apprende che non viene rimandata la XXI Conferenza delle Parti della Convenzione sui cambiamenti climatici, che si terrà dal 30 novembre all’11 dicembre, al fine di raggiungere l’atteso accordo sull’urgente questione dei cambiamenti climatici. Rimane costante l’impegno del contesto internazionale sugli obiettivi prefissati e sulla volontà di promuovere il dialogo ed il confronto istituzionale, mantenendo la massima allerta sui controlli e i livelli di sicurezza.

La COP 21 rappresenta, in linea temporale, il passaggio successivo dopo le decisioni assunte in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tenutasi il 25 settembre scorso a New York, durante la quale è stato approvato il documento inerente agli obiettivi primari di sviluppo sostenibile, l’ambiziosa Agenda 2030, che getta le linee guida dello sviluppo e della cooperazione internazionale per i prossimi quindici anni. In questo contesto il portavoce della Commissione europea in materia di energia e clima, Anna Kaisa Itkonen, sottolinea il forte intento dell’UE di coinvolgere il più possibile i 196 Paesi partecipanti nel dialogo affinché l’intesa globale sul taglio delle emissioni sia concreta e il valore giuridicamente vincolante approvato, nonostante i tentennamenti degli Stati Uniti.

L’Unione Europea intende rendere il Vertice di Parigi un passo decisivo per l’ambiente e raggiungere un accordo giuridicamente vincolante per il consesso internazionale, affinché ci sia una sostanziale riduzione delle emissioni di CO2 e non vengano superati i 2° Celsius a causa del riscaldamento globale. Il contributo sostanziale dell’UE, in materia, verrà implementato attraverso l’Alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (AMCC+), la quale rappresenta uno degli strumenti più importanti per supportare i Paesi in via di sviluppo più vulnerabili e reticenti nell’affrontare la preoccupante questione del climate change.

Il Commissario europeo per la Cooperazione internazionale, Neven Mimica, ha affermato che saranno resi disponibili 350 milioni di euro di fondi UE fino al 2020, a sostegno dell’AMCC+ e degli investimenti pubblici e privati già in corso. L’obiettivo riguarda, principalmente, il maggiore coinvolgimento della società civile, delle autorità locali, del settore privato e delle istituzioni  politiche dei Paesi meno sviluppati  nel quadro dei negoziati internazionali sul clima.

In merito alla tutela ambientale e agli sforzi sinora effettuati nel contesto europeo, l’UE ha diminuito del 23% le emissioni di gas a effetto serra comparando i dati del 1990 con quelli del 2014, raggiungendo i livelli più bassi storicamente registrati, così come dimostrato nel report “Trends and projections in Europe 2015 — Tracking progress towards Europe’s climate and energy targets”, pubblicato il mese scorso dall’Agenzia europea dell’ambiente. La relazione annuale dell’AEA fornisce una valutazione aggiornata dei progressi dell’Unione europea e dei paesi europei in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e di obiettivi energetici, attraverso proiezioni.  L’indagine recente, infatti, mette in evidenza le potenzialità dell’UE e la sua possibilità di raggiungere, concretamente, la riduzione del 24% delle emissioni nel 2020 e auspicare seriamente alla riduzione del 40% in vista del 2030, come contributo offerto dall’UE al nuovo accordo globale sul clima che sarà sottoscritto a Parigi.

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Fonte: Report “Trends and projections in Europe 2015”, trend delle emissioni di gas a effetto serra nell’UE, proiezioni e obiettivi di riduzione.

Secondo il report dell’AEA, dunque, la riduzione delle emissioni diminuirà con un ritmo meno sostenuto dopo il 2020 e potrà raggiungere, concretamente, il valore del 30% nel 2030. Solo attraverso nuove misure legislative e la proposta di revisione del sistema di scambio delle emissioni dell’UE (ETS), tuttavia, diventerebbe auspicabile una riduzione maggiore delle emissioni, utile a rimanere sotto la soglia dei 2° Celsius. A tal fine ogni Paese dovrà, dunque, dotarsi di un piano d’azione in prospettiva del 2050, con una maggiore considerazione verso le energie rinnovabili ed un’efficienza energetica sostenibile. Il contributo finanziario necessario dell’UE per sostenere i Paesi in via di sviluppo nell’azione di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici si aggirerebbe intorno ai 28 miliardi di dollari all’anno entro il 2020, come riconosciuto anche dalla Commissione europea; tuttavia, l’attuale impegno europeo complessivamente si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari.

Ad ottobre, inoltre, 146 Paesi hanno presentato le loro proposte per contribuire a ridurre le emissioni di gas e in occasione della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici è stato valutato l’impatto di tali contributi nel tempo. Il nuovo report sintetizza i Piani d’azione sul clima dei Paesi partecipanti e mostra nel dettaglio la traiettoria globale delle emissioni di gas, che porterebbe ad un aumento della temperatura di circa 2.7° C, in previsione del 2030. Tuttavia, l’obiettivo è ridurre le emissioni di CO2 sotto la soglia dei 2°C per il 2100 e sulla base degli impegni presi da tutti i Paesi sarà possibile raggiungere i risultati prefissati.  Durante la COP 21 si auspica l’istituzione, inoltre, di un meccanismo di revisione periodica per aumentare le ambizioni e, soprattutto, migliorare le proiezioni future degli obiettivi.

Uno dei principali risultati è che i Piani d’azione nazionali sul clima ridurranno le emissioni medie globali pro capite sotto l’8% nel 2025 e del 9% nel 2030; inoltre, essi rappresentano un intervento immediato, mettendo in evidenza l’impegno  dei governi nell’urgenza di intervenire sia prima che dopo il 2020, quando il nuovo accordo sui cambiamenti climatici si auspica diventi vincolante anche sotto il profilo giuridico. Il rapporto evidenzia quanto i Piani d’azione rappresentino una notevole riduzione della crescita delle emissioni in modo efficiente anche sotto il profilo economico, comprendendo gas come l’anidride carbonica (CO2), il metano, il protossido di azoto e altri gas serra deleteri.

In memoria di tutte le vittime dei drammatici eventi di Parigi, accaduti il 13/11/2015, sembra opportuno citare un articolo di ricerca sull’occupazione femminile e la comparazione tra il sistema francese e quello italiano di Valeria Solesin, dottoranda di ricerca presso il CRIDUP e l’INED di Parigi e vittima dei dolorosi episodi.  L’articolo dal titolo “ALLEZ LES FILLES, AU TRAVAIL! Riflessioni sull’occupazione femminile”, pubblicato per Neodemos.

Fabio D’Apollo

 

Per saperne di più:
Report Trends and projections in Europe 2015
UN Climate Change Newsroom
Report di sintesi sugli effetti aggregati derivanti dai contributi nazionali sul clima

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